{"id":44822,"date":"2026-07-14T06:12:04","date_gmt":"2026-07-14T04:12:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44822"},"modified":"2026-07-14T06:12:08","modified_gmt":"2026-07-14T04:12:08","slug":"il-gigante-spaccato-di-assuan-maggiore-obelisco-mai-fallito-nel-mondo-antico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44822","title":{"rendered":"Il gigante spaccato di Assuan, maggiore obelisco mai fallito nel Mondo Antico"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NiiHnWOUMw0?si=yoGYZpyk7RB43H1b\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44825\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vivere a Roma significa dare per scontato ci\u00f2 che in altri luoghi \u00e8 straordinario, scorgere ogni giorno gli elementi di un&#8217;antichit\u00e0 remota e attualizzarli nel nucleo pulsante dei tuoi pensieri. In certi casi, questo pu\u00f2 portare a specifici fraintendimenti, di un tipo non soltanto cronologico, bens\u00ec territoriale. Svettante a Piazza del Popolo, sormontato da una croce anacronistica, oppure innanzi per tagliare, come un tronco fuori dal contesto, ogni foto del palazzo di Montecitorio. O posto per gettare la sua ombra sul maestoso Pantheon, tempio un tempo dedicato agli Dei superni&#8230; E ancora a piazza Navona, o della Minerva, e l\u00e0 dove la scala scende gi\u00f9 da Trinit\u00e0 dei Monti. E che dire dell&#8217;imponente monolite Lateranense, 425 tonnellate e 32 metri di granito rosso trasportato via da Karnak per volere dell&#8217;Imperatore Costantino I, quindi nel 357 d.C. fino alla Citt\u00e0 Eterna dal suo successore Costanzo II? Soltanto in questi luoghi l&#8217;obelisco pu\u00f2 apparire come il pi\u00f9 comune degli arredi urbani, al pari di un qualsiasi monumento, di una statua, o una fontana. Entro i confini del Raccordo Anulare restano, in effetti, un maggior numero di tali oggetti in posizione verticale che nell&#8217;intero spazio dell&#8217;Antico Egitto, il quale di suo conto resta l&#8217;unica reale e comprovata origine di un tale approccio alla celebrazione del potere. E per comprenderlo possa bastarvi questa visita di tipo virtuale tra le sabbie della piana di Assuan. Esattamente l\u00e0 dove gli uomini del Faraone, e la loro moltitudine di schiavi, operavano incessantemente settimane, mesi ed anni per tirare fuori il nucleo solido del sottosuolo. In forme che sarebbero state immediatamente riconoscibili. Nonch\u00e9 straordinariamente utili allo scopo prospettato dai loro padroni. Immaginate dunque la reazione collettiva, propagatosi ai diversi punti della catena di comando, quando nel XV secolo a.C. gli agenti della seconda sovrana donna nella storia delle allora 18 Dinastie, Hatshepsut, scoprirono una spaccatura sulla superficie dell&#8217;oggetto che per tanto tempo, e con tale enfasi, aveva visto concentrate le proprie attenzioni. Un singolo blocco imponente, qualcun altro avrebbe detto ciclopico, scavato con pedissequa attenzione dal sostrato granitico di queste cave, fonte inamovibile di tanto materiale usato nei templi, monumenti e mausolei dei comprovati costruttori del Nilo. E da quel preciso istante, totalmente inutile: giacch\u00e9 chi avrebbe osato continuare l&#8217;opera, ponendo l&#8217;opera completa ad ergersi a guisa di simbolo imperfetto della sua superba committente? Vigendo nel contempo il rischio che potesse frammentarsi, precipitando rovinosamente contro il pubblico impegnato nelle proprie necessarie ed opportune venerazioni&#8230; Il che avrebbe portato, di l\u00ec a poco, all&#8217;inevitabile abbandono di quest&#8217;opera incompleta. Una terribile sfortuna, per l&#8217;epoca, ma anche un&#8217;opportunit\u00e0 per la posterit\u00e0 indivisa. Pronta ad indagare simili criticit\u00e0 dei tempi av\u00ecti. Cos\u00ec da scorgere, sulla distanza, il tiepido barlume della Verit\u00e0 dimenticata&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/TrhSDYeEhNU?si=YHRgmT11uGtETPyx\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Visit-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44824\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Visit-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Visit-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Visit-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Visit.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lungamente noto per la sua casuale capacit\u00e0 di rimanere parzialmente esposto dalla massa in perpetuo movimento delle sabbie nordafricane, l&#8217;obelisco incompleto fu documentato per iscritto la prima volta grazie all&#8217;opera dell&#8217;esploratore italiano Giovanni Battista Belzoni nel 1819, durante una delle sue spedizioni nell&#8217;Alto Egitto, lontano dalle coste settentrionali. Inserito in quel momento a margine, come curiosit\u00e0 del tutto periferica nell&#8217;esperienza del turismo presso il misterioso entroterra africano, esso fu inserito nuovamente nel catalogo del francese Jacques de Morgan, nel 1894. Fino alla prima opera realmente approfondita, pubblicata grazie al contributo di vent&#8217;anni dopo di Reginald &#8220;Rex&#8221; Engelbach, coinvolto come ingegnere dal direttore francese del Dipartimento delle Antichit\u00e0, al fine di sgomberare, restaurare e rendere visitabile la zona delle ancestrali cave di Assuam. Individuo dalla sviluppata sensibilit\u00e0 tecnica, il quale trovandosi al cospetto del mancato obelisco, pens\u00f2 per primo all&#8217;opportunit\u00e0 di farne una preziosa fonte d&#8217;informazioni. Mai su tale scala, e con un simile grado di rilevanza, era stato possibile infatti disporre di una grande opera egiziana nel suo stato embrionale. Offrendo validi spunti d&#8217;analisi per il processo di genesi, lavorazione e preparazione di uno di questi immensi giganti. Molte sono a tal proposito le ipotesi, ordinatamente proposte al pubblico dei suoi testi dedicati all&#8217;argomento, del &#8217;22 e &#8217;23. Alcune delle quali, successivamente all&#8217;approfondito scrutinio dell&#8217;archeologia contemporanea, sembrano plausibili ancora oggi. Dal metodo impiegato per &#8220;tagliare&#8221; via letteralmente il blocco dalla roccia madre, non tramite strumenti di metallo, all&#8217;epoca d&#8217;insufficiente durezza, bens\u00ec sfere martellatrici di ancor pi\u00f9 solida dolerite, letteralmente sollevate per migliaia di volte ogni giorno dai lavoratori preposti. E quindi fatte ricadere, rovinosamente, nei punti chiaramente indicati come transito della trincea perimetrale. Verso lo stato intermedio che possiamo attualmente osservare, di un letterale corridoio circostante il pezzo, gi\u00e0 sormontato dal vistoso <em>pyramidion<\/em> monumentale, la cuspide perfettamente acuminata destinata a collegare il risultante orpello con il dio solare. E che orpello, in verit\u00e0: possibile compagno, o controparte, dell&#8217;obelisco di Tutmose III oggi noto come Lateranense, o ancora la coppia di Luxor costruiti da Ramesse II, il monumento dedicato alla donna-faraone Hatshepsut avrebbe raggiunto gli impressionanti 42 metri ed un peso stimato attorno alle 1.200 tonnellate, oggi difficile da determinare nella sua posizione non del tutto accessibile e sdraiata in orizzontale. Conformandosi in tal senso alla postura auto-celebrativa di una simile sovrana, committente tra le molte altre cose del tempio di Karnak, quello di Artemidos ed il luogo dedicato alla sua celebrazione postuma, l&#8217;iconico edificio costruito sotto il pendio di Deir el-Bahari, sulle sponde del sacro fiume. Interessante, in tal senso, l&#8217;estrema raffinatezza del sistema impiegato al fine di trasportare un simile blocco fino al luogo della sua presunta erezione, che lo storico Plinio il Vecchio avrebbe menzionato secoli dopo nella sua<strong> <\/strong><em>Naturalis historia<\/em> (78 d.C.) Un approccio consistente nello scavo di un canale dal Nilo fino alle cave di Assuam, entro cui una chiatta dalle dimensioni appropriate sarebbe stata condotta fino allo spazio sottostante all&#8217;obelisco nella sua forma finale. Affinch\u00e9 con l&#8217;arrivo della stagione delle piogge e la conseguente piena, essa si sarebbe sollevata, imbarcando in modo autonomo il mostruoso monolito.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fbk7DCmQKgA?si=keyl_2L7BR2VxwOn\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Surroundings-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44823\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Surroundings-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Surroundings-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Surroundings-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/07\/Unfinished-Obelisk-of-Aswan-Surroundings.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Costantemente e molto prevedibilmente sottoposto alle costanti elucubrazioni degli ufologi ed amanti del complotto, l&#8217;obelisco incompleto di Assuam \u00e8 in se stesso la diretta prova degli effettivi metodi impiegati dai nostri antichi predecessori, al fine di raggiungere il coronamento delle proprie pi\u00f9 remote ed altrettanto necessarie aspirazioni. Con i &#8220;misteriosi segni concavi&#8221; sulla pietra, del tutto simili al passaggio di un cucchiaio, direttamente riconducibili ai martelli litici trovati, per l&#8217;appunto, negli immediati pressi dell&#8217;opera abbandonata. Ed il conseguente collegamento, finalmente apprezzabile nella sua forma intermedia, tra i metodi impiegati il soverchiante ago della meridiana che, in epoche successive, avremmo finito per dare per scontato. Ma forse, almeno in questo caso, la spaccatura dell&#8217;obelisco pu\u00f2 essere vista come una sorta di paradossale atto divino. Altrimenti chi mai avrebbe potuto dire in quale piazza di Roma, e per volere di che sovrano, avrebbe finito per trovare posto, grazie al piano imperturbabile di accrescimento del solerte Impero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vivere a Roma significa dare per scontato ci\u00f2 che in altri luoghi \u00e8 straordinario, scorgere ogni giorno gli elementi di un&#8217;antichit\u00e0 remota e attualizzarli nel nucleo pulsante dei tuoi pensieri. In certi casi, questo pu\u00f2 portare a specifici fraintendimenti, di un tipo non soltanto cronologico, bens\u00ec territoriale. 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