{"id":44942,"date":"2026-08-02T06:15:43","date_gmt":"2026-08-02T04:15:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44942"},"modified":"2026-08-02T06:15:47","modified_gmt":"2026-08-02T04:15:47","slug":"ghiaccio-vivido-nella-foresta-due-iridi-preannunciano-la-curiosa-forma-tra-le-fronde-del-madagascar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44942","title":{"rendered":"Ghiaccio vivido nella foresta: due iridi preannunciano la curiosa forma tra le fronde del Madagascar"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZmiS_zv2mao?si=hOQFnqZJOqkob8I1\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44944\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanto preoccupati erano i cultori della prima scienza tassonomica nel cercare il cosiddetto anello mancante tra l&#8217;uomo e la scimmia, che tardarono nel comprendere come quest&#8217;ultima potesse costituire, a sua volta, una stazione di collegamento intermedia. L&#8217;essere perfettamente simile, essendo nel contempo differente, a noialtri come la vivente guisa primordiale della sua primaria essenza: la strepsirrina, non per niente detta &#8220;proscimmia&#8221;. Non che la distribuzione del sottordine in questione, da principio, fosse un grande aiuto in tal senso. Potendo disporre come termini di paragone, entro i confini dell&#8217;Africa continentale, dei soli lorisidi e galagidi, piccole famiglie di creature per lo pi\u00f9 notturne, composte da specie compatte, ecologicamente collaterali agli altri primati dello stesso territorio di riferimento. Fu dunque solo successivamente, con l&#8217;esplorazione della maggior isola dell&#8217;antistante Oceano Indiano, che i colleghi di Darwin si trovarono a comprendere quanto potessero diversificarsi i lemuri, e fino a che punto risultassero capaci d&#8217;influenzare il proprio territorio. Come sperimentato dallo stesso biologo britannico John Edward Gray, alle prese nel 1867 con alcuni campioni da museo raccolti di una bestia rara, il manto nero e gli occhi, in base ai resoconti, di un profondo color azzurro cielo. Allorch\u00e9 descritti al tempo come una mera sottospecie del gi\u00e0 conosciuto <em>Eulemur macaco<\/em>, cui venne aggiunto per loro il termine in lingua latina <em>flavifrons<\/em>, simili abitanti dell&#8217;alta canopia custodirono per lungo tempo i propri misteri. Restando privi per oltre un secolo d&#8217;informazioni in merito alla localit\u00e0 di provenienza e osservazioni appropriatamente documentate. Finch\u00e9 ad oltre un secolo di distanza, nel 1983, studi sul campo (Koenders et al.) non ne segnarono di nuovo l&#8217;occorrenza, presso la punta nord-occidentale della grande isola, in un&#8217;area situata in mezzo ai fiumi di Andranomalaza e Maeverano. Il lemure dagli occhi azzurri, anche detto &#8220;di Sclater&#8221; esisteva veramente e non solo, fu possibile trovarne a tutti gli effetti due variet\u00e0 distinte: una di colore nero, gi\u00e0 in origine documentata, e un&#8217;altra marroncina-rossastra, per il resto identica da ogni punto di vista rilevante. Non ci volle successivamente molto a lungo, tramite l&#8217;osservazione e lo studio genetico, per comprendere di essere di fronte rispettivamente ai maschi ed alla femmina dello stesso animale, in un raro caso tra i mammiferi di manifesto dimorfismo sessuale. Sul piano cromatico ed al tempo stesso, comportamentale: giacch\u00e9 lo stile di vita di questi lemuri prevede, in modo altrettanto atipico, che siano le signore a governare i gruppi di sei-dieci esemplari, accoppiandosi pi\u00f9 volte con i maschi che combattono tra loro per guadagnarsi tale imprescindibile privilegio. Lo sguardo attento e concentrato, che sembra riecheggiare di distanti territori nordici battuti dalle gelide sferzate del limpido maestrale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Qyg9fOiy1vU?si=_8PuTe9joSvcJTMd\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemurs-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44945\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemurs-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemurs-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemurs-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemurs.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occhi che costituiscono, \u00e8 importante sottolinearlo, essi stessi un&#8217;importante anomalia. Estremamente rari tra i primati, fatta eccezione per gli umani eppur quasi una certezza in questa specie di proscimmia, a causa di un gene risalente con molta probabilit\u00e0 all&#8217;antenato comune da cui avrebbero sperimentato l&#8217;evoluzione. Fattore genetico tra l&#8217;altro di natura recessiva, come menzionato sul piano meramente aneddotico all&#8217;osservazione informale di taluni ibridi dell&#8217;<em>Eulemur flavirons<\/em> con il biocompatibile <em>E. macaco<\/em>, le cui iridi di presentavano esclusivamente di colore bruno, nella pi\u00f9 totale assenza di fenotipi intermedi tra questi due punti. Non che la tonalit\u00e0 in questione sembri avere una finalit\u00e0 di tipo evolutivo confermata, cos\u00ec come il sopracitato dimorfismo, quasi del tutto inutile in un&#8217;organizzazione sociale in cui sono comunque le femmine ad avere l&#8217;ultima parola in materia d&#8217;accoppiamento. Il che ha portato taluni studiosi a ipotizzare che la discontinuit\u00e0 visuale abbia una sorta di finalit\u00e0 poco evidente, nello scoraggiare o rendere perplessi i predatori, conseguentemente incapaci di associare un singolo colore alle proprie prede scelte di volta in volta. Nemici i quali includono, nello specifico, grandi serpenti, varie specie di rapaci e soprattutto il fossa (<em>Cryptoprocta ferox<\/em>) carnivoro arboricolo simile ad un gatto e una faina, della lunghezza di 80-90 cm, talvolta definito il piccolo puma del Madagascar. Nei confronti del quale il principale approccio difensivo dei lemuri dagli occhi azzurri \u00e8 una distribuzione delle proprie attivit\u00e0 di ricerca del cibo sul piano catemerale, ovvero distribuita equamente di giorno e di notte, senza ore preferite rispetto ad altre e soprattutto variando di continuo i termini della propria agenda personale. Aiutandosi a vicenda mentre saltano da un ramo all&#8217;altro con le grida preventive di allarme, al presentarsi di possibili pericoli in corrispondenza della base dei rispettivi alberi di riferimento. Con una dieta prevalentemente frugivora, in larga parte basata sul mango (<em>M. indica<\/em>) i <em>flavifrons<\/em> non disdegnano foglie, fiori ed altre risorse fibrose, ricorrendo alla cattura degli insetti soltanto nei periodi di siccit\u00e0 o magra. Fortemente uniti da legami sociali complessi, i lemuri condividono momenti di relax e pulizia reciproca, mediante l&#8217;uso di strutture anatomiche finalizzate a tale specifica mansione. Ivi inclusa l&#8217;unghia da toeletta sul secondo dito del piede posteriore nonch\u00e9, secondo certe scuole di pensiero, il &#8220;pettine&#8221; formato dalla fila dei sei denti inferiori combinati per poter meglio filtrare il pelo dei colleghi, procedendo successivamente alla rimozione del materiale intrappolato tramite l&#8217;impiego di una seconda lingua pi\u00f9 piccola, priva di papille gustative, situata sul fondo della bocca dell&#8217;animale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Pmw0lzLaGrM?si=PWpsNY8capIoYGu6\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-Youths-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44943\" style=\"width:500px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-Youths-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-Youths-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-Youths-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/08\/Blue-Eyed-Black-Lemur-Youths.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con un singolo piccolo messo al mondo mediamente in un anno, a partire da un&#8217;et\u00e0 riproduttiva di 3, questi lemuri hanno un tasso riproduttivo relativamente lento e una durata della vita superiore ai 20 anni. Caratteristiche capaci di renderli particolarmente vulnerabili alla pressione ambientale, ivi inclusa la riduzione dell&#8217;habitat per l&#8217;agricoltura mobile praticata in Madagascar, un approccio taglia-e-brucia noto come <em>tavy<\/em>. Nonch\u00e9 la caccia occasionale per ragioni alimentari o l&#8217;intrappolamento di esemplari adulti, molto richiesti nel commercio clandestino internazionale. Fattori entrambi rilevanti all&#8217;attuale stato di conservazione critica del <em>flavirons<\/em>, che ne vede circa 3.000-7.000 esemplari rimasti, per di pi\u00f9 concentrati in una singola zona geografica soggetta a un rischio pressoch\u00e9 costante d&#8217;incendi o altri disastri. Con circa 20 sotto-popolazioni riconosciute, la grande maggioranza delle quali in bilico sul ciglio estremo dell&#8217;estinzione. E questo nonostante le norme di protezione varate sull&#8217;isola nel corso delle ultime decadi, con ampia collaborazione della AEECL, l&#8217;ente nazionale per la conservazione dei lemuri, parte fondamentale di un patrimonio naturalistico senza eguali. Il che rende comprensibile, almeno in parte, la mancanza di dati specifici raccolti per questa pur notevole e distinta specie, le cui caratteristiche paiono esulare a pi\u00f9 livelli dal paradigma a cui saremmo soliti riferirci per chiarirne gli aspetti definitivi. Cos\u00ec come preannunciato, esteriormente parlando, dall&#8217;alone di mistero che accompagna i loro astri scrutatori. Piccoli frammenti inusitati, che paiono evocare il nucleo imperturbabile dell&#8217;Universo stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tanto preoccupati erano i cultori della prima scienza tassonomica nel cercare il cosiddetto anello mancante tra l&#8217;uomo e la scimmia, che tardarono nel comprendere come quest&#8217;ultima potesse costituire, a sua volta, una stazione di collegamento intermedia. 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