{"id":45148,"date":"2026-09-08T06:21:50","date_gmt":"2026-09-08T04:21:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=45148"},"modified":"2026-09-08T06:24:53","modified_gmt":"2026-09-08T04:24:53","slug":"precursori-dimenticati-la-storia-di-un-popolo-che-invento-lacciaio-sulle-sponde-del-lago-vittoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=45148","title":{"rendered":"Precursori dimenticati: la storia di un popolo che invent\u00f2 l&#8217;acciaio sulle sponde del lago Vittoria"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/vMssYzrdvBw?si=GR3yiK50HvSree8G\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Research-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45149\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Research-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Research-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Research-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Research.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 opportuno scegliere di non sottovalutare l&#8217;importanza di una fase storica conflittuale nella progressione tecnologica di una nazione, soprattutto quando contrapposta a plurime, altrettanto avanzate forme di governo territorialmente adiacenti. Nel modo tanto chiaramente esemplificato dalla storia pregressa d&#8217;Europa, crogiolo d&#8217;idee che nell&#8217;attraversamento delle fasi Medievale e Moderna vide confrontarsi menti e soluzioni tecnologiche costantemente all&#8217;opera nel tentativo di poter contare su quel tipo di primato, per quanto effimero, capace di proteggere la propria bandiera e provincia d&#8217;appartenenza. Meno usato come termine da paragone dalla storiografia collettivamente condivisa, al giorno d&#8217;oggi, risulta essere d&#8217;altronde l&#8217;epoca dei circa 130 clan degli Heye, etnia d&#8217;origine Bantu, ciascuno governato da un re (<em>mukama<\/em>) ed il suo seguito di ministri (<em>batongole<\/em>) e consiglieri (<em>lukiiko<\/em>) che si fecero la guerra e condivisero preziose risorse per parecchi secoli nella regione di Kagera, parte nord-orientale della Tanzania, non troppo lontano dal secondo lago d&#8217;acqua dolce pi\u00f9 grande al mondo. Verso preziosi punti di approvvigionamento come i depositi superficiali di goethite ed ematite, estratti sistematicamente al fine di creare il tipo di manufatti che pi\u00f9 di ogni altro fu capace di determinare l&#8217;ostinato predominio dell&#8217;uomo sui suoi simili e le imprescindibili correnti della natura. Origine del ferro in quanto tale, previa purificazione ed uso dei processi noti a queste latitudini da molte generazioni. Ma se questa fosse l&#8217;intera portata della narrazione, niente di particolare sarebbe utile a distinguere le gesta di costoro da quelle di altri popoli dell&#8217;Africa orientale, la cui incapacit\u00e0 di produrre il bronzo non precluse il passaggio diretto dagli strumenti di pietra a quelli costruiti tramite la forgiatura di alternative fatte con la ghisa primitiva dei propri trascorsi giorni. Assunto dato per buono, quanto meno, fino all&#8217;arrivo in quest&#8217;area negli anni &#8217;70 dell&#8217;archeologo e antropologo Peter Schmidt, il quale facendo seguito alla sua visita di siti databili fino a 2.000 anni prima di oggi sent\u00ec parlare gli ultimi depositari di una lunga tradizione orale, del sistema utilizzato lungamente per ottimizzare la resa del pi\u00f9 resistente ed utile dei metalli nel frattempo ritrovati nel sostrato sotterraneo dagli agenti minerari dei grandi Imperi. Il ferro che poteva essere adeguatamente liquefatto, tramite l&#8217;impiego di temperature sufficientemente elevate, in modo tale da poter venire trasformato in qualche cosa di ancor pi\u00f9 funzionale. L&#8217;acciaio carbonifero di qualit\u00e0 medio-alta, destinato a venire riscoperto in epoca moderna non prima dell&#8217;invenzione del processo Besser, risalente all&#8217;Inghilterra del 1856. Il che non toglie il fatto che in diversi ambiti geografici allo stesso tempo, intraprendenti precursori dell&#8217;approccio siderurgico poterono sfruttare metodi creati <em>ad hoc<\/em>, riuscendo a controllare la quantit\u00e0 di carbonio introdotto nell&#8217;ammasso semi-denso del blumo\/loppa. Vedi il caso dell&#8217;acciaio Norico prodotto ai tempi dell&#8217;Impero Romano, quello Wootz proveniente dall&#8217;India e la sua versione presa in prestito, del celebrato prodotto della citt\u00e0 di Damasco in epoca Medievale. O ancora quello Partico dell&#8217;Asia Centrale, nonch\u00e9 il metallo proveniente dalle tecniche avanzate di riscaldamento dei lunghi secoli della dinastia cinese degli Han. Stabilendo una progressione tipicamente eurasiatica, per un tipo di tecnologia in genere tenuta ben lontana dalla cognizione di quanto fosse stato realizzato in tempi storici dal pur vasto consorzio dei popoli dell&#8217;Africa subsahariana. Un preconcetto che in funzione dei fatti, stava effettivamente andando a un cambio radicale di applicabilit\u00e0 su larga scala&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace.jpg\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45151\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Importante nel contestualizzare lo studio di Schmidt, coadiuvato dal collega metallurgista Donald H. Avery della Brown University, \u00e8 notare come gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 del XX secolo le cognizioni tradizionali degli Heye in merito alla produzione dell&#8217;acciaio fossero un sapere in parte accantonato, sostituito dalla pressoch\u00e9 totalizzante diffusione della redditizia coltivazione intensiva di banane, fonte di guadagno pi\u00f9 che sufficiente ad acquistare attrezzi costruiti con le metodologie europee dell&#8217;epoca contemporanea. Il che non tolse come, discutendo coi nativi dei celebri villaggi ritrovati KM2 e KM3 dell&#8217;area di Kemondo, databili al 700-300 a.C, ed in modo particolare alle sofisticate fornaci refrattarie contenute tra i reperti rilevanti, l&#8217;equipe di studiosi si ritrov\u00f2 ben presto ad annotare il preciso racconto degli anziani dei villaggi, ultimi conoscitori di un sistema usato dai loro progenitori per massimizzare la qualit\u00e0 del metallo. Il che avrebbe portato, come questione al centro del paradigmatico studio <em>Complex Iron Smelting and Prehistoric Culture in Tanzania<\/em> (<em>Science<\/em>, vol. 201, n. 4361 settembre 1978) all&#8217;effettiva costruzione da parte di costoro di uno dei riconoscibili forni a forma di cono, localmente utilizzati proprio per la produzione dell&#8217;amb\u00ecto acciaio. Ci\u00f2 che emerse da una simile richiesta fu in effetti un chiaro esempio di <em>bloomery <\/em>o fornace a focolare aperto, dello stesso tipo utilizzato da molte delle culture fin qui citate, sebbene costruito tramite l&#8217;impiego di un materiale tipicamente rappresentativo del settentrione della Tanzania: l&#8217;argilla prodotta dalle termiti, nella costruzione dei propri nidi. Ci\u00f2 che ancor maggiormente colp\u00ec gli europei, tuttavia, fu l&#8217;inclusione dei tubi per introdurre l&#8217;aria all&#8217;interno, otto pertugi ciascuno collegato ad un piccolo mantice costruito con pelle di capra. Approccio che, in base ai dati raccolti, avrebbe accumulato un calore capace di accrescere progressivamente ad ogni ciclo di soffiaggio, fino a temperature capaci di aggirarsi agevolmente attorno ai 1800 gradi. Ovvero abbastanza affinch\u00e9 le erbe di palude indotte a carbonizzarsi nella colatura di ghisa, in base alla precisa usanza degli Heya, ne modificassero la struttura chimica fino all&#8217;ottenimento del risultato sperato. Pur trovandoci dunque lontano dalla purezza e resistenza dell&#8217;acciaio moderno, resta indubbio come l&#8217;acciaio proveniente da un simile processo avrebbe avuto una solidit\u00e0 notevolmente maggiore rispetto alle armi utilizzate dai popoli che non possedevano gli stessi segreti. Una circostanza esemplificata dal vantaggio strategico che i guerrieri della Tanzania sembrarono lungamente avere nei conflitti all&#8217;arma bianca, ma anche l&#8217;alta rilevanza culturale riconosciuta ai metallurgisti dello scorso millennio, all&#8217;interno di un sistema di valori che li vedeva come sommi depositari del <em>Nyama<\/em>, l&#8217;energia spirituale necessaria per plasmare il corso naturale degli eventi. Previo il coinvolgimento di entit\u00e0 divine richiamate ad assistere mediante rituali che tendevano ad accomunare la fornace ad una metafora del grembo materno, in un sistema magico che trasformava i fabbricanti in personificazioni di un principio femminile affine alla trascendenza. Presupposto, quest&#8217;ultimo, attestato anche in approcci simili diffusi tra le vicine culture Shona, Fipa e Barongo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8cLtE1l91-k?si=NBt5OBR1vR3GsiiQ\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Ventilation-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45150\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Ventilation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Ventilation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Ventilation-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Heya-Steel-Furnace-Ventilation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Dimenticato&#8221; non per la sua poca importanza, quanto una predisposizione tipica dell&#8217;emisfero superiore ad accentrare determinate conseguenze del progresso umano nei propri immediati dintorni, il processo siderurgico degli Heya sarebbe di suo conto responsabile, in base alla datazione di Schmidt, di uno dei pi\u00f9 antichi esempi di acciaio prodotto su scala significativa al mondo. Laddove le tecniche antecedenti alla caduta dell&#8217;Impero Romano solevano concentrarsi, piuttosto, sull&#8217;impostazione di un processo favorevole ad incrementare la quantit\u00e0, comunque presente, di ferro carbonifero accidentalmente derivante dalla lavorazione dei minerali naturalmente occorsi. Il che ha posto la questione tanzaniana, attraverso le scorse decadi, al centro di plurime diatribe, centrate principalmente sull&#8217;assenza nel patrimonio archeologico di manufatti pi\u00f9 che millenari effettivamente completi a tutti gli effetti, nonostante la funzionalit\u00e0 ed impiego pregresso palesemente osservabili nei forni di Kemondo. Il ferro d&#8217;altra parte, cos\u00ec come la sua versione potenziata dall&#8217;uomo, \u00e8 suscettibile alla corrosione. Nella maniera esemplificata dalla maggior quantit\u00e0 di spade di bronzo dell&#8217;antica Europa presenti nei musei, rispetto a manufatti anche molto cronologicamente successivi come le famose ULFBERHT di epoca vichinga. Che soltanto con molte difficolt\u00e0 derivanti dalle nozioni precedentemente assunte, taluni archeologi potrebbero immaginare inferiori all&#8217;operato co\u00e9vo di un remoto, guerreggiante popolo del pi\u00f9 vetusto e convenzionalmente superato tra i continenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 opportuno scegliere di non sottovalutare l&#8217;importanza di una fase storica conflittuale nella progressione tecnologica di una nazione, soprattutto quando contrapposta a plurime, altrettanto avanzate forme di governo territorialmente adiacenti. 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