La polizia antisommossa e l’arte coreana della guerra

Korean Riot Police

A volte una formazione a testuggine è solo un guscio protettivo di scudi e punte acuminate, altre nasconde al suo interno il drago agile e splendente dei cieli taoisti dell’Estremo Oriente: una sorta di chimera militare. Le ali della gru si spalancano, il cuneo dei soldati s’insinua serpentino tra i reparti avversari, la carpa determinata risale un fiume ostile, si trasforma in tigre e aggredisce il gruppo infiltrato dei fomentatori. Questo reparto della polizia sud-coreana in addestramento, registrato da Infinitychallenger nel 2011, dimostra capacita straordinarie nell’applicazione dell’antica filosofia guerresca di Sun Tzu, forse il più famoso stratega al mondo. Oggi il campo di battaglia, in senso tradizionale, ha lasciato il posto alle nuove tecnologie e del resto non potrebbe realmente esistere in presenza dell’artiglieria moderna. Ma c’è un settore in cui i generali di un tempo potrebbero ancora trovare un impiego: l’intervento antisommossa. Come le storiche legioni, gli addetti a questo compito si vestono in varie circostanze di pesanti armature e impugnano scudi e manganelli, armi non dissimili per portata e ingombro da quelle dei loro antesignani dell’Impero Romano, i dominatori delle orde barbariche disorganizzate. Qui solo, probabilmente, è ancora possibile applicare in senso letterale le regole ancestrali dell’Arte della Guerra.

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Fluttuare nel cubo in un’opera d’arte a Milano

On Space Time Foam (Sulla Spuma dello Spazio Tempo) occupa a pieno merito un vasto spazio espositivo all’interno dell’Hangar Bicocca, l’ex stabilimento dell’Ansaldo-Brera dedicato dal 2004 all’arte moderna. Visitarlo dal livello del terreno è già un’esperienza: costellazioni di persone sospese sopra di noi a tre diversi livelli di altitudine, punti di riferimento instabili che spostandosi carponi cambiano continuamente la reciproca distanza longitudinale. Si tratta, con ogni probabilità, dei visitatori del turno precedente, gradualmente ascesi fino a 20 metri di altezza. La loro esperienza di volo nasce da una struttura fluttuante simile ad una ragnatela trasparente e composta per il 99% d’aria, che rappresenta metaforicamente l’interdipendenza tra gli uomini e il loro ambiente. Chi si trova sul piano superiore, infatti, muovendosi sprofonda e modifica lo spazio a disposizione degli ospiti sotto di lui. Si realizza così un’astrazione metafisica pura e ricca di interpretazioni, che secondo l’autore sarebbe limitativo considerare solo dal punto di vista etico e morale.

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Le geometrie della natura raccontate da uno scultore coreano

Lo studio dell’universo naturale insegna come l’infinitamente piccolo possa sembrare perfetto: atomi e molecole ci appaiono come sfere del tutto regolari, mentre la fisica quantistica traccia il movimento delle particelle su linee rette e simmetrie inconcepibili nella loro totale precisione. Eppure tutto ciò che è materialmente grezzo risulta imprevedibile e disordinato: il legno non ancora lavorato è scomposto, il metallo ruvido e tagliente. Ma siamo davvero sicuri che l’unico modo per tornare alla geometria delle origini siano processi industriali ormai privi di alcun fascino artigianale?

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