{"id":42492,"date":"2025-06-08T06:11:56","date_gmt":"2025-06-08T04:11:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=42492"},"modified":"2025-06-08T06:12:03","modified_gmt":"2025-06-08T04:12:03","slug":"che-fine-ha-fatto-lautobus-a-propulsione-nucleare-strano-sogno-cinematografico-degli-anni-70","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=42492","title":{"rendered":"Che fine ha fatto l&#8217;autobus a propulsione nucleare, strano sogno cinematografico degli anni &#8217;70"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/lkEQoELqSrQ?si=tSOV9C3ef1vw0kiD\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/The-Big-Bus-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42495\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/The-Big-Bus-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/The-Big-Bus-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/The-Big-Bus-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/The-Big-Bus.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Cruciale nel comprendere l&#8217;assioma tipicamente anglofono secondo cui <em>less is more<\/em> (&#8220;meno \u00e8 meglio&#8221;) \u00e8 ritornare con la mente al tipo d&#8217;intrattenimento proiettato sugli schermi cinematografici di due o tre generazioni prima di quella corrente. Prima della grafica creata al computer, dei personaggi totalmente fittizi, delle scene immaginifiche e delle comparse duplicate digitalmente. Quando un Buon Effetto Speciale era frutto dell&#8217;ingegno, il senso pratico, la capacit\u00e0 di rendere possibile il volere del regista sul suo trono trasportabile di alluminio e tela. E costruire automobili rappresentava, tanto spesso, il volto tecnologico di produzioni con un budget sufficientemente ampio, poich\u00e9 il mondo dei motori continuava ad essere, nella mente e nell&#8217;immaginario collettivo, il simbolo rombante del progresso e dell&#8217;avvenire. Questo seppe dimostrarci Batman gi\u00e0 verso la met\u00e0 degli anni &#8217;60 e per trasferire tale locuzione ad un diverso genere, la memorabile Monkeemobile del telefilm sui stravaganti musicisti ed aspiranti star del rock Dolenz, Nesmith, Tork e Jones, in realt\u00e0 nient&#8217;altro che una Pontiac GTO modificata, con fari e pinne aerodinamiche notevolmente ingrandite. Dietro il successo andato avanti fino al &#8217;68 dei Monkees figurava d&#8217;altro canto un giovane regista, la cui voce risuonava come quella del magico manichino nell&#8217;appartamento dei protagonisti, capace di elargire perle di saggezza ogni qualvolta ne tiravano lo spago di attivazione. Il suo nome era James Joseph Frawley ed otto anni dopo avrebbe finito per costituire la mente tecnica di uno dei pi\u00f9 bizzarri, insoliti e per certi versi meglio riusciti <em>disaster comedies<\/em> nella storia di Hollywood. Prima di <em>Airplane! <\/em>(L&#8217;aereo pi\u00f9 pazzo del mondo, 1980) e Critical Condition (Prognosi Riservata, 1987) e certamente prima di <em>Sharknado<\/em> (2013) fu per iniziativa dei cervelloni della Paramount che venne messo in produzione il concept per qualcosa di piuttosto raro dai tempi di Agatha Christie: una pellicola girata quasi totalmente, per lo meno nella finzione scenica, all&#8217;interno di un veicolo in movimento, la cui stessa esistenza era del tutto e puramente fantastica, essendo la risultanza di una fortunata comunione di menti creative. Andando nel contempo a rivisitare, in chiave ironica, le celebrate narrazioni drammatiche e terrificanti del regista cult e Master of Disastre, Irwin Allen (1916-1991). Cos\u00ec raccontano le poche cronistorie degli eventi tra cui quella dell&#8217;appropriatamente intitolata rivista Bus World, di come al direttore artistico dell&#8217;innovativa proposta, Joel Schiller fosse stato fornito un ampio budget di 250.000 dollari (pari ad un milione al cambio attuale) per creare un veicolo che fosse memorabile ed al tempo stesso iconico, degno di figurare come il vero e proprio protagonista dello show. Operazione destinata a compiersi senza disegni preparatori, un piano preciso e progetti ingegneristici, poich\u00e9 quella era l&#8217;usanza dell&#8217;epoca, ma con l&#8217;assistenza di tecnici veterani quali Gaile Brown e Lee Vasque, addetti al dipartimento effetti speciali della compagnia. Fiduciosi che l&#8217;oggetto scarsamente identificato risultante da un simile summit di talenti, lungo pi\u00f9 di 30 metri ed alto come un <em>double-decker<\/em> londinese, con 32 ruote di cui 8 sterzanti e costruito attorno ad un vistoso &#8220;reattore atomico&#8221; dalla potenza fuori scala, avrebbe finito per lasciare basiti persino loro stessi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/D5TSXmu525Y?si=0sHvPt8TsU2OTKjm\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Background-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42493\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Background-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Background-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Background-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Background.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il Big Bus o Fantabus, come sarebbe stato definito nella versione italiana del film, si guadagn\u00f2 dunque presto un soprannome, destinato a diventare il suo nome anche nei dialoghi dei vari protagonisti dell&#8217;insolita sceneggiatura: Cyclops, data la presenza del singolo, gigantesco faro nella parte frontale. Incorporato in un altrettanto notevole parabrezza curvo, con ampia visibilit\u00e0 su entrambi i piani, quello inferiore con la cabina di guida ed il piano bar situato al di sopra. Caratterizzato da un punto di snodo centrale con raccordo a soffietto, analogamente ai maxi-bus delle citt\u00e0 contemporanee, il gigante poteva nominalmente trasportare 110 passeggeri, una cifra non del tutto irrealistica almeno finch\u00e9 non si prendeva in considerazione l&#8217;ulteriore dotazione interna di amenit\u00e0 straordinariamente ingombranti, come una pista da bowling ed una piscina panoramica nella parte posteriore. Non che tale classe di veicolo fosse del tutto inusitata all&#8217;epoca, potendo addirittura individuare una significativa ispirazione nel Neoplan Jumbocruiser dell&#8217;omonima compagnia tedesca, pullman a due piani ed altrettanti segmenti snodati in servizio tra Belgio e Spagna tra il 1975 e il 1992. Non che i mezzi avessero, sostanzialmente, alcunch\u00e9 in comune dal punto di vista meccanico e\/o funzionale. La bizzarra e variopinta creazione di Schiller usava infatti come piattaforma ben due camion indipendenti del modello International Harvester Cargostar con liberale aggiunta di semiassi ulteriori, che potevano essere guidati separatamente fino alla <em>location<\/em> impiegata nelle scene di turno, mentre il punto di snodo centrale faceva uso secondo IMDb di &#8220;500 bulloni&#8221; che potevano essere montati da un team esperto nel giro di appena 40-45 minuti. Bench\u00e9 durante l&#8217;utilizzo su strada restassero necessari da un punto pratico entrambi gli autisti, mantenuti in comunicazione strategica mediante l&#8217;utilizzo di un interfono e capaci di far sterzare indipendentemente la parte posteriore di un simile treno stradale. Bus World parla inoltre di come gli originali motori degli International fossero stato successivamente sostituiti da pi\u00f9 potenti impianti Ford, provvedendo nel contempo a cambiare l&#8217;idea di partenza per un doppio posto di guida, in stile prettamente aeronautico, alla funzione meramente ausiliaria e di controllo dei sistemi del co-pilota presente nella versione finale del film.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XLWp11GP94k?si=3vwnEqoLYdqz5RI7\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Scene-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42494\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Scene-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Scene-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Scene-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2025\/06\/Big-Bus-Scene.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>E che assurda vicenda, sarebbe stata raccontata tra tali &amp; tante sferraglianti parat\u00ece! Una sgangherata corsa compiuta dal pilota e capitano Dan Torrance, ex fidanzato della figlia dell&#8217;inventore del Cyclops chiamato per sostituire l&#8217;originale incaricato della compagnia immaginaria Coyote. Fermamente intenzionato, per far dimenticare le trascorse quanto a suo dire ingiuste accuse di cannibalismo (!) a stabilire un nuovo record nella tratta transcontinentale tra New York e Denver. Mentre le pericolose trame del magnate del petrolio Ironman (cos\u00ec chiamato in quanto intrappolato all&#8217;interno di un polmone d&#8217;acciaio) si sarebbero palesate nel costante quanto malefico tentativo di mandare in rovina l&#8217;impresa. Con incidenti sfiorati, bizzarre vicende degli stravaganti passeggeri a bordo e persino una sequenza in cui l&#8217;autobus diventava incapace di fermarsi su una tortuosa strada montana, in qualche modo profetico del futuro successo hollywoodiano Speed (1994). Molte le funzioni collaterali totalmente improbabili mostrate dal veicolo, tra cui quella del lavaggio automatico ed il cambio ruote in corso di marcia, previo lancio esplosivo in mezzo ai cactus a bordo delle grandi strade che percorrono gli Stati Uniti centrali.<br>Film innovativo per l&#8217;epoca, certamente originale e difficilmente criticabile dal punto di vista della regia, grazie alle notevoli riprese ed il montaggio dell&#8217;ormai esperto Frawley, The Big Bus fu nonostante ci\u00f2 un sostanziale flop ai botteghini, rivelandosi incapace di compensare i  significativi investimenti necessari per la sua produzione. Il che spiega, almeno in parte, il sostanziale mistero successivo al suo rilascio: quello relativo al destino del pi\u00f9 famoso, immaginifico ed inconfondibile autobus a propulsione nucleare nella storia della fantascienza contemporanea. Che pur essendo stato usato brevemente nell&#8217;area di Los Angeles per la promozione della pellicola, scompar\u00ec sostanzialmente dopo il 1976, quando prese brevemente parte alla parata cittadina per il bicentenario della Nazione. A quanto si dice, rottamato dalla Paramount, purtroppo scarsamente intenzionata a preservare questo atipico pezzo di storia del cinema e dei motori. Che magari potr\u00e0 un giorno ritornare guidabile, sebbene in via del tutto finzionale, grazie all&#8217;opera di un <em>modder <\/em>consumato che lavori con la grafica e le caratteristiche di un qualche moderno videogame aperto alla manomissione da parte di terzi. Un carburante per la fantasia che non \u00e8 in grado di esaurirsi tanto facilmente, come il combustibile all&#8217;interno del generatore che costituiva il cuore del ciclopico Fantabus.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cruciale nel comprendere l&#8217;assioma tipicamente anglofono secondo cui less is more (&#8220;meno \u00e8 meglio&#8221;) \u00e8 ritornare con la mente al tipo d&#8217;intrattenimento proiettato sugli schermi cinematografici di due o tre generazioni prima di quella corrente. Prima della grafica creata al computer, dei personaggi totalmente fittizi, delle scene immaginifiche e delle comparse duplicate digitalmente. Quando un &#8230; <a title=\"Che fine ha fatto l&#8217;autobus a propulsione nucleare, strano sogno cinematografico degli anni &#8217;70\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=42492\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Che fine ha fatto l&#8217;autobus a propulsione nucleare, strano sogno cinematografico degli anni &#8217;70\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[6905,1196,2818,43,517,2260,81,256,937,167,136,137,1185,8194,2823,8193,2167,8195,147,71,522,97,126,557],"class_list":["post-42492","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-anni-70","tag-autobus","tag-autotreni","tag-cinema","tag-costruzione","tag-creativi","tag-fantascienza","tag-guida","tag-hollywood","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-motori","tag-nucleare","tag-paramount","tag-passeggeri","tag-pullman","tag-racconti","tag-registi","tag-stati-uniti","tag-storia","tag-strada","tag-tecnologia","tag-trasporti","tag-veicoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42492","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42492"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42492\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42496,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42492\/revisions\/42496"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42492"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42492"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42492"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}