{"id":45313,"date":"2026-10-05T06:21:53","date_gmt":"2026-10-05T04:21:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=45313"},"modified":"2026-10-05T06:22:32","modified_gmt":"2026-10-05T04:22:32","slug":"lago-brenets-di-un-evo-passato-rimasto-privo-dacqua-si-trasforma-in-un-prato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=45313","title":{"rendered":"Lago Brenets di un evo passato, rimasto senz&#8217;acqua, si trasforma in un prato"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/d1G4IGNeEK0?si=Cco0Vf1yKhjw8D3F\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Dry-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45314\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Dry-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Dry-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Dry-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Dry.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 del tutto chiara l&#8217;origine del tradizionale blasone appartenuto un tempo al comune francese di Le Locle, borgo svizzero risalente almeno al XIV secolo, situato al confine con la Francia nel cantone di Neuch\u00e2tel. Molto pi\u00f9 semplice riesce determinare, d&#8217;altro canto, la sua origine topografica. Giacch\u00e9 sotto lo scaglione triangolare rosso e il quadrettato giallo e nero, avente come sfondo un cielo azzurro, figura il tratto di paesaggio assai riconoscibile di una cascata. Il salto scrosciante alto 27 metri, in mezzo ai pini sulle rocce alpine, del tortuoso fiume Doubs. Sorprende allora il fatto, in questo caldo autunno del 2026, che camminare fino al punto nato da una frana risalente a 12.000 anni fa restituisca unicamente il senso di un assordante silenzio. Immobile il paesaggio e secche le ruvide rocce, accanto a cui il visitatore potr\u00e0 facilmente risalire fino in cima. Per scorgere coi propri occhi la portata della strana contingenza in essere, del tutto degna di un dipinto surreale creato come monito per i pericoli del clima odierno e futuro. Poich\u00e9 l&#8217;acqua, in questa depressione lungo il corso degli eventi, ormai da tempo sembra essere sparita. Laddove il florido fondale, essendo stato transitato dall&#8217;ittica genia d&#8217;Europa, appare adesso di un colore verde intenso. Presentandosi in maniera totalmente indistinguibile da un pascolo in attesa della transumanza stagionale, ad almeno 14 metri pi\u00f9 in basso della consuetudine bagnata. Visione in molti modi evocativa del problema della siccit\u00e0 climatica, strettamente interconnessa alla deriva incrementale verso il caldo anomalo del nostro tempo. Che altres\u00ec deriva in parte dalle circostanze geodinamiche di questo luogo noto fin dai tempi antichi per la sua inerente inclinazione a scomparire. Costituendo in questo modo una metafora dell&#8217;umida impermanenza, a vantaggio di coloro che consultano a\u00f9guri e premonizioni lungo il dipanarsi degli eventi fluviali.<br>Assurto in questi giorni all&#8217;attenzione dei media internazionali, causa l&#8217;iniziativa localmente autogestita di tracciare sull&#8217;ammasso di fogliame la cospicua scritta HELP (Aiuto!) visibile dagli argini e dal cielo, il lago serpeggiante e dunque diventato una simbolica evenienza. Fin troppo credibile per il contenuto del messaggio che presenta, ovvero un rischio di decadimento della fonte di guadagno principale per l&#8217;industria del turismo locale. Che trova sempre pi\u00f9 difficile, anno dopo anno, progettare la continuazione dei programmi crocieristici, le escursioni ripariali ed attivit\u00e0 di pesca sulle rive di uno specchio non pi\u00f9 cos\u00ec ameno&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fvhBb9-wglU?si=2wc0WDZ_ZwRMGthV\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Fly-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45315\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Fly-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Fly-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Fly-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Fly.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima questione necessaria a comprendere la portata ed origine del fenomeno \u00e8 una doverosa nota storica per quanto concerne la sua ricorrenza. Di questo bacino parzialmente imbrifero, situato a 750 metri di altitudine sopra un suolo caratterizzato da erosione per dissoluzione carbonatica, ovvero carsico nella misura tipica di dedali sepolti e labirintiche caverne non sempre accessibili o annotate sulle mappe dei nostri giorni. Il che significa che per ogni ettolitro d&#8217;acqua veicolata dalla sommit\u00e0 montana, una certa percentuale tende ad essere instradata in piccole fessure del paesaggio da cui filtra verso faglie inusitate, minacciando ad ogni ora di sfuggire allo sguardo. Per un totale di fino a 5 metri cubi al secondo. Da cui l&#8217;eventualit\u00e0 segnata per la prima volta nella documentazione risalente a inizio Novecento, della grande siccit\u00e0 del 1906, citata dai quotidiani dell&#8217;epoca come capace di abbassare il livello delle acque fino alla cifra limite di 20,25 metri, risultando quindi addirittura superiore alla circostanza che stiamo vivendo. Ci\u00f2 sebbene proprio la storicit\u00e0 di tale estremo frangente, paragonabile soltanto ad un secondo caso simile del 1947, sia giunta nei fatti a costituire un caso raro, utile a testimoniarne l&#8217;effettiva rarit\u00e0 esiziale. Mentre appare pi\u00f9 frequente nel corso degli ultimi tempi, una totale cessazione dell&#8217;alta cascata al termine del lago, gi\u00e0 osservabile negli anni 2018, 2020 e 2022 verso la met\u00e0 del mese di luglio. Tanto prevedibile da essere giunta a costituire un&#8217;attrazione turistica essa stessa, per quanto lesiva allo stato di salute faunistico del lago in quanto tale. Difficile in tal senso immaginare il prato, senza l&#8217;eminente distruzione del suo stesso lago. Il che non toglie l&#8217;opportunit\u00e0 dell&#8217;osservabile prosciugamento come ritorno di un diverso tipo di biodiversit\u00e0 eccedente: quello interconnesso, in via specifica, alla flora ritornante dei fondali fangosi. Vista l&#8217;occorrenza oggetto di disquisizioni sul piano scientifico nella verdeggiante conca di talune variet\u00e0 pioniere, tra cui l&#8217;epatica talloide <em>Riccia cavernosa<\/em> o la spettinata <em>Limosella Acquatica<\/em>, con precedenti attestazioni alquanto rare negli ambienti alpini. Una tendenza reiterata grazie all&#8217;esistenza dei semi sepolti, capaci di sopravvivere nel sostrato sommerso anche per decenni, aspettando l&#8217;opportunit\u00e0 di ritornare nuovamente a svilupparsi e raggiungere la fase riproduttiva. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2DXyzbR-mn0?si=WAvp1poujt5w3Tn3\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Full-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45316\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Full-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Full-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Full-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/10\/Lac-des-Brenets-Full.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il che ci porta, completata la disanima del danno, al paragrafo in cui si fa menzione dei possibili sistemi di contromisura o apposizione di paletti alla ritornante anomalia lacustre. Con obbligatoria menzione della task force franco-svizzera istituita ufficialmente nel 2022, fin da subito intenzionata ad operare per ridurre l&#8217;incessante prelievo dell&#8217;acqua da parte delle falde, possibilmente tramite l&#8217;impiego di materiale geotessile, come fibre di cocco, carichi di ghiaia o copiose quantit\u00e0 d&#8217;argilla. All&#8217;interno di un progetto definito gergalmente come colmazione, che nonostante l&#8217;intervento diretto dell&#8217;Istituto svizzero di speleologia e carsologia, nella persona del suo direttore Pierre-Yves Jeannin, non \u00e8 mai andato oltre la fase di studio, mancando anche l&#8217;accantonamento dei fondi da parte del comune di Locle. Vigendo la calzante quanto macabra similitudine, creata proprio da quest&#8217;ultimo, secondo cui una procedura condotta senza i crismi pi\u00f9 avanzati equivarrebbe a &#8220;Mettere un cerotto su una grave emorragia&#8221;. Affermazione che chiarisce le difficolt\u00e0 inerenti, persino con l&#8217;ausilio dell&#8217;odierna tecnologia, nel frapporre limiti ai processi naturali che incessantemente aspirano alla singolarit\u00e0 finale. Come la scomparsa pressoch\u00e9 totale dell&#8217;anima di un luogo, anticipata dal suo sfruttamento av\u00ecto. E tutto ci\u00f2 che questo comporta, sul piano dell&#8217;ambiente e le persistenti aspirazioni dei suoi moderni frequentatori umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 del tutto chiara l&#8217;origine del tradizionale blasone appartenuto un tempo al comune francese di Le Locle, borgo svizzero risalente almeno al XIV secolo, situato al confine con la Francia nel cantone di Neuch\u00e2tel. Molto pi\u00f9 semplice riesce determinare, d&#8217;altro canto, la sua origine topografica. 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