{"id":39142,"date":"2023-11-25T06:14:38","date_gmt":"2023-11-25T05:14:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39142"},"modified":"2023-11-25T06:14:44","modified_gmt":"2023-11-25T05:14:44","slug":"gli-anni-doro-del-biplano-progettato-per-congiungere-i-continenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=39142","title":{"rendered":"Gli anni d&#8217;oro del biplano progettato per congiungere i continenti"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/d4WZUAnOomk?si=vnst8ECi0N8PORau\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-HP45-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39145\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-HP45-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-HP45-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-HP45-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-HP45.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La fila per il terminal, l&#8217;ambiente affollato, i controlli per salire a bordo. L&#8217;assenza di servizi extra, l&#8217;attesa per i bagagli all&#8217;arrivo&#8230; C&#8217;\u00e8 stato un tempo, nella prima parte del secolo scorso, in cui nessuno si sarebbe aspettato che il volo intercontinentale potesse diventare un&#8217;esperienza, per cos\u00ec dire, ordinaria. L&#8217;epoca in cui un sedile tra le nubi, spesso costruito in vimini per mantenere contenuto il peso, era appannaggio pressoch\u00e9 esclusivo di grandi personalit\u00e0 della politica o della finanza, persone al tempo stesso facoltose e dotate di considerevole fiducia nel fenomenale avanzamento dell&#8217;ingegneria aeronautica corrente. Con il secondo aspetto che andava a sfumare a vantaggio del primo, mano a mano che i velivoli per il trasporto diventavano pi\u00f9 imponenti. Poich\u00e9 semplicemente ancora non era stato inventato l&#8217;approccio progettuale in grado di mirare sopra qualsiasi altra cosa al profitto, massimizzando la quantit\u00e0 di persone stipate a bordo a discapito del comfort ed ogni altro aspetto confinante. Per un&#8217;esperienza che durava in genere diversi giorni per le tratte pi\u00f9 lunghe, con scali notturni negli alberghi pi\u00f9 pregevoli d&#8217;Europa e del mondo. C&#8217;era per questo un sottile senso d&#8217;insoddisfazione, da parte dell&#8217;Impero di maggior successo ed esteso nella storia, se i migliori e maggiormente celebrati dispositivi volanti provenissero principalmente dalla Germania, gi\u00e0 capace d&#8217;affermarsi in qualit\u00e0 di grande polo per la costruzione di apparecchi affidabili e performanti. Almeno finch\u00e9 alla compagnia aerea britannica Imperial non venne in mente di contattare la Handley Page di Hertfordshire, presso il suo famoso aerodromo di Radlett, con due linee d&#8217;appalto attentamente calibrate: da una parte un aereo passeggeri ottimizzato per le tratte brevi delle loro tratte tra i diversi centri metropolitani europei. Dall&#8217;altro uno in grado di raggiungere nel modo pi\u00f9 conveniente luoghi distanti come il Cairo, Calcutta, persino (un giorno) l&#8217;Oceano Atlantico che era stato fino a quel momento appannaggio prevalente di aviatori eroici e sprezzanti del pericolo incombente della loro stessa fine. Una tra le sfide verso cui la compagnia ancora diretta dal suo omonimo fondatore decise di rispondere mediante la costruzione di uno degli aerei pi\u00f9 eccezionali che tale abito avesse conosciuto: il modello di un mastodontico sesquiplano declinato nelle due versioni, spinto innanzi da quattro motori Bristol Jupiter XIF da 490 cavalli ciascuno, la cui apertura alare di 40 metri superava quella di un odierno Boeing 737. Ma capace di ospitare in due cabine interconnesse prima e dopo le ali, nella sua versione HP.52 &#8220;appena&#8221; 6+12 passeggeri e 18+20 nell&#8217;alternativo H.P.42W, a discapito della quantit\u00e0 di bagagli che era possibile caricare a bordo. L&#8217;unico compromesso, o possibile variazione, tra le due versione di un aereo che sotto ogni altro punto di vista e nell&#8217;opinione della stampa ed i suoi utilizzatori, era semplicemente perfetto&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Dxgou8wGmTs?si=OWfTPEbrR8jBkMRZ\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Cabin-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39144\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Cabin-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Cabin-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Cabin-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Cabin.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Le cabine di volo degli Handley Page erano creati sul modello dei famosi vagoni ferroviari Pullman, strizzando l&#8217;occhio al lusso e le comodit\u00e0 dell&#8217;Orient Express. L&#8217;equipaggio a bordo, composto da due piloti ed altrettanti ingegneri di volo, si occupava personalmente di servire il cibo ed assolvere le necessit\u00e0 dei ricchi occupanti delle poltrone.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 in effetti un possibile fraintendimento nell&#8217;idea statistica della bassa percentuale di aeroplani di linea che oggi finiscono per subire un incidente. Laddove l&#8217;esito variabilmente catastrofico subito in media da un volo commerciale ogni 16,7 milioni di decolli, una volta trasferito in un&#8217;epoca in cui volavano molte migliaia di aeroplani in meno ogni giorno non vedeva certo aumentare proporzionalmente la sua probabilit\u00e0 d&#8217;occorrenza. Ed ecco come la storia operativa del biplano Handley Page sarebbe arrivato a vederlo concludere un periodo di servizio pari a 10 anni senza il bench\u00e9 minimo incidente capace di coinvolgere i passeggeri a bordo. Questo anche grazie ad una serie di accorgimenti progettuali e soluzioni assolutamente avveniristiche per la sua era: un corpo completamente costruito in metallo, prevalentemente in lega di duralluminio, con la struttura reciproca della doppia ala interconnessa grazie ad una solida travatura di tipo Warren e posizionata in modo alquanto atipico nella parte mediana della carlinga. Notevole anche la coda, con soluzione aerodinamica scatolare e due livelli sovrapposti di stabilizzazione. Ma l&#8217;aspetto maggiormente innovativo, risultando essenzialmente privo di precedenti era la maniera in cui ogni ambiente adibito alla presenza di persone fosse racchiuso al sicuro all&#8217;interno della carlinga: tutti volavano comodi sull&#8217;HP.42\/52, senza la necessit\u00e0 d&#8217;indossare cappotti pesanti o i tipici occhiali da aviatore. Salivano persino a bordo senza l&#8217;utilizzo di rampe, causa la bassezza del portello rispetto al terreno e volavano ad un ritmo medio di 160 Km\/h, avendo tutto il tempo di osservare il panorama. Fecero effettivamente notizia, nei primi anni di utilizzo, alcuni voli organizzati sopra la citt\u00e0 di Londra, durante cui ai passeggeri veniva servito persino un t\u00e8 mentre osservavano il magnifico scenario sottostante. E non c&#8217;\u00e8 da sorprendersi se il biplano fece parlare parecchio di se, diventando una letterale icona del mondo tecnologico e comparendo in servizi fotografici dell&#8217;alta moda, brochure aziendali, accattivanti pubblicit\u00e0 illustrate&#8230; Esso parlava direttamente al cuore di un mondo interconnesso e l&#8217;ottimismo nei confronti del suo futuro. Almeno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, un episodio a seguito del quale le fortune del mega-biplano cominciarono a cambiare. Esistevano effettivamente otto aerei della serie, quattro per ciascun allestimento denominati con altrettanti appellativi del mondo classico e la mitologia greco-romana. Sette dei quali furono dati in utilizzo, in vari momenti successivi all&#8217;inizio delle ostilit\u00e0, alle forze aeree della RAF, che iniziarono ad utilizzarli per lo spostamento di uomini e materiali. Soltanto il prototipo con moltissimi voli all&#8217;attivo, denominato G-AAGX\u00a0Hannibal sfugg\u00ec a questo destino causa il misterioso incidente sub\u00ecto sopra il Golfo dell&#8217;Oman il primo marzo del 1940, in cui persero la vita personalit\u00e0 come l&#8217;asso della grande guerra Harold Whistler ed il politico indiano A. T. Pannirselvam. Mentre destini soltanto leggermente migliori sarebbero toccati ai suoi simili. Due dei quali furono distrutti da una raffica di vento mentre si trovavano parcheggiati all&#8217;aeroporto di Whitchurch, uno and\u00f2 bruciato in un incendio in India, gli altri si schiantarono in diversi atterraggi e altre manovre poco fortunate. Tanto che attualmente, nonostante l&#8217;importanza storica di questi aerei, non disponiamo di alcun esempio integro n\u00e9 parti significative sopravvissute, fatta eccezione per un&#8217;elica dell&#8217;HP-42 Horatius esposta presso il terminal dell&#8217;aeroporto di Croydon. Una situazione che, qualche anno fa, un gruppo di facoltosi ed abili appassionati aveva pensato di risolvere alla loro maniera&#8230;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/u-4LK5svmok?si=4-bKy9VFdeucy6et\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Biplane-Flight-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39143\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Biplane-Flight-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Biplane-Flight-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Biplane-Flight-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/11\/Handley-Page-Biplane-Flight.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Gli aerei della serie HP videro aumentare ulteriormente la loro affidabilit\u00e0 con l&#8217;aggiunta successiva delle cinture di sicurezza, accorgimento voluto dalla Imperial successivamente ad un incidente sub\u00ecto da un diverso velivolo di una compagnia rivale.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 stato a tal proposito un progetto nel 2015, promosso da un certo &#8220;gruppo Merlin&#8221; probabilmente dal nome del motore britannico pi\u00f9 famoso del secondo conflitto mondiale, per una raccolta fondi finalizzata alla costruzione di una replica funzionante dell&#8217;Handley Page. Pur vantando significativi contatti col mondo dello spettacolo e della pubblicit\u00e0, in cui l&#8217;enorme biplano avrebbe dovuto trovare l&#8217;applicazione, il sogno ha ancora oggi mancato di concretizzarsi, mentre il sito ufficiale dell&#8217;iniziativa risulta totalmente inaccessibile, lasciandone immaginare l&#8217;accantonamento probabilmente a tempo indefinito. Il che costituisce, in modo puramente oggettivo, una considerevole occasione mancata. In quale altro modo, d&#8217;altronde, potr\u00e0 palesarsi nuovamente l&#8217;opportunit\u00e0 di volare come si faceva all&#8217;epoca in cui esisteva una singola classe, la prima? Ed ogni sobbalzo, qualsiasi vuoto d&#8217;aria massimizzato dall&#8217;enorme superficie delle ali e relativa leggerezza della carlinga, sarebbe diventata l&#8217;occasione per calcare in testa il fidato elmetto coloniale. Mentre si producevano marcate esclamazioni quali &#8220;Gosh, gee, golly, gadzooks!&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fila per il terminal, l&#8217;ambiente affollato, i controlli per salire a bordo. L&#8217;assenza di servizi extra, l&#8217;attesa per i bagagli all&#8217;arrivo&#8230; C&#8217;\u00e8 stato un tempo, nella prima parte del secolo scorso, in cui nessuno si sarebbe aspettato che il volo intercontinentale potesse diventare un&#8217;esperienza, per cos\u00ec dire, ordinaria. 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