{"id":43622,"date":"2025-12-24T06:13:44","date_gmt":"2025-12-24T05:13:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=43622"},"modified":"2025-12-24T06:13:49","modified_gmt":"2025-12-24T05:13:49","slug":"il-mistero-in-bilico-tra-guerra-e-religione-del-castello-sullalta-scogliera-irlandese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=43622","title":{"rendered":"Il mistero in bilico tra guerra e religione del castello sull&#8217;alta scogliera irlandese"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8QHFP-yGzVE?si=vEmjKqpccw9THeB3\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-43625\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Esiste all&#8217;insaputa di molti una precisa origine mitologica del popolo dell&#8217;Isola Verde, profondamente ispirata ai testi religiosi dell&#8217;epoca medievale. Redatto da una pluralit\u00e0 di autori dall&#8217;identit\u00e0 ignota, il <em>Lebor Gab\u00e1la \u00c9renn<\/em> (&#8220;Libro della Presa d&#8217;Irlanda&#8221;) narra dei sei gruppi di coloni che s&#8217;insediarono attraverso i secoli su questa terra, tra cui figurano i potenti Tuatha D\u00e9 Danann, druidi o stregoni destinati in seguito ad ascendere allo status primordiale di divinit\u00e0 pagane. Ma \u00e8 la vicenda della quarta etnia in questa cronologia non del tutto verificabile, quella dei Fir Bolg, ad aver pi\u00f9 lungamente colpito ed affascinato gli studiosi, grazie alla preponderanza di testimonianze archeologiche possibilmente riconducibili alla loro pregressa esistenza. Nel testo si narra dunque di questo popolo perseguitato a seguito della sconfitta dei predecessori Nemed ad opera degli agguerriti Fomori, e di come un gruppo sopravvissuto di appena 30 capi trib\u00f9 fuggirono verso la Grecia, dove sarebbero rimasti per 230 anni fino a un&#8217;epoca grosso modo corrispondente a quella dell&#8217;Esodo Israelita. Per poi tornare finalmente alla loro nordica versione della Terra Promessa, che avrebbero nuovamente abitato suddividendola in cinque provincie. Ed in effetti molti sono i <em><em>cathair<\/em><\/em> o <em><em>d\u00fan<\/em><\/em> capaci di giungere ragionevolmente intatti fino ai nostri giorni, le loro fortezze circolari costruite principalmente con  la tecnica dei muri a secco, da cui le disparate trib\u00f9 avrebbero governato, non disdegnando di tanto in tanto di farsi la guerra. Ma c&#8217;\u00e8 un luogo in particolare, situato sul bordo estremo di una tale civilt\u00e0 a cavallo tra l&#8217;epoca del Bronzo e quella del Ferro, per cui aver partecipato direttamente a un conflitto sembra particolarmente improbabile. Chi avrebbe mai cercato di conquistare, d&#8217;altronde, l&#8217;isola costiera di Inishmore (antico irlandese: \u00c1rainn) erboso zoccolo calcareo formatasi nel Carbonifero, priva di particolari vantaggi paesaggistici o vantaggiose fonti d&#8217;irrigazione&#8230; Eppure sussistono ben pochi dubbi su come nel novero dei complessi militari in questione, nessuno raggiunga la grandezza, possenza e grandiosit\u00e0 monumentale di D\u00fan Aonghasa dalla triplice cinta muraria che copre un territorio di ben sei ettari, la cui collocazione in cima a una scogliera situata a 100 metri sopra il mare \u00e8 bastata a renderlo una delle mete turistiche pi\u00f9 amate di tutto il paese,  particolarmente tra le foto &#8220;da Instagram&#8221; in cui ci si avvicina con sprezzo del pericolo al ciglio del burrone, accantonando momentaneamente qualsivoglia remora o timore innato per le altezze vertiginose. Il che tende ad appiattire, tra i visitatori, la meditazione approfondita su un qualcosa che non pu\u00f2 essere spiegato pienamente tramite l&#8217;approccio accademico che tende a trarre solide basi dalla convenzione&#8230;<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Help:IPA\/Irish\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9tH0FTP-R9k?si=9couxg6BTs8ftoBi\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Visit-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-43624\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Visit-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Visit-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Visit-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Visit.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Direttamente collegato per il tramite della nomenclatura a due importanti figure, Aonghasa vede una possibile attribuzione in qualit\u00e0 di committente al sovrano Aonghus mac \u00damh\u00f3r, che si ritiene aver governato l&#8217;intera provincia del Connacht, ivi incluse le sue isole costiere, attorno al secondo secolo a.C. Lasciando sussistere, d&#8217;altronde, la distinta possibilit\u00e0 che tale luogo svettante fosse direttamente dedicato al divino Aengus, membro dei Tuatha figlio del dio supremo Dagda, nonch\u00e9 nume tutelare della guerra, della caccia e della navigazione. Una duplicit\u00e0 d&#8217;intenti da sempre connessa alla discussione critica di questo elevato <em><em>cathair<\/em><\/em>, il cui intento marcatamente difensivo non sembrerebbe riflettere un posizionamento strategico in effetti degno di questo nome. Ancorch\u00e9 sia significativo sottolineare come oltre duemila anni prima della data odierna il livello dell&#8217;Atlantico settentrionale fosse sensibilmente pi\u00f9 basso, presentando uno scenario paesaggistico marcatamente diverso in cui il castello si trovava ad oltre 1.000 metri dalla costa Inishmore. Ma sempre in cima a un alto promontorio o almeno ci\u00f2 \u00e8 quanto appare ragionevole pensare, vista la forma ad emiciclo (sostanzialmente, ricorda quella della lettera &#8220;D&#8221;) di un tale luogo fortificato, in cui la parte delle mura mancanti viene efficacemente sostituita dall&#8217;invalicabile strapiombo sotto cui s&#8217;infrangono, oggigiorno, le onde marine. Sempre che un improvviso quanto devastante crollo non abbia trascinato verso il basso la restante parte dell&#8217;originale castello. Sottoposto a vistose e non propriamente responsabili opere di restauro verso la fine del XIX secolo, con particolare riferimento ai contrafforti murari edificati a sostegno della cinta muraria interna, il sito \u00e8 stato fatto oggetto nel corso degli ultimi cento e pi\u00f9 anni di numerose quanto approfondite ricerche archeologiche, restituendo multiple testimonianze sullo stile di vita co\u00e9vo, tra cui i resti di antiche capanne seminterrate, inclusive di anelli di bronzo, frammenti di ceramica e stampi possibilmente utilizzati per la fabbricazione di punte di lancia. Assolutamente degna di nota, esternamente al complesso propriamente detto, la vasta area del cosiddetto <em>chevaux-de-frise,<\/em> concettualmente non diverso dall&#8217;eponima caratteristica difensiva delle fortificazioni di ogni epoca, consistendo in un vasto campo di avvicinamento costellato di pietre aguzze e discontinue, dell&#8217;altezza unitaria di fino a 1,5 metri. Il tipo di elemento nell&#8217;architettura difensiva comunemente utilizzato per arrestare una carica di cavalleria, il che costituisce un ulteriore elemento di difficile collocazione contestuale; giacch\u00e9 non sussiste alcun tipo di prova, n\u00e9 testimonianze affidabili, dell&#8217;arrivo degli equini presso l&#8217;ancestrale isola di \u00c1rainn. Il che ci porta verso la comune percezione nel settore degli studiosi, secondo cui tale caratteristica e la natura stessa delle fortificazioni a D\u00fan Aonghasa potessero avere un significato primariamente simbolico o rituale, come una sorta di barriera superabile soltanto dai prescelti per un qualche tipo di ritualit\u00e0 o incombenza religiosa. Punto di partenza, come potrete facilmente immaginare, per una quantit\u00e0 spropositata di elucubrazioni, non sempre basate su fatti evidenti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/YpTo3PM-Fs8?si=PzucII4VvOrvJXIb\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Drone-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-43623\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Drone-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Drone-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Drone-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/12\/Dun-Aonghasa-Drone.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Lunga \u00e8 la storia degli studi effettuati sull&#8217;argomento, fin da quando nel 1825 l&#8217;archeologo John O\u2019Flaherty afferm\u00f2 di aver individuato i chiari segni di una pratica druidica di venerazione del fuoco entro i confini del <em>d\u00fan<\/em>, mentre il collega John O\u2019Donovan 14 anni si lasci\u00f2 andare di fronte alle mura a dimostrazioni di estasi spropositata, tra cui il lancio dell&#8217;ombrello ed a quanto si racconta, grida ripetute di ringraziamento all&#8217;indirizzo del cielo stesso. Soltanto per riportare successivamente nei suoi scritti di come il nome stesso di Aonghasa, gi\u00e0 impiegato nell&#8217;ambiente accademico, risultasse privo di attestazioni verificabili, laddove gli abitanti del luogo fossero pi\u00f9 che altro soliti chiamare il castello con un pi\u00f9 generico Dunmore. Soltanto tra il 1992 e &#8217;95, nel corso delle campagne di scavo del Western Stone Forts Project, l&#8217;archeologa Claire Cotter avrebbe cercato finalmente di contestualizzare dal punto di vista sociale e situazionale l&#8217;antico e misterioso edificio. Giungendo, mano a mano che gli oggetti ritornavano alla luce, alla riscoperta di una civilt\u00e0 ragionevolmente organizzata, sottoposta ai dettami di un potere centrale saldo e strutturato. Sebbene quali fossero le scene inclini a svolgersi, sotto la luce di astri inconoscibili e una vista incontrastata sul paesaggio silente, resti al momento un bersaglio pressoch\u00e9 esclusivo della nostra fervida immaginazione contemporanea. In attesa che emergano nuovi elementi. O che qualcuno inventi, finalmente, un macchinario in grado di scrutare indietro come il fantascientifico cronoscopio asimoviano, nella discontinua linea temporale dei nostri antichissimi predecessori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste all&#8217;insaputa di molti una precisa origine mitologica del popolo dell&#8217;Isola Verde, profondamente ispirata ai testi religiosi dell&#8217;epoca medievale. 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