La marcia trionfale dei gatti suonatori

MitchiriNeko

Svegliarsi la mattina al suono di 344 felini che marciano fieri suonando i loro piccoli strumenti musicali vuol dire iniziare con il piede giusto, purché non si abbia una particolare fretta di passare ad altro. Tutti colorati, simili fra loro eppur lievemente variegati, questi strani esseri sembrano gridare agli spettatori che anche nell’assurdo può esserci una logica astrale, purché gustosamente allineata con l’armonia delle cose più carine. In fila per uno, per due, a schiere o in piccole squadriglie autonome intonano al ritmo della loro trombetta e del tamburino quel dannato motivetto ZUMZUMZUZUZUZUM[…] che ti entra nelle meningi e vi costruisce una spaziosa tana, pronta ad accoglierli come i batteri biologici della principale malattia memetica moderna: l’entusiasmo per una strana, gradita novità. Colui che li ha creati, il designer giapponese Tomomi Minagawa, ha scelto per i suoi protetti un nome che pare una dichiarazione d’intenti: MitchiriNeko (I gatti complicati) perché provengono dall’ambito interattivo dei puzzle-game per cellulare. Sia chiaro che l’impegno sottinteso in tale dicotomia onomastica spetterà unicamente a chi decida di adottarli, installando incautamente la loro attraente applicazione. A quel punto…È la fine. Questi animali sono spensierati e incostanti, per definizione. Come spiegato anche in calce all’ipnotico video promozionale, l’unico bisogno che li caratterizza è quello di stare sempre vicino ai loro simili, acquisendo così la dote di emettere un verso molto particolare, simile allo squittire di un topo di campagna. Nulla di strano, quindi, nel ritrovarli così entusiasti di un’attività di gruppo, suonando nella versione personalizzata di una banda di paese. L’effetto finale è piuttosto allucinogeno. Un MitchiriNeko può essere grande come un gatto normale, oppure piccolo, infinitamente piccolo. La parte invisibile di un qualcosa di davvero enorme…Vista da lontano, senza più spazi e intercapedini, questa lunga sfilata non può che diventare un singolo fiume indiviso, cangiante e fuori controllo. Che spiraleggia verso il fondo del barile, codificando un criptico DNA galattico.

MitchiriNeko 2

Il più grande merito dell’industria dell’intrattenimento nipponico è il suo essere nativamente multimediale. Le proprietà intellettuali di un creativo occidentale vengono spesso lasciate da una parte, nell’attesa che maturino un certo grado di successo per poi essere, eventualmente, riproposte ad un pubblico più ampio. Ad esempio, persino un autore già celebre di romanzi fantasy come George Martin, con il suo ciclo de Il Trono di Spade si è visto gradualmente adattare nei fumetti di una graphic novel, poi in qualche mediocre videogioco e soltanto alla fine, dopo diversi anni è giunto sugli schermi televisivi. Chissà quando arriverà, poi, al cinema. All’opposto di questa tendenza, compagnie come Namco Bandai, Squaresoft, Atlus ecc. sono attive principalmente come case di sviluppo software, ma vantano anche interessi nei campi dell’editoria, del cinema e dell’animazione. Quando qualcuno dei loro creativi ha l’idea giusta, nel giro di qualche mese quest’ultima sarà fruibile in ogni sua possibile declinazione. Mitchirineko è un esempio di questa tendenza applicata ad un ambito più leggero, la forma elementare di un titolo per videogiocatori occasionali, eppure che già riesce a presentarsi, sul suo sito, con fumetti e cartoni animati di supporto. Niente male, per una sorta di Tamagotchi in bottiglia, fatto di gatti galleggianti tremendamente caramellosi! Purtroppo, simili iniziative hanno la tendenza a rimanere appannaggio di quell’unico paese che poteva generarle. Al momento il gioco non è disponibile su iTunes o Play Store italiani, né probabilmente lo sarà mai. La tendenza delle compagnie tecnologiche alla settorializzazione dei mercati videoludici è un residuo operativo da dimenticare, che ancora oggi porta alla volatilizzazione di molti possibili successi internazionali.
In questo caso, dopotutto, è meglio così. Questi buffi gattini suonatori, a forza di guardarli, rimpiazzano concettualmente la struttura chimica della materia, diventando gli atomi stessi e l’unità minima di un singolo pensiero: “Escono dalle f.. pareti!” Troppo tardi, sono tutto intorno a n-Nyan.

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