{"id":39230,"date":"2023-12-08T06:24:04","date_gmt":"2023-12-08T05:24:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39230"},"modified":"2023-12-08T06:24:08","modified_gmt":"2023-12-08T05:24:08","slug":"sopra-parigi-nessuno-poteva-tenere-il-passo-della-formidabile-siringa-volante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39230","title":{"rendered":"Sopra Parigi, nessuno poteva tenere il passo della formidabile siringa volante"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Zx-59ivXI9I?si=i50GEsw2zs_-bLUM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/The-french-Leduc-022-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39233\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/The-french-Leduc-022-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/The-french-Leduc-022-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/The-french-Leduc-022-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/The-french-Leduc-022.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Un aereo che costituisce, esso stesso, il suo motore. Avevate mai visto niente di simile? Il pilota nell&#8217;angusto spazio di una punta, al termine di un grosso cilindro incandescente con prese d&#8217;aria nella parte frontale, del tutto simile a quello che potremmo definire a pieno titolo un missile a reazione. Con le piccole ali a freccia aggiunte quasi come un ripensamento dell&#8217;ultima ora! Dopo tutto, se la spinta fosse stata sufficientemente forte, a chi sarebbe mai potuto servire qualcosa di &#8220;trascurabile&#8221; come la portanza&#8230;<br>Per chi considera il progresso tecnologico del Novecento come l&#8217;indiretta risultanza di uno scontro tra superpotenze, ed ordina l&#8217;importanza dei dispositivi rigidamente in base ai termini prestazionali del loro funzionamento, sar\u00e0 senz&#8217;altro difficile da immaginare che il potente statoreattore, impianto responsabile di spingere gli aerei pi\u00f9 veloci al mondo, possa essere stato &#8220;inventato&#8221; per ben tre volte da figure assai diverse tutte appartenenti alla nazione francese. La prima in via del tutto teorica nel 1657, da parte dell&#8217;autore satirico dal naso leggendario Cyrano de Bergerac (due secoli dopo protagonista del famoso dramma teatrale di Edmond Rostand) come principio di spostamento spaziale utilizzato dal protagonista del romanzo proto-fantascientifico <em>L\u2019Autre monde ou les \u00e9tats et empires de la Lune<\/em>, per raggiungere il satellite terrestre mediante l&#8217;utilizzo di bottiglie legate alla vita, alimentate ad acqua ed aria compressa. La seconda con l&#8217;utilizzo di termini matematici precisi, in un&#8217;articolo sulla rivista <em>l&#8217;Aerophile<\/em> del 1907 dell&#8217;ingegnere Ren\u00e9 Lorin, tra i primi a teorizzare un motore aeronautico privo di elica o parti mobili, soltanto quattro anni dopo il primo decollo dei fratelli Wright. E per la terza volta all&#8217;inizio degli anni &#8217;30 da parte di Ren\u00e9 Leduc, che ottenne il brevetto che avrebbe anni dopo portato al decollo autonomo del primo apparecchio dotato di tale meccanismo, destinato a infrangere una pletora di record in termini di altitudine, velocit\u00e0 e capacit\u00e0 di manovra. Tutto questo nonostante il fatto che il suo lavoro, nella storia del pi\u00f9 potente &#8220;tubo spingente&#8221; mai creato dall&#8217;umanit\u00e0, venga effettivamente citato quasi a margine e meno estensivamente degli esperimenti dimostrativi effettuati rispettivamente dagli Stati Uniti nel &#8217;27 e l&#8217;Unione Sovietica nel &#8217;29, con i primi destinati a produrre il loro primo velivolo effettivamente utilizzabile soltanto nel 1951, con il drone spia AQM-60 Kingfisher. Quando un &#8220;semplice&#8221; costruttore privato con sede a Tolosa ormai volava gi\u00e0 da anni grazie allo stesso principio rivoluzionario, sebbene non gli fosse mai riuscito di ottenere l&#8217;approvazione per la produzione in serie delle sue creazioni migliori.<br>Ecco, dunque, ci\u00f2 di cui stiamo parlando: la cosiddetta canna della stufa volante, ovvero l&#8217;oggetto dalla forma cilindrica con due ali ed una coda stabilizzante, approntato per la prima volta al tavolo da disegno nel 1933 dal veterano trentenne della grande guerra e diplomato presso la scuola elettrica di Sup\u00e9lec a Gif-sur-Yvette, lo stesso <em>Messieur<\/em> Leduc che riusc\u00ec soltanto tre anni dopo a presentarla innanzi ad una commissione governativa. In un periodo in cui lo stato francese era, come tutti gli altri, alla ricerca di nuove armi per l&#8217;incombente riapertura delle ostilit\u00e0 che aleggiava in Europa, tanto da concedergli un piccolo contratto utile a sviluppare la sua idea. Il che avrebbe portato, nelle decadi successive, ad un febbrile e reiterato lavoro su quelli che potremmo definire come alcuni degli aerei pi\u00f9 insoliti ed efficienti della prima met\u00e0 del secolo scorso&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/McOJbmC6-04?si=px7bU_LDsu6mXMUX\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Planes-History-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39232\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Planes-History-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Planes-History-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Planes-History-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Planes-History.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il decollo assistito non era insolito per gli aerei dell&#8217;epoca durante la loro fase sperimentale. Rendendo effettivamente molto pi\u00f9 notevole ed impressionante l&#8217;idea, mai vista prima, che un velivolo con statoreattore potesse ambire a decollare da solo.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>All&#8217;epoca impiegato presso la fabbrica di Louis Breguet, dove lavor\u00f2 per lungo tempo al perfezionamento del sesquiplano da ricognizione Breguet 27, Leduc ricevette quindi il permesso dal suo datore di lavoro per progettare e perfezionare il prototipo del Leduc 010 (numero di serie 407\/7) che sarebbe senz&#8217;altro diventato il primo aereo con statoreattore al mondo, se non fosse stato per lo scoppio della seconda guerra mondiale ed il conseguente bombardamento dello stabilimento di Villacoublay. Il che fu, forse, anche una fortuna visto come in caso contrario i tedeschi avrebbero potuto acquisire con largo anticipo una tecnologia tanto determinante. Ci sarebbe voluto dunque fino al 19 novembre del 1946 perch\u00e9 finalmente l&#8217;innovativo velivolo, con ai comandi il pilota sperimentale Jean Gonord, potesse decollare dal piccolo aeroporto di Blagnac, saldamente attaccato grazie a una struttura trapezoidale sopra un aereo da trasporto SE-161 &#8220;Languedoc&#8221;. Questo perch\u00e9, come probabilmente gi\u00e0 saprete, il principio dello statoreattore che \u00e8 al tempo stesso il suo punto di forza e debolezza maggiore \u00e8 la totale assenza di parti mobili, permettendo il surriscaldamento e conseguente espulsione di aria soggetta a compressione soltanto una volta che un aereo si sta muovendo a velocit\u00e0 sufficientemente elevata, obiettivo oggi raggiunto tramite l&#8217;inclusione di un secondo impianto a reazione, generalmente un turbocompressore. Mentre il piano, all&#8217;epoca, era ancora quello di rilasciarlo in quota tramite l&#8217;impiego di un&#8217;apposita ed autonoma &#8220;nave-madre&#8221;. Traguardo raggiunto per la prima volta nell&#8217;ottobre del &#8217;47, alla presenza di una commissione statale, quando Gonord vol\u00f2 per svariati minuti atterrando infine alquanto rovinosamente sulla pista troppo corta di Blagnac, con l&#8217;unica conseguenza dello scoppio degli pneumatici dell&#8217;aereo. Il che avrebbe aperto, d&#8217;altra parte, il capitolo dei numerosi e talvolta gravi incidenti sub\u00ecti dai Leduc durante la loro lunga iterazione sperimentale, proprio per l&#8217;assenza di un sistema di spinta capace di funzionare adeguatamente alle velocit\u00e0 ridotte di tale primaria, difficile manovra di ritorno a terra. Nei 121 voli compiuti dal primo prototipo, e gli ulteriori 45 del secondo costruito ad Argenteuil vicino Parigi, dopo il trasferimento dell&#8217;ingegnere ormai creatore della propria azienda eponima &#8220;Leduc&#8221;, vennero comunque dimostrate le straordinarie prestazioni del suo tubo: una velocit\u00e0 massima di Mach 0,85 accompagnata dalla possibilit\u00e0 di raggiungere gli 11.000 metri nel giro di pochissimi minuti. Con consumi ed autonomia, per altro, perfettamente in linea o persino superiori agli aerei a reazione dello stesso periodo. Dopo un ben pi\u00f9 grave incidente in fase di rientro sub\u00ecto dal secondo pilota sperimentale Yvan Littolf, tuttavia, fu determinato che  qualcosa dovesse essere fatto per migliorare la guidabilit\u00e0 dell&#8217;aereo in quei momenti, il che avrebbe condotto al nuovo modello del Leduc 016, un prototipo dotato questa volta di due motori turbogetto Turbom\u00e9ca Marbor\u00e9 all&#8217;estremit\u00e0 delle sue ali, comunque insufficienti a permetterne il sollevamento autonomo. Ma che avrebbero permesso, con rispettivi 250 kgp di potenza, di arrestarne la caduta libera una volta che si scendeva sotto la velocit\u00e0 minima dello statoreattore principale. Ciononostante, la configurazione si sarebbe rivelata instabile, oltre a causare problemi alla visibilit\u00e0 del pilota per via della scia di condensa ed infine anche questo aereo fin\u00ec per danneggiarsi nel 1952 con Gonord\u00a0ai comandi, che in tale occasione decise di ritirarsi dalla sua leggendaria e pericolosissima carriera. Poco prima che Leduc, lavorando alacremente, giungesse al terzo modello con il numero di serie 021, un aereo dotato questa volta di un singolo turbogetto centrale, costruito in due esemplari destinati ad essere pilotati da Jean Sarrail ed Yvan Littolff per un totale di 385 voli, di cui 248 completati in autonomia dopo il rilascio dall&#8217;aerotrasporto. Ma l&#8217;obiettivo finale, a questo punto, era decisamente pi\u00f9 ambizioso. Cos\u00ec che nel 1956, dalla fabbrica di Argenteuil sarebbe fuoriuscito il primo ed unico Leduc 022, la versione semi-definitiva di quello che avrebbe dovuto diventare in futuro il principale intercettore da combattimento francese, essendo destinato a ricevere un giorno il cannone automatico d&#8217;ordinanza ed un minimo di due missili a ricerca di calore.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-12JU8Kwl3c?si=BRwtNB5nP6Ighg48\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Plane-Structure-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39231\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Plane-Structure-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Plane-Structure-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Plane-Structure-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/12\/Leduc-Plane-Structure.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il salvataggio del pilota in caso di emergenza sul Leduc era implicitamente difficoltoso, richiedendo l&#8217;effettivo distacco con paracadute dell&#8217;intera &#8220;punta&#8221; frontale. Il che, per ovvie ragioni, non avrebbe mai potuto funzionare in fase di atterraggio.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L&#8217;aereo, con il suo turbogetto ausiliario Atar 101 D3 da 2.800 kgp di spinta in aggiunta poteva effettivamente decollare in totale autonomia, operazione che riusc\u00ec ad effettuare con successo per ben 141 volte. Finch\u00e9 finalmente nel 1957 si scopr\u00ec come l&#8217;accensione dello statoreattore principale avesse un inerente, irrisolvibile difetto: un surriscaldamento tale da portare al danneggiamento della fusoliera principale. Dagli studi effettuati nella galleria del vento era stato inoltre dimostrato come la sua tozza fusoliera, ancor pi\u00f9 grande dei modelli precedenti, non sarebbe mai stata in grado di superare la velocit\u00e0 del suono. Ragion per cui, di fronte alla necessit\u00e0 di spese significative per di pi\u00f9 in un momento in cui il governo era impegnato nella guerra in Algeria, venne deciso di concludere il progetto favorendo al suo posto l&#8217;altro aereo con statoreattore francese, il pi\u00f9 recente 1500 Griffon II della Nord Aviation. Come conseguenza di ci\u00f2, Leduc avrebbe concluso la sua carriera d&#8217;ingegnere aeronautico per passare dieci anni dopo a miglior vita, all&#8217;et\u00e0 di 69 anni.<br>Una durata della propria presenza sulla Terra forse non elevatissima per gli standard attuali, ma quante persone possono affermare di aver lasciato un&#8217;eredit\u00e0 altrettanto significativa nel loro campo specifico d&#8217;interesse? E quanti ebbero per qualche breve, fugace attimo, nelle proprie mani il futuro stesso del principale mezzo di trasporto della storia contemporanea umana? Perci\u00f2 magari, chi pu\u00f2 dirlo: se Leduc fosse nato negli Stati Uniti o in Unione Sovietica, magari oggi lo troveremmo citato nei libri di storia accanto a Sergei Korolev e Wernher von Braun. Ma se questo ancora non succede, chiaramente, la colpa \u00e8 soltanto dei libri di storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un aereo che costituisce, esso stesso, il suo motore. Avevate mai visto niente di simile? Il pilota nell&#8217;angusto spazio di una punta, al termine di un grosso cilindro incandescente con prese d&#8217;aria nella parte frontale, del tutto simile a quello che potremmo definire a pieno titolo un missile a reazione. Con le piccole ali a &#8230; <a title=\"Sopra Parigi, nessuno poteva tenere il passo della formidabile siringa volante\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39230\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Sopra Parigi, nessuno poteva tenere il passo della formidabile siringa volante\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[478,1367,1416,2453,1637,479,289,630,167,136,137,871,1002,1088,7409,7410,5573,71,97,1654,333],"class_list":["post-39230","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-aerei","tag-aeronautica","tag-ali","tag-conflitti","tag-decollo","tag-esperimenti","tag-francia","tag-guerra","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-motori","tag-parigi","tag-personaggi","tag-prototipi","tag-reazione","tag-siringhe","tag-statoreattore","tag-storia","tag-tecnologia","tag-tubi","tag-volo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39230","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39230"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39230\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39234,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39230\/revisions\/39234"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39230"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39230"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39230"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}