{"id":36765,"date":"2022-10-29T06:20:48","date_gmt":"2022-10-29T04:20:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36765"},"modified":"2022-10-29T06:23:53","modified_gmt":"2022-10-29T04:23:53","slug":"la-catastrofica-serie-dinondazioni-che-plasmo-la-genesi-dellamerica-settentrionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36765","title":{"rendered":"La catastrofica serie d&#8217;inondazioni che plasm\u00f2 la genesi dell&#8217;America settentrionale"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/7F3A4bzBdMM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Palouse-Falls-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36768\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Palouse-Falls-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Palouse-Falls-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Palouse-Falls-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Palouse-Falls.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>&#8220;Il mio unico rimpianto, Joseph, \u00e8 che questo fatidico momento non finir\u00e0 nei libri di storia.&#8221; Il Prof. J. Harlen Bretz, scienziato indipendente, si volt\u00f2 verso l&#8217;esimio collega che rappresentava il Servizio Geologico degli Stati Uniti, puntando il dito verso la strana conformazione del paesaggio. I due, recentemente scesi dalla Jeep che avevano noleggiato per la spedizione, si trovavano in qualche punto non meglio definibile del contorto e irregolare deserto noto come <em>channeled scablands<\/em>, situato nella parte orientale dello stato di Washington, Pacific Northwest. La terra &#8220;segnata&#8221; e &#8220;scanalata&#8221; che da quel momento avrebbe potuto anche essere chiamata misteriosamente &#8220;ingombra&#8221;. Joseph Pardee, l&#8217;antico collega e rivale professionale dello studioso, era rimasto per una volta del tutto privo di argomenti con cui controbattere. Mentre osservava dal basso, ai margini della sua stessa ombra, il pi\u00f9 eccezionale cumulo di sedimenti della sua intera carriera. Ghiaia, sassi e pietrisco, posti da una qualche misteriosa forza a formare la gibbosit\u00e0 collinare di affioramento carsico, che sarebbe stato capace di raggiungere l&#8217;ultimo piano di un grattacielo. Il chiaro residuo del passaggio pregresso di un torrente, ma capiente e rapido almeno 10 volte il corso familiare del fiume Mississippi. &#8220;\u00c8 tutto vero! Adesso dovranno crederti, Bretz. Nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 negare l&#8217;evidenza.&#8221; Dodici anni, trascorsi ad osservare mappe topografiche e resoconti di prospezione. Dopo tutto, nel 1910 non esistevano i satelliti e neppure le precise misurazioni al LIDAR usate per creare precise mappe tridimensionali di un&#8217;intera regione. Ma soltanto gli occhi per osservare, le mani per tracciare nuovi resoconti e la mente in grado di raggiungere le conclusioni finali. Giusto? Sbagliato? Forse contrario alla dominante visione dell&#8217;uniformitarianismo, secondo cui i processi del mutamento terrestre furono sempre costituiti dal ripetersi di lenti, ed ancora osservabili processi di mutamento. Eppure cos\u00ec drammaticamente prossimo alla linea insuperabile degli argomenti, oltre cui nessuno avrebbe pi\u00f9 potuto avere il coraggio di confutarlo. Bretz era estatico. Pardee, in qualche modo, sollevato. Nel Pacific Northwest all&#8217;epoca dell&#8217;ultima grande glaciazione intercorsa tra i 14.000 e 12.000 anni a questa parte, bradipi giganti e mastodonti dalle zanne acuminate erano stati spazzati via attraverso una versione pienamente dimostrabile della devastante inondazione biblica o leggendaria. Durante cui molte migliaia, e migliaia di chilometri quadrati si erano trasformati nel reticolo di scorrimento non tanto di una pluralit\u00e0 di fiumi, bens\u00ec un letterale oceano di tipo transitorio, che nel giro di qualche anno sarebbe defluito all&#8217;interno del Pacifico lasciando tracce fin troppo evidenti del proprio avvenuto periodo d&#8217;esistenza. Una lunga opera di studio, e un&#8217;irto tentativo di convincimento del mondo accademico delle prestigiose universit\u00e0 note come Ivy League, avevano condotti due principali sostenitori dell&#8217;ipotesi a un fondamentale disaccordo, relativo all&#8217;origine di quel fenomeno: l&#8217;area presso l&#8217;antico fiume parzialmente inaridito del Gran Coulee, in prossimit\u00e0 di Spokane, secondo Bretz, piuttosto che una non meglio definita parte del proprio nativo stato del Montana, nell&#8217;opinione di Pardee. Finch\u00e9 la collocazione dei nuovi depositi scovati nelle <em>scablands<\/em> avevano portato i due convenire, gradualmente, nella nascita del grande cataclisma a partire dal lago glaciale di Missoula, alle radici della gola del fiume Columbia. Dove a partire da quel momento, avrebbero focalizzato i propri sforzi di approfondimento.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>Sopra<\/strong>: le cascate di Palouse, presso la confluenza del fiume omonimo con lo Snake River nel Sud-Est dello stato di Washington presso un territorio per il resto pianeggiante, sono da lungo tempo considerate uno dei pi\u00f9 chiari lasciti delle inondazioni del Missoula. Con il loro bacino di ricaduta paragonabile a quello delle cascate del Niagara, a fronte di una mera frazione del loro flusso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/G_LRo3wIT34\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Floods-Path-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36766\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Floods-Path-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Floods-Path-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Floods-Path-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Floods-Path.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;idea che una percentuale tanto significativa di un intero continente possa essere stata ricoperta, probabilmente a pi\u00f9 riprese, da copiosi flussi d&#8217;acqua sfida l&#8217;immaginazione e i dati dati per scontati fino all&#8217;applicazione degli strumenti scientifici odierni. Ma le prove, a questo punto, parlano chiaramente.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Esiste un detto, tra i ricercatori, secondo cui &#8220;Le nuove ipotesi prendono piede quando i loro oppositori muoiono di vecchiaia.&#8221; Ed in effetti quella non a caso definita <em>outrageous<\/em> (&#8220;spropositata&#8221; o &#8220;olraggiosa&#8221;) di Bretz avrebbe iniziato ad essere citata dai suoi colleghi quando ormai aveva l&#8217;et\u00e0 venerabile di 96 anni, oltre due decadi dopo il decesso all&#8217;et\u00e0 di 89 del suo collega Pardee. La diga, a questo punto, croll\u00f2 tuttavia in maniera rapida e irrecuperabile, cos\u00ec come era avvenuto sopra le pianure nordamericane in quel fatidico primo giorno di 15 millenni a questa parte. Scatenando una devastazione la cui portata esula di gran lunga dalla ragionevole percezione della civilt\u00e0 moderna. Immaginate a tal proposito una massa fluida pari all&#8217;incirca a quattro volte il lago Erie, uno dei pi\u00f9 estesi ammassi di acqua dolce presenti nella versione attuale del nostro pianeta. Che irrompendo oltre un&#8217;ormai troppo fragile barriera di ghiaccio e neve, accelera gradualmente lungo la parete di un altipiano, cominciando a correre verso l&#8217;unica direzione a cui potesse ambire: il punto d&#8217;origine della forza gravitazione terrestre. Attraverso sette bacini successivi l&#8217;uno all&#8217;altro, in direzione delle invitanti coste occidentali del continente: Clark Fork, Flathead, Little Bitterroot, Missoula, Bitterroot, Blackfoot ed Upper Clark. Ciascuno pi\u00f9 bizzarro ed inspiegabile di quello precedente, per l&#8217;innaturale conformazione dei processi geologici da cui avrebbero dovuto trarre i natali. Con pareti scoscese troppo alte, spazi di caduta eccessivamente capienti e ghiaioni (o &#8220;scivoli di sedimenti&#8221;) che sembravano dipanarsi impossibilmente <em>in salita<\/em>. Qualcosa che un occhio attento non avrebbe potuto in alcun modo giustificare, senza ricorrere all&#8217;episodio devastante teorizzato all&#8217;interno della nuova cronistoria degli eventi. E sebbene resti largamente incerta la teoria secondo cui quella particolare regione degli odierni Stati Uniti fosse abitata all&#8217;epoca dell&#8217;Ultima Glaciazione, \u00e8 persino possibile che il folklore orale dei popoli nativi ne dimostri un qualche tipo di memoria tramandata. Con la ricorrente leggenda di un&#8217;inondazione scatenata dal Grande Spirito, chiamato Wakan Tanka dai Sioux o Gici Niwaskw nella mitologia Abenaki, per punire l&#8217;arroganza dei primi uomini o dei loro mitologici antenati, la razza di giganti cos\u00ec inquietantemente simili ai Nephilim citati nell&#8217;Antico Testamento. La cui vicenda appare, d&#8217;altro canto, pienamente possibile nel quadro disegnato dalla nuova presa di coscienza. Immaginando la decorrenza dello squagliamento e conseguente deriva di un&#8217;intera calotta glaciale sopraelevata, del tipo oggi esistente soltanto in Groenlandia e l&#8217;entroterra dell&#8217;Antartico, rendendo assai improbabile il ripetersi di un simile disastro. Ma i presupposti, come si usa dire, possono rapidamente essere soggetti a imprevisti mutamenti&#8230;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wJo8m4oKc6k\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Lake-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36767\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Lake-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Lake-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Lake-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Missoula-Lake.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Una caratteristica dell&#8217;odierno lago di Missoula \u00e8 il capiente bacino che sovrasta la sua superficie, oggi non pi\u00f9 raggiunto dalle acque, dove \u00e8 ancora possibile osservare le varve o strati stagionali di sedimenti. Ciascuno corrispondente a un singolo anno, durante cui il piccolo oceano contenuta in questo titanico bicchiere si accumulava in attesa del suo apocalittico versamento.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La ragione per cui la singola o multiple inondazioni del Missoula continuano ad attirare l&#8217;attenzione degli scienziati, portando a numerose nuove valutazioni e sovrapposizioni d&#8217;idee, \u00e8 la maniera in cui l&#8217;osservazione di tale occorrenza sia inerentemente influenzata dall&#8217;accesso a strumenti scientifici con frequenti ed ulteriori margini di miglioramento. Fu soltanto nel recente 1980, ad esempio, che R.B. Waitt, Jr, potendo osservare le fotografie aeree dei depositi sedimentari di Ninemile Creek e Burlingame Canyon arriv\u00f2 alla conclusione, oggi ritenuta largamente probabile, di un gran totale di 40 inondazioni prima che la situazione si stabilizzasse, giustificando a pieno l&#8217;assenza di fossili significativi o altri resti osservabili all&#8217;interno delle <em>scablands <\/em>di pregresse forme di vita. Ciascuna simile tracimazione delle alte acque sarebbe stata infatti ben diversa da una semplice discesa di un fiume, assumendo tutte le caratteristiche di una deflagrazione dirompente, capace di sradicare le colline e sollevare veri e propri pennacchi di detriti, forse anche al di sopra della superficie dell&#8217;acqua stessa. In maniera non del tutto dissimile da quella di una vera e propria eruzione vulcanica, nonch\u00e9 molto al di sopra di qualsiasi arma esplosiva creata dalla mano effimera dell&#8217;uomo.<br>Disastri come il mondo non avrebbe mai pi\u00f9 avuto la sfortuna di conoscere, dopo l&#8217;esecuzione di quelle drammatiche condanne. Ai danni di tutti coloro che, ancora ragionevolmente innocenti, non potevano affermare di conoscere il mutamento climatico ed averne tratto beneficio fino all&#8217;opulenza dell&#8217;avida civilt\u00e0 moderna. Il che ci rende ancora pi\u00f9 difficile, se possibile, guardare con sincero ottimismo al nostro domani. Come generazioni di politici ed uomini d&#8217;affari continuano ostinatamente a fare. Ostinatamente indifferenti a come l&#8217;uccello del destino sia, ormai da tempo, scappato dalla fragile porta della sua voliera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il mio unico rimpianto, Joseph, \u00e8 che questo fatidico momento non finir\u00e0 nei libri di storia.&#8221; Il Prof. J. Harlen Bretz, scienziato indipendente, si volt\u00f2 verso l&#8217;esimio collega che rappresentava il Servizio Geologico degli Stati Uniti, puntando il dito verso la strana conformazione del paesaggio. 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