{"id":39894,"date":"2024-03-31T06:06:53","date_gmt":"2024-03-31T04:06:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39894"},"modified":"2024-03-31T06:08:22","modified_gmt":"2024-03-31T04:08:22","slug":"i-bassi-territori-tramandati-dai-cetacei-con-il-muso-di-un-piu-grosso-delfino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39894","title":{"rendered":"I rari territori tramandati dai cetacei con il muso di un pi\u00f9 grosso delfino"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Whale.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"334\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Whale-500x334.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39896\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Whale-500x334.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Whale-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Whale.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Raramente si ha l&#8217;impressione di trovarsi innanzi a un effettivo &#8220;anello mancante&#8221;, inteso come la creatura che risiede nell&#8217;intercapedine biologica tra due categorie di forme di vita. Come la iena, feliforme che assomiglia in tutto e per tutto a un canide, o la famiglia dei &#8220;topi&#8221; macroscelidi, la cui proboscide tradisce l&#8217;effettiva appartenenza alla stessa famiglia degli elefanti. Volendo dunque ritrovare situazioni simili nel mondo degli abissi, sarebbe senz&#8217;altro difficile non ritrovarsi a citare i mammiferi marini appartenenti alla gen\u00eca dei Ziphiidae tra cui gli esempi pi\u00f9 imponenti del genere <em>Berardius<\/em>, balene nella stazza la cui caratteristica forma del rostro ed il melone soprastante, l&#8217;organo di locazione simile a uno sferoide bulboso, parrebbero in tutto e per tutto accomunarli al gruppo di quei danzanti e giocosi spiriti affini all&#8217;uomo, gli odontoceti. Creature nate sulla terraferma intere Ere geologiche a questa parte, successivamente portate ad evolversi per migrare oltre le coste e nel grande azzurro luogo che si estende oltre lo sguardo dei quadrupedi abitanti del nostro mondo. Il che potrebbe anche essere vero, per quanto ne sappiamo, in merito a questi fratelli dalle dimensioni maggiori, capaci di raggiungere agevolmente i 10 metri di estensione nel caso del gruppo suddetto, anche soprannominato delle balene con il becco <em>giganti<\/em>. Con il corpo egualmente affusolato ma pi\u00f9 tozzo dei delfini, con due vistose scanalature sotto la gola e dotato di una piccola pinna dorsale nella parte posteriore della schiena e due controparti pettorali, ritraibili fino al punto di scomparire letteralmente favorendo le prestazioni idrodinamiche dell&#8217;animale. Durante i suoi vertiginosi tuffi a profondit\u00e0 di 800-1.200 metri, per andare alla ricerca delle fonti di cibo preferite, che includono pesci abissali e seppie giganti. Giacch\u00e9 siamo nel caso specifico di fronte a un predatore percettivo e sempre pronto a rintracciare le sue prede, in maniera totalmente opposta allo stereotipo della balena che trangugia passivamente grandi masse di plankton, lasciandosi trasportare sonnecchiando dalla corrente. Donandoci l&#8217;impressione di un animale d&#8217;altra parte non meno pelagico, ovvero affine ai grandi spazi aperti dell&#8217;oceano, proprio in funzione dei suoi frequenti movimenti lungo l&#8217;asse perpendicolare all&#8217;orientamento dei fondali distanti. Il che potrebbe anche essere vero nella maggior parte dei casi, ma non sempre e non del tutto, come accidentalmente scoperto nel corso di uno studio pubblicato all&#8217;inizio di marzo sulla rivista Animal Behaviour, da O.A. Filatova ed altri studiosi dell&#8217;Universit\u00e0 della Danimarca Meridionale. Come risultanza di una spedizione presso le isole del Commodoro, a largo della Kam\u010datka russa, originariamente organizzata per raccogliere dati in merito a orche, balenottere e misticeti. Ma che si sarebbe trovata a fare i conti con l&#8217;imprevedibile scoperta di una certa quantit\u00e0 di gruppi autonomi, per un totale di 186 individui appartenenti alla specie della balena di Baird (<em>Berardius bairdii<\/em>) evidentemente abituati a vivere in prossimit\u00e0 della costa, con profondit\u00e0 marine non superiori ai 300 metri. Un&#8217;abitudine del tutto priva di precedenti per questi animali e che potrebbe, almeno in linea di principio, derivare dalla trasmissione generazionale di una letterale tradizione locale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NvmbUYwjbdc?si=r9wVMMqrm1dnI3Jy\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Drone-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39895\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Drone-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Drone-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Drone-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Bairds-Beaked-Drone.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Esistono in effetti teorie in merito al presunto potenziale cogitativo di simili creature, il cui cervello dalla massa significativamente superiore a quello umano non avrebbe sviluppato determinati processi o prerogative unicamente in funzione dei limiti imposti alla conformazione fisica di esseri che vivono al di sotto della superficie marina. E per questo privi di arti autonomi e la possibilit\u00e0 di utilizzare strumenti, pur risultando in alcun modo inferiori a noi nella formazione di stretti legami sociali, interazioni complesse e addirittura, fino a un punto ancora non del tutto chiaro alla scienza, le prospettive d&#8217;astrazione di un linguaggio complesso. Il famoso canto delle balene che potrebbe anche costituire, per quanto ne sappiamo, una delle forme d&#8217;arte pi\u00f9 avanzate dell&#8217;intero pianeta Terra. Niente meno che essenziale nella trasmissione ed il confronto di concetti reciproci, ma anche utilizzato nella caccia al fine di localizzare un bersaglio, tramite il ritorno delle onde sonar emesse appositamente alla frequenza di 25-80 khz, non meno efficaci nell&#8217;individuazione di pesci appartenenti ai fondali bassi, del tutto incapaci di sfuggire alle fauci spalancate dai quattro vistosi denti capaci di sporgere in avanti, nel caso dell&#8217;intero genere Berardius sia nei maschi che nelle femmine (contrariamente a quanto avviene per gli altri rappresentanti degli Ziphiidae). Onde procedere successivamente ad un caratteristico e distintivo processo di &#8220;risucchio&#8221;, ottimizzato grazie a un repentino calo di pressione nella bocca, da cui la vittima di turno risulter\u00e0 completamente incapace di trarsi in salvo. Il che riserva effettivamente le suddette zanne allo scopo principale dei confronti tra maschi, in maniera non dissimile da quanto avviene con le corna dei cervi e con l&#8217;effetto di lasciare sopra i corpi dei cetacei molte cicatrici e segni visibili, altamente caratteristiche di questo intero gruppo di specie. Essendo effettivamente presente, all&#8217;interno del genere Berardius, un&#8217;ulteriore distinzione tassonomica che vede le due indistinguibili variet\u00e0 della <em>B.<\/em> <em>bairdii<\/em> e la <em>B. arnuxii<\/em>, rispettivamente situate nel Pacifico Settentrionale e l&#8217;intero emisfero Meridionale, oltre ad una terza variet\u00e0 pi\u00f9 rara classificata dalla scienza solamente nel 2019, pur essendo nota ai pescatori giapponesi fin dai tempi pre-moderni, con l&#8217;appellativo di <em>karasu<\/em> (&#8220;corvo&#8221;) e <em>kurotsuchi<\/em> (&#8220;martello nero&#8221;). Questo per il possesso, da parte della sensibilmente pi\u00f9 piccola <em>B. minimus<\/em>, di una colorazione scura ove risaltano in maniera ancor pi\u00f9 visibile i segni e cicatrici dei confronti tra maschi. Fermo restando che si tratta ancor pi\u00f9 degli altri due casi, di una creatura sottoposta a studi molto limitati e principalmente risultanti dall&#8217;osservazione secondaria, oppure di esemplari catturati pi\u00f9 o meno intenzionalmente nella rete dei pescatori.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/320veDbJQH0?si=Pti0jygghvucLDwS\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Berardius-Skeleton-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39897\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Berardius-Skeleton-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Berardius-Skeleton-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Berardius-Skeleton-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2024\/03\/Berardius-Skeleton.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Resta dunque indubbio come la storia corrente di questi cetacei dalla mentalit\u00e0 e comportamento complesso, sia che siano soliti vivere lontani dalla costa che nelle immediate prossimit\u00e0 di queste, sia pesantemente minacciato dai contatti con la civilt\u00e0 umana. In modo particolare per quanto concerne le due varianti del settentrione oceanico, notoriamente e storicamente sottoposte a sfruttamento tramite un tipo di pesca difficilmente controllabile mediante l&#8217;utilizzo di norme internazionali. Ma anche in modo intrinseco e pi\u00f9 ad ampio spettro, dal contatto accidentale con fonti di emissioni sonore localizzatrici da parte di navi dotate di sistemi sonar. Per la casistica tristemente nota degli spiaggiamenti che tendono a verificarsi in seguito a ciascun episodio di esercitazioni militari, possibilmente dovuto alla reazione istintiva delle balene esposte a tali fonte auditive di tornare anche troppo rapidamente in superfice. Con l&#8217;inevitabile verificarsi in seguito della malattia da decompressione, e conseguente decesso di queste sfortunate, eccezionali creature. &#8220;Ci abbiamo provato, ma non abbiamo potuto fare nulla per salvarle&#8221; diventer\u00e0 per questo il mantra di un futuro non troppo remoto, destinato a frequente ripetizione in ogni circolo in cui, per quanto limitatamente, potr\u00e0 essere legittimo affermare che importasse a qualcuno. Del resto qual \u00e8 il tipo di vantaggio economico, utilitaristico o la soddisfazione quotidiana che deriva per le moltitudini generatrici di profitto dall&#8217;esistenza delle balene col rostro? Appunto. La sopravvivenza \u00e8 ormai un diritto che parrebbe aver bisogno di essere&#8230; Guadagnato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vedi:<\/strong> Studio intitolato &#8211; <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0003347224000058\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Unusual use of shallow habitats may be evidence of a cultural tradition in Baird&#8217;s beaked whales<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raramente si ha l&#8217;impressione di trovarsi innanzi a un effettivo &#8220;anello mancante&#8221;, inteso come la creatura che risiede nell&#8217;intercapedine biologica tra due categorie di forme di vita. 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