Le scenografie botaniche di Clare Celeste, foreste ritagliate tra memoria e immaginazione

Pagine come portali e copertine a mo’ di soglie, successivi tunnel che conducono verso i distretti obliqui di uno strano mondo alternativo. C’è chi usa i libri come confidenti ed altri che li aprono, aspettandosi di esseri portati alla deriva dietro i limiti del mero mondo delle cose. In regni inconcepibili. Eppur tangibili, attraverso l’arto proiettato innanzi dai pensieri delle persone. Questo è il senso che si prova entrando nello spazio variopinto di un’esposizione appartenente a quest’artista, colei che prende il mondo dell’illustrazione e lo trasforma, tramite un processo fortemente personale, in un’ambiente architettonico del tutto tridimensionale. Un processo che comincia dal collezionismo delle immagini, intese come ritagli di giornali, testi didattici, poster provenienti da negozi o grandi magazzini. Finché i trascorsi metodi si evolvono all’esplorazione dell’approccio digitalizzato oltre l’anno duemila; superato l’analogico, facendo il proprio ingresso nello spazio puramente digitale. Ed è forse proprio allora, che lo stile artistico e il messaggio programmatico di Clare Celeste Börsch raggiunge il suo pieno ed effettivo potenziale. Di esposizioni come quelle messe in mostra per il Museo di Storia Naturale di New York, o l’Art Basel di Miami in collaborazione con Cartier, in cui la storia dell’illustrazione si dipana come fronde che circondano una stretta via maestra. Da cui il visitatore viene invitato a meditare sul significato della bellezza e il conseguente sito, estremamente ristretto, dove alberga il proprio spazio definito al centro dello scibile e dell’Esistenza che non può conoscere la stasi. Piante tropicali, alberi dal tronco e sovrapposte ramificazioni, sagome riconoscibili o meno palesi di uccelli, felini, piccoli mammiferi e guardinghi roditori. Questi i personaggi persistenti nelle sagome di un metaforico mosaico, frutto delle mani esperte di chi può disporre di un piano preciso e negli ultimi tempi, confidare nell’aiuto di una squadra d’assistenti. Giacché continuano a ingrandirsi nel volume e l’ambizione le sue “stanze” o avvolgenti pareti, ormai ben più che semplici percorsi tematici. Bensì variopinte cittadelle, che trascendono i comuni limiti spaziali di una tipica opera d’arte.
Tutto ebbe inizio o almeno così lei racconta, quando in età scolastica l’autrice si trovò alle prese con un compito mirato a rappresentare un qualche tipo di soggetto figurativo. Così affrontato, in parallelo, con il tratto della penna e linee intersecantisi, mentre in seconda battuta andava incontro alla tipica tecnica del collage. Finché tagliando ed incollando, la futura mano di questa creativa di fama internazionale non avrebbe trovato in quel processo l’effettivo tramite per dare luce all’inesplorato territorio della sua immaginazione. Senza dimenticare l’esigenza di comunicare, a un pubblico adeguato, quel messaggio fortemente sentito che potremmo definire uno dei temi più importanti della nostra epoca a vantaggio delle prossime generazioni…

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