{"id":37319,"date":"2023-01-30T06:26:32","date_gmt":"2023-01-30T05:26:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37319"},"modified":"2023-01-30T06:26:36","modified_gmt":"2023-01-30T05:26:36","slug":"sotto-i-nostri-piedi-linquietante-mondo-segreto-dei-lombrichi-giganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37319","title":{"rendered":"Sotto i nostri piedi: l&#8217;inquietante mondo segreto dei lombrichi giganti"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/iOjYHZEqobI\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Gippsland-Giant-Worm-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37322\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Gippsland-Giant-Worm-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Gippsland-Giant-Worm-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Gippsland-Giant-Worm-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Gippsland-Giant-Worm.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Camminando durante l&#8217;anno 1992 con atteggiamento concentrato nella regione di Baw Baw, stato australiano di Victoria, i due naturalisti si curavano di rispettare un ritmo estremamente preciso: due passi avanti, uno di lato, poi chinarsi ed appoggiare a terra l&#8217;orecchio destro, con le mani aperte ai lati della testa piegata di lato. D&#8217;un tratto l&#8217;attimo di sosta, il refolo di vento, un momento prolungato di silenzio: &#8220;Franck, forse ci siamo. Ascolta in questo punto!&#8221; L&#8217;amico e collega, procedendo di soppiatto per non spaventare alcun tipo di essere vivente, si avvicin\u00f2 a ripetere quei gesti ben collaudati, fatta eccezione per l&#8217;impiego dell&#8217;orecchio opposto, in modo da non interrompere lo scambio di sguardi. E con espressione intenta, impost\u00f2 spontaneamente l&#8217;accenno sincero di un sorriso, mentre rimbombante dalle oscure profondit\u00e0 terrestri, ud\u00ec il suono che per tante ore avevano cercato. &#8220;Oh, si. Sono loro!&#8221; Sussurr\u00f2 gridando, mentre tirava fuori dal borsello una piccola paletta da giardinaggio. Affinch\u00e9 lavorando alacremente per il resto della giornata lui, Andre Kretzschmar, assieme all&#8217;esimio co-autore F. Aires, potessero porre le basi di un fondamentale studio sull&#8217;argomento cardine della carriera di entrambi. L&#8217;unico, a partire da quel fatidico periodo nella storia pregressa delle scienze applicate.<br>Mentre la strisciante controparte lunga quasi due metri, del tutto inconsapevole dei metaforici cinque minuti di celebrit\u00e0 raggiunti, avrebbe solamente continuato a sperare che gli enormi uccelli, glabri e minacciosamente vibranti, si sbrigassero a fagocitarlo, oppure lo lasciassero tornare alla sua occulta magione. E di sicuro se abitate in questa particolare zona del continente, non \u00e8 normalmente consigliabile, n\u00e9 in alcun modo valido imitare tali gesti congeniali ad ottenere un risultato e soltanto quello: ritrovarsi con le mani strette ad un troncone di un siffatto mega-verme. Purtroppo strappatosi nel mezzo della lunghezza, come sua tipica prerogativa, mentre si tentava con cautela di tirarlo fuori dalla sua buchetta. Forse proprio per questo, non sono molte le misurazioni e note disponibili sulla materia largamente misteriosa del <em>Megascolides australis<\/em>, molto spesso detto lombrico di Gippsland o in modo ancor pi\u00f9 descrittivo &#8220;lo strisciante mostro del sottosuolo&#8221; per la maniera in cui sembra evocare immagini mitologiche di mostri spaventosi e famelici, oppur conformarsi allo stereotipo contemporaneo, molto amato su Internet, di un&#8217;Australia dove tutto \u00e8 orribilmente minaccioso, carnivoro, velenoso e tendenzialmente sopra-dimensionato. Bench\u00e9 il menzionato animale, nella fattispecie, in qualit\u00e0 di semplice rappresentante del sub-ordine Lumbricina sia assolutamente mansueto nella propria inclinazione comportamentale e solito nutrirsi di residui organici derivanti dalla decomposizione vegetale. Un ruolo in realt\u00e0 estremamente benefico, poich\u00e9 funzionale ad accelerare la trasformazione e riutilizzo delle sostanze chimiche funzionali alla rinascita del sostrato, mentre contribuisce ad areare e mantenere vivido e vitale il suolo legittimo di appartenenza. Oltre ad agevolare un senso pratico e immediato di stupore, all&#8217;avvistamento inerentemente raro di un cos\u00ec notevole animale, pi\u00f9 simile a una biscia nelle proprie singolari ed imponenti proporzioni. Se non forse, a quanto si racconta, nell&#8217;odore&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/R3Z2WDxlOBs\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Description-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37321\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Description-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Description-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Description-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Description.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;ambiente di appartenenza della maggior parte dei lombrichi giganti australiani \u00e8 la foresta incontaminata, data la loro implicita vulnerabilit\u00e0 a fonti di disturbo umane. Soprattutto per questo, oltre alla profondit\u00e0 dei loro scavi pari anche a 90 cm e l&#8217;insolita tendenza a defecare soltanto sottoterra, \u00e8 necessario avere notevole esperienza o un colpo di fortuna, per trovarsi finalmente al loro cospetto.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intero continente australiano, anche prendendo in considerazione le sole specie native, \u00e8 luogo d&#8217;appartenenza di oltre 1.000 specie differenti, su un totale globale di 6.000. Mentre dal punto di vista tassonomico esse rappresentano 8 delle 20 famiglie totali, mostrando una biodiversit\u00e0 decisamente superiore alla media di qualsiasi altra zona geograficamente altrettanto estesa, con la possibile eccezione del Sudamerica. L&#8217;intera variet\u00e0 dei lombrichi locali, tuttavia, presenta un importante tratto di distinzione dall&#8217;origine evolutiva poco chiara, consistente nella presenza delle <em>setae<\/em> o sottile e quasi del tutto invisibile peluria di scivolamento non soltanto nella parte inferiore del proprio corpo filiforme, bens\u00ec attorno all&#8217;interezza della sua circonferenza e per l&#8217;intera estensione dell&#8217;animale. Il che sottintende, nei casi in cui ci si trovasse a prenderli in mano, un&#8217;immediata sensazione di ruvidit\u00e0 tattile, chiaramente differente da quella delle controparti d&#8217;importazione. \u00c8 interessante notare come contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i tipici lombrichi con cui entra in contatto la popolazione australiana dei nostri giorni siano d&#8217;altra parte soprattutto gli stessi esponenti della categoria Lumbricidae attestata anche sulle nostrane sponde, una famiglia originaria principalmente delle isole britanniche ed il resto del Nord Europa. Cui viene attribuito talvolta l&#8217;epiteto di &#8220;pellegrina&#8221; proprio per la sua tendenza a ritrovarsi trasportata nei luoghi pi\u00f9 lontani, colonizzandoli con estrema rapidit\u00e0 grazie all&#8217;utile dote comune a tutti vermi dell&#8217;ermafroditismo, oltre all&#8217;occasionale capacit\u00e0 di mettere al mondo i piccoli senza neanche aver bisogno di un compagno\/a. Tanto che l&#8217;avvistamento occasionale di un giganteggiante esemplare dei Megascolecidae, generalmente incline a verificarsi durante ingenti acquazzoni che minacciavano di affogarlo, tende a ricevere una certa risonanza nei notiziari locali, ben presto raccolta e amplificata dall&#8217;osservatorio collettivo dei social e la blogosfera sul Web. Dal che risulta il mito, largamente inesatto, che simili striscianti siano semplicemente dei colleghi del comune verme di terra che in qualche modo ce l&#8217;hanno fatta, diventando progressivamente pi\u00f9 imponenti nel corso del trascorrere di plurime generazioni umane. Nozione altres\u00ec supportata dall&#8217;osservazione delle probabili evidenze, visto come il ciclo vitale di questi esseri risulti essere indubbiamente superiore alla media di quello dei propri cugini, con almeno un anno necessario per lo schiudersi della capsula dei nascituri, oltre ad ulteriori cinque per raggiungere la massima estensione ed iniziare ad essere dei membri totalmente produttivi della sotterranea societ\u00e0 dei lombrichi. Il che ci porta inerentemente all&#8217;argomento interessante dell&#8217;attivit\u00e0 riproduttiva del mega-verme, che prevede come dicevamo l&#8217;incontro di due esemplari con fecondazione reciproca, senza le complesse danze di rivalit\u00e0 messe in pratica dai gasteropodi al fine di determinare chi sar\u00e0 il ricevente. Laddove nel presente caso, i due <em>Megascolides australis<\/em> si limiteranno ad incontrarsi lasciando emergere le rispettive parti posteriori fino in superficie, per poi strofinarle al fine di produrre il materiale genetico attraverso i pori specializzati, provvedendo al tempo stesso a incamerarlo in altrettanti pertugi d&#8217;ingresso. Situati, non a caso, in prossimit\u00e0 del <em>clitellium <\/em>o &#8220;rigonfiamento&#8221; del verme, capace di produrre un tipo particolare di muco incline ad indurirsi al contatto con l&#8217;aria, formando la capsula ad anello che si chiuder\u00e0 in seguito, per meglio proteggere e custodire le uova contenute all&#8217;interno. Un miracolo della natura incline a ripetersi ogni primavera o inizio estate, a patto che le circostanze siano valide all&#8217;ottenimento di un risultato propizio. Cos\u00ec come accertato in numerosi studi di settore, che dopo aver individuato nell&#8217;ultimo trentennio un&#8217;areale di appartenenza corrispondente grossomodo a 40.000 acri tra la catena montuosa Strzelecki e la parte occidentale delle Gippsland, hanno proceduto con analisi statistici nella dimostrazione della riduzione complessiva dei Megascolecidae esistenti. I vermi giganti, in altri termini, stanno morendo. E nessuno sa esattamente cosa fare per preservarli.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/_AErOonpj2s\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Sound-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37320\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Sound-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Sound-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Sound-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2023\/01\/Giant-Worm-Sound.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">La presenza di un lombrico lungo oltre due metri viene generalmente tradita dai suoni che produce, simili a un risucchio o gorgogl\u00eco chiaramente udibili nelle ore silenziose dell&#8217;alba. Un altro possibile segno sono la terra smossa ed i rametti ad anello, disposti accidentalmente attorno ai propri scavi di fuoriuscita durante le rare esplorazioni di superficie.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Creature estremamente vulnerabili all&#8217;attacco dei predatori, ma occupanti una nicchia pressoch\u00e9 irraggiungibile per la maggior parte del tempo grazie all&#8217;ingegno pregresso del proprio percorso evolutivo, simili lombrichi presentano purtroppo il principale punto debole di risentire in modo estremamente rapido dell&#8217;inquinamento ed alterazione del suolo. Questo per la loro stessa modalit\u00e0 di respirazione, che avviene senza polmoni ed attraverso la pelle stessa, di conseguenza estremamente permeabile e che tende richiedere il giusto grado d&#8217;umidit\u00e0, pena il rapido e irrecuperabile soffocamento dell&#8217;animale. Ecco perch\u00e9 nella stragrande maggioranza dei casi, quando si avvista un verme in Australia o Nuova Zelanda esso appartiene a specie europee d&#8217;importazione dal ciclo vitale assai pi\u00f9 rapido e maggiormente adattabile, cos\u00ec come tali lombrichi vengono altrettanto frequentemente utilizzati nelle scuole per lo studio dell&#8217;anatomia o al fine di creare esche vive per la cattura istituzionalizzata dei pesci. Mentre i loro colleghi giganti, non soltanto il verme delle Gippsland di due metri ma anche creature come il lombrico di Longman (<em>Digaster Longmani<\/em>) lungo circa la met\u00e0, ma spesso come un tubo da giardino, oppure il notevole verme di terra blu (<em>Terriswalkeris terraereginae<\/em>) del Queensland, dall&#8217;intensa e riconoscibile colorazione simile al cielo pomeridiano, restano per l&#8217;abitante medio creature semi-leggendarie al pari della manticora o dell&#8217;unicorno medievale. Simili a qualcosa di mondano, ma fondamentalmente ed imprescindibilmente cos\u00ec diverse, nella loro straordinaria convergenza di fattori evidenti. Eppure il gran lombrico, ancora oggi e in uno spazio ai limiti delle presenti cognizioni collettive, insistentemente esiste. Continuando a far girare gli ingranaggi delle silenziose profondit\u00e0 nascoste&#8230; In attesa che le cose volgano di nuovo al suo favore, per tornare ad essere una parte ignota ma presente, sempre attiva, nel giardino condiviso che non ha pi\u00f9 alcun segreto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Camminando durante l&#8217;anno 1992 con atteggiamento concentrato nella regione di Baw Baw, stato australiano di Victoria, i due naturalisti si curavano di rispettare un ritmo estremamente preciso: due passi avanti, uno di lato, poi chinarsi ed appoggiare a terra l&#8217;orecchio destro, con le mani aperte ai lati della testa piegata di lato. D&#8217;un tratto l&#8217;attimo &#8230; <a title=\"Sotto i nostri piedi: l&#8217;inquietante mondo segreto dei lombrichi giganti\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37319\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Sotto i nostri piedi: l&#8217;inquietante mondo segreto dei lombrichi giganti\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[228,125,315,818,1281,2312,1536,1097,6924,1365,109,2010,819,331,78,1366,663],"class_list":["post-37319","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-ambiente","tag-animali","tag-australia","tag-biologia","tag-conservazione","tag-creature","tag-dal-mondo","tag-evoluzione","tag-invertrebrati","tag-lombrichi","tag-natura","tag-ricerca","tag-riproduzione","tag-scavo","tag-scienza","tag-sottosuolo","tag-vermi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37319","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37319"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37319\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37323,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37319\/revisions\/37323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37319"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37319"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37319"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}