Cameriere, c’è un gatto nel mio cappuccino

Kazuki Yamamoto

“Non si preoccupi, può berlo.” Risposta inevitabile: “Ma è troppo KA-WA-IIIIiiii!” In tale classica espressione deliziata, generalmente gridata in falsetto dagli amanti del Giappone di ogni età e parte del mondo, c’è un amore spontaneo che nasce dal comprensibile entusiasmo per qualcosa di speciale. Kawaii (かわいい) vuol dire carino. Dolce. Adorabile. Grazioso. Tenero…Qualcuno tempo fa decise che, per meglio trasmettere l’unicità di questo termine così esclusivo anche in lingua italiana, si dovesse usare il terribile neologismo PUC-CIO-SO, accompagnato da un’espressione estatica e dal gesto assai nipponico delle dita a V, possibilmente accennato appena, in una sorta di scatto nevrotico che però impegni entrambe le mani allo stesso tempo. E io mi vedrei un pò così, tipico turista beota occidentale, seduto al bancone di questo incredibile bar della città di Osaka. Il posto in cui lavora Kazuki Yamamoto, sovrano incontrastato nel sublime campo della latte art, ovvero quel procedimento che consiste nel creare immagini sulla schiuma del cappuccino. Come si può restare impassibili di fronte a tutto ciò? Costui non crea semplici figure, usando stuzzicadenti o cucchiaini per disegnare forme vagamente simili al soggetto da rappresentare, ma scolpisce letteralmente piccoli gatti, panda, giraffe e altri animali sulla sommità spumeggiante di quella semplice tazzina, mediante un procedimento che sembrerebbe assomigliare alla più mistica stregoneria. Miao! Apprezzato il gustoso aroma, bevuto il caldo e gradevole estratto del chicco di caffè, verrebbe quasi da aspettarsi l’imprevisto. Che dentro il bicchiere rimanga, magicamente, il candido gattino che tanto ci aveva intenerito col suo sguardo kawaii. Tutto bagnato e miagolante, destinato presto a squagliarsi e tornare in quei luoghi eterei da cui era provenuto. Concreto e al tempo stesso impermanente, come del resto ogni cosa bella della vita.

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La latte art nasce formalmente negli Stati Uniti, nel 1980 a Seattle. A David Schomer, gestore del mitico bar in stile italiano Espresso Vivace, va il merito di aver aggiunto per primo le asticelle di mescolatura del latte alla macchina per fare il caffè, massimizzando così  il contenuto di schiuma (pardon, microfoam) per ogni drink servito. E fu lui, insieme ai suoi dipendenti, a pensare di tracciarvi semplici figure, come fiori, faccine o animali sorridenti. Oggi tale pratica, subito copiata dalle major del settore ristorativo, è considerata in certi ambienti un piccolo plus quasi irrinunciabile, tutt’altro che insolito a trovarsi persino dentro le ben più prosaiche coffeehouse, in alcune catene multinazionali e nei molti fast-food che servano anche la colazione. C’è un’enorme differenza qualitativa, tuttavia, con chi la schiuma del cappuccino l’ha eletta parte inscindibile di una sua armoniosa visone d’artista. Nel lavoro di Kazuki Yamamoto si riesce ad individuare una voglia di andare oltre, innovare e cambiare ogni regola o presunta tale. Come le torte scultoree di certe feste realizzate senza badare a spese, costruite accuratamente e frutto di giorni interi di lavoro, queste tazzine sembrano quasi troppo belle per essere svuotate del delizioso contenuto. Eppure, dimostrando un risvolto procedurale che potrebbe dirsi squisitamente nipponico, la loro realizzazione richiederà giusto qualche minuto di lavoro. L’autore, alla maniera degli antichi calligrafi Zen o di coloro che tutt’ora si dedicano alle arti dell’ikebana o del té, infonde il suo sapere speciale nella grazia di quel singolo, eccezionale momento.  Una volta fotografato il gattino o la giraffa, dunque, sarà meglio mandarli giù tutti d’un sorso. Chissà che questo non basti per portarli via con noi.

Via: Boredpanda, Twitter@George_10g, cafe 10g

Indirizzo, Tel:

  • Kita-ku, Osaka Nakazakinishi 1-1-6 Yoshimura edificio B1F
  • 06-6371-1800

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