{"id":36806,"date":"2022-11-05T06:26:59","date_gmt":"2022-11-05T05:26:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36806"},"modified":"2022-11-05T06:33:45","modified_gmt":"2022-11-05T05:33:45","slug":"lascesa-e-inevitabile-demolizione-del-primo-grattacielo-nella-storia-del-giappone-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36806","title":{"rendered":"L&#8217;ascesa e inevitabile demolizione del primo grattacielo nella storia del Giappone moderno"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4p8T9BjBd9s\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36809\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Alto sullo sfondo notturno e sfolgorante, tra i fuochi d&#8217;artificio, le deflagrazioni dirompenti e grida di combattimento della popolare serie anime ambientata nel secolo della modernizzazione di Kimetsu no Yaiba (\u9b3c\u6ec5\u306e\u5203 &#8211; Demon Slayer) l&#8217;edificio pi\u00f9 importante in quel periodo del quartiere Asakusa di Tokyo potrebbe passare facilmente inosservato ad occhi occidentali. Siamo dopo tutto sul finire del XIX secolo, in un&#8217;epoca di pochi anni successivi alla costruzione della Torre Eiffel, entro il concludersi della quale almeno 34 grattacieli avrebbero visto spalancare le proprie porte, entro i confini degli Stati Uniti d&#8217;America. Mentre l&#8217;Europa avrebbe continuato agevolmente a difendersi nel mantenimento dei propri record, grazie alla forma ben pi\u00f9 antica ed altrettanto solida delle possenti cattedrali. Da questo lato del Pacifico tuttavia, dove l&#8217;espressione architettonica dell&#8217;uomo era stata lungamente condizionata dai sommovimenti tellurici e l&#8217;assenza di tecnologie avanzate, per lunghi secoli il primato era spettato a fortificazioni militari come il castello di Himeji, risalente al 1333 nella sua forma primitiva ma che non avrebbe comunque mai superato i 46,4 metri. Questo almeno finch\u00e9 tramite l&#8217;importazione in massa di idee e prospettive occidentali successivamente alla grande apertura del 1853, permettendo l&#8217;ampliamento istituzionale di un processo gi\u00e0 in corso da generazioni, a partire dalle regioni commercialmente pi\u00f9 rilevanti degli antichi feudi di Satsuma e Ch\u014dsh\u016b non inizi\u00f2 a diffondersi nelle principali metropoli un nuovo stile architettonico, definito <em>Way\u014d Se&#8217;ch\u016b Kenchiku<\/em> (\u548c\u6d0b\u6298\u8877\u5efa\u7bc9 &#8211; Architettura Eclettica Giapponese-Occidentale) che vedeva esasperato l&#8217;incombente sincretismo tra i due contrapposti schemi di valori estetici e funzionali. Dando luogo ad edifici come l&#8217;hotel Fujiya di Hakone o l&#8217;ospedale Saisekan della prefettura di Yamagata (entrambi del 1878) per non parlare delle innumerevoli ville e residenze private, costruite con tetti ed una forma delle facciate prettamente distintivi ma una struttura fondamentale, collocazione delle finestre o elementi accessori quali torrette ed abbaini prelevate direttamente da un manuale d&#8217;architettura italiano, francese o tedesco. Un approccio alla questione che non pot\u00e9 fare a meno di riflettersi nella rinnovata capitale, secondo i crismi amministrativi istituiti a partire dalla Restaurazione Meiji (1868) e che avevano portato al diffondersi di una nuova e vincente metodologia: il coinvolgimento di consiglieri occidentali, coinvolti nei progetti del governo e (generosamente) stipendiati in maniera alle proprie esperienze pregresse. Con alcune significative eccezioni, sulla base di un principio di meritocrazia, che gradualmente vide prevalere una visione pienamente oggettiva degli effettivi risultati raggiunti nel nuovo territorio d&#8217;azione. Un principio che ebbe origine, sotto certi punti di vista, proprio con la figura dell&#8217;ingegnere autodidatta di Edinburgo William Kinnimond Burton (1859-1899) invitato nel 1887 dal consiglio di stato dell&#8217;oligarchia nipponica sulla base delle sue pubblicazioni sulla storia dell&#8217;economia asiatica, nonch\u00e9 la breve ma riuscita esperienza presso la compagnia idraulica della Brown Brothers &amp; Co compiuta al posto di un percorso di laurea. Evento a seguito del quale, inquadrato come giovane professore presso la Tokyo Imperial University, avrebbe dato il proprio importante contributo all&#8217;implementazione di nuovi sistemi sanitari e di smaltimento delle acque assieme al collega Nagai Kyuichiro, prima nelle grandi citt\u00e0 e successivamente nelle zone rurali della nuova acquisizione coloniale dell&#8217;isola di Formosa, entrata a far parte dell&#8217;Impero a seguito della guerra sino-giapponese conclusasi nel 1985. Ma prima di raggiungere questa fase finale della sua vita, durata purtroppo soli 43 anni per la contrazione di una di quelle stesse malattie che tanto aveva fatto per debellare, il suo curriculum gi\u00e0 notevolmente variegato avrebbe visto comparire anche una qualifica del tutto inaspettata: quella di architetto e costruttore di grattacieli.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QSRTkhIOTT0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-view-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36807\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-view-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-view-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-view-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-view.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">La vista dai quattro lati del grattacielo ci \u00e8 giunta grazie alle numerose fotografie scattate prima della sua distruzione, essendo stata inoltre ricostruita in rendering di varia precisione e natura, incluso questo scenario del videogame dedicato alla serie manga ed anime, Demon Slayer. Di certo, all&#8217;epoca, esso doveva costituire una fermata pressoch\u00e9 obbligata per i turisti della capitale.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il nome della torre era dunque Ry\u014dunkaku (\u51cc\u96f2\u95a3 &#8211; Padiglione che Sorpassa le Nubi) e la sua altezza pari a 68,58 metri. Completata nel 1890 a seguito di un periodo di edificazione durato circa un anno, essa fu concepita come punto d&#8217;attrazione per il principale quartiere popolare di Tokyo, famoso per le sue case del sak\u00e8, giardini, luoghi d&#8217;intrattenimento e case chiuse. Tanto che un allusione elegante per andare a prostitute nella zona di Asakusa sarebbe diventata, di l\u00ec a poco, &#8220;Andare all&#8217;ombra dei 12 piani&#8221;. Quelli appartenenti per l&#8217;appunto a questa torre ottagonale, lievemente rastremata e sormontata da due gradoni e un tetto a punta, vagamente simile alla versione sovradimensionata di un faro navale. Nato da un&#8217;idea del ricco mercante Shoshichi Fukuhara, originario delle citt\u00e0 di Nagaoka, ma con diversi finanziatori entrati a far parte del progetto tramite la creazione della Ryounkaku Co., Ltd, il notevole edificio aveva il chiaro obiettivo di assurgere immediatamente alla qualifica di struttura creata dall&#8217;uomo pi\u00f9 alta di tutto il Giappone, nonch\u00e9 una chiara dimostrazione, a chiunque ne venisse a conoscenza, del rapido processo di modernizzazione vissuto da questo paese. In tal senso, nelle comunicazioni ufficiali ed articoli di giornale, si cominci\u00f2 ben presto a definirlo come la &#8220;Torre Eiffel&#8221; di questi lidi, sull&#8217;esempio del celebre punto di riferimento francese costruito soltanto l&#8217;anno prima a Parigi. Una qualifica che sarebbe toccata, immancabilmente, quasi 70 dopo all&#8217;ormai iconica forma paraboloide della Tokyo Tower. Ciononostante frutto di un <em>know-how<\/em> tecnico in rapida evoluzione, anche con l&#8217;aiuto tutt&#8217;altro che impreparato di W. K. Burton, il grattacielo <em>ante-litteram<\/em> vide la sua struttura portante costruita inizialmente nel solo materiale edilizio che le compagnie locali potessero dire di conoscere abbastanza a fondo: il legno. Usato per un&#8217;intelaiatura portante ed esteticamente unica, progressivamente ricoperta in base ai crismi dell&#8217;Architettura Eclettica da una pi\u00f9 avveniristica facciata di mattoni rossi, che non si sarebbe trovata totalmente fuori posto all&#8217;interno di una grande citt\u00e0 statunitense ed europea. Il carattere  prettamente rappresentativo dell&#8217;edificio tuttavia sarebbe emerso, oltre che dalle lanterne e manifesti pubblicitari appesi in seguito alle sue pareti, nelle numerose rappresentazioni sulle stampe e pitture del &#8220;mondo fluttuante&#8221; Ukyo-e (\u6d6e\u4e16\u7d75) o le successive cartoline illustrate di Asakusa <em>Rokku meisho<\/em> dei periodi Meiji e Taisho, apparendo anche nei cortometraggi cinematografici realizzati dai corrispondenti dell&#8217;innovativa compagnia dei fratelli Lumiere. Il tutto a partire da una straordinaria cerimonia d&#8217;inaugurazione tenutasi l&#8217;11 novembre del 1890, dopo essere stata rimandata di un giorno per l&#8217;assenza di alcune figure di spicco, durante cui venne accesso e utilizzato il primo ascensore elettrico nella storia del Giappone. Un elemento, \u00e8 importante sottolinearlo, alla cui inclusione Burton si era opposto con veemenza, data l&#8217;assenza dello stesso nei primi piani redatti per la costruzione dell&#8217;edificio.<br>Ci\u00f2 detto, il Ry\u014dunkaku ebbe la capacit\u00e0 di dimostrarsi ragionevolmente solido per tutta la durata del suo periodo d&#8217;utilizzo, durante cui venne impiegato come centro commerciale con merci in vendita all&#8217;interno di ben 46 negozi, uno spazio espositivo per mostre all&#8217;ottavo e nono piano e spazi panoramici, con tanto di telescopi, dal decimo al dodicesimo. Nel 1891, con l&#8217;interruzione del servizio dell&#8217;ascensore per problemi tecnici, fotografie delle geisha pi\u00f9 famose del quartiere Asakusa vennero disposte lungo le scale del palazzo, al fine d&#8217;incentivare la salita ai nuovi visitatori. Nel 1894, a seguito di un terremoto piuttosto intenso nell&#8217;area, significative opere di rinforzo con travi metalliche vennero apportate al fine di garantire il superamento di ogni eventuale imprevisto futuro, garantendo in linea di principio la sopravvivenza verso la posterit\u00e0 dell&#8217;affascinante attrazione cittadina. Ma le apparenze, come sappiamo fin troppo bene, possono frequentemente ingannare&#8230;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2NJl5qBZ4zk\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-demolition-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36808\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-demolition-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-demolition-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-demolition-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/11\/Ryounkaku-demolition.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Monumenti imperterriti ed inalienabili, fino alla devastazione implacabile del passaggio delle Ere. Qualche volta lenta e graduale, certe altre, pressoch\u00e9 istantanea ed irrecuperabile. Lasciando solamente le macerie delle proprie svettanti aspirazioni future.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che per quanto si possa essere preparati, simulando nella propria mente una pluralit\u00e0 di scenari possibili, pu\u00f2 sempre capitare qualcosa che esula dalle circostanze giudicate ragionevoli dalla maggioranza, portando a conseguenze difficili da prevedere. O assolutamente tragiche, come nel caso del Grande Terremoto del Kanto del 1923, un disastro di magnitudine di 7.9 che cost\u00f2 il primo settembre del 1923 la vita ad una quantit\u00e0 stimata tra le 100.000 e 140.000 persone. Dodici delle quali si trovavano, secondo una stima, nei piani superiori del Ry\u014dunkaku, che vide crollare immediatamente una buona met\u00e0 della sua struttura sopraelevata. Fu l&#8217;inizio di un periodo di miseria, privazioni e violenze reciproche, con la convinzione irragionevole che gli immigrati coreani avessero avvelenato i pozzi della citt\u00e0 (la cui acqua era diventata imbevibile a causa d&#8217;infiltrazioni geologiche di materiale) durante cui le forze di soccorso dovettero, tuttavia, affrontare anche un insolito problema. Questo poich\u00e9 il grattacielo costruito con l&#8217;aiuto dell&#8217;ingegnere d&#8217;Edinburgo continuava ad essere, persino allora, l&#8217;edificio pi\u00f9 alto di tutta Tokyo. Fu quindi necessario coinvolgere un intero distaccamento del 7\u00b0 Battaglione d&#8217;Ingegneria, armato di una quantit\u00e0 ingente di esplosivi, al fine di abbattere del tutto la beneamata attrazione del quartiere, nel corso di un febbrile 22 settembre di quell&#8217;anno, occasione che attir\u00f2 una folla di curiosi malinconici e persone ansiose di veder sparire un alto pezzo della loro storia recente. Fu cos\u00ec la fine di un&#8217;epoca ma da un certo punto di vista, anche l&#8217;inizio di un&#8217;altra. Nonch\u00e9 la riconferma per l&#8217;ennesima volta dell&#8217;importanza del concetto dell&#8217;impermanenza nella cultura e filosofia dei giapponesi, abituati a dare un merito al valore delle azioni, piuttosto che l&#8217;eredit\u00e0 tangibili dei propri predecessori. Ecco forse la ragione per cui, nonostante l&#8217;ammirazione desumibile dall&#8217;inclusione in multiple creazioni d&#8217;ingegno contemporanee, il Ry\u014dunkaku non sarebbe stato pi\u00f9 ricostruito. Lasciando il posto ad una percezione della citt\u00e0 di Tokyo sempre pi\u00f9 vasta e avveniristica, ma soprattutto aderente alle norme anti-sismiche di maggior severit\u00e0 note allo stato attuale della storia umana. E non \u00e8 affatto difficile capirne la ragione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alto sullo sfondo notturno e sfolgorante, tra i fuochi d&#8217;artificio, le deflagrazioni dirompenti e grida di combattimento della popolare serie anime ambientata nel secolo della modernizzazione di Kimetsu no Yaiba (\u9b3c\u6ec5\u306e\u5203 &#8211; Demon Slayer) l&#8217;edificio pi\u00f9 importante in quel periodo del quartiere Asakusa di Tokyo potrebbe passare facilmente inosservato ad occhi occidentali. 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