{"id":36641,"date":"2022-10-10T06:27:37","date_gmt":"2022-10-10T04:27:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36641"},"modified":"2022-10-10T06:27:40","modified_gmt":"2022-10-10T04:27:40","slug":"la-vera-storia-della-spada-da-samurai-capace-di-tagliare-a-meta-i-giganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36641","title":{"rendered":"La vera storia della spada da samurai capace di tagliare a met\u00e0 i giganti"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/n4W9Ptkxj_8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/haja-no-ontachi-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36644\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/haja-no-ontachi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/haja-no-ontachi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/haja-no-ontachi-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/haja-no-ontachi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il ventinovenne Yoshida Shoin, perfetta personificazione del guerriero erudito, sollev\u00f2 il pennello dal lato sinistro del foglio rimirando il testo che aveva appena finito di apporvi: &#8220;L&#8217;amore dei genitori supera l&#8217;amore che abbiamo per i genitori. Come prenderanno la notizia di quest&#8217;oggi?&#8221; Quindi con la massima seriet\u00e0 e compostezza, si sollev\u00f2 in piedi voltandosi all&#8217;indirizzo del suo carceriere. Yamada Asaemon, servitore dell&#8217;odiato Tair\u014d, cancelliere supremo al servizio del governo shogunale. Di un grado simile al messo che rappresentando quella stessa figura, era stato inviato pochi anni prima a trattare con l&#8217;Imperatore a Kyoto, per ottenere il supporto della corte agli odiati trattati ineguali del commercio e scambi diplomatici tra il Giappone e le cinque principali potenze occidentali. Barbari dal primo all&#8217;ultimo, come sapevano i suoi giovani compagni <em>ronin<\/em>, samurai rimasti senza padrone in questo clima sociale e politico ormai privo di valori, che avevano fallito il proprio tentativo di assassinio, venendo imprigionati ai quattro angoli del paese. Poco prima che in quel delicato novembre del 1859, il bakufu o governo centrale decidesse di farne un esempio per tutti gli altri seguaci rivoluzionari del cosiddetto <em>sonn\u014d j\u014di <\/em>(\u5c0a\u7687\u6518\u5937 &#8211; letteralmente: scacciare i barbari, riverire l&#8217;Imperatore) separando la sua testa dal collo e ponendo cos\u00ec fine alla vicenda di uno dei pi\u00f9 influenti intellettuali della sua epoca, nonch\u00e9 servitore di medio livello del potente signore di Ch\u014dsh\u016b, dominio della regione occidentale del Ch\u016bgoku. Quindi Yoshida, ponendo un piede innanzi all&#8217;altro senza la bench\u00e9 minima esitazione, cammin\u00f2 eretto fino al cortile del castello di Edo, dove era stato posizionata un&#8217;alta piattaforma in legno di cedro. Sopra di essa, un tronco e la cesta, strumenti riconoscibili come niente meno che fondamentali per mettere in pratica la pena di morte per decapitazione. &#8220;Ne deduco che non mi verr\u00e0 permesso di tagliarmi il ventre, amico mio&#8230;&#8221; Disse all&#8217;indirizzo del suo boia, con uno sguardo neutrale al boia e collega che, suo malgrado, non riusc\u00ec a contraccambiare. Con gesto apologetico, a quel punto Yamada estrasse e soppes\u00f2 la katana. La luce dell&#8217;astro solare penetrava obliquamente tra gli alberi spogli, silenziosi testimoni della fine di un&#8217;Era.<br>Con il progressivo inasprirsi dei disordini sociali corrispondenti all&#8217;epoca che sarebbe successivamente passata alla storia come <em>bakumatsu <\/em>(\u5e55\u672b- fine del bakufu) la notizia della morte di Yoshida Shoin fece rapidamente il giro di quegli stessi circoli che il giovane insegnante aveva, nel corso degli ultimi anni, provveduto ad educare alla disobbedienza civile. Fino all&#8217;allora piccola citt\u00e0 costiera di Kudamatsu, nell&#8217;odierna prefettura di Yamaguchi, che all&#8217;epoca costituiva una delle propaggini pi\u00f9 esterne di quel territorio corrispondente ai domini di Satsuma e Ch\u014dsh\u016b, da cui stava per emergere una nuova classe dirigente sfavorevole all&#8217;eccessiva condivisione con l&#8217;Occidente. E dove lavorava in quegli anni, caso vuole, l&#8217;ultimo rappresentante in ordine di tempo della rinomata scuola di fabbri di Higo, Kukitsuna Fujiwara, famoso per la sua tecnica metallurgica priva d&#8217;eguali. Verso la fine dello stesso anno, in occasione della festa locale nel santuario di Hanaoka Hachimangu dedicato al <em>kami<\/em> (\u795e &#8211; Dio) shintoista della guerra, costui si ritrov\u00f2 assieme a cinque giovani discepoli del credo del <em>sonn\u014d j\u014di<\/em>, anch&#8217;essi fabbricanti di spade di una certa esperienza. <br>Il cui portavoce disse: &#8220;Maestro, in questa societ\u00e0 rimasta priva di valori e che non conosce pi\u00f9 il significato della vera pace, occorre un simbolo capace di allontanare ogni spirito ed essenza perversa. Una spada, la pi\u00f9 grande che il paese abbia mai conosciuto prima di questo momento&#8230;&#8221; Il che potrebbe anche sembrare una scelta insolita di priorit\u00e0, da un punto di vista contemporaneo, sebbene fosse tutt&#8217;altro che insolito in Giappone utilizzare l&#8217;arma simbolo della cavalleria come oggetto votivo o <em>haja kensho<\/em> (\u7834\u90aa\u9855\u6b63 &#8211; strumento in grado di scacciare il male). Cos\u00ec che l&#8217;idea piacque da subito all&#8217;abile costruttore, che inizi\u00f2 a tracciare i presupposti del suo piano&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/vVI-5duFays\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Norimitsu-Odachi-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36643\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Norimitsu-Odachi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Norimitsu-Odachi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Norimitsu-Odachi-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Norimitsu-Odachi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La seconda spada pi\u00f9 lunga del Giappone, lungamente considerata per errore la prima su Internet, \u00e8 la \u014cdachi Norimitsu del tempio di Yahiko nell&#8217;omonima cittadina della prefettura di Niigata, ad opera del rinomato fabbro Norimitsu Osafune. Con i suoi 377 cm, tuttavia, essa non raggiunge l&#8217;imponenza ancor maggiore della Spada che Distrugge il Male.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Di spade simboliche, il Giappone ne aveva conosciute molte negli anni. A partire dalla <em>Shichishit\u014d<\/em> a sette punte, la cui costruzione si perde all&#8217;epoca semi-mitica dell&#8217;imperatrice Jing\u016b (200 d.C.) venendo menzionata negli antichi testi del Kojiki e del Nihon Shoki. Per non parlare della <em>Kusanagi-no-Tsurugi<\/em>\u00a0(\u8349\u8599\u306e\u5263 &#8211; Spada delle Nubi che si Addensano) uno dei tre tesori facenti ancora oggi parte della dotazione del <em>Tenn\u014d<\/em> (\u5929\u7687 &#8211; sovrano celeste) nel momento in cui accede ai paramenti del potere imperiale. Ma forse la pi\u00f9 famosa spada ad essere da sempre custodita all&#8217;interno di un tempio era e resta la <em>Sugari No Ontachi<\/em> (\u9808\u8cc0\u5229\u5fa1\u592a\u5200 &#8211; lama decorata con il simbolo di una vespa) risalente almeno al regno dell&#8217;imperatrice Jit\u014d, corrispondente al settimo secolo d.C. Una strana ma importante associazione tra le arti della fabbricazione bellica e la venerazione degli Dei tradizionali, fortemente rappresentativa del rapporto dei giapponesi con la propria terra e le miriadi di spiriti e personificazioni che l&#8217;avrebbero abitata fin dall&#8217;alba dei tempi. Nonch\u00e9 una dimostrazione notevole di prosperit\u00e0 e prestigio, dato il valore che rappresentavano simili oggetti sia dal punto di vista dei materiali che per l&#8217;abilit\u00e0 degli artigiani che dovevano occuparsi di realizzarli. Cos\u00ec Kukitsuna, non contento di costruire semplicemente l&#8217;ennesimo strumento da taglio, decise che la spada costruita in onore di Yoshida avrebbe avuto una lunghezza di 4 metri e 65, risultando rigorosamente da una singola fusione e conseguente piegatura reiterata dell&#8217;acciaio, in quella che probabilmente fu una delle sessioni dell&#8217;antica arte pi\u00f9 spettacolari mai conosciute nella storia della metallurgia giapponese. Di cui sappiamo effettivamente ben poco, tranne per il significativo dettaglio di come lui, assieme ai propri cinque aiutanti, dovette addirittura deviare temporaneamente un torrente fino all&#8217;interno della propria officina, per poter disporre di acqua sufficiente a temprare la sua tagliente &#8220;creatura&#8221;. Che una volta completata, scelse di chiamare <em>Haja no ontachi<\/em> (\u7834\u90aa\u306e\u5fa1\u592a\u5200 &#8211; Grande Spada che Distrugge il Male). Effettivamente tanto grande e pesante (75 Kg) da essere completamente inutilizzabile in battaglia anche solo a scopo rappresentativo, sebbene negli anni a venire un gruppo di giovani locali avrebbe ricevuto l&#8217;incarico frequente di trasportarla a spalla per le strade di Kudamatsu, nel corso delle annuali ricorrenze del tempio del Dio Hachiman. Non che l&#8217;arma in questione, d&#8217;altra parte, fosse totalmente fuori da ogni classificazione, rientrando a pieno titolo per la curvatura della lama ed i metodi di fabbricazione impiegati nella categoria delle <em>\u014ddachi<\/em> (\u5927\u592a\u5200 &#8211; grandi spade) utilizzate fin dall&#8217;epoca Kamakura (1185 &#8211; 1333) come alternativa ad altre imponenti strumenti da guerra. Risultando niente meno che ideali, per imporre il sacro terrore nel cuore dei propri nemici&#8230;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/g9raud0fi0o\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Odachi-Ninja-Demonstration-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36642\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Odachi-Ninja-Demonstration-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Odachi-Ninja-Demonstration-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Odachi-Ninja-Demonstration-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/10\/Odachi-Ninja-Demonstration.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;utilizzo effettivo delle <em>\u014ddachi<\/em> comportava l&#8217;impiego di tecniche particolari, a partire dall&#8217;estrazione dal fodero. Che molto spesso comportava di gettare a terra tale implemento, a meno di avere un servitore a disposizione, data l&#8217;eccessiva lunghezza per le braccia umane.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Per comprendere la logica improbabile di tali implementi paragonabili alla <em>zweih\u00e4nder <\/em>del Medioevo europeo, comunque nella loro foggia maggiormente &#8220;utilizzabile&#8221; lunghi un minimo di 150 cm e per questo trasportati preferibilmente a spalla, occorre quindi ricordare la maniera in cui successivamente all&#8217;anno Mille in Giappone l&#8217;arte della guerra stesse andando incontro a un significativo periodo di cambiamento. Dall&#8217;impiego primario di uomini appiedati, armati con le classiche spade <em>tachi<\/em> (\u592a\u5200) dalla curvatura non particolarmente pronunciata, soprattutto rispetto alla successiva <em>katana<\/em>, e i loro imprescindibili archi ad una singola parte di un meccanismo pi\u00f9 complesso, in cui un ruolo primario era riservato alla cavalleria. In modo tale che ogni tattica o strumento, da quel fatidico momento, avrebbe dovuto essere finalizzata a contrastare in qualche modo la carica di un uomo sulla sella del suo fido destriero. Ma poich\u00e9 l&#8217;efficacia dell&#8217;umile <em>yari<\/em> (lancia) risultava commisurata alla disponibilit\u00e0 e disciplina di una grande quantit\u00e0 di <em>ashigaru <\/em>(ausiliari) non ancora disponibili in assenza dell&#8217;inflessibile ordine sociale dell&#8217;epoca tarda, ben presto i nobili samurai concepirono due armi consistenti essenzialmente di un&#8217;adattamento delle loro beneamate <em>katana<\/em>: la prima era la <em>Naginata<\/em> (\u8599\u5200 &#8211; spada da campo) essenzialmente una tipica lama il cui manico era stato allungato fino a costituire una vera e propria arma inastata. E la seconda, soluzione assai pi\u00f9 diretta, consisteva in una semplice spada, ma PI\u00d9 GRANDE.<br>Particolarmente amata nella cultura del fantastico contemporaneo per il suo aspetto spettacolare e drammatico, la <em><em>\u014ddachi<\/em> <\/em>(o <em>nodachi<\/em>) compare spesso come spada del protagonista, che la vibra agevolmente a destra e a manca come fosse una bacchetta da direttore d&#8217;orchestra. Forse il pi\u00f9 famoso utilizzatore fantastico dell&#8217;arma resta il cattivo Sephiroth della serie Final Fantasy, sebbene la sua Masamune (dal nome del famoso fabbro realmente esistito, ma che in effetti non ne costru\u00ec alcuna) misuri &#8220;appena&#8221; due metri e mezzo, poco pi\u00f9 della met\u00e0 della <em>Haja no ontachi<\/em> del tempio di Hachiman di Kudamatsu. Senza neanche entrare nel merito delle ancor pi\u00f9 corte <em>tachi<\/em> o &#8220;spade lunghe&#8221; della serie decennale Monster Hunter, alternativamente soprannominate <em>weeb-sword<\/em> dal termine internettiano impiegato per gli amanti di ogni cosa giapponese, le quali superano a malapena i due metri di estensione. Appena abbastanza per far fuori un dinosauro, e largamente insufficienti al fine di contrastare l&#8217;insorgere di un tenebroso gigante. Come lo spettro inarrestabile e pericoloso dell&#8217;Occidente, trasportato a bordo di una squadra delle cupe navi giunte in Giappone soltanto 5 anni prima della morte di Yoshida Shoin. Dando inizio ad un processo che ormai nessuno, neanche il pi\u00f9 potente o formidabile dei guerrieri, avrebbe mai potuto rimandare al mittente. Soltanto rallentare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ventinovenne Yoshida Shoin, perfetta personificazione del guerriero erudito, sollev\u00f2 il pennello dal lato sinistro del foglio rimirando il testo che aveva appena finito di apporvi: &#8220;L&#8217;amore dei genitori supera l&#8217;amore che abbiamo per i genitori. 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