{"id":39274,"date":"2023-12-15T06:23:28","date_gmt":"2023-12-15T05:23:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39274"},"modified":"2023-12-15T06:23:32","modified_gmt":"2023-12-15T05:23:32","slug":"storia-del-sito-archeologico-che-rivoluziono-la-percezione-dellafrica-subsahariana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39274","title":{"rendered":"Storia del sito archeologico che rivoluzion\u00f2 la percezione dell&#8217;Africa subsahariana"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/I1KRjQmFEIc?si=-mCPDYCfLuksWRtl\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39277\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il fatto stesso che la cinta muraria principale di Grande Zimbabwe venga considerata indicativa di quella che riceve la definizione di &#8220;citt\u00e0 perduta&#8221; \u00e8 la prova di un fondamentale fraintendimento. Poich\u00e9 essa si trova parzialmente in pianura, esposta in assenza di vegetazione eccessivamente significativa, non lontano da centri abitati come Masvingo o Ngomahuru. Ed a circa quattro ore di macchina lungo una strada trafficata dalla capitale Harare, una metropoli abitata da oltre due milioni di persone. La cui densit\u00e0 di popolazione comunque non \u00e8 nulla, fatte le dovute proporzioni, con la quantit\u00e0 che si stima tradizionalmente abbia potuto vivere presso l&#8217;insediamento che oggi da il nome al paese: circa 20.000 persone, concentrate in appena 2,9 Km, implicando un&#8217;ottimizzazione degli spazi comparabile a quella di alcune regioni popolose del mondo all&#8217;inizio del XXI secolo. Ragion per cui decenni di approfondimenti e studi scientifici, coadiuvate dal mancato ritrovamento del tipo di discariche sepolte che ci\u00f2 avrebbe dovuto comportare, ha portato ad una graduale revisione della cifra verso il basso, fino alle stime odierne maggiormente ottimistiche che calcolano la cifra attorno alle &#8220;appena&#8221; 10.000 anime riunite sotto una singola egida o totem. Che non \u00e8 poi molto meno notevole o sorprendente, quando si considera l&#8217;epoca di cui stiamo parlando: almeno due secoli prima dell&#8217;anno Mille, corrispondente a quella che possiamo definire come l&#8217;Et\u00e0 del Ferro nella parte meridionale del continente africano. Chi fossero stati materialmente costoro, dunque, si sarebbe dimostrato l&#8217;oggetto di un contenzioso secolare a partire dalle prime notazioni dell&#8217;esistenza di un tale luogo nel 1506, in una lettera inviata dall&#8217;esploratore portoghese Diogo de Alc\u00e1\u00e7ova al suo Re e di nuovo nel 1513, nei diari di viaggio del mercante viaggiatore Ant\u00f3nio Fernandes. Fino al resoconto maggiormente dettagliato offerto dallo storico Jo\u00e3o de Barros, il quale pose l&#8217;accento sull&#8217;incapacit\u00e0 da parte degli abitanti odierni della regione di comprendere la notevole portata architettonica di quanto era possibile osservare, portandoli ad affermare che potesse essere stata soltanto &#8220;opera del Demonio&#8221;. Ed in effetti Grande Zimbabwe costituisce un&#8217;eredit\u00e0 unica non soltanto nel suo specifico panorama territoriale ma tutto il continente ove risiede ed in senso maggiormente ampio, il mondo intero&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/lnC9UsZjsTU?si=lnxNULd7NBXO2whG\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-Archeology-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39275\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-Archeology-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-Archeology-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-Archeology-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-Archeology.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;aspetto all&#8217;epoca di Grande Zimbabwe resta per lo pi\u00f9 incerto, avendo trovato interpretazioni divergenti attraverso il procedere delle lunghe decadi antecedenti alla data odierna. Non mancano, naturalmente, teorie sugli alieni e le solite cospirazioni d&#8217;insabbiamento sovrannaturale.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Come citt\u00e0 costituita da tre zone distinte, chiamate rispettivamente il complesso collinare, quello della valle ed il grande recinto o &#8220;tempio&#8221; l&#8217;antico centro del potere mostra la realizzazione ciclopica di mura ponderose edificate a secco, alte al loro massimo 11 metri e di una lunghezza complessiva di 250, da cui trae il termine effettivo che si usa per definirla: Zibmabwe vuole dire, infatti, &#8220;casa di pietra&#8221;. Con numerosi macigni e monoliti accatastati nel complesso principale attorno ad una torre centrale conica, forse un granaio, probabilmente finalizzati ad accrescere il prestigio di un&#8217;elite le cui residenze si trovavano nella fortezza antistante, oggi stimata non aver mai superato la cifra complessiva di 200-300 abitanti. Forse la casta regale o sacerdotale di un qualche antico, misterioso impero. La cui appartenenza etnica \u00e8 stata oggi individuata nel gruppo culturale dei Gokomere, probabili antenati degli odierni Shona\u00a0ed in senso pi\u00f9 ampio, la vasta discendenza dei Bant\u00f9 africani. Laddove ci\u00f2 non fu sempre possibile, viste le significative implicazioni politiche e sociali contenute nell&#8217;attribuzione di una simile struttura a quello che veniva visto, all&#8217;epoca, come un contesto etnico poco incline alla costituzione di civilt\u00e0 durature. Una percezione data per palese almeno fino all&#8217;inizio del XIX secolo, quando a seguito della &#8220;riscoperta&#8221; di Grande Zimbabwe da parte della gente d&#8217;Europa e le conseguenti scoperte di manufatti difficili da contestualizzare, inizi\u00f2 una corsa nel tentativo di creare un contesto in grado di giustificarne l&#8217;esistenza. Questa indubbia capitale di un regno durato almeno quattro secoli entro quella che all&#8217;epoca era chiamata Rodesia, molto probabilmente finanziato almeno in parte dalle vicine ed antiche miniere d&#8217;oro, si stava infatti dimostrando il sito di provenienza di oggetti quali monete o pegni commerciali provenienti dall&#8217;Egitto, l&#8217;Asia ed il Medioriente, implicando l&#8217;esistenza di una rete d&#8217;interscambio tramite i porti dell&#8217;odierna Mauritania paragonabile a quella del Mediterraneo di epoca Classica o altri grandi punti d&#8217;origine delle culture a noi maggiormente affine. Il che permise ad una teoria, in particolare, di trovare un numero sempre maggiore di sostenitori: quella di Karl Mauch, il geografo tedesco che si sarebbe prodigato nell&#8217;individuare, in maniera del tutto arbitraria, un collegamento tra la citt\u00e0 e le storie bibliche sulla Regina di Saba e Re Salomone, affermando incredibilmente che un listello ligneo ritrovato <em>in-situ<\/em> dovesse necessariamente costituire un esempio di cedro libanese, trasportato fin qui dai Fenici. Fino alle circostanze destinate ad avvalorare ulteriormente, negli occhi di coloro che si erano gi\u00e0 formati un&#8217;idea, tale ipotesi priva di un reale fondamento. Ovvero il modo in cui nel 1889 il cacciatore ed avventuriero tedesco Willi Posselt, avendo letto i testi di Mauch, si rec\u00f2 presso il complesso collinare sacro ai nativi dietro il pagamento di un pedaggio al capo locale, trovando e rubando in tale occasione una serie di manufatti assolutamente eccezionali. Si trattava di  otto sculture monolitiche in steatite di uccelli alti circa 40 cm, collocati su altrettanti pilastri dell&#8217;altezza unitaria di un metro e mezzo. Dalla manifattura armoniosa ed elegante, probabilmente raffiguranti creature rapaci come il falco giocoliere o l&#8217;aquila urlatrice, con modalit\u00e0 oggi familiare alla maggior parte degli abitanti dello Zimbabwe. Questo per l&#8217;inclusione delle riconoscibili ed iconiche opere d&#8217;arte in buona parte dei simboli della moderna nazione indipendente, a seguito della dichiarazione del 1965 nei confronti dell&#8217;istituzione coloniale britannica, cui fece seguito un lungo periodo di disordini e guerra civile. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8U5OcwCv4MA?si=9MOHre2hGUgeq2Ul\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-History-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39276\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-History-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-History-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-History-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Great-Zimbabwe-History.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">La realt\u00e0 artistica delle sculture monolitiche degli uccelli dello Zimbabwe, oggi riportati sulle banconote ed il sigillo di stato, impedisce di collocarle all&#8217;interno di qualsiasi corrente culturale estranea, prossima o remota. Esse costituiscono, a tutti gli effetti, una creazione originale.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il che avrebbe allontanato nelle decadi successive e non senza una certa inveterata resistenza accademica, il sostanziale veto delle autorit\u00e0 governative bianche dell&#8217;ex-Rodesia su qualsiasi pubblicazione scientifica osasse menzionare la costruzione di Grande Zimbabwe da un qualsivoglia popolo di etnia africana, nella diffusa quanto ingenua percezione che particolari discendenze o contesti geografici fossero imprescindibili, per il raggiungimento di traguardi architettonici superiori ad effimere capanne di legno o terra pressata. Vedi la censura operata a pi\u00f9 livelli sulla ricerca del 1929 dell&#8217;archeologa britannica Gertrude Caton Thompson, tra i primi ad ipotizzare ufficialmente la creazione del sito ad opera di genti di discendenza esclusivamente Bant\u00f9, sebbene individuando alcune influenze possibilmente arabe nelle soluzioni tecnologiche degli edifici pi\u00f9 elevati. Ma il danno, ormai, era fatto e non si pu\u00f2 fare a meno di sottolineare come ogni ricerca contemporanea nella regione, nonostante l&#8217;iscrizione a partire dal 1986 nella lista dei patrimoni dell&#8217;UNESCO, debba essere condizionata dai lunghi anni di scavi semi-amatoriali e furti istituzionalizzati dei beni contenuti all&#8217;interno dell&#8217;arcaico insediamento monumentale. Il che dimostra come la storia possa essere talvolta una corsa, tra coloro che possono e devono cercare di raggiungere in tempo i rispettivi traguardi. Prima che altri, provenendo da fuori, pongano il proprio sigillo ed ottengano il possesso degli altrui tesori. Sia in senso pratico, che oltraggiosamente, dolorosamente metaforico e figurativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fatto stesso che la cinta muraria principale di Grande Zimbabwe venga considerata indicativa di quella che riceve la definizione di &#8220;citt\u00e0 perduta&#8221; \u00e8 la prova di un fondamentale fraintendimento. Poich\u00e9 essa si trova parzialmente in pianura, esposta in assenza di vegetazione eccessivamente significativa, non lontano da centri abitati come Masvingo o Ngomahuru. Ed a &#8230; <a title=\"Storia del sito archeologico che rivoluzion\u00f2 la percezione dell&#8217;Africa subsahariana\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39274\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Storia del sito archeologico che rivoluzion\u00f2 la percezione dell&#8217;Africa subsahariana\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[246,251,201,3057,7417,625,6155,3958,584,1536,2911,2373,3214,2297,894,554,1758,768,71,1725,1091,1522],"class_list":["post-39274","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-africa","tag-archeologia","tag-architettura","tag-capitali","tag-centri","tag-citta","tag-civilita","tag-complessi","tag-cultura","tag-dal-mondo","tag-ipotesi","tag-luoghi","tag-meridione","tag-mura","tag-preistoria","tag-rovine","tag-siti","tag-societa","tag-storia","tag-strutture","tag-teorie","tag-zimbabwe"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39274"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39279,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39274\/revisions\/39279"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}