{"id":37715,"date":"2023-04-04T06:19:03","date_gmt":"2023-04-04T04:19:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37715"},"modified":"2023-04-04T06:19:08","modified_gmt":"2023-04-04T04:19:08","slug":"il-misterioso-parrocchetto-che-si-aggira-camminando-tra-i-roveti-delle-notti-australiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37715","title":{"rendered":"Il misterioso parrocchetto che si aggira camminando tra i roveti delle notti australiane"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cn5QXs7WHi8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Pezoporus-Night-Parrot-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37718\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Pezoporus-Night-Parrot-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Pezoporus-Night-Parrot-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Pezoporus-Night-Parrot-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Pezoporus-Night-Parrot.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Un pensiero che riemerge, la potente sensazione, come un senso che precorre o in qualche modo anticipa gli eventi. Quel sospetto evocativo, dal profondo, che un qualcosa di altamente improbabile sia, pur sempre, possibile, ovvero un dente della macchina dai multipli ingranaggi che conduce al susseguirsi delle ore. Perci\u00f2 non \u00e8 proprio come l&#8217;emersione di un cuc\u00f9, dalla guisa del domestico orologio, preciso e inalienabile, che il suono pu\u00f2 verificarsi al volgere dell&#8217;alba in mezzo agli appuntiti cespugli: &#8220;dee-de-dee-de\u201d come un canto mormorato e sommesso e poi di nuovo: &#8220;de-dee-de-dee\u201d. Poich\u00e9 \u00e8 imprescindibile ed intrinseco nella natura stessa degli uccelli, l&#8217;affermazione della propria stessa esistenza tramite l&#8217;impiego delle onde dello spettro udibile sapientemente modulate per i propri alati colleghi. Anche quando la capacit\u00e0 di passare inosservati costituisce, in ultima battuta, il proprio punto di forza principale. Ed \u00e8 tanto difficile trovarlo, il <em>Pezoporus occidentalis<\/em> o cosiddetto pappagallo notturno, che per quasi 100 anni dalla sua scomparsa nel 1915, ogni singolo studioso interessato giunse alla non confutabile impressione che dovesse necessariamente essere estinto. Almeno finch\u00e9 nel 2007 un ranger del parco di nome Robert &#8220;Shorty&#8221; Cupitt, potando le siepi ai margini di un sentiero per gli escursionisti nel Queensland non trov\u00f2 sotto le fronde il corpo tristemente decapitato di un piccolo uccello verde a strisce nere, chiaramente andato a sbattere contro una vicina recinzione fatta con il filo spinato. Che avrebbe potuto essere, ma effettivamente non rappresentava affatto, un membro delle due specie relativamente rare di <em>P.<\/em> <em>wallicus<\/em> e <em>P.<\/em> <em>flaviventris<\/em>, due dei quattro tipi di pappagalli ecologicamente inclini a camminare sul terreno mentre si procacciano il cibo, assieme al ben pi\u00f9 grande ed altrettanto notevole kakap\u00f2 (<em>Strigops habroptila<\/em>). Ma si rivel\u00f2 ben presto ad un&#8217;analisi pi\u00f9 approfondita, grazie all&#8217;esperienza dello scopritore, l&#8217;improbabile membro dalla coda pi\u00f9 corta della sopracitata e quarta categoria, ormai da tempo rimossa dalle guide all&#8217;avifauna dell&#8217;intero continente australiano. E questo nonostante il presunto areale di tale creatura, in base all&#8217;inferenza e le casistiche pregresse, dovesse un tempo estendersi da un lato all&#8217;altro dell&#8217;arido entroterra continentale, con particolare concentrazione in presenza di macchie dell&#8217;erba <em>spinifex<\/em> del genere <em>Triodia<\/em>, pianta graminacea capace di raggiungere fino al metro d&#8217;altezza. Formando i caratteristici cespugli, dal nome di <em>tussock<\/em>, tanto densi e acuminati da contribuire a scoraggiare qualsivoglia tipo d&#8217;esplorazione da parte degli scrutatori umani. Fattore determinante, difficile negarlo, nella lunga mancanza di avvistamenti per il nostro piccolo protagonista di oggi. Il che avrebbe dato luogo, successivamente, ad una sorta di paradosso. Poich\u00e9 pur non generando l&#8217;immediata corsa alla fotografia che ci si sarebbe potuti aspettare (probabilmente, in molti non credettero che la casistica documentata potesse corrispondere a verit\u00e0) alcuni esperti cominciarono effettivamente ad aggirarsi tra le lande, perseguendo l&#8217;ambizioso obiettivo, finch\u00e9 nel maggio 2013 il naturalista John Young non riusc\u00ec a catturare un video di 17 secondi in un&#8217;altra zona rigorosamente mantenuta segreta del Queensland. In cui si vedeva un <em>Pezoporus Occidentalis<\/em> disturbato dalla sua presenza, che si aggirava saltellando in mezzo agli ostacoli del <em>bush<\/em>. Una contingenza paragonata, dalle riviste di divulgazione, a &#8220;Fotografare Elvis che cucina gli hamburger in un fast-food di periferia&#8221;&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9fTHGOd8n5o\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Observation-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37717\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Observation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Observation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Observation-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Observation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Le riprese del pappagallo notturno disponibili online sono estremamente limitate. Cionondimeno, pare che l&#8217;uccello stia misteriosamente diventando pi\u00f9 comune nel corso degli ultimi anni. Forse perch\u00e9 un maggior numero di persone hanno iniziato a notarlo?<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L&#8217;opportunit\u00e0 di mettere in chiaro le cose e finalmente dimostrare in modo incontrovertibile l&#8217;esistenza ai nostri giorni di questo misterioso quanto interessante pennuto, documentato per la prima volta nel 1861 dal grande illustratore britannico John Gould a partire da un esemplare catturato nello stato dell&#8217;Australia Occidentale. Se non che lo stesso autore delle nuove fotografie John Young fosse collegato a una diatriba pregressa in merito ad alcune foto fittizie pubblicate per altre specie di pappagalli, gettando pi\u00f9 di un&#8217;ombra sull&#8217;autenticit\u00e0 della sua ennesima strabiliante scoperta. Il proverbiale genio, tuttavia, era ormai uscito dalla bottiglia e gli avvistamenti cominciarono a moltiplicarsi. Nel gennaio del 2017 gli studiosi Watson e Carter udirono un richiamo di tipologia incerta nei Territori del Nord, che furono pronti ad attribuire ad un <em>P. Occidentalis<\/em> vivo e vegeto, sebbene non riuscirono a fotografarlo. E due mesi dopo quattro ornitologi di Broome ne fotografarono quello che poteva esserne soltanto un esemplare vivente. E di nuovo in varie situazioni negli anni a seguire, suoi simili furono documentati tra tutti gli stati fin qui citati mediante l&#8217;uso di fototrappole, dimostrando non soltanto la continuativa sussistenza della specie che rimane ad ogni modo tra le pi\u00f9 rare del mondo, ma anche il mantenimento del vasto habitat che anticamente doveva averla caratterizzata. Con una variet\u00e0 di contesti utili ad elaborare, almeno in linea di principio, la limitata quantit\u00e0 di nozioni a nostra disposizione sull&#8217;effettiva natura e comportamento di questo uccello. Che contrariamente a quanto si potrebbe pensare dalla sua qualifica di pappagallo &#8220;terrestre&#8221; e come sappiamo dalla ricerca durata cinque anni del Dr. Stephen A. Murphy dell&#8217;Universit\u00e0 di Darwin, dimostratasi capace di seguirne due esemplari mediante l&#8217;uso di un braccialetto con localizzazione GPS, \u00e8 in realt\u00e0 un abile volatore ed effettivamente incline a spostarsi anche di 29 Km nel corso di una singola notte alla ricerca di cibo. Compiendo occasionali migrazioni stagionali di fino a 200 Km verso zone dove i recenti incendi hanno eliminato la vegetazione eccessivamente densa, staccandosi da terra esclusivamente e rigorosamente durante l&#8217;orario notturno. Questo perch\u00e9 in base alle osservazioni effettuate sull&#8217;effettiva configurazione del suo cranio, sappiamo che il pappagallo in questione possiede una vista relativamente poco sviluppata, facendo quindi affidamento in modo particolare all&#8217;udito al fine d&#8217;individuare i pericoli e i predatori. Una teoria ulteriormente supportata dal lavoro del 2022 di Elen R. Shute e colleghi, mirato ad annotare il possesso di una sostanziale asimmetria dei padiglioni auricolari dell&#8217;uccello, analoga a quella di molte tipologie di gufi. Cos\u00ec da poter localizzare la provenienza di un suono mentre lo si sta guardando direttamente, un adattamento in questo caso valido a trovare i propri simili o eventuali predatori. Trovandoci, effettivamente, di fronte ad una specie primariamente erbivora, che \u00e8 solita aggirarsi in cerca di semi o teneri germogli da cui trarre il proprio sostentamento.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wpXobSqxKrI\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Skull-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37716\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Skull-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Skull-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Skull-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/04\/Night-Parrot-Skull.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;asimmetria cranica del pappagallo \u00e8 decisamente meno pronunciata rispetto a quella di un tipico rapace notturno. Rappresentando una funzione per lo pi\u00f9 difensiva, comunque molto efficiente e paragonabile, per il suo ruolo evolutivo, all&#8217;eccezionale olfatto del kakap\u00f2.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>E per quanto concerne l&#8217;effettivamente ecologia del pappagallo, baster\u00e0 sottolineare la quantit\u00e0 d&#8217;informazioni estremamente limitate in nostro possesso. Per un tipo di animale che semplicemente elude la stragrande quantit\u00e0 degli avvistamenti, e per cui possiamo principalmente immaginare alcuni aspetti in base ai dati di cui disponiamo per le specie simili, anch&#8217;esse tra l&#8217;altro piuttosto difficili da documentare. Il che ci porrebbe di fronte a una creatura per lo pi\u00f9 solitaria o incline a muoversi a coppie, che vola bassa tra la vegetazione posandosi frequentemente a distanze di circa 100 metri tra una meta e l&#8217;altra. Prima di procedere zigzagando in mezzo all&#8217;erba, in cerca di possibili fonti di nutrimento. Un&#8217;attivit\u00e0 condotta principalmente verso il vespro e l&#8217;alba, quando \u00e8 solito anche emettere il suo delicato richiamo, e in base ad alcuni detti degli aborigeni potrebbe essere incline a compiere un udibile decollo, dai luoghi umidi dove \u00e8 solito abbeverarsi prima di un periodo di attivit\u00e0 maggiormente intensa. E per quanto concerne la riproduzione, bench\u00e9 nessun nido sia stato identificato o fotografato dagli umani, \u00e8 probabile che questo prenda la forma di una semplice depressione o area deputata sul terreno spoglio, ove i maschi potrebbero recarsi per nutrire periodicamente la compagna. Prima che quest&#8217;ultima finisca di covare nascituri, che poi lascerebbe, idealmente, al suo consorte per l&#8217;educazione e il nutrimento fino al raggiungimento dell&#8217;et\u00e0 indipendente. Ma qui \u00e8 necessario sottolinearlo, persino nel caso del pi\u00f9 &#8220;comune&#8221; <em>P. flaviventris<\/em>, esemplari immaturi sono stati fotografati per un gran totale di due volte negli ultimi 90 anni. Lasciando largamente misterioso ogni spunto d&#8217;analisi in merito al comportamento di questi uccelli.<br>La cui presenza persistente insiste nondimeno con pressante preminenza sulla mera cognizione dello stato dei fatti attuali. Poich\u00e9 non sempre ci\u00f2 che apparentemente aveva cessato di esistere, poi rimane in tale stato sospeso eppure in qualche modo rassicurante. Quando talvolta ricomincia, come niente fosse, a sussurrare. Ed allora chi potr\u00e0 tra noi, davvero, dire di aver fatto tutto il possibile per continuare a preservarne il prezioso e inconfondibile contributo al valore totale dell&#8217;Esistenza!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un pensiero che riemerge, la potente sensazione, come un senso che precorre o in qualche modo anticipa gli eventi. Quel sospetto evocativo, dal profondo, che un qualcosa di altamente improbabile sia, pur sempre, possibile, ovvero un dente della macchina dai multipli ingranaggi che conduce al susseguirsi delle ore. 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