{"id":44391,"date":"2026-05-06T06:22:24","date_gmt":"2026-05-06T04:22:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44391"},"modified":"2026-05-06T06:22:29","modified_gmt":"2026-05-06T04:22:29","slug":"qui-convergono-i-giganti-dzanga-bai-la-radura-creata-dalla-grande-sete-dei-pachidermi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=44391","title":{"rendered":"Qui convergono i giganti: Dzanga Bai, la radura creata dalla grande sete dei pachidermi"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Sk2M2xygD8k?si=7QTEsF7_ZUkrqR5m\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Forest-Elephant-Dzanga-Bai-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44393\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Forest-Elephant-Dzanga-Bai-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Forest-Elephant-Dzanga-Bai-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Forest-Elephant-Dzanga-Bai-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Forest-Elephant-Dzanga-Bai.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Forze ponderose sono quelle in grado di plasmare la foresta, conseguenza imperturbabile dell&#8217;energia possente che permette alla vegetazione di prosperare. Cos\u00ec come le piante riescono a rigenerarsi, d&#8217;altro canto, gli spostamenti collettivi e ripetuti della fauna possono creare corridoi, zone calpestate o alberi spogli di frutti. Verso una tendenza che percorre le generazioni, fino a un cambiamento sostanziale nell&#8217;aspetto del paesaggio stesso. Prendiamo spunto, a tal proposito, dalle cosiddette <em>bai<\/em> o tipiche radure acquitrinose presso gli argini dei fiumi e dei torrenti, i quali nel proprio percorso dentro il principale parco naturale della Repubblica Centrafricana, diventano un fondamentale punto di riferimento per la megafauna di quel continente. In quanto siti riservati agli esseri in cerca di sicurezza assieme la pi\u00f9 necessaria di ogni risorsa: l&#8217;acqua. Oltre a un tipo di sostanze pi\u00f9 particolari, la cui ricerca in questo ambiente pu\u00f2 riuscire in molti casi difficoltosa. \u00c8 proprio in uno di questi luogo dunque, a molte ore di marcia dal pi\u00f9 vicino insediamento umano, attraverso il denso manto rasoterra di Marantaceae e Zingiberaceae, all&#8217;ombra dell&#8217;alta e ombrosa canopia formata da distese dell&#8217;albero leguminoso <em>Gilbertiodendron dewevrei<\/em>, che una sorta di miracolo sembra verificarsi ogni giorno. Il subitaneo quanto imprescindibile susseguirsi, da mattina fino a sera, di una marcia abnorme di creature, inclini normalmente a gruppi numericamente contenuti. Forgiata da coloro che in maniera inconsapevole hanno creato la leggenda della Dzanga Bai, altrimenti detta &#8220;villaggio&#8221; o radura degli elefanti.<br>Duecento metri di lunghezza e 500 di larghezza, per un totale di circa 10 ettari, percorsa da quel piccolo torrente che ivi perde i propri argini, disperdendosi all&#8217;interno di un sostrato paludoso calpestato giornalmente da circa 150-200 esemplari di <em>Loxodonta cyclotis<\/em> o elefanti di foresta, nonch\u00e9 bongo, bufali, sitatunga, cinghiali e frequentato assiduamente dagli stormi di pappagalli. E tutto questo per l&#8217;utilit\u00e0 inerente di un tesoro geologico sommerso, costituito da una preistorica intrusione ignea di dolerite, roccia che rilascia gradualmente sodio, calcio ed altri elementi. Quel tipo di sostanze, in altri termini, necessarie nel mantenimento di una dieta adeguata, che tuttavia risultano notoriamente rare nel tipo di foresta densa cui appartiene il diversificato popolo di tali specie animali. E delle quali simili parenti stretti del pi\u00f9 grande mammifero di terra, noti per le loro zanne verticali che talvolta giungono fino al terreno, necessitano in quantit\u00e0 molto elevata, tanto da renderli del tutto dipendenti dalla propria capacit\u00e0 di ritornare, molte volte in una singola stagione, in luoghi come questo. <br>Il che ci porta al caso dell&#8217;anomalia pi\u00f9 interessante: poich\u00e9 se gli elefanti amano a tal punto tale radura, sarebbe naturale immaginare che questa esistesse gi\u00e0 da lungo tempo prima della loro venuta. Ancorch\u00e9 l&#8217;effettivo corso degli eventi, nei fatti dimostrati, risulti essere decisamente pi\u00f9 complesso. Affermazione dedicata, quest&#8217;ultima, a chiunque pensi che soltanto l&#8217;uomo possa essere l&#8217;agente principale di un processo di disboscamento&#8230; Dimenticando l&#8217;esistenza di coloro che, per propria implicita natura, dispongono di una massa individuale paragonabile a quella di un bulldozer stesso&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pLtwHXMdrEU?si=YxIYb6oGLsiuPOFV\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Elephant-families-Dzanga-Bai-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44392\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Elephant-families-Dzanga-Bai-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Elephant-families-Dzanga-Bai-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Elephant-families-Dzanga-Bai-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Elephant-families-Dzanga-Bai.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Caso maggiormente celebre di un processo osservabile anche altrove, sebbene mai su scala del tutto paragonabile, la Dzanga Bai \u00e8 per questo diventata nel corso degli anni un luogo di straordinaria importanza per l&#8217;osservazione e lo studio scientifico di molte variet\u00e0 faunistiche, ma soprattutto i proboscidati <em>L. cyclotis<\/em>, le cui interazioni vicendevoli allo stato brado mantengono tutt&#8217;ora molti dei propri impliciti segreti. Di creature in genere ragionevolmente mansuete, tanto da risultare il tipo di elefante pi\u00f9 diffuso in cattivit\u00e0, sebbene proveniente come anche implicato dal suo nome comune da zone remote e spesso scarsamente popolate dell&#8217;entroterra africano. Suddivisi in un&#8217;organizzazione sociale che vede singoli branchi molto uniti tra di loro, pur essendo al massimo formati da una ventina di esemplari, spesso guidati da femmine imparentate tra loro. Accorgimento, nel caso specifico, mirato principalmente all&#8217;allevamento e protezione dei nuovi nati, la cui dipendenza dalla madre pu\u00f2 durare fino a 5 anni, allorch\u00e9 gli esemplari maschio ormai adulti tendono naturalmente ad allontanarsi in cerca di nuovi e inesplorati territori di appartenenza. Quasi ovunque, ma non qui: ben pochi altri luoghi, nel continente, possono vantare la stessa capacit\u00e0 di attrazione per l&#8217;intera specie della radura del fiume Dzanga, dove la societ\u00e0 degli elefanti si trova radunata in modo quotidiano, praticando l&#8217;interscambio di opinioni reciproche ed un tipo intensivo di reciproca condivisione. Tanto da aver suscitato l&#8217;effettiva formazione di una sorta di linguaggio, fatto di barriti, gesti con la proboscide ed atteggiamenti, lungamente conosciuto e persino interpretabile da parte di membri specializzati del principale gruppo etnico della regione, i pigmei Ba&#8217;Aka. La cui affinit\u00e0 quasi leggendaria con queste magnifiche creature permetterebbe addirittura, a quanto si racconta, di poterne udire i passi lievi nel sottobosco durante la pioggia, una capacit\u00e0 che nessun ricercatore occidentale possiede. Tra i molti presupposti, in verit\u00e0, capaci di renderli una risorsa fondamentale per l&#8217;accompagnamento delle squadre scientifiche contemporanee, al fine di catalogare, comprendere e studiare la vasta popolazione animale di Dzanga Bai. Con particolare riferimento allo spunto d&#8217;indagine perseguito fin dai remoti anni &#8217;90, con la guida soprattutto nella fase iniziale della biologa Andrea Turkalo della Wildlife Conservation Society. Colei la quale, assistita dalla propria squadra, ha condotto e registrato le interazioni di ben 3.128 esemplari di elefante in oltre vent&#8217;anni di conduzione dell&#8217;iniziativa, almeno fino al momento drammatico della crisi politica della Repubblica Centrafricana, sfociata nel 2013 in episodi di terribile violenza sociale. Capace di estendersi, in maniera inaspettata, fino alla stessa pacifica radura, dove poco tempo dopo la partenza dei ricercatori, furono trovate 26 carcasse di elefanti circondati da bossoli dei fucili, presumibilmente uccisi dai bracconieri in cerca di avorio appartenenti alle schiere dei ribelli S\u00e9l\u00e9ka. Un crimine i cui autori, nonostante le estensive indagini, non furono mai effettivamente identificati.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/aSbgkGD2zMI?si=8m8xV4ASmm_bWiBo\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Night-Vision-Dzanga-Bai-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44394\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Night-Vision-Dzanga-Bai-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Night-Vision-Dzanga-Bai-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Night-Vision-Dzanga-Bai-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2026\/05\/Night-Vision-Dzanga-Bai.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il che conduce, come sempre in questi casi, alla questione cruciale della conservazione e salvaguardia territoriale. Laddove il caso della radura in questione, situata all&#8217;interno del vasto e normativamente protetto parco di Dzanga-Ndoki, pu\u00f2 beneficiare di un fattore positivo: la sua localit\u00e0 remota e difficilmente raggiungibile senza l&#8217;aiuto di guide native. Una condizione in grado di renderla esponenzialmente meno appetibile da parte dei turisti, un apparente vantaggio per gli animali, sebbene ci\u00f2 comporti anche una minore quantit\u00e0 di fondi disponibili per il pattugliamento sistematico dei boschi. Ci\u00f2 nel tentativo di limitare, per quanto possibile, un&#8217;attivit\u00e0 di bracconaggio che continua a verificarsi nonostante i divieti. Si stima, a tal proposito, che soltanto tra il 1995 e il 2010 la quantit\u00e0 di maschi in et\u00e0 riproduttiva sia diminuita da un gi\u00e0 basso 20% al 10%, proprio a causa del valore commerciale delle loro zanne. Un problema senza dubbio significativo, ancor pi\u00f9 grave per creature le cui gravidanze durano in media 22 mesi, e l&#8217;intervallo tra le nascite pu\u00f2 richiederne fino a 68. Tanto che in base ai dati statistici raccolti appare probabile come la popolazione complessiva di <em>L. cyclotis<\/em> richieder\u00e0 anni, se non decadi, per cominciare anche soltanto a riequilibrarsi. <br>E ci\u00f2 partendo dal presupposto, difficilmente dimostrabile, che il problema fondamentale sia stato eliminato alla radice. Con possibili effetti a cascata sull&#8217;intera fauna regionale: senza la marcia stolida degli elefanti, infatti, molti <em>bai<\/em> verranno prima o poi invasi nuovamente dalla densa vegetazione circostante. Causando la scomparsa in poco tempo di un tipo di risorsa fondamentale per il benessere di molte specie. Tutto, in natura, \u00e8 collegato. E pu\u00f2 bastare un singolo colpo di fucile, all&#8217;alba di un giorno infausto, per cambiare totalmente il paradigma di un ecosistema. Ed assieme ad esso, l&#8217;intero paradigma del nostro domani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forze ponderose sono quelle in grado di plasmare la foresta, conseguenza imperturbabile dell&#8217;energia possente che permette alla vegetazione di prosperare. Cos\u00ec come le piante riescono a rigenerarsi, d&#8217;altro canto, gli spostamenti collettivi e ripetuti della fauna possono creare corridoi, zone calpestate o alberi spogli di frutti. 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