Il gioco degli equilibristi da 1.600 tonnellate

Liebherr Balancing Game

Non si può mai sottovalutare lo spontaneo senso di divertimento e meraviglia che deriva dal vedere in prima persona, durante una dimostrazione aziendale, la gru per carichi ultra-pesanti LR 13000, la più potente al mondo della sua classe, con la capacità di elevare a 140 metri ben 1.600 tonnellate, che fa di un fuscello la sua sorella LR11350, a sua volta impegnata nel compito di far allontanare dal terreno la LR1350.1 (“appena” 300 tonnellate di carico massimo, ah ah ah). Ma le cose iniziano a farsi davvero interessanti soltanto qualora quest’ultima, per un vezzo del momento, non se ne stesse lì passivamente, ma piuttosto fosse stata anche lei dotata di un’ulteriore carico da mettere in mostra in mezzo all’aria, ovvero la graziosa LR1100 dal simpatico centinaio di migliaia di Kg alla portata del suo gracile braccino di metallo. Ora, giunti a questo punto molti avrebbero potuto dire: “Adesso basta” Oppure: “Non ce la faccio, andiamo a casa” Ma non così il gruppo Liebherr con sede presso la cittadina svizzera di Bulle, nato dalla mente fervida dell’inventore Hans L, oggi cresciuto fino a una capitale di 816 milioni di euro, sedi in quattro continenti ed oltre 40.000 dipendenti. Perché la ricorsività progressiva delle gru giganti è un’arte, e come tale va portata alle sue estreme conseguenze: il macro nel micro, nel macro e poi alla fine, sotto l’occhio degli spettatori giunti fino in fiera, addirittura la più piccola di quelle gru che tiene col suo gancio la piattaforma, ospitante un fedele modellino di se stessa, scelto fra quelli che l’azienda in genere regala ai suoi clienti più affezionati.
Il fatto è che gli ingegneri vivono su di una scala differente. Tanto che persino quando giocano, guadagnano, e nel farlo smuovono le metaforiche montagne. Questo concetto di trasformare il sollevatore nel carico di un altro e così via, con un notevole ritorno di pubblicità virale, è un’operazione che dev’essere stata studiata a fondo, con calcoli accurati e test simulativi di natura alquanto approfondita. Tutti noi abbiamo visto, a più riprese ed anche negli ultimi giorni in Olanda, l’effetto disastroso di un sollevamento inopportuno, con il conseguente rovinare dell’intero macchinario con il carico sopra ciò che aveva attorno. In tali circostanze, i danni alle cose inanimate sono solamente la parte minore del problema, mentre viene messa in pericolo la stessa incolumità, al minimo, di coloro che hanno il compito di dare l’input dalla solida cabina di comando. Ciò che tutti sanno, quindi, osservando un simile spettacolo, è che la fiducia nei confonti della sua serie di gru cingolate della serie LR è pressoché assoluta non soltanto da parte di coloro che le vendono, ma anche della gente che si trovava lì a guardare un tale esperimento totalmente senza precedenti. Almeno in quell’occasione del 2012 svoltasi presso la fiera dei Customer Days di Ehingen in Germania, qui montata ad arte in un video chiaro ed esauriente. Perché di performance similiari, realizzate a seguire dall’evento, online se ne trovano diverse, a chiara dimostrazione del successo avuto in un settore tanto apparentemente privo di creatività e voglia di distinguersi dal gruppo.
“Ma chi, chi mai potrebbe aprire la via nuova del progresso, se non coloro che hanno un modo di pensare totalmente fuori dagli schemi?” Sembra chiedere a gran voce questa pubblicità della Liebherr, con un velato riferimento all’omonimo fondatore, che riuscì a commercializzare per primo, nell’ormai lontano 1949, una gru a torre che fosse in grado di ripiegarsi su se stessa, ritrovandosi trasformata in autotreno in grado di spostarsi senza ausilii esterni. Escluso forse quello di un trasportatore dei suoi contrappesi, variabilmente titanici sulla base del bisogno di giornata. Per non parlare di tutto quello che venne (subito) dopo…

Le maggiori gru cingolate della serie LR sono tra le macchine da cantiere più impressionanti al mondo. Appartengono alla classe dei veicoli impiegati solamente in casi straordinari, come la costruzione di centrali elettriche nucleari o eoliche, che non può prescindere dal sollevamento di componentistica estremamente massiva e indivisibile, per di più in collocazioni non sempre facilmente raggiungibili. Una macchina simile, infatti, non è soltanto in grado di sollevare carichi da migliaia di tonnellate, ma può addirittura spostarsi a pieno carico, tramite l’impiego di un motore di fino a 1300 cavalli. L’utilità pratica di una simile dote è facilmente immaginabile, ma se vogliamo assistere a una dimostrazione pratica, su Internet c’è un letterale imbarazzo della scelta. Un buon esempio è questo impiego che ne fece la compagnia spagnola Usabiaga nel 2011, a sostegno delle imprese di rinnovamento della Fernando Buesa Arena, il complesso dello sport della città di Vitoria:

Liebherr dome desmontaje

Con una straniante musica di tensione non dissimile da quella impiegata dalla Liebherr stessa, la gru ribrandizzata del modello LR11350 (fino a 1600 tonnellate di carico) molto probabilmente acquistata in via defnitiva dalla compagnia, viene mostrata mentre solleva senza nessun tipo di difficoltà la nuova cupola da 200 tonnellate dalla struttura di sostegno temporaneo costruita nel parcheggio dell’arena, estendendo il suo braccio fino al massimo di 120 metri, per portarla quindi fino al luogo deputato, una struttura scheletrica destinata ad ospitare il nuovo palazzetto degli sport indoor. La ragione di questa specifica e complessa manovra non viene in effetti spiegata, benché sia evidente la sua estrema difficoltà tecnica e realizzativa. Viene in modo particolare fatto notare come, prima di dare l’avvio a procedere, sia stato necessario effettuare approfonditi studi metereologici ed attendere il momento giusto. L’alzarsi del vento, in un momento tanto delicato, avrebbe infatti portato a conseguenze facilmente immaginabili. E non tutto è un gioco, soprattutto quando ci si impegna nella manovra di simili dispositivi da cantiere. Benché fingere che sia tale, spesso e volentieri, porti a validi guadagni di contesto:

Jenga Cat

La scena delle gru equilibriste con tanto di giocattolo a supporto non può che riportare alla mente un’altra pubblicità di macchine dall’estrema serietà pratica, tra le più famose della compagnia statunitense Caterpillar Inc, largamente nota con il suo soprannome in tre lettere maiuscole di CAT, che tra l’altro è anche il logo dell’azienda (un espediente di marketing dall’utilità per nulla indifferente). In questa sequenza dell’anno scorso, che rimbalzò ferocemente tra i diversi social network e blog, alcune scavatrici venivano mostrate alle prese con la versione super-maggiorata del classico gioco per bambini Jenga, consistente nella rimozione in sequenza di piccoli blocchi di legno posizionati nella forma di una torre, possibilmente senza causare il crollo dell’intera struttura. Di nuovo ricompariva questa stessa associazione di macchine potenti, voglia di divertirsi ed abilità nell’impiego dei dispositivi tecnologici, benché in quel caso più per quanto concerneva la delicatezza di mano dei piloti sul campo che nella pianificazione a priori dell’evento. Il fatto è che prendersi troppo sul serio, alla lunga, stanca, e gli stereotipi sugli ingegneri, o i tedeschi in generale, sono spesso totalmente errati.
Non c’è nulla che costringa le personalità spiccatamente tecniche ad allontanarsi dallo spontaneo senso di meraviglia che ci accomuna tutti quanti, la capacità di vedere le cose non per ciò che sono, ma quello che potrebbero rappresentare nella fantasia di un bambino. E il fatto che un determinato tipo di studi, o un certo background culturale, ti portino a considerare una gru o uno scavatore come una determinata convergenza di forze matematiche o tecnologie, non si sovrappone in alcun modo alla sua evidente natura di monumento all’entusiasmo funzionale. Anzi, tutt’altro! Costituiscono semmai la base per quella graduale, ma per certi versi inevitabile transizione dallo stato dell’immaginare a quello del “fare”. E dopo tutto a ben pensarci, l’intero mondo moderno del gruismo applicato sorge, come Venere dalla conchiglia, nel turbinar di tali acque sghignazzanti.

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