{"id":37096,"date":"2022-12-23T06:20:01","date_gmt":"2022-12-23T05:20:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37096"},"modified":"2022-12-23T06:28:38","modified_gmt":"2022-12-23T05:28:38","slug":"lodierna-e-funzionale-riscoperta-dei-ponti-ad-arco-nel-sistema-delle-infrastrutture-africane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=37096","title":{"rendered":"L&#8217;odierna e funzionale riscoperta dei ponti ad arco nel sistema delle infrastrutture africane"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/J7MECLYdq9A\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Bridge-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37099\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Bridge-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Bridge-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Bridge-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Bridge.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>&#8220;Cos\u00ec \u00e8 il modo. Questo \u00e8 il metodo. Abbiamo trovato la soluzione.&#8221; Parole significative scaturite, nel momento della prima opera portata a compimento, dai supervisori di uno dei progetti pi\u00f9 importanti portati a coronamento negli ultimi anni dall&#8217;associazione belga di assistenza ai paesi in via di sviluppo, la Enabel impegnata a lungo termine entro i confini della Tanzania. Alla constatazione della massima efficienza, con cui il popolo di agricoltori della regione di Kingoma poteva finalmente raggiungere la piazza dei propri mercati regionali, senza dover camminare al di sotto del livello di sicurezza nel guado di svariati profondi e problematici torrenti. E per una volta non dovendo fare affidamento sulla buona grazia, la poca considerazione ambientale ed il continuativo supporto di un&#8217;impresa di costruzione proveniente dal facoltoso Nord del mondo. Bens\u00ec l&#8217;energia dei loro stessi muscoli, coadiuvata dal pi\u00f9 utile ed operativo degli strumenti: la conoscenza. Quella contenuta per l&#8217;appunto all&#8217;interno di un conciso manuale, che potremmo collocare tra gli scambi pi\u00f9 fondamentalmente utili derivanti dall&#8217;incontro con i popoli di questo continente. Il cui titolo \u00e8 sorprendentemente semplice e diretto, cos\u00ec come l&#8217;effettivo materiale contenuto tra le sue pagine: <em>Stone Arch Bridge<\/em>. E chi l&#8217;avrebbe mai potuto immaginare che nel secondo decennio degli anni duemila, una significativa fascia di popolazione avrebbe tornato ad affidarsi a una simile tecnologia, risalente a niente meno che l&#8217;epoca del Mondo Antico, da cui tutt&#8217;ora alcuni esempi restano perfettamente in piedi e sono utilizzati occasionalmente. Avete presente, ad esempio, il ponte Fabricio verso l&#8217;Isola Tiberina?<br>Il tutto verso un approccio logico al problema che potremmo definire estremamente logico, quando si considerano le implicazioni del suo contesto. Nella stessa maniera in cui nel XIX secolo il Dipartimento per le Opere Pubbliche della Colonia del Capo assunse a distanza e accolse tra le sue fila il giovane ingegnere inglese Joseph Newey, le cui competenze avrebbero portato, per i 32 anni a venire, alla costruzione di un gran totale di 80 ponti dislocati in quella regione critica e i paesi confinanti, molti dei quali costruiti con le metodologie moderne del cemento precompresso e travi di ferro. Ma alcuni tra la moltitudine, nelle opere di restauro e miglioramento di strutture pre-esistenti, fondati sull&#8217;applicazione di un particolare metodo del tutto simile a quello utilizzato dagli Antichi Romani. Non c&#8217;\u00e8 una grande necessit\u00e0 di risorse d&#8217;altra parte, materiali e tecnologia, quando tutto ci\u00f2 che ci si mette a fare \u00e8 sollevare una serie di centine ed altrettante volte, per tutta la lunghezza resa necessaria dall&#8217;attraversamento di turno. Laddove ci\u00f2 che potrebbe piuttosto sollevare un senso di latente meraviglia, \u00e8 il fatto che nel corso degli ultimi anni, a partire dall&#8217;inizio della <em>venture<\/em> collaborativa avviata nel 2016, la quantit\u00e0 di opere realizzate entro i confini di un paese oggettivamente molto meno facoltoso del Sudafrica abbia ampiamente eguagliato e persino superato di numero gli obiettivi raggiunti dal solo Newey nel corso della sua intera carriera. Anche grazie alla spontanea partecipazione d&#8217;ingenti parti della popolazione locale, motivata dai successi supervisionati direttamente dalla Enabel, scegliendo di aggiungere il proprio contributo al territorio nat\u00eco. Potendo finalmente realizzare il sogno proibito, e spesse volte neanche menzionabile, che fosse la stessa gente d&#8217;Africa, ad affrontare le sfide necessarie a migliorare la locale qualit\u00e0 della vita&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bXu57wotlo0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Crossing-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37098\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Crossing-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Crossing-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Crossing-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Arch-Crossing.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Questa tipologia di opere pu\u00f2 essere anche costruita a secco, sfruttando il semplice incastro gravitazionale di materiali attentamente selezionati. Per le opere destinate all&#8217;attraversamento veicolare, tuttavia, la Enabel consiglia l&#8217;utilizzo di una certa quantit\u00e0 di cemento, per assicurare l&#8217;aderenza delle pietre generalmente ottenute dai materiali di scarto di una cava o miniera locale.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il che da un punto di vista meramente incentrato sull&#8217;analisi della storia, ha in realt\u00e0 parecchio senso. Soprattutto se si guarda verso i reperti archeologici di un&#8217;epoca poco documentata ed ancor pi\u00f9 raramente inserita nelle trattazioni a beneficio dell&#8217;odierna cultura globalizzata. Vedi per esempio il sito di Butara, nei dintorni dell&#8217;omonimo villaggio nella regione nigeriana di Bokkos, ove sorge una struttura datata in via preliminare e con l&#8217;aiuto dell&#8217;UNESCO a circa due secoli prima dell&#8217;Era corrente. Nient&#8217;altro che un ponte sopraelevato, del tutto affine a quello di un acquedotto romano, se non fosse per la maniera in cui il viadotto costituito da grosse pietre oblunghe poggia direttamente su una serie di colonne verticali, nell&#8217;assenza di qualsivoglia metodologia per scaricare fisicamente il peso verso siffatti pilastri. Ovviamente, tale antichissima tecnologia non era mai stata insegnata ai suoi ignoti costruttori. Riesce facile finire per interrogarsi in merito alla maniera, dunque, in cui qualcosa di tanto rudimentale possa aver attraversato indenne le generazioni in un paese in cui qualsiasi infrastruttura &#8220;moderna&#8221; tende a deperire nel giro di qualche decina danni, nell&#8217;assenza di continue e significative opere di mantenimento. Il che ci porta nuovamente all&#8217;ingegno e l&#8217;effettiva logica vincente dell&#8217;approccio della Enabel. Perch\u00e9 far costruire opere direttamente ai nativi non significa soltanto armarli dell&#8217;indipendenza fortemente necessaria all&#8217;emancipazione di un&#8217;identit\u00e0 nazionale, ma anche procurare localmente i materiali, in base ad un criterio che contrasta implicitamente le problematiche ambientali di questi luoghi. Vedi l&#8217;annuale ricorrenza della stagione delle piogge monsoniche, capace di coprire d&#8217;acqua e progressivamente corrodere sovrastrutture costruite in base ai crismi europei, laddove un semplice mucchio di pietre, incastrate in questo o altri modi utili a costituire il ponte, pu\u00f2 inerentemente resistere molto pi\u00f9 lungo nella feroce battaglia contro la natura. Cos\u00ec come la terra usata per la superficie spesso carrabile, di un tipo rossiccio definito convenzionalmente <em>murrum<\/em>, ricco di ossidi ferrosi e composti salini, che gli concedono una capacit\u00e0 di costituire un tutt&#8217;uno compatto e notoriamente impervio alla pressione degli elementi. Aggiungete a ci\u00f2 anche il vantaggio, certamente pi\u00f9 prosaico ma di pari o superiore importanza, che i ponti realizzati con la pietra non suscitano l&#8217;interesse immediato d&#8217;eventuali saccheggiatori, in cerca di metallo da vendere abusivamente per il riciclaggio, garantendo un&#8217;immediato guadagno di ottimi presupposti per la continuativa esistenza di siffatti e imprescindibili strumenti alla viabilit\u00e0 collettiva. Ed infine, questione niente affatto trascurabile, il coinvolgimento diretto e autogestito degli utenti nella costruzione comunitaria del ponte contribuisce a qualificarlo ai loro occhi con il valore che effettivamente possiede, fornendo motivazione utile a garantirne un pi\u00f9 attento mantenimento in condizioni d&#8217;efficienza per gli anni a venire. Forse la pi\u00f9 utile, ed insostituibile, tra tutte le diverse implicazioni del meccanismo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/uTAv5lMc3js\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Stone-Bridge-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37097\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Stone-Bridge-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Stone-Bridge-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Stone-Bridge-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/12\/Tanzania-Stone-Bridge.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il ponte ad arco di pietra fu il metodo di attraversamento preferito da numerose civilt\u00e0 pre-moderne. Per la sua concezione semplice ma funzionale, oltre alla modularit\u00e0 estensibile fino a qualsiasi lunghezza necessaria nelle differenti casistiche d&#8217;impiego.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Dati alla mano, \u00e8 difficile sopravvalutare dunque la portata dei benefici garantiti dal progetto tanzaniano della Enabel, che potrebbe presto trovare valide opportunit\u00e0 di replica in altri paesi del contesto africano. \u00c8 stato dimostrato infatti come un ponte ad arco di pietra costruito secondo i metodi delineati dagli insegnanti, ed all&#8217;interno del manuale tradotto anche in Swahili dall&#8217;associazione possa essere ultimato con una spesa complessiva del 15-20% rispetto a quella di un&#8217;opera dalle dimensioni simili creata con metodi pi\u00f9 moderni. Che sono d&#8217;altronde i preferiti al giorno d&#8217;oggi, \u00e8 importante ricordarlo, proprio perch\u00e9 nei paesi cosiddetti &#8220;occidentali&#8221; i materiali e strumenti tecnologici costano meno della manodopera, laddove la situazione corrente in Africa si trova diametralmente all&#8217;opposto. E va anche considerata la maniera in cui le opere in cemento di questi territori vengano spesso realizzate in condizioni e tramite risorse non del tutto sufficienti, condizionando ulteriormente la loro capacit\u00e0 di attraversare indenni pi\u00f9 di qualche misera stagione d&#8217;impiego. Ed infine, il problema pi\u00f9 grande di tutti: la mancanza di organizzazione ed amministrazione puntuale da parte di una struttura governativa realmente efficace. Vedi il caso, per spostarci pi\u00f9 settentrione, delle ingenti inondazioni dello scorso novembre nei dintorni della citt\u00e0 ugandese di Mbale, capaci di costare la vita a 29 persone, e l&#8217;integrit\u00e0 a 1.500 dimore oltre a una dozzina d&#8217;importanti attraversamenti fluviali. Ponti spazzati via e tutt&#8217;ora mancanti di un risolutivo piano di restauro, tanto da aver costretto le popolazioni rurali della zona a sostituirli con opere provvisorie in legno realizzate al meglio delle proprie possibilit\u00e0 e conoscenze. La cui effettiva sicurezza d&#8217;impiego resta ahim\u00e9 opinabile, cos\u00ec come le prospettive di poter resistere alla prossima stagione dei monsoni. Il che identifica, senza particolari dubbi residui, dove potrebbero concentrarsi i prossimi sforzi dell&#8217;associazione o altri enti simili entro l&#8217;anno 2023, per continuare questo ritorno alle origini della storia dell&#8217;ingegneria umana. Perch\u00e9 non sempre i metodi pi\u00f9 innovativi sono adattabili a qualsiasi contesto immaginabile di questa Terra. Ed \u00e8 opportuno voltarsi occasionalmente in direzione opposta al senso di marcia, cercando metodi ed approcci dal collaudo molto pi\u00f9 che millenario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cos\u00ec \u00e8 il modo. Questo \u00e8 il metodo. 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