Si chiama Mariska ed è una cavalla attualmente incinta di razza frisone, che vive nella fattoria Misty Meadows in Michigan, insieme a tre suoi simili, due gatti, quattro polli e i suoi due padroni Sandy e Don Bonem. É uno di quegli animali che, per qualche motivo, sviluppano prerogative insolite, generalmente appannaggio dei soli esseri umani. Infatti Mariska apre le cose. Gira le maniglie, alza i saliscendi, rimuove i chiavistelli, spinge le porte scorrevoli con il muso, solleva i coperchi dei frigoriferi…Nulla, a conti fatti, sembra porre un limite alla sua indole smaliziata e velatamente sovversiva. Gli abitanti delle città sono abituati ad attribuire doti di furbizia e versatilità agli animali che li circondano, soprattutto cani e gatti, ma raramente si pensa alla naturale scaltrezza che caratterizza gli erbivori, come l’equino. Una creatura che nei secoli ci ha assecondato, trasportato e assistito in molteplici situazioni e che solo in epoca recente si è finalmente liberata, grazie all’invenzione dell’automobile, dei suoi compiti più umili e noiosi. I cavalli moderni, trasformati in eroici corridori, attori del cinema e persino artisti dell’evasione, forse inizieranno finalmente a mostrarci quell’intelligenza distintiva che fino ad oggi non avevamo mai notato.
Come i previdenti delfini raccontati dall’autore inglese Douglas Adams, che furono i primi a lasciare il pianeta Terra nel momento della catastrofe aliena pronunciando le famose parole: “Addio, e grazie per tutto il pesce!” Chissà che non finisca invece per trattarsi dell’avena?
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Illusione anamorfica: fantasia o suggestiva realtà?
Se la mano è più veloce dell’occhio meglio allora sarà meglio non parlare della telecamera. Persino i prestigiatori dilettanti, grazie all’invenzione della TV, possono dare sfoggio d’incredibili doti manipolative e capacità illusionistiche d’eccezione, facendo misteriosamente svanire le loro avvenenti collaboratrici e gli orologi o portafogli del pubblico con l’abilità di validi e potenti stregoni. Perché se il punto di vista è fisso e registrato, tutto diviene soggettivo: ciò che guardi è solo quello che vogliono farti vedere, non puoi più fidarti di niente e di nessuno. Tranne che di di Djanii threedee, il mago della fotografia anamorfica, in grado di dare corpo e forma materiale alle immagini tridimensionali che dispone sul proprio tavolo.
Danza ancora una volta, ragno pavone, il tuo ritmo è poesia
Uccelli dal canto celestiale, ricoperti di un piumaggio variopinto, che si inseguono nei limpidi cieli primaverili alla ricerca di una degna compagnia. Solo i più colorati, i più bravi nel canto e affascinanti nelle movenze riusciranno infine a conquistare il diritto a riprodursi, come imposto attraverso i secoli da quegli stessi meccanismi evolutivi in grado di renderli piacevoli e attraenti. Innumerevoli aspiranti poeti e cantòri hanno visto in queste dinamiche la metafora stessa del concetto di amore, reinterpretando con metriche umane le danze di corteggiamento del pavone, dell’uccello del paradiso, dello svasso maggiore… Ma tutt’altra storia sono i ragni. Creature piccole e pericolose, ingordi divoratori della fantasia popolare, i cui rituali d’accoppiamento arrivano a prevedere l’uccisione del partner nel momento stesso in cui la sua utilità giunge ad esaurimento. Chi mai troverà eleganza e distinzione nell’incontro tra due amanti appartenenti a tali genìe, mostri sottodimensionati con otto zampe irsute e appuntiti cheliceri velenosi? Forse è solo nel caso del Maratus volans, ragno pavone dell’Australia orientale, che qualcuno sarà pronto a fare un’eccezione.
Proboscideale! Un pianelefante che suona il ragtime
La giornata di Peter l’imponente era iniziata come al solito. Un giro nel recinto, due passi con i micro-cani, qualche nocciolina per merenda. La vita dell’elefante tailandese in fondo è così, semplice e lineare, mai una sorpresa, nessuna sfida. Ma al momento della visita giornaliera da parte delle affabili cose-uomo si verifica qualcosa di strano, l’imprevisto che minaccia di rovinargli il pomeriggio: uno sconosciuto ha portato con se un bizzarro tronco orizzontale, inutile e voluminoso, che osa gettare nel suo amato fango senza troppe cerimonie. “Prrumph“, “ahrunngh”, “hrrannhhh“? (Chi è tale individuo e da dove proviene l’insulso borbottio acustico?) Peter non sa come usare YouTube e quindi, a differenza di noi esseri umani, non ha riconosciuto a prima vista l’eccentrico pianista Paul Barton, venuto fin lì da Londra per insegnare musica a chiunque abbia voglia di ascoltare e qualche volta, perchè no, anche ai più placidi e noncuranti animali di tutto il Siam. Ma costui, grazie al ritmo gradevole della famosa The Entertainer di Joplin riesce dove altri fallirebbero. Il pachiderma finisce presto per avvicinare la volubile proboscide e….



