{"id":38248,"date":"2023-06-28T06:16:19","date_gmt":"2023-06-28T04:16:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38248"},"modified":"2023-06-28T06:22:42","modified_gmt":"2023-06-28T04:22:42","slug":"nuota-nella-sabbia-il-piccolo-assassino-cieco-dei-deserti-australiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=38248","title":{"rendered":"Nuota nella sabbia il piccolo assassino cieco dei deserti australiani"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/oLaJjbONFjA\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38251\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La biologia nei dintorni di Uluru, l&#8217;imponente roccia sacra per i popoli aborigeni, ha sempre assunto proporzioni e metodologie di sopravvivenza fuori dal comune. Per le alte temperature, la bassa umidit\u00e0 e la scarsit\u00e0 di cibo, ma anche il pregresso isolamento genetico di un&#8217;intero continente, straordinario ricettacolo di soluzioni e strade alternative scelte dall&#8217;evoluzione animale. Potr\u00e0 perci\u00f2 sorprendervi, la reazione che un abitante dell&#8217;Africa Meridionale trasportato in questo ambiente potrebbe avere, ritrovandosi a contatto con una delle creature locali pi\u00f9 bizzarre in senso generale, eppure in grado di suscitare in lui l&#8217;immediato senso della nostalgia di casa. Ci\u00f2 in quanto esiste una palese convergenza di fenotipi tra la &#8220;talpa&#8221; dorata del suo luogo d&#8217;origine (fam. Chrysochloridae) ed il predatore sotterraneo d&#8217;artropodi tipico del continente d&#8217;Oceania, similmente dimensionato, del tutto paragonabile nella colorazione e nei comportamenti dimostrati nel corso della sua semplice, ma interessante esistenza. Che ciononostante pu\u00f2 essere individuato nelle due specie facenti parte del genere <em>Notoryctes<\/em>, famiglia Notoryctidae, costituenti le uniche rappresentanti di un ramo particolarmente isolato del grande albero della vita, situato ai margini di quello dei marsupiali. Per il possesso di una piccola tasca rivolta all&#8217;indietro e capace di contenere fino a due figli alla volta, almeno finch\u00e9 non riescono a raggiungere l&#8217;indipendenza. Il che ci induce a desumere, tutto considerato, che la forma pi\u00f9 efficiente in luoghi come questi possa essere individuata in un tubo peloso della lunghezza di 12-16 centimetri con corta coda finale, dal naso sensibile e del tutto privo di aperture oculari, le forti e corte zampe anteriori dotate di possenti artigli per scavare sottoterra il proprio percorso verso la soddisfazione gastronomica e la salvezza. Organismo estremamente specializzato, sotto ogni aspetto ed al tempo stesso dotato di una spontanea predisposizione alla furtivit\u00e0, tanto che risulta rara e preziosa l&#8217;opportunit\u00e0 di vederlo, pur trattandosi secondo studi di settore di una presenza tutt&#8217;altro che rara o a rischio di estinzione. Di cui \u00e8 stato calcolato come, a parte le comunit\u00e0 maggiormente isolate dei popoli indigeni australiani, gli avvistamenti registrati dalla scienza superino raramente la quantit\u00e0 media di un l&#8217;anno, spesso con notevole copertura mediatica ed entusiasmo da parte del mondo accademico interessato all&#8217;argomento. E non vi sorprender\u00e0 sapere come a questo punto, pur tenendo conto degli sforzi pregressi, siano molto pochi i dati a nostra disposizione sul tema del comportamento, la metodologia riproduttiva, lo stile di vita e l&#8217;approccio risolutivo ai reiterati problemi del quotidiano da parte di questo carnivoro sorprendentemente abile nell&#8217;antica e imprescindibile arte della predazione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/m69_UEyNuQs\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Observation-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38249\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Observation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Observation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Observation-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Observation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">La particolare conformazione fisica di questi animali, privi di soluzioni biologiche utili alla dissipazione del calore estremo negli ambienti di provenienza, non li rende affatto adatti a spostarsi in superficie. Permettendogli, tuttavia, di scivolare con il minimo dispendio energetico al di sotto della fine sabbia australiana.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L&#8217;aspetto che distingue maggiormente la talpa marsupiale dalle sue controparti europee, accomunandola invece alla Chrysochloridae africana, \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 di scavare tunnel permanenti nel sottosuolo a causa della natura friabile sabbiosa di quest&#8217;ultimo nei rispettivi habitat di provenienza. Il che porta queste creature geograficamente distanti ma egualmente ctonie ad un movimento verticale dei propri artigli, che si sostituisce a quello orizzontale della fam. Talpidae europea somigliando piuttosto all&#8217;approccio locomotorio di un nuotatore olimpico, intento a dimostrare la propria capacit\u00e0 d&#8217;eseguire lo stile del delfino o della farfalla. Un stile biomeccanico mantenuto dalla Notoryctidae anche nelle occasionali spedizioni di superficie, che la vedono spostarsi con rapidit\u00e0 decisamente inferiore nonostante il copioso investimento energetico, in un movimento capace di tracciare tre caratteristiche linee sinuose e parallele che costituiscono l&#8217;evidente segno del suo passaggio. Ragion per cui l&#8217;animale emerge raramente, concentrando tali contingenze nella sola stagione delle piogge, o probabilmente al presentarsi dell&#8217;urgente necessit\u00e0 di nutrirsi dopo un periodo particolarmente magro. Questo perch\u00e9 come dicevamo la talpa locale \u00e8 solita nutrirsi preferibilmente di larve d&#8217;artropodi, millepiedi, vermi e l&#8217;occasionale piccolo rettile, a cui da la caccia grazie al suo naso a forma di scudo e protetto da uno stato di pelle simile al cuoio, pur essendo dotato di un organo di Jacobson paragonabile ad una versione sottodimensionata di quello dei cani o dei suini. Laddove prevedibilmente atrofizzato nel corso dei secoli risulta essere il suo senso della vista, al punto che gli organi oculari restano soltanto come degli accenni di lenti situate sottopelle, essendo addirittura privi del sistema nervoso necessario alla percezione di luce ed ombra. Non che tale distinzione abbia fondamentalmente alcuna importanza per lei, mentre la talpa si sposta parallelamente alla superficie senza lasciar dietro di se alcun tipo di galleria permanente, scendendo qualche volta e per motivi largamente ignoti fino alla profondit\u00e0 di due metri e mezzo.<br>Largamente sconosciuta al mondo scientifico fino alla prima classificazione del 1889, ottenuta grazie a un esemplare spedito dal naturalista Stockman W. Coulthard al direttore del Museo dell&#8217;Australia Meridionale E. C. Stirling, la talpa australiana fu fraintesa ed inserita fin da subito in un&#8217;erronea categoria tassonomica. Soprattutto per la condizione ormai fortemente decomposta dell&#8217;olotipo una volta consegnato al museo, che rese impossibile identificare la presenza del marsupio e delle ossa epipubiche, tipiche dei marsupiali e monotremi della nostra Era. Il che, unito all&#8217;attestazione praticamente nulla di questa tipologia di esseri nel repertorio paleontologico australiano, avrebbe permesso soltanto nel 1920 una collocazione pi\u00f9 corretta della loro categoria, unitamente all&#8217;individuazione da parte del britannico M.R. Thomas di una seconda specie distinta, che avrebbe portato alla distinzione tra la nuova talpa marsupiale settentrionale (<em>N. caurinus<\/em>) e quella meridionale (<em>N. typhlops<\/em>) ancora oggi considerata la pi\u00f9 comune. Ancorch\u00e9 le due risultino praticamente identiche ad uno sguardo profano, risultando distinguibili soltanto dalla grandezza dei fori auricolari e alcune caratteristiche della dentizione nella mandibola inferiore. Oltre a, questione decisamente pi\u00f9 evidente, un areale di appartenenza corrispondente alle zone settentrionali del deserto di Gibson, letteralmente situato all&#8217;estremit\u00e0 continentale opposta rispetto allo stato dell&#8217;Australia Meridionale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/old.reddit.com\/r\/Awwducational\/comments\/t1burd\/one_of_australias_most_enigmatic_mammals_the\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Research-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38250\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Research-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Research-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Research-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/06\/Marsupial-Mole-Research.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;occasione di studiare approfonditamente esemplari vivi di queste talpe risulta particolarmente rara, anche per la loro poca capacit\u00e0 di adattamento alla vita in cattivit\u00e0. Basti aggiungere a ci\u00f2 la rarit\u00e0 degli avvistamenti, per comprendere i pochi dati di cui disponiamo in materia.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Rispettivamente chiamate <em>itjaritjari\u00a0<\/em>e <em>kakarratul<\/em> dalle trib\u00f9 aborigene dei rispettivi ambienti, questi piccoli marsupiali hanno lungamente costituito per alcune di loro un&#8217;ispirazione totemica e spirituale di notevole importanza. In modo particolare per il popolo dei Mala della zona di Uluru, le cui leggende parlano della divinit\u00e0 femminile Minyma Itjaritjari che vivendo sotto la grande roccia emergeva occasionalmente al fine di conversare con le madri del villaggio ed osservare i loro figli che giocavano negli immediati dintorni. Una casistica pregressa la cui prova pratica, nell&#8217;opinione degli anziani, \u00e8 costituita dai fori presenti nella pietra, scavati per l&#8217;appunto dai forti artigli della donna-talpa. Una risultanza di fattori convergenti nelle metodologie impiegate dal pensiero e dalla fantasia dell&#8217;uomo, cos\u00ec come la selezione naturale pare agire in modo prevedibile soprattutto presso luoghi dalle caratteristiche pi\u00f9 estreme, dove la sopravvivenza \u00e8 frutto di un meritorio e approfondito perfezionamento. Finch\u00e9 l&#8217;aurea regina delle occulte profondit\u00e0, nuotando fino alla destinazione scelta, continuer\u00e0 ad emergere per individuare interessanti odori. Tre le cose pi\u00f9 simili su questa Terra ad un verme delle sabbie del pianeta Dune. Fatta eccezione per il pelo, e le dimensioni massime che \u00e8 in grado di raggiungere&#8230; O almeno, cos\u00ec crediamo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La biologia nei dintorni di Uluru, l&#8217;imponente roccia sacra per i popoli aborigeni, ha sempre assunto proporzioni e metodologie di sopravvivenza fuori dal comune. 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