{"id":44907,"date":"2026-07-28T06:14:08","date_gmt":"2026-07-28T04:14:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44907"},"modified":"2026-07-28T06:14:12","modified_gmt":"2026-07-28T04:14:12","slug":"larca-di-smeraldo-tra-la-nebbia-del-mozambico-luogo-irraggiungibile-che-il-progresso-ha-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44907","title":{"rendered":"L&#8217;arca di smeraldo tra la nebbia del Mozambico, luogo irraggiungibile che il progresso ha dimenticato"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5C6oSGK60Rw?si=08PyU4ZZRb7KYn1d\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Exploration-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44908\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Exploration-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Exploration-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Exploration-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Exploration.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Silenziosamente concentrata tra la foschia, l&#8217;antilope dalle ritorte corna nota come Bushbuck (<em>T. sylvaticus<\/em>) posiziona attentamente i propri zoccoli fessi tra le preminenze ineguali del massiccio affioramento di granito. Un balzo dopo l&#8217;altro, uno scatto di seguito a una scivolata, s&#8217;inerpica in maniera laboriosa tra le fronde verdeggianti, che ricadono liberamente come doppie punte di una lunga chioma. Un vento lieve sembra incoraggiarne sforzi ed ambizione: il sogno di un quadrupede inseguito fino ai margini del proprio ambiente naturale. Dall&#8217;espansione dei campi di legname, le piantagioni e gli altri tipici interessi degli onnipresenti umani. Fino al ciglio di quel baratro invertito, incline ad attirarla verso il cielo soprastante. Presso un&#8217;isola che lungamente domina l&#8217;ampia distesa ininterrotta del miombo, maggior foresta decidua secca dell&#8217;emisfero meridionale. Creandone lo specchio di per se ideale; intonso proprio perch\u00e9 avulso dalle moltitudini. Un imprescindibile ed irraggiungibile Mondo Perduto, come nel romanzo del 1912 di Sir Arthur Conan Doyle.<br>Nessun dinosauro d&#8217;altra parte attendeva in quel distretto chi ebbe l&#8217;occasione di raggiungerlo, nel primo gruppo di persone fin dal tempo immemore nel corso della storia, quando nel 2018 lo scienziato Julian Bayliss dell&#8217;Oxford Brookes University segu\u00ec la stessa strada dell&#8217;antilope per un tratto verticale di 125 metri, assieme a un gruppo di 28 esimi colleghi, tra botanici, erpetologi, entomologi e almeno un paio di esperti scalatori per accompagnare gli altri a destinazione. Con l&#8217;intento precedentemente collaudato gi\u00e0 nell&#8217;anno 2005, quando egli aveva portato a coronamento un progetto simile a 70 Km di distanza, presso un altro monte noto con l&#8217;appellativo di Mabu. La stessa conformazione topografica, la stessa origine geologica di un <em>inselberg <\/em>(o <em>monadnock<\/em>) rilievo fatto di una massa resistente all&#8217;erosione, in questo nuovo caso un affioramento granitico, rimasta integra nonostante la tendenza ad abbassarsi del paesaggio circostante. Una seconda isola dei cieli battezzata questa volta Lico, svettante sopra la foresta fino ai 700 metri del suo versante pi\u00f9 elevato, per cui l&#8217;inaccessibilit\u00e0 e posizionamento remoto costituiscono due dei fattori principali alla sostanziale mancanza di approfondimento nei tempi odierni. Almeno fino al palesarsi di una fortunata, quanto funzionale contingenza: quella dello stesso Bayliss che avendo lungamente studiato le immagini di Google Maps del Mozambico, stila un approfondito catalogo di tutto quello che pare disallineato dalla norma precedentemente acquisita. Ivi inclusa, per l&#8217;appunto, l&#8217;emergenza di simili piattaforme senza termini di paragone apparenti, strumenti di elevato valore nello studio degli effetti del mutamento climatico. Proprio perch\u00e9 gli unici effettivamente privi dell&#8217;impatto antropogenico diretto, da molti secoli o millenni a questa parte, in funzione della propria particolarit\u00e0 evidente. Letterali fortezze irraggiungibili, presso cui ogni scoperta sembrava possibile. Sul piano stesso delle nostre cognizioni lungamente date per acquisite&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Google-Maps.jpg\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Google-Maps-500x281.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44909\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Google-Maps-500x281.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Google-Maps-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Google-Maps-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Lico-Google-Maps.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viene raccontata in tal senso come una scena memorabile quella del gruppo di studiosi con et\u00e0 tra i 30 e 60 anni, non dissimile dalla squadra di sbarco sul pianeta di un racconto di fantascienza, che risale tramite l&#8217;impiego della precedentemente disposta serie di corde con sistema bloccante fino al bordo esterno della roccia straordinariamente compatta. Ciascuno guidato dal senso di scoperta e l&#8217;immaginazione di trovarsi al cospetto, oltre il ciglio del baratro, con qualcosa di assolutamente inusitato. E c&#8217;\u00e8 da dire che al pari ed ancor pi\u00f9 del precedente Mabu, la roccia di Lico non avrebbe deluso i suoi coraggiosi scopritori. Per la natura assolutamente incontaminata del suo appezzamento vegetativo, quasi completamente ingombro di copiose ragnatele, ma anche la presenza di diverse specie conformi alle caratteristiche di un inconfutabile endemismo: una nuova variet\u00e0 di vischio, rane, rospi, roditori, serpenti, insetti e granchi. Farfalle sconosciute, alcuni toporagni e fatto particolarmente inaspettato, le chiare impronte di almeno un&#8217;antilope, salita fin quass\u00f9 con tecniche di scalata possibilmente conformi a quelle di una capra europea. Protetto dai venti e in grado di accumulare medie quantit\u00e0 di acqua piovana, a causa dei bordi sopraelevati del <em>plateau <\/em>principale, l&#8217;inselberg vantava inoltre numerose pozze permanenti, alcune delle quali furono identificate dalla biologa marina nella squadra come ospitanti una tipologia di pesci privi di classificazione tassonomica esistente. L&#8217;esperienza caotica ed avventurosa di questo primo contatto con la montagna, non del tutto priva d&#8217;incidenti incluso il ferimento ad una gamba di uno dei membri partecipanti, port\u00f2 ad un numero relativamente contenuto di pubblicazioni formali. Mentre un primo catalogo pi\u00f9 approfondito sul tema specifico dell&#8217;erpetologia sarebbe comparso nell&#8217;anno 2020, portando alle cognizioni raccolte per un gran totale di 21 rettili distinti, molti dei quali situati al di fuori del proprio areale precedentemente riconosciuto e verso il coronamento di una singola specie di anuro <em>Arthroleptis<\/em>, del tutto sconosciuto prima di quel saliente momento. Soltanto nel 2024, in seguito all&#8217;inclusione del monte Lico nella zona ecologica tutelata dal progetto SEAMA (South East Africa Montane Archipelago) cos\u00ec come era gi\u00e0 stato fatto per il simile Mabu ed i suoi ignoti camaleonti pigmei (<em>Rhampholeon maspictu<\/em>s) tale repertorio avrebbe contribuito al conteggio complessivo delle 217 specie differenti e totalmente uniche nella regione, di questa meta di pellegrinaggio per gli amanti della biodiversit\u00e0, cos\u00ec preziosa e priva di equivalenze paragonabili fuori dal suo specifico contesto di appartenenza. Il che non pu\u00f2 che rendere un fattore sorprendente il modo in cui, allo stato attuale dei fatti, entrambi i rilievi siano ad oggi privi di normative di protezione legali contro il loro sfruttamento, sia questo turistico o di altro, inimmaginabile tipo. Possiamo certamente ringraziare, in tal senso, la natura remota e irraggiungibile di tali siti se il peggio non \u00e8 ancora avvenuto. Ma le cose, si sa, possono cambiare da un momento all&#8217;altro.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zwPdQiQSVoA?si=XpkOmqFATYosZxQT\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Mabu-Survey-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44910\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Mabu-Survey-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Mabu-Survey-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Mabu-Survey-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Mount-Mabu-Survey.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Inselberg <\/em>come Mabu e Lico, d&#8217;altro canto, non passano facilmente inosservate. Tanto che in entrambi i casi, chiari segni a posteriori sono risultati validi a dimostrarne la cognizione lungamente acquisita da parte delle popolazioni locali. Con un sistema mitologico che vedeva il primo come ultima destinazione delle anime dei capi defunti della trib\u00f9 Nangaze. Mentre addirittura sulla vetta del secondo la squadra di Bayliss  si sarebbe scontrata con l&#8217;evidenza di alcuni frammenti di ceramica molto antica, possibilmente utilizzata con finalit\u00e0 rituali. O forse appartenente al gruppo sociale indigeno che, secondo una leggenda locale, si era ritirato in cima per sfuggire ai coloni europei. E le cui corde furono tagliate da questi ultimi, condannandoli a restare intrappolati lass\u00f9, fino alla loro inevitabile dipartita.<br>Visioni possibili di un mondo costruito a strati. In cui ciascun livello sembra custodire i propri presupposti sulla base delle condizioni naturali inerenti. Ma pi\u00f9 ci si allontana dalle moltitudini della pianura troppo abitata, tanto maggiormente i luoghi mostrano le proprie qualit\u00e0 diverse dalla presunzione logica della comunit\u00e0 moderna. Di certo, tutto questo non potr\u00e0 essere semplicemente&#8230; Un caso?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silenziosamente concentrata tra la foschia, l&#8217;antilope dalle ritorte corna nota come Bushbuck (T. sylvaticus) posiziona attentamente i propri zoccoli fessi tra le preminenze ineguali del massiccio affioramento di granito. 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