{"id":38717,"date":"2023-09-14T06:25:47","date_gmt":"2023-09-14T04:25:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38717"},"modified":"2023-09-14T06:25:51","modified_gmt":"2023-09-14T04:25:51","slug":"il-vermiglio-theyyam-estasi-danzante-delle-456-divinita-indiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38717","title":{"rendered":"Il vermiglio Theyyam, estasi danzante delle 456 divinit\u00e0 indiane"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BeczZlAnnQM?si=2u_YLnSABvycoD9h\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38720\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Che cosa sareste disposti a perdere per essere temporaneamente di pi\u00f9, vivere pi\u00f9 intensamente, provare sentimenti maggiormente intensi di qualsiasi altro abbiate mai sperimentato prima di quel momento? Non si tratta di domande superflue, n\u00e9 passibili di esser poste alla leggera. I praticanti dell&#8217;antica arte drammatica Theyyam, ben oltre il concetto stesso di teatro meramente usato come forma d&#8217;intrattenimento, rinunciano prima di ogni rappresentazione alla propria stessa umanit\u00e0. E non sempre gli viene permesso, al termine, di ritrovarla a pieno titolo ed usarla come un compasso per ridisegnare il cerchio della propria quotidianit\u00e0 esistenziale. Guardateli per questo volteggiare, tramite i filtro (o forse sarebbe calzante affermare, all&#8217;interno) dei monumentali costumi utilizzati per rendere interpretare la venuta tra la gente di alcuni degli esseri supremi dell&#8217;eterogeneo subcontinente. Poich\u00e9 qui siamo, \u00e8 importante specificarlo, presso il Therala sulle coste del Malabar, dove la densit\u00e0 di Dei e dei culti a loro dedicati supera persino quella dei villaggi, permettendo la frequente associazione di un episodio mitologico alla fondazione di una singola famiglia o dinastia ormai estinta. Come viene fatto enfaticamente ricordare, con egual dose di spettacolarit\u00e0 e riverenza, dai mistici dervisci dall&#8217;improbabile imponenza, mentre ricevono il supremo dono di entrare in contatto diretto con colei o colui che desidera sperimentare brevemente la vita terrestre. Un approccio alla questione che potremmo definire, senza dubbio, caratterizzante; poich\u00e9 il Theyyam, un termine che significa letteralmente &#8220;divino&#8221; costituisce a tutti gli effetti non soltanto un atto di venerazione, bens\u00ec la possessione sciamanica e cessazione della rilevanza dell&#8217;ego. Mentre coloro che lo effettuano diventano, per tutto il tempo necessario, dotati della capacit\u00e0 d&#8217;influenzare la progressione karmika degli eventi.<br>\u00c8 una cosa estremamente memorabile a vedersi. Ciascuna delle persone incaricate di eseguire i passaggi necessari all&#8217;esecuzione del rituale ha ereditato, tramite molteplici generazioni o un continuativo impegno dimostrato a partire dall&#8217;et\u00e0 massima di 6 o 7 anni, le capacit\u00e0 necessarie a rendere l&#8217;effetto di trovarsi al cospetto di un essere pressoch\u00e9 onnipotente. Il che presuppone, molto prevedibilmente, una precisa e complessa preparazione, che inizia dal momento in cui, un paio di settimane prima del giorno fissato, il danzatore rigorosamente di sesso maschile si astiene dal fumo, l&#8217;alcol, i litigi o i cattivi pensieri. Comportandosi a tutti gli effetti come un asceta, mentre cerca e trova la concentrazione necessaria a trasformarsi. Il che avviene in un momento estremamente preciso, molto spesso ma non sempre parte della parte pubblica della sua esperienza: mentre osserva immobile lo specchio, pensando al proprio ruolo transitorio nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;Universo conosciuto o teorizzato nello scorrere dei millenni. Quando all&#8217;improvviso avverte, come da copione, di essere tremendamente prossimo a perdere il controllo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jqKKxZwwHRY?si=Q_OgrPD_g85lMWe6\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Dance-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38718\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Dance-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Dance-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Dance-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Dance.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Larghi, alti, rigidi o fluenti, i costumi del Theyyam costruiti con preziose stoffe e intelaiature alleggerite in legno possiedono diverse qualit\u00e0 ed uno stile assolutamente inconfondibile. Normalmente, il danzatore inizia la serata con il solo trucco facciale, mentre gli elementi ulteriori vengono aggiunti man mano che la performance raggiunge il culmine dimostrativo.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L&#8217;arte popolare del Theyyam, nonostante la raffinatezza estrema dei suoi fattori visibili, resta d&#8217;altra parte strettamente associata agli strati meno abbienti della societ\u00e0 indiana. Essendo l&#8217;appannaggio esclusivo di determinate caste, un tempo giudicate intoccabili, le cui prerogative appaiono del tutto secondarie a ci\u00f2 che la collettivit\u00e0 ha imparato ad aspettarsi da loro. Da un tempo letteralmente immemore, o comunque molto, molto lungo. Gli etnografi e studiosi dei costumi locali del Kerala hanno in effetti datato l&#8217;inizio di queste pratiche ad un&#8217;epoca di gran lunga antecedente all&#8217;introduzione dell&#8217;Induismo tra il 2300 e 1500 a.C, fattore dimostrato dalla presenza nel suo canone di fattori o riferimenti animistici e del culto degli antenati, alle radici stesse del concetto di religione organizzata all&#8217;interno di un gruppo sociale definito. Alcuni dei personaggi interpretati in questa forma di venerazione religiosa, d&#8217;altra parte, sembrano avere appigli storici ben precisi. Vedi il caso di Kathivanoor Veeran, il guerriero asceso alla divinit\u00e0 della trib\u00f9 dei Thiyya, che avendo abbandonato senza il permesso la fattoria dei propri genitori, scelse piuttosto di difenderla impugnando le sue armi contro l&#8217;esercito dei Kodagu che tentava d&#8217;invadere il Malabar. Ma dopo aver combattuto, e vinto, ritorn\u00f2 indietro per cercare l&#8217;anello di fidanzamento con l&#8217;amore della sua vita che aveva perso assieme a un dito, finendo per essere ucciso con l&#8217;inganno dai suoi nemici. Cos\u00ec che la sua promessa, vedendo l&#8217;anello e il dito su una foglia di banana, si uccise. O quello della donna Muchilot Bhagavathi, che essendo stata interrogata dai bramini del suo villaggio in merito a quale fossero il maggior piacere e pi\u00f9 grande dolore del suo sesso, rispose fare l&#8217;amore e mettere al mondo un figlio. Ma poich\u00e9 nell&#8217;opinione dei sacerdoti ella non poteva saperlo a meno di non essere pi\u00f9 vergine, venne esiliata dalla sua famiglia, e piuttosto che vivere in stato d&#8217;indigenza si suicid\u00f2 sopra una pira funebre alimentata dall&#8217;olio di cocco. Venendo trasformata, dopo il rapido decesso, in una portavoce itinerante del dio Shiva, che ne fece uno dei propri rappresentanti nel mondo. Notevole anche la storia Kuttichathan Theyyam, uno dei figli dell&#8217;avatar del Distruttore in questione, che sceso tra gli umani aveva scelto si sposare la sua amata Parvati sotto mentite spoglie, dando quindi il figlio soprannaturale in adozione ad una donna priva di eredi. Ma poich\u00e9 questo superno essere, dal corpo nero e un fiore sulla fronte, era talmente saggio da mettere in discussione le parole dei suoi insegnanti, entr\u00f2 presto in conflitto con loro e venne ripetutamente punito. Rimasto senza cibo, uccise e divor\u00f2 un&#8217;intera mucca, con gesto sacrilego che gli sarebbe costato una condanna a morte. Cos\u00ec tagliato in 390 pezzi e bruciato in 21 pire dai bramini, anch&#8217;egli risorse sottoforma d&#8217;altrettanti valorosi soldati, che da quel momento avrebbero protetto il Kerala.<br>Traspare dunque una fondamentale ed imprescindibile diffidenza nei confronti delle autorit\u00e0 costituite nelle storie interconnesse ad alcuni dei pi\u00f9 celebri Theyyam, bench\u00e9 ci\u00f2 non possa essere considerato parte imprescindibile della loro essenza. Questo perch\u00e9 una volta che il danzatore ha ricevuto il mandato divino, ogni aspetto collaterale o di contesto viene fatto passare in secondo piano, di fronte alla necessit\u00e0 di rendere tangibile la presenza di colui o colei che ha preso il controllo di una precisa sequenza di gesti. Ci sono Dei, per questo, che prevedono l&#8217;esecuzione di una sequenza meccanica di passi, altri che si esprimono attraverso le espressioni del volto. Alcuni richiedono semplicemente di volteggiare con ritmi variabili, per molte ore o tutta la notte, mentre gli spettatori esprimono desideri inserendo banconote nelle intercapedini dell&#8217;ingombrante costume. In uno dei Theyyam pi\u00f9 memorabili e terrificanti, denominato Thee Chamundi, il protagonista viene gettato pi\u00f9 volte all&#8217;interno di un cumulo di ceneri ardenti, cos\u00ec come l&#8217;avatar leonino di Vishnu, Narasimha Moorthi, aveva dovuto sopportare durante un&#8217;epico combattimento con i demoni dell&#8217;inferno. Non \u00e8 perci\u00f2 infrequente, nella rilevante regione del Kerala, notare pi\u00f9 di un praticante con il volto che riporta cicatrici ed ustioni, in segno di supremo sacrificio nei confronti della sua difficile arte.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/tMhQ_fcDyeE?si=RK6IXHjgh9CmasXH\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Fire-Jump-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38719\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Fire-Jump-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Fire-Jump-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Fire-Jump-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/09\/Theyyam-Fire-Jump.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Alcuni Theyyam prevedono la frenesia e il pericolo tipiche delle attivit\u00e0 dei fachiri. Il che costituisce, parimenti, una forma di venerazione dall&#8217;alto rilievo teologico all&#8217;interno dei contesti d&#8217;appartenenza.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La danza sacra degli Dei manifesti aveva per l&#8217;India medievale, ed ancor prima di tale epoca, un&#8217;importante funzione sociale. Occasione di raduno per gli abitanti dei villaggi vicini, corrispondeva spesso con il giorno di riscossione delle tasse, e risoluzione delle dispute ad opera dei magistrati designati dai capi delle diverse trib\u00f9 locali. Ma per le genti spesso discriminate che materialmente interpretavano i personaggi, essa costituiva soprattutto un importante strumento di rivalsa sociale. Poich\u00e9 non importava quale fosse il loro mestiere per il resto dell&#8217;anno e per quante generazioni pregresse discendessero dai senza casta, per quelle fatidiche ore, o giorni, essi diventavano a tutti gli effetti divini, diventando degni di venerazione anche dagli appartenenti agli strati sociali di livello pi\u00f9 alto. Era un&#8217;esperienza assai probabilmente&#8230; Trasformativa. Cos\u00ec come continua ad esserlo, in modo diverso, nei contesti pi\u00f9 appropriati della sua continuazione ininterrotta fino all&#8217;epoca post-moderna. <br>Sebbene abbia trovato un certo seguito l&#8217;idea, negli ambienti maggiormente conservatori dell&#8217;India contemporanea, che il Theyyam praticato per il cinema di Bollywood o in contesti di raduno sociale e mero divertimento, sia per suo principio inevitabile un&#8217;attivit\u00e0 sacrilega e perci\u00f2 indegna della lunga e nobile tradizione a cui tenta di richiamarsi. Il che risulta applicabile a molte altre arti ereditate dei nostri giorni. Ma la questione in casi simili \u00e8 universalmente semplice: cambiare le cose, o vederle scomparire del tutto. E ci\u00f2 dovrebbe costituire, secondo quale metrica, una scelta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa sareste disposti a perdere per essere temporaneamente di pi\u00f9, vivere pi\u00f9 intensamente, provare sentimenti maggiormente intensi di qualsiasi altro abbiate mai sperimentato prima di quel momento? Non si tratta di domande superflue, n\u00e9 passibili di esser poste alla leggera. 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