{"id":36188,"date":"2022-07-30T06:10:32","date_gmt":"2022-07-30T04:10:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36188"},"modified":"2022-07-30T06:17:49","modified_gmt":"2022-07-30T04:17:49","slug":"il-segreto-super-predatore-che-si-annida-sotto-i-ghiacci-piu-profondi-della-patagonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36188","title":{"rendered":"Il segreto super-predatore che si annida sotto i ghiacci pi\u00f9 profondi della Patagonia"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2mQ77S-UhY0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36191\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La natura del tardigrado ha per lungo tempo messo in discussione ogni acquisito punto fermo in merito alle limitazioni della vita e quello che pu\u00f2 essere, idealmente, sopportato da esseri creati con l&#8217;esplicito mandato di riuscire a prosperare pressoch\u00e9 ovunque. Il che costituisce un significativo tratto di distinzione, laddove la maggior parte degli estremofili sono creature dall&#8217;alto grado di specializzazione, adattate unicamente a una particolare tipologia di ambiente convenzionalmente molto inospitale, al di fuori del quale perdono ogni ereditata prerogativa e inclinazione alla presunta invulnerabilit\u00e0. Questione largamente esemplificata, per dire, dall&#8217;areale assai specifico di determinati artropodi, esseri derivati dal pi\u00f9 vasto e variegato <em>phylum <\/em>della Terra, che cionondimeno sembrano essersi evoluti all&#8217;interno di un vuoto, inteso come isolamento tassonomico e territoriale da ogni possibile ascendenza evolutiva adiacente. Ed \u00e8 soprattutto per questo che l&#8217;altisonante soprannome del principale plecottero sub-glaciale sudamericano, il cosiddetto Drago della Patagonia, appare tanto appropriato nonch\u00e9 pregno di significato, nonostante la misura massima capace di aggirarsi attorno al centimetro e mezzo. Nonch\u00e9 l&#8217;aspetto generalmente riconducibile, in senso lato, a una piccola aragosta del tutto priva di chele, grosse mandibole o agli artigli sul finire delle zampe tipici delle altre <em>stonefly<\/em> o &#8220;mosche della pietra&#8221;, come viene chiamata dagli anglofoni questa intera famiglia d&#8217;insetti. Che non \u00e8 l&#8217;unico n\u00e9 pi\u00f9 significativo tratto di distinzione, sebbene sia tutt&#8217;altro che inaudita la sua seconda e pi\u00f9 importante privazione, quella di un paio d&#8217;ali conduttivi al sopracitato inserimento tassonomico nella macro-categoria delle &#8220;mosche&#8221;. Ma l&#8217;<em>Andiperla willinki<\/em>, con il suo nome scientifico riferito al presunto scopritore nel 1956, l&#8217;entomologo ed esploratore olandese Abraham Willink (1920-1998) non parrebbe possedere alcuna percezione della propria unicit\u00e0, nel modo in cui semplicemente pascola e si riproduce, laddove ben pochi altri esseri a questo mondo potrebbero immaginare di riuscire idealmente ad adattarsi. Nelle profondit\u00e0 di ghiacciai come quello di Uppsala, dove furono trovati i primi esemplari descritti scientificamente, sotto uno spesso strato di ghiaccio e nell&#8217;oscurit\u00e0 dove riescono a vedere grazie agli occhi estremamente ben sviluppati, per emergere soltanto temporaneamente nel corso delle ore notturne, al fine di procacciarsi agevolmente il cibo. Costituito in parti pressoch\u00e9 uguali, in base a quanto \u00e8 stato determinato, da strati di alghe microscopiche presenti all&#8217;interno della crioconite, la polvere biologica trasportata dal vento, e sfortunati collemboli che sono giunti fino a simili recessi inospitali del territorio. Il che fa effettivamente del piccolo predatore il pi\u00f9 aggressivo e vorace essere nel suo territorio d&#8217;elezione, ove ben pochi altri potrebbero riuscire ad adattarsi efficacemente. Eppure come dicevamo, il drago della Patagonia \u00e8 una creatura estremamente selettiva, capace di raggiungere l&#8217;et\u00e0 della riproduzione soltanto se la temperatura si trova tra i -10 e zero gradi, al di sopra dei quali inizia ad avere difficolt\u00e0 a nutrirsi, quindi deperisce ed infine va incontro ad un&#8217;irrimediabile dipartita. Cos\u00ec come si riteneva fosse capitato alla stragrande maggioranza della sua specie, causa il mutamento climatico e conseguente ridursi del territorio utile di Uppsala soprattutto a partire dall&#8217;ultimo ventennio, finch\u00e9 popolazioni numerose del nostro amico non furono scovate coerentemente in altri luoghi elevati e gelidi in territorio cileno, tra cui la formazione glaciale di 250 Km quadrati del ghiacciaio Perito Moreno, una delle poche riserve di ghiaccio capaci di mantenere la propria estensione attraverso il turbolento e mutevole progredire delle decadi odierne. Essendo destinati a diventare, molto inaspettatamente, un&#8217;importante attrazione turistica locale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Ln8pkZV3vmM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Ecology-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36189\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Ecology-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Ecology-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Ecology-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Ecology.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;orrore, come sappiamo, \u00e8 meramente una questione di proporzioni. \u00c8 non \u00e8 difficile capire l&#8217;origine del nome comune di questo insetto se lo si immagina alle proporzioni di un originale sovrano sputafuoco dei ponderosi bestiari medievali.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L&#8217;importanza nell&#8217;analisi ecologica dei plecotteri non pu\u00f2 d&#8217;altronde essere sopravvalutata, vista la loro abitudine a concentrarsi unicamente presso territori, spesse volte acquatici, ragionevolmente liberi dal giogo tragico dell&#8217;inquinamento. Una qualit\u00e0 ulteriormente valorizzata, nel caso specifico, dalla distanza di alcun insediamento umano, senz&#8217;altro rilevante nella conservazione immutata di questi veri e propri fossili viventi, estremamente caratteristici all&#8217;interno della propria zona geografica di provenienza. <em>L&#8217;A. willinki<\/em> dunque, e per estensione la specie cognata e meno diffusa dell&#8217;<em>A. morenensis<\/em> furono sospettati di aver seguito la stessa strada d&#8217;innumerevoli altri fossili viventi all&#8217;inizio del secolo, fin quando i racconti delle guide turistiche operative nel settore dei grandi ghiacciai della Patagonia non suscitarono l&#8217;interesse del mondo accademico, giustificando pi\u00f9 di una spedizione utile a studiare pi\u00f9 approfonditamente la scoperta originaria del collega Willink. Per la pubblicazione consequenziale di una serie di studi dal variabile livello di tecnicismi, tra cui i pi\u00f9 accessibili e diffusi risultano essere senz&#8217;altro quelli prodotti a partire dal 2015 dallo studioso d&#8217;insetti messicano Isa\u00ed Madriz, diventato per la stampa internazionale l&#8217;unico vero portavoce e simbolo di questo mondo antico e lungamente dimenticato. Per aver non soltanto chiarito e riconfermato le caratteristiche gi\u00e0 note del piccolo Drago, ma effettivamente scoperto nuovi tratti precedentemente soltanto sospettati di questa notevole creatura, tra cui l&#8217;abitudine a deporre uova con dentro dei piccoli gi\u00e0 perfettamente formati, nelle parole utilizzati dallo studioso dei &#8220;letterali piccoli gamberi&#8221; che attendono ansiosamente il momento della loro schiusa. Immaginate inoltre la sorpresa di costui al momento in cui, procedendo a bollire in acqua calda per 10-15 minuti alcuni esemplari da preservare e consegnare a importanti istituzioni scientifiche, ne vide uno muoversi e tentare agilmente la fuga, lasciando sospettare una resistenza al calore estremo, per lo meno per tempistiche relativamente brevi, paragonabile a quella del sopracitato microrganismo attestato nello spazio esterno, l&#8217;invincibile tardigrado delle aliene circostanze. Il che posiziona, idealmente, questa tipologia d&#8217;insetti nello spazio intermedio tra creature pi\u00f9 complesse ed invertebrati capaci di sopravvivere persino all&#8217;impatto di un meteorite, costituendo a tutti gli effetti una delle possibili origini della vita sulla Terra.<br>Per quanto concerne nel frattempo la pi\u00f9 estensiva e duratura resistenza al freddo esibita da queste creature,  Isa\u00ed Madriz si \u00e8 fatto sostenitore con alcuni dei dati da lui raccolti della vecchia ipotesi secondo cui gli insetti del genere Andiperla potrebbero vantare all&#8217;interno della propria emolinfa (il &#8220;sangue&#8221; di creature tanto piccole) un generoso apporto di glicerolo, con funzioni naturali di antigelo non dissimile da quello usato nei veicoli costruiti dagli esseri umani. All&#8217;interno di un organismo niente affatto privo di eccezionali gradi di complessit\u00e0, vedi il possesso di una vera e propria flora batterica del sistema digerente, capace di assisterlo nella digestione degli ostici polisaccaridi inclusi nella parte vegetale della sua dieta. Un altro mutualismo particolarmente ingegnoso, reso possibile dal notevole spirito d&#8217;iniziativa biologica dell&#8217;evoluzione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9WlRH4nVUAc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Search-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36190\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Search-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Search-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Search-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Patagonia-Dragon-Search.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La ricerca della mosca dei ghiacci \u00e8 oggi una pratica largamente agevolata dalle guide turistiche della Patagonia, vista la relativa comunit\u00e0 di tale essere all&#8217;interno del suo areale di appartenenza (purch\u00e9 si sappia dove guardare). Ciononostante, vista la limitazione di quest&#8217;ultimo, entrambe le specie conosciute verrebbero considerate idealmente meritevoli di protezione legale.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Capace di respirare anche sott&#8217;acqua grazie alla presenza di vere e proprie branchie nella parte posteriore dell&#8217;addome, il draghetto della Patagonia si spinge tuttavia raramente lontano dai suoi ghiacciai d&#8217;origine, comparendo soltanto occasionalmente nell&#8217;ambiente di alcuni laghi pre-andini. Dove d&#8217;altra parte perde pressoch\u00e9 immediatamente il proprio diritto esistenziale al predominio, ritrovandosi all&#8217;interno di una nicchia dove abbondano creature pi\u00f9 forti, imponenti e voraci di lui. Un&#8217;ampia giustificazione, se pure fosse necessaria, nei confronti della sua indole eremita e il desiderio a vivere in solitudine lass\u00f9, dove nessun vertebrato ha mai deciso di soggiornare. <br>L&#8217;oscura perdizione di qualcuno, come ben sapete, \u00e8 spesso il tesoro di qualcun altro. E non vai mai esclusa l&#8217;ipotesi cupamente nota, secondo cui un giorno il nostro mondo potrebbe precipitare per un&#8217;ampia gamma di ragioni al di fuori della ristretta &#8220;zona Riccioli d&#8217;Oro&#8221; (non troppo calda, n\u00e9 troppo fredda) in cui \u00e8 possibile la sopravvivenza senza meccanismi di sostentamento artificiali dell&#8217;intera gen\u00eca umana. Cos\u00ec che il mondo torner\u00e0 nelle sapienti mani dei tardigradi, che un tempo tanto saggiamente l&#8217;avevano dominato. Togliendo tutto, o quasi, ci\u00f2 che resta \u00e8 soltanto l&#8217;imperturbabile anelito alla sopravvivenza. Che raramente pu\u00f2 permettere, per sua esplicita definizione, il ripetersi degli stessi errori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La natura del tardigrado ha per lungo tempo messo in discussione ogni acquisito punto fermo in merito alle limitazioni della vita e quello che pu\u00f2 essere, idealmente, sopportato da esseri creati con l&#8217;esplicito mandato di riuscire a prosperare pressoch\u00e9 ovunque. 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