{"id":36151,"date":"2022-07-24T06:11:31","date_gmt":"2022-07-24T04:11:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36151"},"modified":"2022-07-24T06:11:35","modified_gmt":"2022-07-24T04:11:35","slug":"il-gruppo-di-monoliti-che-rimette-in-discussione-le-capacita-ingegneristiche-del-mondo-antico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36151","title":{"rendered":"Il gruppo di monoliti che rimette in discussione le capacit\u00e0 ingegneristiche del mondo antico"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Ht_tHzorIPc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Monoliths-of-Baalbek-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36154\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Monoliths-of-Baalbek-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Monoliths-of-Baalbek-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Monoliths-of-Baalbek-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Monoliths-of-Baalbek.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Tra le diverse categorie di teosofi di un corso della Storia alternativo, sono tutto considerato meno estremi quelli che predicano la pregressa esistenza di un&#8217;epoca remota in cui il mondo era popolato da massicce ed avanzate civilt\u00e0 perdute. Un tempo di culture sofisticate e macchine complesse, per certi versi addirittura superiori a quelle della modernit\u00e0, ma senza la diretta partecipazione di giganti, stregoni illuminati o visitatori provenienti da altri regni e dimensioni collaterali. E dopo tutto esistono dei luoghi, nel patrimonio archeologico della Terra, che difficilmente possono essere spiegati tramite l&#8217;applicazione del convenzionale nozionismo storiografico e filologico dei nostri giorni. Vedi il grande Tempio di Giove in Libano presso la citt\u00e0 di Baalbek (ex-Heliopolis) con il suo basamento inclusivo di tre pietroni da 800 tonnellate ciascuno e vedi soprattutto le altrettante pietre ciclopiche, oscillanti tra le 1.000 e 1.650, abbandonate a circa un miglio nella stessa cava calcarea di epoca romana in cui vennero estratti, tagliati e preparati allo spostamento gli ingombranti materiali necessari a costruire uno dei siti pi\u00f9 massicci, ed al tempo stesso stranamente poco conosciuti dell&#8217;intero repertorio architettonico del primo Impero Romano. Poich\u00e9 questa \u00e8 l&#8217;ufficiale datazione attorno al I secolo, elaborata grazie alla presenza di alcuni graffiti sulle pi\u00f9 alte e irraggiungibili colonne del complesso, di almeno la maggiore parte delle sovrastrutture oggi largamente andate smontate o andate in rovina durante il lungo corso dei secoli pregressi nella turbolenta storia del vicino Oriente. Sebbene come dicevamo, siano in molti a ritenere possibile, se non addirittura probabile, che alcune delle opere pi\u00f9 ingegneristicamente complesse furono state compiute millenni addietro attorno ai tempi delle similmente sovradimensionate rovine di G\u00f6bekli Tepe nella Turchia sud-orientale, forse pi\u00f9 antica struttura mai costruita dall&#8217;uomo grazie ai suoi accertati 12.000 anni di et\u00e0. Al fine di condurre riti assai difficili da immaginare con i dati di cui disponiamo, oppur volendo dare credito all&#8217;altra ala pi\u00f9 estremista dei sopracitati teosofi, permettere l&#8217;atterraggio agevole di potenziali astronavi portatrici di liete novelle interstellari.<br>Le rovine del complesso dei templi di Heliopolis rientrano a pieno titolo, d&#8217;altronde, nella categoria delle opere difficilmente spiegabili proprio perch\u00e9 disallineate da ogni considerazione di tipo pratico, sulle modalit\u00e0 convenzionalmente giudicate ragionevoli nella costruzione di una grande opera di tipo religioso e civile. A partire dall&#8217;interrogativo niente affatto privo di fondamento sul perch\u00e9 i Romani avessero deciso di erigere la pi\u00f9 spropositata e impressionante delle proprie opere architettoniche qui, ai confini dell&#8217;Impero nella regione del Levante, senza evidenti possibili vantaggi per il prestigio della classe dirigente tipicamente incaricata di sancire simili idee. Non \u00e8 perci\u00f2 impossibile immaginare l&#8217;importante ruolo di un oracolo affine a quello dell&#8217;antica Delfi, per la cosiddetta Colonia Julia Augusta Felix Heliopolitana, sebbene ci\u00f2 non inizi neppure a spiegare l&#8217;utilizzo di qualcosa d&#8217;inamovibile come il <em>trilithon<\/em> (trio di pietre) del basamento, ed ancor meno l&#8217;esistenza delle loro controparti abnormi perfettamente tagliate e poi lasciate ad un tiro di schioppo dal luogo in cui avrebbero dovuto trovare un pi\u00f9 probabile impiego. Quasi come se a prepararle fosse stato qualcun altro, prima che devastanti eventi storici e cataclismici lo costringessero ad abbandonare gli obiettivi finali del suo progetto di partenza&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-FxP5_QyrnQ\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Trilithon-of-Baalbek-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36153\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Trilithon-of-Baalbek-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Trilithon-of-Baalbek-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Trilithon-of-Baalbek-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Trilithon-of-Baalbek.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Nonostante la ben nota competenza tecnologica degli ingegneri romani, ad oggi non siamo a conoscenza di alcun sistema di sollevamento o gru meccanica co\u00e9va in grado di spostare le pietre del trilithon. E tanto meno i monoliti giganteschi situati all&#8217;interno della cava stessa.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il primo a elaborare una teoria per cos\u00ec dire &#8220;scientifica&#8221; in materia fu l&#8217;esploratore e avventuriero scozzese del XIX secolo David Urquhart, che trovandosi di fronte alle pietre di Baalbek afferm\u00f2 famosamente di essere rimasto &#8220;senza fiato&#8221; e &#8220;paralizzato&#8221; dall&#8217;ardua necessit\u00e0 intellettuale di trovare una giustificazione della loro esistenza. Chi aveva posseduto i mezzi per muovere oggetti tanto imponenti, ancora oggi alcune delle singole pietre pi\u00f9 massicce mai movimentate da mani umane, e soprattutto per quale ragione aveva in ultima analisi deciso di lasciare una tale opera incompleta, nonostante la mano d&#8217;opera potenzialmente illimitata di cui molto evidentemente poteva disporre? Dopo l&#8217;iniziale momento di esitazione dunque, Urquhart non ebbe pi\u00f9 particolari dubbi in materia, affermando come l&#8217;unica possibilit\u00e0 fosse che costituissero il lascito delle genti bibliche dell&#8217;epoca di No\u00e8, che dovettero passare a costruire l&#8217;Arca a seguito dell&#8217;annuncio dell&#8217;imminente diluvio universale. Una visione delle cose tutto sommato meno estrema di quelle folkloristiche accumulatosi negli anni attorno alle rovine, che vedevano il complesso di Baalbek come una possibile risultanza collaterale della torre di Babele eretta per volere di Nimrod il primo cacciatore, piuttosto che il palazzo della regina di Saba ordinato da re Salomone ai suoi servitori sovrannaturali, o ancora un rifugio contro l&#8217;ira divina eretto dal pi\u00f9 famoso e odiato traditore dell&#8217;umanit\u00e0, Caino in persona, forse con l&#8217;aiuto degli Annunaki. Mentre diffusa \u00e8 ancora l&#8217;idea che a spostare le pietre pi\u00f9 grandi possano essere stati i djinn (spiriti dai grandi poteri) come esemplificato dalla prima, in ordine di scoperta e per fama, delle tre pietre residue abbandonate nella cava, chiamata Roccia della Donna Incinta proprio perch\u00e9 la creazione, cos\u00ec si narra, di una madre sovrannaturale nutrita in cambio dalla gente del posto, fino al momento in cui pot\u00e9 fare ritorno al mondo immateriale assieme al neonato capostipite della sua discendenza futura. Disposto in una posizione stranamente obliqua, tale colosso a forma di parallelepipedo da 100 quintali non \u00e8 tuttavia neanche paragonabile alla Pietra del Sud, ritrovata a poca distanza negli anni &#8217;90 e dimostratasi capace di raggiungere le 1.242 tonnellate al conteggio finale. Entrambe cifre messe alla berlina dall&#8217;ancor pi\u00f9 recentemente ritrovata Pietra Dimenticata, completamente nascosta dai sedimenti fino all&#8217;anno 2014, quando venne sottoposta ad una stima preliminare di un team d&#8217;archeologi tedeschi interrotti dai duri conflitti armati della regione, cos\u00ec da raggiungere le impressionanti 1.650 tonnellate. Tale da farne, in parole povere, la roccia monolitica pi\u00f9 grande mai tagliata nella storia, e che ancora oggi sarebbe molto difficile, per non dire praticamente impossibile da spostare fino a un qualsivoglia sito da costruzione. Il che spiegherebbe d&#8217;altra parte la ragione per cui si trova tutt&#8217;ora l\u00ec, nel sito stesso della sua preparazione, bench\u00e9 i costruttori del basamento utilizzato dal tempio romano (ammesso e non concesso che risalga ad un periodo antecedente) disponessero comunque di mezzi abbastanza avanzati da portare a destinazione i tre esemplari da 800 tonnellate l&#8217;uno, un&#8217;opera condotta secondo alcune ipotesi mediante l&#8217;utilizzo di rampe discendenti indotte a ghiacciarsi nel corso dei mesi invernali, cos\u00ec da agevolare il necessario scivolamento.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/VsuWNXV1g14\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Temple-of-Baalbek-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36152\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Temple-of-Baalbek-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Temple-of-Baalbek-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Temple-of-Baalbek-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Temple-of-Baalbek.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Delle 54 colonne corinzie che circondavano il tempio di Giove oggi restano soltanto sei esemplari, essendo tutte le altre crollate o cadute vittima di saccheggi per costruire opere successive all&#8217;interno della vicina citt\u00e0 di Baalbek. Ci\u00f2 che resta, d&#8217;altra parte, \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente a suscitare ammirazione nei confronti dell&#8217;ingegno e gusto estetico degli antichi.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Ci\u00f2 che resta certo ed acclarato, d&#8217;altra parte, \u00e8 che l&#8217;oracolo di Baalbek sarebbe diventato molto importante in epoca romana, finendo per ospitare una grande quantit\u00e0 di ulteriori templi incluso quello magnificamente conservato dedicato a Bacco, ragion per cui difficilmente possiamo immaginare l&#8217;adozione di metodologie architettoniche poco pratiche o risolutive. Per cui appare tanto maggiormente misteriosa, ed inspiegabile, la presenza dei tre pietroni abbandonati tanto laboriosamente e precisamente  preparati all&#8217;utilizzo, quando sarebbe stato comunque possibile quanto meno tagliarli a pezzi ed integrarli nelle alte mura che stavano venendo erette tutto attorno al sito. Una possibile dimostrazione del fatto che i Romani non fossero stati coinvolti direttamente nella loro preparazione, e potenzialmente non ne conoscessero neppure l&#8217;esistenza, causa sepoltura sotto significativi strati di terra e pietrisco. A ulteriore sostegno dell&#8217;ipotesi che pi\u00f9 di un costruttore, nel lungo estendersi dei secoli, abbia dato il proprio contributo a un sito tanto eccezionale e privo d&#8217;immediati termini di paragone. Forse quanto ancora Atlantide sorgeva circondata dalle acque di un tranquillo Mar Mediterraneo, sito agli antipodi del vasto ed inimmaginabile continente di Mu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le diverse categorie di teosofi di un corso della Storia alternativo, sono tutto considerato meno estremi quelli che predicano la pregressa esistenza di un&#8217;epoca remota in cui il mondo era popolato da massicce ed avanzate civilt\u00e0 perdute. 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