{"id":45133,"date":"2026-09-05T06:21:51","date_gmt":"2026-09-05T04:21:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=45133"},"modified":"2026-09-05T06:21:54","modified_gmt":"2026-09-05T04:21:54","slug":"negli-anni-della-grande-depressione-il-viaggio-dellautomobile-che-aveva-dimenticato-il-motore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=45133","title":{"rendered":"Negli anni della grande depressione, il viaggio dell&#8217;automobile che aveva dimenticato il motore"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Vehicle.jpg\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"306\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Vehicle-500x306.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45135\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Vehicle-500x306.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Vehicle-768x470.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Vehicle-1536x940.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Vehicle.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Museo della Tecnologia moderna di Saskatoon, capitale del Saskatchewan, i visitatori vengono chiamati a contemplare un bizzarro veicolo dotato di quattro ruote, vagamente simile alle linee geometricamente razionali inaugurate dal successo dell&#8217;iconica Ford Model T. Riconducibile a un contesto di mercato del primo terzo del secolo scorso, se non fosse per l&#8217;assenza di un volante, parabrezza, finestrini, sedili posteriori e cosa ancor pi\u00f9 rilevante, un motore. Di fronte al misterioso oggetto, c&#8217;\u00e8 uno schermo coordinato con il tipo di piattaforma semovente normalmente utilizzata per i simulatori o videogiochi di guida. Affinch\u00e9 chiunque lo desideri, salendo a bordo, possa premere il pulsante di avvio dell&#8217;attrazione interattiva. Per poter vedere con i propri occhi il paesaggio cittadino ricostruito che gli scorre incontro. Mentre innanzi al posto di guida, sobbalzante a ritmo con il suono sincopato di sottofondo, quelli che possono soltanto essere i quarti posteriori di un tiro a due cavalli. &#8220;Benvenuti all&#8217;epoca dei vostri bisnonni&#8221; Risuona l&#8217;eloquente voce registrata. &#8220;E all&#8217;esperienza in prima persona di una di quelle caratteristiche, affidabili Bennet Buggy.&#8221;<br>Per rispondere dunque all&#8217;implicita domanda, diffusa tra i rari turisti di altre nazionalit\u00e0, di chi fosse esattamente Richard Bennett, occorrer\u00e0 ricorrere all&#8217;album della politica della nazione canadese. Trattandosi non di un inventore, n\u00e9 un carrozziere o esperto meccanico ed allevatore di cavalli, bens\u00ec nientemeno che l&#8217;undicesimo Primo Ministro democraticamente eletto in quel paese, con l&#8217;onore e la sfortuna di trovarsi al timone nei cinque anni successivi al 1930. Epoca corrispondente con l&#8217;inizio del disfacimento della finanza internazionale dovuto alla crisi dei prestiti e l&#8217;agguerrita politica protezionista degli albori della globalizzazione. Quando gli agenti di borsa precipitavano dalle finestre dei suicidi e la gente comune, nonostante i presupposti d&#8217;inizio secolo, faticava a guadagnarsi il proprio pane quotidiano. Figuriamoci la benzina necessaria a compiere tragitti rilevanti a bordo dei propri fedeli mezzi di trasporto. Ecco allora una delusa collettivit\u00e0, recentemente abituatasi alla ricchezza dei cosiddetti <em>Roaring Twenties<\/em>, con trattori e autoveicoli diventati all&#8217;improvviso totalmente inutili. Ed alcuna prospettiva di poter tornare allo stato di grazia precedente. Cos&#8217;avrebbe dovuto fare a quel punto un uomo, se non sventrare la propria Plymouth, General Motors o Chrysler. E ritornare con placida rassegnazione ai buoni, vecchi metodi dell&#8217;addomesticazione animale? Siamo del resto in un&#8217;epoca in cui lo stile di vita della fattoria era ancora fortemente intrecciato nella quotidianit\u00e0 della comunit\u00e0 rurali. Allorch\u00e9 la vista di tali veicoli privati dell&#8217;impianto semovente ed ogni orpello meno che essenziale diventarono a quanto si dice una vista comune sulle strade scarsamente trafficate. Ed a quel punto fu del tutto naturale battezzare tali marchingegni con il nome dell&#8217;individuo che, pi\u00f9 di ogni altro, veniva ritenuto responsabile della miseria generalizzata, cos\u00ec come si usava fare per le baraccopoli dei senza tetto (Bennet Barnyards) o i gli insapori surrogati della bevanda energizzante mattutina (Bennet Coffee). Il che rappresentava, incidentalmente, un metodo preso direttamente in prestito dai vicini confini statunitensi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/RMNlS4iNK-w?si=s10DxYHxjsS383mc\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Hooverl-Cart-History-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45136\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Hooverl-Cart-History-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Hooverl-Cart-History-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Hooverl-Cart-History-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Hooverl-Cart-History.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il concetto effettivo di Bennet Buggy non fu in effetti altro che una deriva tecnologica di quella che negli stessi anni e circostanze, al di sotto della zona dei Grandi Laghi, il giornalista della North Carolina Eugene L. Roberts aveva deciso di chiamare Hoover Cart. Con un gioco di parole lievemente pi\u00f9 sofisticato che alludeva non soltanto al simile capro espiatorio economico del 31\u00b0 presidente, Herbert Hoover, ma anche alla definizione semi-seria di Hoovercrats, attribuita agli ex-repubblicani del Sud che avevano scelto di eleggerlo pur votando democratico, soltanto perch\u00e9 l&#8217;altro candidato del 1929, Al Smith, era cattolico invece che protestante. Altri tempi. Fatto sta che ormai il prezzo della benzina era diventato inaccessibile per tutti, dando inizio alla tradizionale idea diffusa negli Stati Uniti, per cui ogni dinamica economica cessasse di essere in qualsiasi modo rilevante, di fronte all&#8217;autorit\u00e0 assoluta dell&#8217;uomo che siede a Washington, tra gli eleganti mobili e dipinti della White House. Da cui l&#8217;inizio della trascinante <em>fad<\/em> che vide, in buona parte dei 48 stati dell&#8217;epoca, i pi\u00f9 intraprendenti possessori di veicoli modificarli con lo stesso fine destinato a diventare celebre nel settentrione della foglia d&#8217;acero, sebbene in modo pi\u00f9 risolutivo e totalizzante, consistente nella rimozione dell&#8217;intero semiasse anteriore, mettendo su strada l&#8217;equivalente metallico di quello che in Italia avremmo chiamato barroccio, biroccio o baroccino. Come esemplificato dallo storico evento della parata satirica sponsorizzata proprio dal giornale dello stesso Roberts, il Goldsboro News-Argus della contea di Wayne, tenutasi quando oltre 300 fieri possessori di automobili riconvertite in carrozze si presentarono mediante il tiro dei propri fedeli equini e qualche bue tardivo, mostrando i cartelli polemici mirati ad esemplificare la miseria a cui la vigente amministrazione economica del paese li aveva tristemente relegati. Sorprendente \u00e8 d&#8217;altro canto apprendere il modo in cui, secondo alcuni articoli e commenti di quegli strani anni, il periodo non fu affatto deleterio per gli incassi delle stazioni di servizio statunitensi o canadesi. Le quali senza particolari contrattempi n\u00e9 esitazione degna di nota, grazie alla mobilit\u00e0 burocratica dell&#8217;epoca, si adattarono a vendere nelle zone a maggioranza equina il fieno necessario all&#8217;alimentazione degli animali. Impulso ulteriore alla standardizzazione e diffusione del ritrovato metodo di trasporto dell&#8217;epoca pre-industriale. Va ad ogni modo considerato a tal proposito come il mantenimento ed utilizzo stradale di un tiro di cavalli, pur superando il problema di acquisto del carburante, ha comunque un prezzo in termini di cibo, ferri e cure necessarie, che inevitabilmente pesa sul bilancio della famiglia per 365 giorni l&#8217;anno, indipendentemente dalla quantit\u00e0 di chilometri percorsi. Rendendo tale soluzione efficientemente applicabile soltanto in un&#8217;epoca, distante dall&#8217;attuale stato dei fatti, in cui la filiera di approvvigionamento agricolo era ancora diffusa su larga scala. Ed una parte dei costi potevano quanto meno essere recuperati tramite l&#8217;impiego del prezioso, mai scarso letame di concimazione per l&#8217;attivit\u00e0 contadina.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Museum.jpg\" target=\"_blank\" rel=\" noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Museum-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45134\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Museum-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Museum-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Museum-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/09\/Bennet-Buggy-Museum.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 a questo punto possibile ricostruire in via informale, con il progredire dalla terza decade del Novecento, un periodo di graduale ripresa dei prezzi agricoli e un&#8217;aumento dell&#8217;occupazione industriale, principalmente dovuta al periodo di corsa agli armamenti che avrebbe cronologicamente precorso, all&#8217;insaputa di molti, l&#8217;ancor pi\u00f9 drammatico periodo della seconda guerra mondiale. Piuttosto che immaginare un&#8217;effettiva riconversione delle Buggy e Cart allo stato motorizzato precedente, ancorch\u00e9 l&#8217;acquisto immediato di rimpiazzi in grado di alimentarsi ai rinnovati rubinetti della copiosa benzina internazionale, sarebbe forse pi\u00f9 corretto riflettere su un&#8217;ulteriore ed ancor pi\u00f9 diffusa riduzione numerica dei mezzi di trasporto privati. Ma soprattutto, la comprensibile mancanza, negli Stati Uniti e Canada, della voglia d&#8217;indire proteste pubbliche o mettersi collettivamente a scherzare. Gli anni del cavallo per la civilizzazione contemporanea, finalmente, sembravano ormai passati in secondo piano. Mentre mostruosi bombardieri volavano nei cieli di mezza Europa. E potenti sommergibili scagliavano in maniera imprevedibile, all&#8217;indirizzo delle petroliere, le proprie torpedini di omicidio e devastazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Museo della Tecnologia moderna di Saskatoon, capitale del Saskatchewan, i visitatori vengono chiamati a contemplare un bizzarro veicolo dotato di quattro ruote, vagamente simile alle linee geometricamente razionali inaugurate dal successo dell&#8217;iconica Ford Model T. 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