Nuove invenzioni dal creatore del sarcofago anti-terremoti

Dahir Boxbed

Viene un momento, nel comune scorrere della propria vicenda personale, in cui più di ogni altra cosa si desidera di essere altrove. Durante un’interminabile riunione di lavoro, sui banchi di una giornata scolastica piuttosto complicata, in mezzo ad un ingorgo lungo quanto Jörmungandr, il grande serpente che circonda gli oceani di Midgard, scuotendo la propria coda assieme ai continenti. E forse nessuno ha mai provato questo sentimento di auspicabile dislocazione maggiormente di chi, al proprio risveglio repentino, si è trovato coinvolto nel pieno di un disastro naturale, come un’alluvione o un terremoto. Quando sarebbe bastato, quella particolare notte, decidere di andarla a trascorrere in villeggiatura, o come ospiti di amici, o magari semplicemente a bere al bar, per poter correre sul viale incolumi, gridando a pieni polmoni la propria rabbia ed il sollievo per la piega presa dagli eventi. Ma se invece abiti al quarto, quinto piano? Se l’edificio che protegge la tua casa non è stato costruito esattamente con materiali ad alta resistenza, magari perché è antico, oppure qualche predecessore della sfera tecnica, ahimé, ha ceduto alla tentazione di arricchirsi con risparmi sul progetto? Se quando viene quel fatidico momento, sorpreso ed assonnato, non hai che pochi secondi per balzare fuori dalla porta, percorrere le scale fino all’unica, remota via d’uscita…Non è detto che ti salvi. Diciamo che ci vuole, quanto meno, un certo aiuto dalla dea Fortuna. Mentre secondo le statistiche, stando alla legge dei grandi numeri, salvare vite significa trovare un sistema che sia, letteralmente, fool-proof (a prova di errori) e quindi adatto a trarre fuori dall’impellente grama chiunque, inclusi gli individui meno pratici, scattanti o quelli con il sonno più pesante. Il che significa, sostanzialmente, che nel caso qui descritto l’unica remota soluzione è questa: potenziare il letto stesso. Renderlo, grazie all’impiego di una straordinaria soluzione tecnologica, in grado di chiudersi di scatto, proteggendo il suo occupante da qualsiasi crollo, non importa quanto rovinoso e/o devastante.
Come per le altre proposte dell’azienda russa Dahir Insaat, di proprietà dell’industriale ed ingegnere Semenov Dahir Kurmanbievich, questo letto futuribile non viene offerto al grande pubblico soltanto sulla carta, bensì accompagnato da un esauriente dimostrazione video, creata in computer grafica decisamente competente, se non proprio a livello dei più costosi e popolari videogiochi. Lo scenario è per certi versi strano, eppure in qualche maniera fin troppo plausibile: ci sono alcuni personaggi, fuoriusciti direttamente dall’ultimo episodio di The Sims, che riposano beati all’interno di enormi stanze da letto, sopra dei plinti degni di una piramide però siti all’interno di un palazzo dall’aspetto conforme a quello della maggior parte delle abitazioni di epoca sovietica, che costituiscono da decenni la periferia di grandi città come Mosca o San Pietroburgo. D’un tratto, senza alcuna soluzione di continuità, la telecamera si sposta all’esterno in quanto, oh, no! La terra inizia a tremare. Montaggio alternato: fuori-dentro; mentre già le pareti s’incrinano ed iniziano a crollare sopra loro stesse, il giaciglio sopraelevato dei fortunati condòmini dimostra il suo segreto. Come una tagliola, o ghigliottina, quello reagisce a dei sensori non mostrati (simili a…Sismografi?) e ingloba la persona che dorme, assieme a materasso, cuscini, coperta e tutto il resto. Un portello quindi viene chiuso automaticamente nella parte superiore, rendendo la scatola del tutto indistruttibile, non importa il peso delle macerie che vi crolleranno sopra. Ora, naturalmente questa soluzione non è sempre la migliore: è possibile immaginare casi in cui, l’improvviso scoppio di un incendio a seguito del terremoto, avrebbero reso maggiormente consigliabile una fuga precipitosa. Oppure edifici talmente alti che il loro crollo, non importa quanto si è protetti, comporterebbe un contraccolpo grave per gli occupanti della cassaforte umana. Per lo meno, un’ampia selezione di rifornimenti è stata inclusa sotto il giaciglio, permettendo ipoteticamente la sopravvivenza per periodi prolungati sotto le macerie, per un tempo sufficiente ad attendere i soccorsi. Inoltre, è ragionevolmente probabile che l’occupante della capsula possa intervenire sui comandi, aprendola immediatamente quando ritenuto necessario. Purché i detriti causati dal crollo non blocchino il coperchio con il loro peso…

Dahir City
La Dahir Insaat ha anche una componente architettonica ed urbanistica, con la creazione ad esempio di questo interessante progetto per una città basata su principi geometrici e ricorsivi. Per una visita interattiva consiglio di visitare il sito ufficiale del progetto, completo di affascinanti rendering a a 360°.

Ma una discussione sulla compagnia Dahir Insaat, come si può facilmente scoprire da una rapida visita del rilevante canale su YouTube, non si esaurisce nella descrizione di questa insolita, forse discutibile, contromisura per i casi veramente disperati. Non c’è in effetti forse una singola altra azienda globale, per lo meno tra quelle che offrono le proprie idee al grande pubblico, attiva in tanti campi divergenti dello scibile applicato: si va da veicoli per il trasporto di persone, simili a fluttuanti monorotaie, a ristoranti futuristici, dove tutto, dalla consegna dei piatti ai tavoli alla loro successiva pulitura, viene effettuato mediante l’impiego di bracci robotici e tapis roulants. C’è addirittura una futuribile soluzione medicale per la rimozione del colesterolo dalle vene, mediante l’impiego di quella che sembrerebbe essere una sonda semi-autonoma e robotizzata. Ma tra gli ambiti più affascinanti in cui opera l’azienda, e forse più prossimi ad un’effettiva messa in pratica tramite l’impiego di tecnologie attualmente sul mercato, c’è quello delle tecnologie belliche, con alcuni potenziali prodotti dall’innegabile fascino funzionale, vedi ad esempio il drone radiocomandato di terra Scorpion, una sorta di mini carro armato in grado di vantare alcuni armamenti e tecnologie di supporto davvero efficaci:

Dahir Scorpion

Lo stile del video risulta immediatamente riconoscibile, con tecniche grafiche non dissimili da quelle usate in apertura. Questo perché l’intera sequenza è nuovamente opera della compagnia di marketing e pubblicità Alconost, con sede a ad Alexandria negli Stati Uniti (Virginia) ma almeno una parte del personale in grado di parlare il russo, visto come i loro account social vengano spesso usati per aggiungere commenti o utili spiegazioni in calce ai video pubblicati per la Dahir Insaat. In particolare, un’utile fonte di informazioni può essere rintracciata proprio sul portale di divulgazione tecnica Habrahabr.ru, dove in un post su questo mezzo armato fino ai denti viene apertamente criticato, dando adito a una discussione che ne chiarisce maggiormente l’intento creativo. Qualcuno proprio lì ipotizzava infatti, nel marzo del 2013, che l’intero video potesse essere una sorta di creazione propagandistica, con lo scenario mostrato chiaramente modellato su una città statunitense, che fosse stata per qualche ragione invasa dall’esercito russo. Mentre in effetti, viene spiegato, ogni somiglianza è puramente accidentale, visto come il rappresentante della Alconost chieda di rimando [parafrasando]: “Ditemi voi quale poteva essere uno scenario urbano al sicuro dalle vostre critiche o privo di potenziali implicazioni geopolitiche!” L’intera scena, ad ogni modo, è un vero capolavoro d’ingegno ed effetti speciali, con qualcuno che evidentemente trova il modo di dar sfogo alle capacità acquisite in anni di produzioni di contenuti per presentazioni aziendali, ma anche, come evidenziato presso l’home page dei creatori, pubblicità di videogiochi.
E poi, bisogna riconoscerlo: lo Scorpion è un protagonista d’eccezione. Il piccolo mezzo da assalto e recupero viene mostrato prima dal punto di vista tecnico, con uno spaccato degli pneumatici corazzati ed anti-foratura in gomma piuma e del suo sistema di propulsione elettrico da 150 CV, basato su magneti permanenti, in grado di garantire fino a 80 Km di autonomia. Quindi si passa all’insolito armamento principale: un lanciagranate ad aria compressa, dotato di munizioni perfettamente sferiche, in grado di lanciare cariche a frammentazione o fumogene. Sono presenti inoltre due mitragliatrici della serie Kalashnikov e un lanciarazzi posteriore, su una gondola mobile che evidentemente richiama la coda dell’aracnide da cui il veicolo prende il suo nome. Nella seconda parte, quindi, viene mostrata una scena d’azione per intervenire nel salvataggio di alcuni soldati feriti mediante l’impiego dello Scorpion, con sparatorie, inseguimenti e manovre degne di un film hollywoodiano. Qualcuno cita giustamente, nei commenti, l’autore di romanzi americano Dale Brown, famoso per i suoi techno-thriller, in cui il ruolo classico del soldato in guerra viene progressivamente surclassato da quello di mezzi automatici e robot. Nel 2005, la sua visione fu anche al centro di un videogioco piuttosto riuscito, l’RTS della Eugen Systems, Act of War.

Product 1

Continuando a visionare i fantastici prodotti della Dahir Insaat, sempre recanti la firma di questo poliedrico, ed indubbiamente geniale ingegnere, si finisce inevitabilmente per sconfinare in approcci che ricordano da vicino la fantascienza, pur essendo basati su tecnologie realmente esistenti. Certamente degno di nota è ad esempio il “Prodotto N° 1“, un incredibile armamento robotizzato, alimentato da pannelli solari, che viene paracadutato da un aereo in territorio conteso, quindi risulta in grado di camuffarsi autonomamente e restare in attesa dell’arrivo di una colonna di carri armati. A quel punto si apre, mostrando la sua reale ragione d’esistenza: un sistema rotante in grado di lanciare munizioni anti-corazzati, che seminano il caos tra le fila nemiche. Ad ogni colpo lanciato, il robot si nasconde nuovamente al di sotto della linea dell’orizzonte, risultando estremamente difficile da colpire. Ma forse il tripudio assoluto dell’intera produzione mostrata al pubblico è il fenomenale video per un quadricottero da guerra intitolato “Armi che compariranno tra 10-20 anni” nel quale, come potrete facilmente immaginare, la mente estremamente fervida di Dahir Kurmanbievich si scatena nel creare qualcosa di assolutamente mai visto prima, apparentemente poco pratico ma si tratta del futuro e quindi, chi lo sa? Cinque camion camuffati si incontrano in una radura, quindi si dispongono in maniera attentamente predeterminata. Questo perché, dopo pochi secondi, inizia una trasformazione degna dell’ultimo film di Michael Bay: i cassoni si aprono, si ribaltano, diventano rispettivamente quattro gigantesche eliche ed un corpo centrale, rigorosamente armato fino ai denti. Il mostro meccanico quindi si solleva maestosamente in aria, impiegando quella che sembrerebbe essere una versione sovradimensionata del lanciagranate dello Scorpion contro alcuni bersagli, tra cui un campo d’aviazione, una portaerei, la villa di un probabile capo di stato.

Dahir Quadcopter
Potrebbe quindi trattarsi della scena di un terribile attentato terroristico, mirata a metterci in guardia contro i rischi dell’imminente futuro? Non è facile a capirsi, per lo meno senza approfondire ulteriormente la storia di un’azienda tanto poliedrica, apparentemente votata all’acquisizione del maggior numero di brevetti, senza una particolare specializzazione. Però pensate pure a questo: una vera tecnologia ad uso militare, per sua stessa e implicita natura, non potrà mai essere resa pubblica prima di essere una realtà chiaramente acquisita. Dunque qui siamo, a mio parere, nel regno della pura e semplice speculazione. Di nuovo qualcuno critica l’impiego nella dimostrazione di un’intera schiera di mezzi bersaglio chiaramente americani, distrutti l’uno dopo l’altro e senza nessun grado di pietà… Però pensate a questo: non sono forse intere generazioni, che nei film hollywoodiani assistiamo alla distruzione sistematica di veicoli ed armi chiaramente ispirate alla valida ingegneria di “quegli altri”? (per l’appunto, i russi). Nel valutare ciò che inizia a provenire dall’Oriente vuole un certo grado di flessibilità. Non si può fare il marketing d’intrattenimento, senza mostrare le cose in azione. E a QUALCOSA, qualsiasi cosa, i mini-carri e gli elicotteri virtuali, dovranno pur sparare…

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