{"id":38931,"date":"2023-10-22T06:22:17","date_gmt":"2023-10-22T04:22:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38931"},"modified":"2023-10-22T06:29:09","modified_gmt":"2023-10-22T04:29:09","slug":"lo-strano-sogno-sovietico-dellaliscafo-in-grado-di-lanciare-unastronave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38931","title":{"rendered":"Lo strano sogno sovietico dell&#8217;aliscafo in grado di lanciare un&#8217;astronave"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/iGKezOhZoUY?si=ZhYVOPQMfkzzrH-p\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38934\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>&#8220;Costi quel che costi&#8221; non \u00e8 che un mero eufemismo, quando riferito al rapido dispendio di risorse, ingegno e finanziamenti da parte dell&#8217;Unione Sovietica a vantaggio del suo programma spaziale verso la met\u00e0 degli anni &#8217;70, quando il direttore Valentin Glushko subentr\u00f2 a Vasili Mishin, con l&#8217;arduo compito di colmare circa 15 anni di gap tecnologico rispetto agli Stati Uniti. Nell&#8217;assenza di motori a razzo liquidi riutilizzabili, senza esperienza nel lavorare con grasse masse d&#8217;idrogeno. Per l&#8217;assoluta e totale mancanza di progetti spaziali alati volanti, sulla falsariga dello Space Shuttle al servizio dell&#8217;Occidente. Agli albori del programma Buran, per la creazione e il lancio di un tale velivolo dal cosmodromo di Baikonur, i diversi OKB (bureau tecnologici) furono coinvolti in parallelo per la creazione di una serie di proposte parallele. Tutte abbastanza simili per quanto concerne l&#8217;ultimo stadio di questa tipologia di missione: un aereo o <em>orbiter<\/em> capace di sfuggire all&#8217;atmosfera terrestre, senza per questo dover abbandonare il proposito di poggiare il suo carrello su una lunga pista asfaltata, pronto a decollare ancora, ed ancora. Ma l&#8217;idea forse pi\u00f9 ambiziosa di tutte, che non avremmo conosciuto fino a molti anni dopo, sarebbe partita dall&#8217;opera congiunta dei due celebri uffici di Sukhoi ed Alexeyev, finalizzata al riciclo non soltanto della parte finale del mezzo bens\u00ec ogni suo singolo componente. Un proposito che persino oggi tenderemmo a giudicare eccessivamente ottimistico; eppure perseguito, all&#8217;epoca, con un&#8217;ipotesi quasi surreale nella sua esasperata concretezza. Prima di procedere a descrivere il video sopra riportato, opera dell&#8217;animatore digitale di Youtube specializzato nella storia dell&#8217;esplorazione spaziale Hazegrayart lasciatemi perci\u00f2 descrivere le sue fonti: nient&#8217;altro che una singola lettera scritta da alcuni ex-ingegneri al servizio del governo di Mosca, pubblicata sulla rivista britannica <em>Spaceflight<\/em> nell&#8217;anno 1983. In cui si parlava di un&#8217;ipotesi tecnologica chiamata semplicemente Albatross, per uno &#8220;Shuttle Russo&#8221; che sarebbe decollato non da una comune pista dell&#8217;entroterra asiatico, n\u00e9 una rampa di lancio verticale. Bens\u00ec le onde relativamente calme del pi\u00f9 grande lago al mondo, identificato sulle mappe con il nome di Mar Caspio. Accelerando gradualmente, progressivamente, finch\u00e9 un triplice assemblaggio dal peso impressionante avesse raggiunto i 180 Km\/h, procedendo con il mettere in atto l&#8217;essenziale suddivisione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross-Schematics.png\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"417\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Sukhoi-Albatross-Schematics.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-38933\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Come osservabile da questo disegno allegato all&#8217;articolo originale, la forma dell&#8217;aliscafo non era perfettamente identica a quella mostrata nel video in CG. Di suo conto ricavata, come dichiarato nella descrizione stessa, dal modello tridimensionale di pubblico dominio dell&#8217;immaginaria (ed arrugginita) &#8220;Ship Lorina&#8221;.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Gli occhi osservano l&#8217;animazione dimostrativa reperita su Internet, senza riuscire tuttavia a capacitarsene. Sarebbe stato possibile spingere una tale massa alla velocit\u00e0 necessaria, risolvendo nel contempo tutte le problematiche ingegneristiche derivanti da una tale serie di meccanismi. La risposta breve \u00e8: &#8220;Probabilmente no.&#8221; Quella pi\u00f9 lunga ed articolata, inizia invece con &#8220;Pu\u00f2 darsi&#8221;. \u00c8 sempre possibile far progredire, d&#8217;altra parte, le nostre creazioni oltre lo stadio del tavolo da disegno e l&#8217;uomo tecnologico ha pi\u00f9 volte dimostrato, nel corso della propria storia moderna, una capacit\u00e0 inaspettata nel riuscire a dimostrare che le sue teorie erano corrette. Cos\u00ec il primo stadio del progetto Albatross, sotto qualsiasi punto di vista rilevante costituito da un colossale aliscafo di 70 metri di lunghezza e 1800 tonnellate di dislocamento, corrispondeva sostanzialmente al grande serbatoio principale dello Space Shuttle, ospitando le considerevoli quantit\u00e0 di propellente Lox\/LH2 (ossigeno liquido) utilizzato per il raggiungimento della spinta inerziale desiderata grazie alla fuoriuscita del battello dalle acque, sopra il piedistallo deli suoi alettoni. Obiettivo ottenuto il quale al trascorrere di circa 180 secondi, come al rilascio di una fionda, l&#8217;intera parte superiore del triplice sistema si sarebbe separata decollando propriamente al di sopra dei flutti, grazie al carburante contenuto all&#8217;interno del primo dei due aerei indipendenti, un razzo quadrimotore riutilizzabile con ali a delta ed una massa pari a 1377 tonnellate chiamato informalmente il <em>Carrier<\/em>, lungo 91 metri e pensato per poter fare ritorno alla sua base terrestre grazie all&#8217;equipaggio a bordo, un po&#8217; planando, un po&#8217; utilizzando le scorte esigue del carburante rimasto al termine della propria missione. Prevedibilmente consistente, come avrete ormai facilmente compreso, nell&#8217;accompagnare lo stadio finale o <em>Raketoplan<\/em> propriamente detto, un aeromobile senza coda di 352 tonnellate, oltre i margini pi\u00f9 estremi dell&#8217;atmosfera. Da cui esso stesso avrebbe fatto ritorno, qualche ora dopo, perfettamente integro in ogni sua parte, dopo aver assolto lo scopo fondamentale della sua creazione in maniera non dissimile dalle altre proposte co\u00e9ve del programma spaziale russo, incluse le prime iterazioni progettuali del Buran. Un&#8217;idea, almeno in linea di principio, priva di alcuna vulnerabilit\u00e0 o difetto e che potremmo definire in modo relativamente arcano come &#8220;trifibia&#8221;: poich\u00e9 capace di sfruttare, attraverso le diverse fasi della sua implementazione, terra, acqua ed aria.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/su9EVeHqizY?si=jaXIzbFt4vawZO5U\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Rocket-Fuel-Animation-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38932\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Rocket-Fuel-Animation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Rocket-Fuel-Animation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Rocket-Fuel-Animation-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/10\/Rocket-Fuel-Animation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nella progettazione di ogni missione spaziale multistadio uno degli aspetti pi\u00f9 importanti \u00e8 l&#8217;equilibrio tra il peso del carburante ed autonomia di spinta disponibile per ciascuna fase della roboante ascesa. Con diverse tempistiche possibili, come dimostrato da questo accattivante video dello stesso Hazegrayart.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Tranne quella, se vogliamo, alle origini stesse del problema di fondo. Poich\u00e9 non esistono al mondo, persino oggi, aliscafi capaci di superare l&#8217;equivalente di 70-80 Km\/h, poco pi\u00f9 della met\u00e0 necessari ad ottenere il sollevamento dei due velivoli facenti parte del sistema Albatross. Ci\u00f2 a causa di calcoli almeno in apparenza irrisolvibili dello studio della fisica quando applicata al problema, non indifferente, di fare accelerare gli alettoni di metallo attraverso un fluido incomprimibile nonch\u00e9 pesante come l&#8217;acqua. Laddove una soluzione maggiormente funzionale per il primo stadio, almeno in linea di principio, sarebbe stata quella di un ekranoplano o aerodina capace di sollevarsi di qualche metro sopra l&#8217;acqua grazie allo sfruttamento dell&#8217;effetto suolo. Un tipo di velivolo ben conosciuto dall&#8217;OKB di Alexeyev, essendo proprio quest&#8217;ultimo dietro al prototipo mai completato dell&#8217;iconico KM o Mostro del Mar Caspio, un bolide da 10 turbogetti, 545 tonnellate e 550 Km\/h di velocit\u00e0 massima. Ma nessuno degli scienziati dietro la lettera del 1983 menziona alcunch\u00e9 di simile e lo stesso animatore dietro al video, comprensibilmente, ha scelto di attenersi ai dati formalmente raccolti. Dopo tutto ogni cosa doveva sembrare possibile, in un paese disposto pochi anni dopo a valutare seriamente lo scavo di un canale dal fiume Volga al Cosmodromo di Baikonur, per un costo pari a 17 milioni di dollari e circa 10 anni di lavoro. Soltanto per poter spostare efficientemente i singoli componenti necessari all&#8217;assemblaggio dello spazioplano Buran, finch\u00e9 non si decise di ricorrere piuttosto all&#8217;utilizzo dell&#8217;aereo pi\u00f9 grande del mondo, l&#8217;Antonov An-225 Mriya. Distrutto dagli stessi russi poco meno di due anni fa, all&#8217;inizio del tragico conflitto ucraino. Perch\u00e9 anche questo \u00e8 un fenomeno assolutamente, imprescindibilmente umano: dimenticare ogni traguardo perseguito dai propri predecessori. Dinnanzi al bisogno di ottenere un qualche tipo di vantaggio o privilegio personale, da parte di coloro che tirano e dirigono i fili del teatro della storia. Che continuer\u00e0 a ripetersi invariata, molto probabilmente, anche oltre i confini galattici del nostro singolo, insignificante ed azzurro pianeta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Costi quel che costi&#8221; non \u00e8 che un mero eufemismo, quando riferito al rapido dispendio di risorse, ingegno e finanziamenti da parte dell&#8217;Unione Sovietica a vantaggio del suo programma spaziale verso la met\u00e0 degli anni &#8217;70, quando il direttore Valentin Glushko subentr\u00f2 a Vasili Mishin, con l&#8217;arduo compito di colmare circa 15 anni di gap &#8230; <a title=\"Lo strano sogno sovietico dell&#8217;aliscafo in grado di lanciare un&#8217;astronave\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38931\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Lo strano sogno sovietico dell&#8217;aliscafo in grado di lanciare un&#8217;astronave\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[478,7029,2265,820,3633,5179,1637,411,167,136,7339,822,1251,116,2646,2401,138,97,7340,333],"class_list":["post-38931","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-aerei","tag-aliscafi","tag-astronavi","tag-atmosfera","tag-carburante","tag-caspio","tag-decollo","tag-imbarcazioni","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-orbiter","tag-progetti","tag-razzi","tag-russia","tag-shuttle","tag-soluzioni","tag-spazio","tag-tecnologia","tag-urss","tag-volo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38931","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38931"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38931\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38938,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38931\/revisions\/38938"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38931"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38931"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38931"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}