{"id":40731,"date":"2024-08-14T06:07:01","date_gmt":"2024-08-14T04:07:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=40731"},"modified":"2024-08-14T06:07:04","modified_gmt":"2024-08-14T04:07:04","slug":"il-bruco-di-veicoli-che-ascende-larco-catenario-del-parco-nazionale-a-st-louis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=40731","title":{"rendered":"Il bruco di veicoli che ascende l&#8217;arco catenario del parco nazionale a St. Louis"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cBG2S8FW5KM?si=2hdxtyuVwcA5BAGV\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Systems-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40733\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Systems-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Systems-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Systems-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Systems.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Periodicamente capace di svettare sugli spazi latenti della consapevolezza collettiva, il Gateway Arch di Saint Louis torna di tanto in tanto al centro delle cronache statunitensi, quasi sempre per la stessa identica ragione. Capit\u00f2 per la prima volta nel 1970, quindi nel 2007, 2008, 2011 e di nuovo all&#8217;inizio della scorsa settimana di agosto del 2024, bench\u00e9 non ne sia stata ancora accertata la ragione: un gruppo di turisti sale con la massima tranquillit\u00e0 nel gruppo di capsule integrate, che potremmo definire la versione terrestre dell&#8217;astronave russa Soyuz. Quindi dopo una manciata di sferraglianti minuti, mentre tutti assieme risalivano il grande tubo metallico triangolare, avvertono una vibrazione, un contraccolpo, l&#8217;assoluta e imprescindibile immobilit\u00e0. Panico? Terrore? Dipende dal carattere delle persone. Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che una volta fermi a mezza altezza tra gli zero e 192 metri del remoto culmine, di una struttura larga esattamente 192 metri, tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 ben sperare \u00e8 che il problema sia rapidamente risolvibile o i soccorsi giungano presto sul posto. Armati di corde, imbracature ed altri utili implementi, affinch\u00e9 le fino a 40 persone, possibilmente chiuse in una delle zampe del metallico mastodonte (80 in entrambe) possano essere laboriosamente trasferite all&#8217;adiacente scala di emergenza. Per tornare, con sonori versi di sollievo, a toccare la beneamata terra del Missouri con la suola delle proprie scarpe.<br>Al che sorgono spontaneamente due domande. La prima relativa a come, ancora oggi, possa succedere qualcosa di simile. Mentre la seconda, avendo come origine l&#8217;umano senso di sorpresa di persone meno consapevoli, pu\u00f2 essere riassunta nella locuzione: &#8220;Ah, davvero! Non sapevo che corressero dei treni, all&#8217;interno del corpo cavo dell&#8217;altissimo arco della citt\u00e0 di St. Louis&#8230;&#8221; Quell&#8217;elevato e indubbiamente iconico, svettante monumento, progettato inizialmente nel 1947 dall&#8217;architetto finlandese-americano Eero Saarinen, come proposta per il gran concorso destinato a scegliere un potente memoriale cittadino, dedicato al Popolo Americano, la colonizzazione della Costa Occidentale, Thomas Jefferson e i diritti degli afro-americani, pi\u00f9 volte tutelati nel Vecchio Tribunale sito sulla stessa riva del fiume Mississippi. Un&#8217;iniziativa progettata inizialmente da Luther Ely Smith, avvocato e grande promotore d&#8217;iniziative cittadine nel primo terzo di secolo, bench\u00e9 fino a decadi dopo non fosse ancora chiara l&#8217;effettiva forma di una simile struttura, destinata a rivitalizzare l&#8217;intera immagine dell&#8217;antico porto fluviale, in quello che era gi\u00e0 stato qualificato nel 1935 e per ragioni di budget come il pi\u00f9 piccolo, innegabilmente atipico tra tutti i parchi nazionali statunitensi. Ma neppure lui avrebbe potuto immaginare la maniera in cui letterali migliaia di persone ogni giorno avrebbero potuto osservarlo, in tutta comodit\u00e0, dai remoti confini dell&#8217;azzurra volta celeste&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Cdn28EXDeOA?si=-RxsEeOTKwnpfY8o\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Tram-Ride-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40734\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Tram-Ride-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Tram-Ride-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Tram-Ride-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Tram-Ride.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Avendo concepito la propria proposta come un&#8217;elegante e slanciata curva architettonica, costruita in acciaio inossidabile ed effettivamente mantenuta in posizione dal principio del mutuo contrasto, l&#8217;architetto Saarinen aveva d&#8217;altra parte fin da subito previsto l&#8217;incorporamento di un pratico metodo per raggiungerne la cima. Lui che, andato incontro a un&#8217;imprevista dipartita nel 1961 a soli 51 anni, ancor prima che il cantiere per la costruzione del suo capolavoro potesse essere aperto, lasci\u00f2 questo mondo prima che il concetto venisse definito, al di l\u00e0 della vaga cognizione di un qualche tipo di ascensore, che potesse essere adattato alla particolare forma quasi-parabolica del Gateway Arch. Un&#8217;idea nei fatti tanto complessa da implementare che ancora nel 1962, soltanto un anno prima che il cantiere fosse ufficialmente aperto, l&#8217;Ente Nazionale Parchi non aveva idea di come fare e valutava realisticamente l&#8217;eventualit\u00e0 di rendere l&#8217;arco accessibile soltanto mediante l&#8217;ascesa di un&#8217;interminabile, faticosissima rampa di scale. Finch\u00e9 in assenza di risorse alternative, non venne sottoposta all&#8217;attenzione della commissione l&#8217;idea elaborata dall&#8217;esperto ascensorista ed ingegnere <em>de-facto<\/em>, senza titoli di studio, Dick Bowser, rispondente ai criteri elaborati secondo cui fino a 3.500 persone dovevano essere trasportabili ogni giorno in un periodo lavorativo di 8 ore, all&#8217;altezza equivalente di un edificio di 63 piani. Mansione tutt&#8217;altro che semplice, per la quale il sistema scelto avrebbe dunque tratto l&#8217;origine da uno specifico adattamento del principio della ruota panoramica, consistente in otto cabine cilindriche per ciascuna gamba ascendente dell&#8217;arco, collegate ad un cavo di sollevamento che si sarebbe trovato progressivamente sopra, quindi a fianco ed infine sotto allo spazio abitabile di ciascuna vettura. Per lasciare quindi scendere gli occupanti nello spazio panoramico sulla sommit\u00e0 della struttura, un corridoio lungo 20 metri dalle finestre sotto-dimensionate al fine di massimizzare la solidit\u00e0 strutturale dell&#8217;intero insieme. Non che ci\u00f2 riduca, in alcun modo degno di nota, l&#8217;effettiva qualit\u00e0 dello spettacolo visibile da un tale punto di vantaggio. Le problematiche affrontate attraverso gli anni, per un meccanismo di una tale complessit\u00e0, furono dunque da svariati versi superiori alle aspettative. Dalla semplice rottura di un fusibile, capace di causare ritardi, all&#8217;interruzione temporanea della corrente. Per non parlare del guasto dei sistemi informatici integrati in epoca pi\u00f9 recente, quando nel 2011 tutti oltre 100 persone restarono bloccate per ben 45 minuti lass\u00f9, senza luce ed aria condizionata, in attesa che il servizio potesse essere ripristinato. Incidenti certamente non gradevoli, che d&#8217;altra parte difficilmente possono essere evitati in circostanze tanto insolite ed estreme come quelle del pi\u00f9 alto monumento singolo dell&#8217;intero emisfero occidentale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/b9oT1MduUZE?si=8d0woxgeWEtqEow5\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Bulb-Change-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40732\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Bulb-Change-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Bulb-Change-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Bulb-Change-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/08\/Gateway-Arch-Bulb-Change.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Niente, in definitiva, nel Gateway Arch pu\u00f2 essere considerato usuale. Dalla maniera in cui viene periodicamente lucidato, tramite il sollevamento di intere squadre di operatori specializzati lungo la sua curva matematicamente perfetta. Al cambio delle lampadine che lo illuminano, praticata dagli elettricisti meno soggetti al senso di vergine che la biologia umana possa affermare di aver prodotto. E senza dimenticare il modo effettivo in cui venne posto in opera, dalla MacDonald Construction e la Pittsburgh-Des Moines Steel Company, mediante l&#8217;impiego di singoli elementi prefabbricati saldati uno ad uno tramite l&#8217;impiego di due gru semoventi destinate ad incontrarsi in cima, soltanto dopo anni di laboriosa attivit\u00e0. Per la collocazione dell&#8217;ultima chiave di volta, doverosamente impreziosita dalla presenza di una capsula temporale con le firme dei bambini delle scuole elementari di tutta St. Louis. Gli stessi che sarebbero saliti, in seguito, mediante l&#8217;utilizzo dell&#8217;invisibile e altrettanto surreale trenino. Parte necessaria di quello che potremmo a pieno titolo chiamare un patrimonio della sua citt\u00e0, nazione, continente, civilt\u00e0 umana dell&#8217;oggi e del domani. Un monumento&#8230; Perfetto, a suo modo. Fatta eccezione per gli occasionali contrattempi vissuti da coloro che hanno voluto cavalcarlo, per qualche minuto o un paio d&#8217;ore altrettanto meritevoli di essere ricordate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Periodicamente capace di svettare sugli spazi latenti della consapevolezza collettiva, il Gateway Arch di Saint Louis torna di tanto in tanto al centro delle cronache statunitensi, quasi sempre per la stessa identica ragione. 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