{"id":36098,"date":"2022-07-13T06:30:59","date_gmt":"2022-07-13T04:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36098"},"modified":"2022-07-13T06:31:11","modified_gmt":"2022-07-13T04:31:11","slug":"strane-piccole-bare-chi-ha-tumulato-17-bambole-sotto-lantica-rupe-arturiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36098","title":{"rendered":"Strane piccole bare: chi ha tumulato 17 bambole sotto l&#8217;antica rupe arturiana?"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8G28yTrtVfc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Mistery-of-the-Coffins-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36100\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Mistery-of-the-Coffins-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Mistery-of-the-Coffins-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Mistery-of-the-Coffins-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Mistery-of-the-Coffins.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella mattina sul finire di luglio del 1836, la morte era nell&#8217;aria e i tre ragazzi non pi\u00f9 grandi di 14 anni erano determinati a trarne un qualche tipo di giovamento. Cos\u00ec John, George ed Oliver (nomi di fantasia) si lasciarono alle spalle le propaggini esterne della loro citt\u00e0 nat\u00eca, Edimburgo, per addentrarsi nella regione verde nota con il nome di Holyrood Park, uno dei tanti spazi ad uso pubblico nominalmente appartenenti alla famiglia reale. Ciascuno di loro aveva una mazza ricavata da un ramo di pino, laboriosamente levigato e appesantito con un sasso legato sulla sommit\u00e0. Ed Oliver portava anche, inserito nella cinta, un lungo coltellaccio da macellaio prelevato dalla cucina dei suoi genitori. &#8220;Gliela faremo vedere, a quei dannati&#8230; Conigli.&#8221; Afferm\u00f2 costui. O lepri, che dir si voglia: poich\u00e9 non era insolito a quei tempi, ed invero risultava addirittura un&#8217;usanza mediamente diffusa, che la dieta del popolo venisse integrata con la risultanza di battute di caccia informali, concettualmente non dissimili da quelle condotte secoli, o millenni a questa parte. Dopo qualche altro minuto trascorso nella spensierata, fu quindi il momento per John di dare il proprio contributo alla conversazione: &#8220;Ecco ragazzi, ci siamo quasi. Il figlio del calzolaio mi ha spiegato dove ha visto l&#8217;ingresso di una tana piuttosto interessante, sull&#8217;altro lato della rupe leonina. Come vi dicevo, dovremo arrampicarci.&#8221; Quella presenza estremamente familiare nel paesaggio antistante la citt\u00e0, la roccia vulcanica di Arthur&#8217;s Seat (il Seggio di Art\u00f9) che veniva citata nel poema elegiaco del sesto secolo <em>Y Godolin<\/em> come la fortezza principale del popolo dei Gododdin. Ed in tempi non cos\u00ec distanti, la presunta localit\u00e0 ove sorse l&#8217;alto castello di Camelot, appartenuta al grande condottiero bretone che fu capace di unificare i popoli dell&#8217;Alto Medioevo e scacciare via il male del nostro mondo. Non che tutto questo interessasse particolarmente ai nostri tre giovani eroi, che raggiunte le irte pendici del rilievo, si legarono le armi primitive dietro la schiena. Ed un piede ed una mano alla volta, cominciarono a dirigersi verso la vetta della collina. Ora le cronache del tempo, o per esser pi\u00f9 precisi i quotidiani pubblicati contestualmente al racconto, spiegarono che uno degli improvvisati cacciatori fu pi\u00f9 lesto degli altri, ritrovandosi a tastare per pur caso quella che sembrava tanto essere una roccia preminente nella scoscesa parete del paesaggio. Potremmo dire che sia trattato di George. Sporgenza la quale, per sua sfortuna, cedette causando la sua rovinosa caduta a terra. Non da una posizione sufficientemente in alto da arrecargli un significativo infortunio, tanto che rapidamente tent\u00f2 subito un secondo approccio. Soltanto per trovarsi di fronte, una volta ritornato fino al punto dell&#8217;incidente, a qualcosa di assolutamente inusitato: &#8220;John, Oliver, venite a vedere! Qui c&#8217;\u00e8 un buco e qualcosa all&#8217;interno. Credo siano&#8230; Scatole di legno.&#8221; La sua prima impressione, tuttavia, si sarebbe molto presto dimostrata errata. Dentro il cupo pertugio ricavato dalla mano dell&#8217;uomo (o della donna) risiedevano 17 bare poste ordinatamente in due file da 8, con il resto di uno. La loro misura non superava gli 8-10 cm sul lato pi\u00f9 lungo, ed erano state decorate con pregevoli fregi di stagno, simili a stemmi ed emblemi.<br>Lo svolgersi degli eventi, a questo punto, avrebbe preso una piega sconveniente: colpiti in modo abbastanza superficiale dal ritrovamento, i tre giovani raccolsero comunque gli strani oggetti attentamente sigillati, ed al termine di una battuta di caccia non particolarmente fortunata ai danni dei lagomorfi di Scozia, s&#8217;incolparono a vicenda, finendo per lanciarsi vicendevolmente con crudele accanimento alcuni dei fragili reperti in legno. Soltanto quando uno di questi si spacc\u00f2, aprendosi, avrebbero scoperto l&#8217;insospettabile verit\u00e0: la presenza al suo interno di una minuscola figura antropomorfa del defunto, vestita di tutto punto con blusa quadrettata e pantaloni. Dopo un tale sinistro evento le fonti divergono, bench\u00e9 la sostanza consista di una serie di passaggi largamente acclarati. Meditando in merito all&#8217;opportunit\u00e0 che avessero per le mani qualcosa di prezioso, John, Oliver e George decisero di provare a vendere gli occulti reperti. E mettendo in mostra il proprio contegno pi\u00f9 distinto e civilizzato, si recarono presso il negozio di Robert Frazier, gioielliere di Edwards Street. Che acquist\u00f2 le bare a poco prezzo, mettendole in mostra nel suo piccolo museo privato&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pQ5Cz98KpuE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Story-of-the-Coffins-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36101\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Story-of-the-Coffins-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Story-of-the-Coffins-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Story-of-the-Coffins-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Story-of-the-Coffins.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Ricavati possibilmente da pupazzi originariamente concepiti come soldatini, ad alcuni dei defunti furono smontate le braccia affinch\u00e9 entrassero meglio all&#8217;interno delle bare. L&#8217;ipotesi \u00e8 sostenuta ulteriormente dal segno di stivali non pi\u00f9 presenti, gli occhi dipinti come aperti e la possibilit\u00e0 di stare in piedi con un peso aggiunto sul davanti, possibilmente il modellino di un moschetto o altra arma da fuoco.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Passate di mano pi\u00f9 volte tra collezionisti privati nel corso degli ultimi due secoli, calate di numero in base al conteggio originario ed infine donate nella quantit\u00e0 residua di 8 al Museo Nazionale di Scozia da una certa Christina Couper di Dumfriesshire, questi misteriosi oggetti sono stati posti al centro di una letterale tempesta di teorie ed ipotesi dal vario grado di probabilit\u00e0. Chi le aveva costruite, e perch\u00e9? Ma soprattutto, qual era il significato dell&#8217;occulto rituale a seguito del quale erano state poste sotto l&#8217;emergente forma paesaggistica della roccia di Arthur&#8217;s Seat? Ad accrescere ulteriormente la stranezza dell&#8217;intera faccenda, i segni di usura e dovuti all&#8217;umidit\u00e0 delle bare e delle statuette superstiti si mostra molto variabile, inducendo il sospetto che possano essere state seppellite a pi\u00f9 riprese attraverso un periodo di diversi anni, nonostante sembrino tutte costruite dalla stessa mano o al massimo due persone distinte. Il particolare metodo di fabbricazione dei pupazzi in legno, l&#8217;abilit\u00e0 d&#8217;intaglio mostrata nella creazione delle casse nonostante il mancato impiego di attrezzatura specifica ed il tipo di cuciture impiegato nel tessuto di cotone dei loro abiti, identifica quindi un periodo non molto pi\u00f9 antico della stessa epoca del ritrovamento, sebbene nessun tipo di analisi dendrologica sia mai stata condotta sui fragili reperti. Il che non ha impedito, prevedibilmente, l&#8217;attribuzione in linea di principio a un qualche tipo di maleficio o malvagia opera stregonesca, riconducibile alla lunga storia in materia collegata alla popolazione edimburghese, che condusse una quantit\u00e0 stimata di 4.000-6.000 processi per attivit\u00e0 magiche proibite soltanto tra il XVI ed il XIX secolo. La prima analisi con un qualche tipo di base filologica e storiografica sarebbe quindi giunta soltanto verso la met\u00e0 degli anni &#8217;90, grazie ad uno studio scientifico pubblicato da Simpson e Menefee, rispettivamente uno storico dell&#8217;Universit\u00e0 di Edimburgo e l&#8217;associato della facolt\u00e0 di legge dell&#8217;Universit\u00e0 della Virginia statunitense. I quali, rifacendosi alla tradizione tipica delle isole britanniche di seppellire l&#8217;effigie di coloro che morivano in mare, pensarono di rintracciare eventuali disastri o stragi relative agli anni di pi\u00f9 probabile provenienza delle bambole, arrivando ad una singolare quanto confutabile conclusione: che queste dovessero in qualche modo rappresentare le esattamente 17 vittime dei serial killer William Burke e William Hare attivi tra il 1827 ed il 1828, famosi per aver ucciso individui poveri e disagiati della popolazione cittadina, soltanto per venderne i cadaveri alla facolt\u00e0 di medicina, perennemente in cerca di soggetti per i propri studi ed esperimenti anatomici istituzionalizzati. Una prassi tanto diffusa, e ben pagata, che in epoca vittoriana divent\u00f2 l&#8217;abitudine dei parenti far proteggere le bare dei propri cari mediante l&#8217;impiego di apposite gabbie o scatole di cemento, chiamate per l&#8217;appunto <em>mortsafe<\/em>. Ci\u00f2 che i due studiosi avevano ipotizzato dunque \u00e8 che gli stessi assassini avessero in qualche modo deciso di commemorare le proprie vittime in un impeto di pentimento, o che possa essere stato qualcuno di strettamente collegato a loro, come il controverso medico e professore Robert Knox che fu il loro cliente principale, prima di trovarsi la carriera rovinata quando emerse pubblicamente l&#8217;orribile verit\u00e0 nascosta dietro alle sue lezioni. Va tuttavia notato come tutte le personalit\u00e0 coinvolte furono arrestate poco dopo l&#8217;esecuzione del 17\u00b0 omicidio, rendendo nei fatti molto difficile recarsi nel pertugio per nascondervi la bambola corrispondente. Oltre al fatto che la maggior parte delle vittime della spietata coppia furono delle donne, mentre gli abiti delle bambole parrebbero identificarle univocamente tutte come individui di sesso maschile.<br>Un&#8217;altra interessante idea sarebbe giunta quindi da Jeff Nisbet, grafico di professione originario di Edimburgo emigrato negli Stati Uniti all&#8217;et\u00e0 di soli 11 anni, che a partire nel 2013 ha iniziato a diffondere su Internet lo schema della sua possibile spiegazione. Che le piccole bare e il loro contenuto fossero, effettivamente, l&#8217;opera di protesta di alcuni dei ribelli rimasti coinvolti nella cosiddetta guerra radicale del 1820, lo sciopero sfociato in ribellione degli artigiani di Scozia sfruttati fino all&#8217;osso e ribellatosi alle logiche spietate della Rivoluzione Industriale, sfociata in un&#8217;acceso conflitto armato con morti, pene capitali e deportazioni. Nonch\u00e9 un grande numero di prigionieri, che vennero messi ai lavori forzati proprio a ridosso della collina di Arthur&#8217;s Seat, in quella che sarebbe rimasta nota per svariate decadi col nome di Radical Road. E non \u00e8 forse possibile immaginare, tra un turno e l&#8217;altro, alcuni creativi si sfogano segretamente deponendo l&#8217;effigie dei propri compagni caduti per la causa, lontano dallo sguardo dei loro padroni?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/YapHxZXazwc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Hill-of-the-Coffins-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36099\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Hill-of-the-Coffins-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Hill-of-the-Coffins-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Hill-of-the-Coffins-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Hill-of-the-Coffins.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Le antiche rovine che sovrastano le rocce vulcaniche di Scozia narrano vicende perse tra le nebbie di un mondo dimenticato. Eppure stranamente, alcuni dei loro aspetti sembrano protendersi verso l&#8217;eternit\u00e0 stessa.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alta e irraggiungibile, fatta eccezione per lo sguardo, la collina arturiana custodisce quindi ancora il suo mistero. Nonostante i molti tentativi condotti per raggiungere il remoto nocciolo della questione, sopra cui \u00e8 cresciuto il muschio impenetrabile delle generazioni. Ma forse il punto principale \u00e8 proprio che taluni bisogni sono insiti nella natura stessa dell&#8217;uomo (e della donna) favorendo certi crismi comportamentali rimasti del tutto invariati. <br>Come l&#8217;elogio delle maestose gesta di coloro che ci hanno lasciato, in maniera analoga a quanto fatto nell&#8217;antico poema di <em>Y Godolin<\/em>, scritto forse dai pi\u00f9 antichi eroi dei britanni, quando si riferiscono al loro fiero condottiero Clydno Eiddin, primo sovrano di Edinburgo che li guidava dalla cima della sua fortezza dal nome quasi impronunciabile:<br><br><em>Nutriva i corvi dall&#8217;altezza dei suoi bastioni<br>Bench\u00e9 non fosse Art\u00f9<br>Tra i potenti delle battaglie<br>Dinnanzi a tutti, come una barriera <\/em>[sorgeva]<em> Gwawrddur\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina sul finire di luglio del 1836, la morte era nell&#8217;aria e i tre ragazzi non pi\u00f9 grandi di 14 anni erano determinati a trarne un qualche tipo di giovamento. 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