{"id":6857,"date":"2013-05-16T15:37:14","date_gmt":"2013-05-16T14:37:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=6857"},"modified":"2013-05-16T18:10:15","modified_gmt":"2013-05-16T17:10:15","slug":"in-questo-video-ce-uno-sciame-di-cursori-che-aspetta-solo-te","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=6857","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 uno sciame di cursori che aspetta solo te"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/donottouch.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-6858\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6858\" alt=\"Do Not Touch\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2013\/05\/Do-Not-Touch-500x312.jpg\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2013\/05\/Do-Not-Touch-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2013\/05\/Do-Not-Touch.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un vecchio detto afferma che &#8220;su Internet nessuno pu\u00f2 sapere che sei un cane&#8221;. Perch\u00e9 il pubblico del web vedr\u00e0 di te soltanto quello che tu vuoi mostrare. Se non partecipiamo alla discussione, a meno di voler lasciare una chiara traccia, restiamo invisibili. In <a href=\"http:\/\/donottouch.org\/\" target=\"_blank\">questo video interattivo<\/a>, creato per <em>Kilo,\u00a0<\/em>l&#8217;ultima canzone del gruppo\u00a0olandese <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/lightlight\" target=\"_blank\">Light Light<\/a>, c&#8217;\u00e8 una tecnologia in grado di registrare ogni movimento fatto dal mouse di coloro che passano di l\u00ec, riproducendolo a beneficio dei futuri visitatori. Cosa ci rappresenta meglio nei computer, in fondo, se non la freccetta del nostro mouse? L&#8217;avatar non \u00e8 soltanto lo strumento degli anonimi di professione, ma un concetto imprescindibile, caratterizzante. Da un&#8217;iniziativa come questa si possono trarre molte conclusioni. Alcuni seguono pedissequamente le missioni del testo fornito sullo schermo, come in un videogame. Altri si ribellano, oppure restano passivi. In almeno un paio di casi, a sorpresa, si generano situazioni di cooperazione spontanea, con chiare finalit\u00e0 artistiche o di ribellione. Posti tutti insieme all&#8217;interno di uno spazio definito, il riquadro di un movimentato video musicale, i membri casuali di una folla assumono, chiaramente, le caratteristiche di un gregge o di uno sciame. Questo \u00e8 materiale degno di una tesi sociologica; qualcosa che riesce, giocosamente, a spiegare e definire una piccola parte del pensiero umano. \u00a0Se davvero esiste un cervello collettivo, che trascende l&#8217;individualit\u00e0 dell&#8217;ego, dovr\u00e0 pur esserci una sua componente minima. Si dice che la distanza coperta dai neuroni, se disposti tutti in fila, sia pari a quella fra la Terra e la Luna. E se noi potessimo prendere le freccette di ogni utente al mondo, chiss\u00e0 dove arriverebbero&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 esistere all&#8217;interno di uno spazio virtuale senza un&#8217;alternativa al vero corpo fisico, che permetta di concretizzare i gesti compiuti nell&#8217;interfaccia di controllo.\u00a0Nell&#8217;iperspazio digitale siamo pura essenza, senza alcuna limitazione materialistica o concettuale. Possiamo agire come fantasmi intangibili, le luci colorate di un accesso IP silenzioso che nessuno mai ricondurr\u00e0 fino alla nostra abitazione. Oppure trasformarci nei pi\u00f9 popolari della compagnia, circondati dagli amici, mentre ogni\u00a0foto o dettaglio della nostra vita diventa brevemente oggetto di sconfinata ammirazione, subissato dai like, mi piace, retweet&#8230; In ciascuno di questi due casi estremi, tuttavia, rimarr\u00e0 sempre un muro invalicabile oltre cui il pubblico non potr\u00e0 andare. Il vetro lucido del nostro monitor, che ci trasforma e reinterpreta secondo le istruzioni che gli diamo. L&#8217;Alice di Lewis Carroll, vedendosi riflessa nello specchio, pot\u00e9 attraversarlo verso il mondo della sua stessa fantasia; e in realt\u00e0 anche noi, dietro il grande portale metafisico dei nostri tempi, possiamo ritrovare noi stessi. L&#8217;importante e sapersi riconoscere: oltre le maschere pirandelliane di mille avatar, tolte le finzioni e i vaneggiamenti autocelebrativi, si pu\u00f2 trovare colei che pi\u00f9 di ogni altra cosa costituisce<strong> la nostra vera essenza<\/strong>. La freccetta. Che tu stia giocando, leggendo, oppure pubblicando, inevitabilmente ti accomuna a tutti gli altri. Guardala, diglielo: &#8220;<em>Ecce\u00a0cursor,\u00a0anima mea.&#8221;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un vecchio detto afferma che &#8220;su Internet nessuno pu\u00f2 sapere che sei un cane&#8221;. Perch\u00e9 il pubblico del web vedr\u00e0 di te soltanto quello che tu vuoi mostrare. Se non partecipiamo alla discussione, a meno di voler lasciare una chiara traccia, restiamo invisibili. 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