{"id":37538,"date":"2023-03-07T06:18:08","date_gmt":"2023-03-07T05:18:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37538"},"modified":"2023-03-07T06:18:32","modified_gmt":"2023-03-07T05:18:32","slug":"nuovo-approccio-anisotropico-conferma-lesistenza-di-una-sfera-di-metallo-al-centro-esatto-del-nucleo-terrestre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37538","title":{"rendered":"Nuovo approccio anisotropico conferma l&#8217;esistenza di una sfera di metallo al centro del nucleo terrestre"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/EiR9xTHuLr4\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Innermost-Inner-Core-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37541\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Innermost-Inner-Core-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Innermost-Inner-Core-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Innermost-Inner-Core-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Innermost-Inner-Core.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Un agglomerato di materia mantenuta assieme unicamente dalla forza imperscrutabile dell&#8217;attrazione gravitazionale, mantenuta sul binario di un tragitto relativo alla sua principale fonte d&#8217;energia: l&#8217;astro solare della propria antica stella. I cui strati superiori, come ben sappiamo, restano costituiti dagli stessi gas portati a un plasma riscaldato, in forza dei processi di fissione atomica che vengono prodotti nel suo nucleo interno. Ma le cose, tra i due poli contrapposti di quel sistema, sono forse meno distinte e contrapposte di quanto potremmo essere indotti a pensare, laddove ogni singolo pianeta incluso il nostro, contiene in se il seme possibile di un altro valido riferimento per costellazioni di una civilt\u00e0 distante, semplicemente troppo piccolo e poco pesante, per poter dare inizio al processo produttivo di una quantit\u00e0 di luce ed energia bastanti a renderlo una fonte. Una prova? Arde al centro esatto di questa palla di terra (lo sferoide&#8230; Chiamato per l&#8217;appunto Terra) un oceano semi-solido con 2.260 Km di diametro, pari a circa due terzi rispetto a quello dell&#8217;astro lunare, al cui centro abbiamo saputo individuare, fin dagli anni &#8217;30 dello scorso secolo, un nocciolo di ferro e nickel totalmente solido ed indipendente ampio a sua volta circa 1.120 Km, costituito principalmente da metalli pesanti, tanto remota quanto fondamentale per la nostra sopravvivenza. Ci\u00f2 almeno in base alla teoria, attribuita nella sua forma contemporanea a Walter M. Elsasser (1904-1991) secondo cui la magnetosfera responsabile di proteggerci dalle pi\u00f9 pericolose radiazioni del cosmo, tra cui soprattutto quelle del sopracitato ed idealmente &#8220;divino&#8221; astro e Dio dell&#8217;Alba, sarebbe il prodotto di una vasta dinamo alimentata proprio dalla rotazione che determina il succedersi di ogni singola giornata del calendario. Un sistema tanto complesso, in linea di principio, da aver visto la sua elaborazione matematica subordinata progressivamente all&#8217;introduzione di calcolatori sempre pi\u00f9 potenti e che persino alla luce dei potenti computer odierni, ancora attende d&#8217;incontrare la prova finale e inconfutabile della sua esistenza. Ci\u00f2 che gli studi pregressi sul tema del nucleo interno hanno lungamente saputo dimostrare, tuttavia, \u00e8 che spesso l&#8217;elaborazione di metodologie ed approcci nuovi possono accelerare non poco il compiersi di tale processo tecnologico, fino all&#8217;ottenimento di rapidi e non prevedibili cambi di paradigma. Situazioni come quella per la prima volta prospettata dai geofisici Adam Dziewonski e Miaki Ishii nel 2002, quando presentarono al mondo accademico la fondata ipotesi dell&#8217;esistenza di un terzo strato del suddetto nucleo (e quinto dell&#8217;intero pianeta, includendo il mantello e la crosta) con un diametro possibilmente collocato tra i 300 ed i 400 Km, che loro chiamarono IMIC &#8211; <em>Innermost Inner Core<\/em> o &#8220;Nucleo interno del nucleo interno&#8221; tanto compatto e solido da risultare in qualche modo paragonabile alla singola biglia di un cuscinetto a sfera. Un modo particolarmente ingegnoso di vedere le cose, necessariamente supportato da diverse deduzioni empiriche non necessariamente, n\u00e9 completamente valide a convincere gli scettici di un tale tipo di spiegazione. Categoria il cui sacro compito ereditario parrebbe essere diventato ora esponenzialmente pi\u00f9 difficile, a partire dalla pubblicazione lo scorso febbraio di un nuovo studio scientifico sull&#8217;argomento, opera di due scienziati dell&#8217;Universit\u00e0 Nazionale d&#8217;Australia, a Canberra&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>Nota:<\/strong> il divulgatore di Internet Anton Petrov ci offre, nel suo video riportato in apertura, una valida sintesi del nuovo studio sul tema del nucleo interno. Tutte le illustrazioni utilizzate provengono dallo studio <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-023-36074-2\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">liberamente accessibile sul portale della rivista Nature Communications<\/a>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/101gWvix8bU\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Diagram-inside-the-Earth-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37540\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Diagram-inside-the-Earth-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Diagram-inside-the-Earth-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Diagram-inside-the-Earth-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Diagram-inside-the-Earth.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Questo interessante diagramma grafico in stile pixel-art prodotto dal canale Posit mostra la progressione materiale dei diversi strati del sottosuolo terrestre, senza tuttavia riservare alcun paragrafo o notazione alla possibile presenza dell&#8217;IMIC.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il loro nome: Thanh-Son Ph\u1ea1m e Hrvoje Tkal\u010di\u0107. E il loro spirito d&#8217;iniziativa: davvero singolare. Prima d&#8217;inoltrarci dunque nella specifica idea alla base della rivelazione facente parte della nuova proposta, sar\u00e0 opportuno definire i principali metodi a disposizione della collettivit\u00e0 accademica per elaborare o discutere questioni relative al distante, irraggiungibile nucleo della Terra. La cui parte pi\u00f9 esterna inizia comunque a 2.889 Km di profondit\u00e0, risultando molto al di sotto del pi\u00f9 remoto punto mai toccato dai nostri impianti di trivellazione pi\u00f9 performanti. Lasciando spazio, a tal fine, per il concetto riassumibile nella disciplina d&#8217;analisi nota come anisotropia, consistente nello studio dei processi fisici influenzati dallo specifico verso in tendono a svilupparsi, in relazione al &#8220;carattere&#8221; di uno specifico materiale. Eventi come l&#8217;unico da noi osservabile che passi, con assoluta e imprescindibile regolarit\u00e0, oltre le regioni pi\u00f9 profonde della nostra sfera planetaria, ovvero le onde P dei terremoti. Tanto da essere effettivamente rilevate anche agli esatti antipodi, dopo il trascorrere di un tempo sufficiente da uno scuotimento superiore al sesto livello della scala Richter e mediante l&#8217;uso dei sismografi pi\u00f9 sofisticati di cui possiamo disporre. Il che ha permesso fin dall&#8217;originale lavoro di Elsasser, nella fattispecie, di riuscire a dimostrare un tempo di percorrenza ed un mantenimento dell&#8217;energia fortemente influenzato dal fatto che l&#8217;onda sia effettivamente passata attraverso determinate regioni della geologica &#8220;cipolla&#8221; con particolari differenziazioni progressivamente attribuite alle parti esterna, interna e all&#8217;ipotetico IMIC di Dziewonski ed Ishii. Il che ci porta, finalmente, all&#8217;ingegnosa intuizione dei loro colleghi australiani, rivelatosi capaci di massimizzare i dati a nostra disposizione tramite l&#8217;applicazione di una metodologia d&#8217;analisi del tutto nuova. Pur non potendo disporre di tecnologia significativamente pi\u00f9 sensibile rispetto a venti anni a questa parte, la loro iniziativa \u00e8 stata dunque quella di sommare gli effetti delle onde P registrate coerentemente dal numero sempre crescente dei diversi istituti di misurazione sismica, utilizzando per la prima volta coerentemente il numero decisamente significativo di sismografi a disposizione della comunit\u00e0 scientifica odierna. Ci\u00f2 ottenendo una serie di grafici combinati da un livello di dettaglio sufficiente ad annotare non soltanto il punto e tempo d&#8217;arrivo dell&#8217;onda P dopo il suo primo passaggio agli antipodi, ma anche il rimbalzo di ritorno al punto di partenza e poi di nuovo all&#8217;altro capo del viaggio e cos\u00ec via a seguire, per fino a quattro &#8220;rimbalzi&#8221; capaci di mostrare il gradiente progressivo di un&#8217;anisotropia lampante. Non soltanto differenziata in base al punto di separazione tra i due nuclei gi\u00e0 lungamente noti, ma anche e soprattutto in base alla presenza del teorizzato IMIC, in qualche modo necessariamente differente per composizione o stato di solidit\u00e0 rispetto agli strati del pi\u00f9 lungamente noto Inner Core.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2ifb0GsNNvE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Core-Truth-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37539\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Core-Truth-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Core-Truth-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Core-Truth-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/03\/Earths-Core-Truth.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;effettiva composizione della Terra, oggetto di plurimi approfondimenti e rivisitazioni almeno nel corso degli ultimi quattro secoli, potrebbe avere ripercussioni significative sulle scelte in materia di conservazione che potremmo dover prendere negli anni a venire. Ben pochi scenari futuribili di sopravvivenza della razza umana, d&#8217;altra parte, prevedono l&#8217;abbandono del nostro pianeta nat\u00eco verso mete sconosciute e distanti.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 una differenza significativa, risulta assai difficile negarlo, tra conoscere qualcosa in linea di principio e poterne confermare a scanso d&#8217;ogni equivoco l&#8217;esistenza. Uno stato di grazia verso cui ci troviamo considerevolmente pi\u00f9 vicini a fronte delle nuove rivelazioni consegnateci dallo studio di Pham e Tkal\u010di\u0107. Qualcosa che potrebbe aprire la strada a nuovi approfondimenti e forse anche l&#8217;effettiva dimostrazione, tanto a lungo ricercata, dell&#8217;esistenza di una colossale dinamo magnetica, capace di proteggere ed alimentare ogni forma di vita collocata tra il mare di lava e l&#8217;infinito spazio anaerobico del Cosmo. La cui osservazione, come amano ripetere taluni divulgatori, procede in modo pi\u00f9 spedito ed efficiente rispetto a quella degli abissi situati in fondo ai nostri stessi oceani. E figuriamoci gli spazi pi\u00f9 remoti al centro esatto dell&#8217;intera faccenda planetaria, che persiste nell&#8217;offrici asilo e nutrimento! Nonostante il senso latente di comune indifferenza nei confronti dello sforzo imprescindibile, ed inesorabile, che trova il suo motore nel principio stesso della natura. Cos\u00ec unica, cos\u00ec stranamente&#8230; Prevedibile. Per innumerevoli altri casi possibili di menti e civilt\u00e0 in paziente attesa, all&#8217;altro lato di quel vasto Ignoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un agglomerato di materia mantenuta assieme unicamente dalla forza imperscrutabile dell&#8217;attrazione gravitazionale, mantenuta sul binario di un tragitto relativo alla sua principale fonte d&#8217;energia: l&#8217;astro solare della propria antica stella. 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