{"id":42614,"date":"2025-07-01T06:08:07","date_gmt":"2025-07-01T04:08:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=42614"},"modified":"2025-07-01T06:08:13","modified_gmt":"2025-07-01T04:08:13","slug":"ali-per-famiglie-le-notevoli-ambizioni-di-un-plettro-da-chitarra-volante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=42614","title":{"rendered":"Ali per famiglie: le notevoli ambizioni di un plettro da chitarra volante"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Ix4AKMEHlFE?si=CTnqg35Dxk_f-Prv\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Aviation-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42615\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Aviation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Aviation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Aviation-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Aviation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Caotico \u00e8 il progresso, poich\u00e9 alcuni aspetti tecnologici sembrano progredire a un ritmo accelerato. Mentre altri, dati per scontati nei minuti di un tempo trascorso, ritardano l&#8217;ingresso nel nostro quotidiano, quasi come se ogni cosa nascondesse, oltre la scorza semplice della mera sussistenza, un nucleo di effettivi ostacoli da superare, non sempre o necessariamente palese. Un chiaro esempio: l&#8217;idea che un giorno avremmo avuto l&#8217;abitudine di usare gli aeroplani per spostarci tra casa, lavoro e andare qualche volta al supermercato. Soli sessantasei anni per passare dall&#8217;aereo dei fratelli Wright allo sbarco sulla Luna, inutile specificarlo, tendono ad alzare collettivamente le aspettative. E dopo tutto l&#8217;effettivo sforzo e grado d&#8217;attenzione necessari per guidare l&#8217;automobile nel traffico non sono sempre trascurabili, anche quando confrontati con qualcosa che decolla, perseguendo l&#8217;obiettivo ultimo della Stella Polare. Era dunque il 1959 quando i coniugi John e Jennie Dyke, con residenza nell&#8217;Ohio statunitense, iniziarono a collaborare nel tentativo di dar forma al sogno di lui. Cos\u00ec trainando esperimenti aerodinamici di varie fogge e dimensioni dietro l&#8217;automobile di famiglia, e mettendo alla prova modellini radiocomandati giunsero gradualmente ad una propria personale concezione del perfetto aeroplano. Uno in cui le ali avrebbero vantato una particolare forma trapezoidale, capace di estendersi fino alla coda priva di stabilizzatore orizzontale. Una configurazione a doppio delta, in altri termini, non del tutto dissimile dai progetti diventati iconici del grande ingegnere aeronautico Alexander Lippisch, sebbene con finalit\u00e0 e dettagli funzionali radicalmente diversi. La filosofia progettuale del primo prototipo in grado di volare, messo finalmente alla prova con successo nel 1962, era in effetti quella di un velivolo straordinariamente compatto e facile da gestire in un contesto domestico. Il che voleva dire che poteva essere trainato su strada e quando necessario, addirittura immagazzinato all&#8217;interno di un normale garage. Questo perch\u00e9 gli appena 6,87 metri di apertura alare inclusiva di elevoni come superfici di controllo integrate, prevedevano la possibilit\u00e0 di ripiegare sopra la carlinga tali sporgenti elementi, lasciando in qualit\u00e0 di ostacolo i soli 5,79 metri di lunghezza, non molto superiori a quelli di un furgone o fuoristrada di uso comune. Una compattezza, nello specifico, raggiunta grazie alla straordinaria quantit\u00e0 di portanza generata dall&#8217;inusuale configurazione geometrica, in cui ogni singolo elemento dell&#8217;aeroplano contribuiva a mantenerlo in aria. Tanto che il JD-1 decollava in modo pressoch\u00e9 spontaneo, senza la necessit\u00e0 di tirare a se la leva di comando principale. L&#8217;interesse del pubblico sembr\u00f2 fin da subito notevole, finch\u00e9 nel giugno del 1964, l&#8217;assurdo imprevisto: durante la saldatura di un componente nell&#8217;officina di John, si scaten\u00f2 improvvisamente un incendio. Senza vittime (umane), per fortuna. Ma l&#8217;unica versione dell&#8217;aereo costruita fino a quel momento and\u00f2 totalmente distrutta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/VSGE0rvhy4U?si=BgcV3ZRVEls5211U\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-History-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42617\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-History-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-History-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-History-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-History.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il che potrebbe anche costituire l&#8217;epilogo della nostra storia, se non che l&#8217;intraprendente ingegnere, incoraggiato ed aiutato dalla sua altrettanto valida consorte, decise di ricominciare da capo l&#8217;opera, costruendo quella che sarebbe diventata una versione persino migliore del suo capolavoro volante. Ci\u00f2 che avrebbe avuto origine da quell&#8217;evento sarebbe stato il JD-2 o &#8220;Dyke Delta&#8221; realizzato mediante l&#8217;uso di materiali migliori ed un motore pi\u00f9 potente: il Lycoming O-360 da 225 cavalli Vs. il precedente O-290 da 125. Una potenza quasi raddoppiata dunque capace di garantire il trasporto dell&#8217;intera famiglia che nel frattempo era aumentata di numero, con la nascita del secondo figlio. Per questo la rinnovata versione prevedeva un sedile di comando singolo, senza posto per un copilota ma tre posti a sedere per i passeggeri nella parte posteriore della cabina triangolare, situati subito dietro il parabrezza principale, con due semplici finestrini per poter osservare il panorama sottostante. L&#8217;aereo si dimostr\u00f2 fin da subito perfettamente riuscito da diversi punti di vista, nonch\u00e9 dotato di prestazioni al di sopra della media di categoria. Con una velocit\u00e0 massima di 322 Km\/h ed una portata di 1.400 Km grazie al consumo ridotto, anche in funzione del carrello retraibile mediante l&#8217;uso di una manovella in stile vecchio finestrino, esso garantiva inoltre una stabilit\u00e0 notevole, capace di oltrepassare turbolenze ragionevoli senza scossoni degni di nota. Unico neo da sottolineare, una velocit\u00e0 minima prima dello stallo tra i 113 e 120 Km\/h, che poteva rendere l&#8217;atterraggio relativamente difficoltoso. Ci\u00f2 detto, l&#8217;interesse ad ordinare il velivolo in una sua versione prodotta in serie da parte di appassionati in tutto il paese fu evidente dopo la sua presentazione alla fiera di settore a Rockford del 1966, se non che la realt\u00e0 dei fatti si rivel\u00f2 decisamente pi\u00f9 complicata. Non soltanto infatti i coniugi Dyke erano disinteressati alla rischiosa fondazione di una compagnia con fabbrica annessa, ma neppure avevano in programma di vendere l&#8217;areo in kit di montaggio, come fatto per altri sperimentali velivoli della stessa Era. L&#8217;unica forma in cui era possibile possedere un Delta diventava dunque costruirselo da solo, previo acquisto dei precisi piani pratici, inclusivi della procedura necessaria per mettere insieme l&#8217;avveniristico apparecchio. Peccato che la procedura, vista la complessit\u00e0 inerente, potesse richiedere fino a 5.000 ore di lavoro e competenze trasversali, visto l&#8217;utilizzo di una variet\u00e0 di materiali tra cui supporti di alluminio, fibra di vetro e coperture in poliestere dacron. Pi\u00f9 che una rivoluzione collettiva in tal senso, la commercializzazione del velivolo avrebbe dato i natali a quella che lo <a href=\"https:\/\/www.smithsonianmag.com\/air-space-magazine\/some-homebuilt-airplanes-create-business-one-created-family-180978276\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Smithsonian Magazine avrebbe definito in un articolo <\/a>una vera e propria &#8220;famiglia&#8221; di circa 50 costruttori, destinata a rimanere in contatto con genio dell&#8217;Ohio anche attraverso multiple generazioni.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5imyOLhIJDQ?si=A3po5_oZPulkgYjb\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Build-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42616\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Build-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Build-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Build-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/07\/Dyke-Delta-Build.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un passaggio necessario ed importante, nella realt\u00e0 dei fatti, visti i rischi di cui ci si fa carico nel momento in cui viene intrapresa la costruzione autonoma di un completo aeroplano. Vedi il caso tragico di un incidente del 2019, in cui un pilota commerciale con 225 ore di volo si schiant\u00f2 vicino Safford, in Arizona, dopo aver perso il controllo a seguito di una brusca cabrata. Per la chiara ragione, come sarebbe stato dimostrato in seguito, di aver scelto d&#8217;installare un motore pi\u00f9 potente e pesante nel muso del suo D. Delta, con conseguente destabilizzazione dell&#8217;aereo il cui centro di gravit\u00e0 tendeva gi\u00e0 ad essere spostato sensibilmente in avanti. Rischi del mestiere, purtroppo, per chi crede di poter fare meglio rispetto ai propri insigni, e soprattutto certificati predecessori. <br>Nonch\u00e9 una dimostrazione del pericolo inerente che permane, ogni qual volta si lasciano i sicuri recessi del piano di spostamento pi\u00f9 prettamente legato alla superficie terrestre. Cos\u00ec sfidando la sublime, talvolta invalicabile barriera gravitazionale. A cui difficilmente pu\u00f2 bastare, come preparazione implicita, il conseguimento di una semplice patente attribuita dopo un singolo esame, nevvero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caotico \u00e8 il progresso, poich\u00e9 alcuni aspetti tecnologici sembrano progredire a un ritmo accelerato. 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