PC game review: Demigod

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Una delle contaminazioni più significative negli strategici del genere RTS è quella proveniente dal mondo dei giochi di ruolo. Assegnare per ciascun livello di esperienza i punti abilità del proprio paladino mezz’elfo, volendone considerare il significativo vantaggio in battaglia, non è poi così lontano dall’intraprendere la scalata di un qualunque tech tree per oltre 15 anni di giochi di strategia in tempo reale. Il tipico gameplay degli RTS, che questo si basi o meno sull’esperienza dei singoli guerrieri, sulle armi raccolte o sulle abilità guadagnate, difficilmente potrebbe essere più condizionato dalla perfetta allocazione di ogni risorsa guadagnata in battaglia. Lo sviluppatore Gas Powered Games ha sempre avuto un modo molto letterale di interpretare questo concetto. Il suo ottimo Supreme Commander, completo e sofisticato RTS per PC che raccoglie l’eredità dello storico Total Annihilation, è un vero incubo di complessità gestionale. Centinaia di unità differenti sciamano da ogni parte della mappa di gioco, si sovrappongono e combattono utilizzando armi multiple dagli effetti imperscrutabili, mentre basi operative enormi vengono gradualmente arricchite di innumerevoli sotto-categorie di torri minerarie, centrali elettriche, fabbriche di unità, scudi energetici… Osservare la registrazione di una partita tra giocatori di livello avanzato lascia intendere un grado di pensiero strategico terribilmente avanzato e rapido, con mosse dal tenore scacchistico concepite su una scala assolutamente senza precedenti per questo tipo di giochi. Non solo il neofita, ma ogni persona disposta a dedicargli solo parte del proprio tempo libero resta presto scoraggiata di fronte ad una curva di apprendimento tanto ostica e brutale. Nel nuovo gioco dei GPG, Demigod, vediamo invece l’impiego di una soluzione alternativa al problema della complessità che, per quanto fosse stata già proposta in passato, non trova rivali diretti nell’attuale panorama commerciale dei giochi su PC.

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Console game review: Gundam Musou 2

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Uno degli aspetti più affascinanti in merito al palcoscenico della storia cinese è l’alto numero dei suoi attori e partecipanti. In ogni frangente, dalle stupefacenti opere pubbliche e monumentali della dinastia Qing alle grandi vie commerciali dell’epoca Tang, non è raro trovare nel passato di questa antica civiltà eventi e situazioni tanto uniche quanto irrealizzabili senza la partecipazione di intere popolazioni, organizzate con incredibile e talvolta brutale efficenza.  Moti e ribellioni sanguinarie, battaglie tra sterminati eserciti e drammatiche marce forzate…attraverso simili eventi la Cina come nazione è stata governata con  ineluttabile alternanza da una burocrazia capillare e meritocratica, piuttosto che dal pugno di ferro dei terribili dittatori e signori della guerra.

L’incredibile massificazione degli eventi storici cinesi è stata rappresentata, forse meglio che in qualunque altra opera di ingegno, nel grandioso romanzo dei Tre Regni. Scritto nel 18° secolo da Luo Guan Zhong, ma ambientato nell’epoca turbolenta successiva alla caduta della dinastia Han (terzo secolo) il romanzo narra le tribolazioni e battaglie combattute per più di sei decadi dagli eserciti del giusto e confuciano governante Liu Bei, dello spietato primo ministro Cao Cao e di Sun Quan, il signore delle ricche terre fluviali a sud del paese. Nel romanzo viene ad esempio narrato come per l’epocale battaglia di Chi-Bi l’esercito del nord avesse schierato oltre 800.000 effettivi, benchè funestati dalle malattie e stanchi per le lunghe campagne – gli appassionati di cinematografia orientale dovrebbero, a tale proposito, aspettare con ansia l’uscita occidentale dello spettacolare ed omonimo colossal di John Woo.

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