{"id":36058,"date":"2022-07-07T06:31:10","date_gmt":"2022-07-07T04:31:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36058"},"modified":"2022-07-07T06:31:27","modified_gmt":"2022-07-07T04:31:27","slug":"nativo-eloquente-dimostra-lo-schiocco-tagliente-delle-diverse-consonanti-sudafricane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=36058","title":{"rendered":"Nativo eloquente dimostra lo schiocco tonante delle diverse consonanti sudafricane"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/kBW2eDx3h8w\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Zulu-Clicks-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36061\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Zulu-Clicks-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Zulu-Clicks-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Zulu-Clicks-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Zulu-Clicks.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>All&#8217;origine della vicenda umana sulla Terra, le persone iniziarono a convergere l&#8217;una in prossimit\u00e0 dell&#8217;altra. Per proteggersi dai predatori, le intemperie e gli altri pericoli della natura, cominciarono perci\u00f2 a cooperare. Ma come possiamo facilmente comprendere, non pu\u00f2 esserci lavoro di concerto senza un qualche tipo di comunicazione. Taluni gruppi etnici, e l&#8217;intera specie soltanto vagamente imparentata alla nostra degli uomini di Neanderthal, utilizzarono perci\u00f2 i gesti. Mentre altri, ben presto imitati dalla maggioranza, iniziarono da subito a impiegare lo spropositato potenziale dell&#8217;apparato fonatorio umano. O forse sarebbe pi\u00f9 preciso definirlo, in questa fase, l&#8217;unione meramente pratica di naso, gola e bocca, capaci come nella maggior parte delle specie animali di articolare e manipolare il passaggio udibile dell&#8217;aria al loro interno. Guidata tuttavia, per la prima e significativa volta, dall&#8217;acuta intelligenza che conduce ad una pletora di applicazioni parallele, ciascuna improntata alla specifiche necessit\u00e0 di una particolare societ\u00e0, diversa in vari modi da ciascuna delle altre. Forse il pi\u00f9 importante fondamento della scienza linguistica contemporanea, tuttavia, \u00e8 che le caratteristiche fondamentali delle sopracitate strutture anatomiche, finalizzate nel contempo ad assolvere il non meno importante compito di mantenere in vita i loro proprietari, restano sostanzialmente invariate nell&#8217;intero ventaglio conseguente dall&#8217;originale diaspora geografica compiuta dai primi cacciatori-raccoglitori in Africa ed i loro discendenti, gli agricoltori. Ed \u00e8 sulla base di questo che il particolare impiego dei fonemi utilizzati in un antico gruppo di lingue, situate nella parte meridionale di quel continente, viene giudicato &#8220;inusuale&#8221; nella maniera in cui devia da talune regole tanto diffuse da poter risalire, idealmente, all&#8217;ignoto idioma della prototipica Eva mitocondriale. La prima donna (o fino a 20.000 donne vissute allo stesso tempo) da cui discenderebbero le intere moltitudini dell&#8217;odierno consorzio parlante. E se invece, d&#8217;altra parte, fosse vero l&#8217;esatto contrario? Che quanto messo in pratica nel qui presente affascinante video di Sakhile, guida culturale del suo popolo, gli Zulu, fosse la strada maestra della comunicazione, soltanto per un mero caso del destino, abbandonato dalle moltitudini migranti delle famiglie umane?<br>Lo studio sistematico dei linguaggi, nato sul piano semiotico alla fine del XIX secolo, inizi\u00f2 quindi dal sopracitato punto di partenza a descrivere una serie d&#8217;insiemi interconnessi, affini alle diverse famiglie tassonomiche impiegate nello studio della biologia. Individuando nella parte meridionale del pi\u00f9 antico dei continenti ad essere popolato due realt\u00e0 sostanzialmente distinte: le lingue cosiddette Khoisan, che accomunavano per l&#8217;appunto i Khoi (o Khoikhoi, letteralmente: veri uomini) ed i San (pi\u00f9 comunemente detti boscimani) nella parte occidentale della &#8220;punta&#8221; africana, contrapposti a un altro gruppo di quattro idiomi noti come Nguni o con il termine imposto dall&#8217;alto di Bant\u00f9, giunti fino a questi luoghi nel corso delle ripetute diaspore e conflitti subiti dai gruppi etnici della regione dei Grandi Laghi (Victoria e Tanganyika) a seguito delle conquiste e saccheggi culminati nel grande conflitto etnico dello Mfecane, che si era esteso per trent&#8217;anni a partire dal 1810. Quando il grande capo tribale Shaka kaSenzangakhona, facendo onore alla primordiale tradizione bellica del suo popolo, elabor\u00f2 strategie e tattiche non solo in grado di garantirgli la conquista dei suoi vicini, ma anche di resistere, per un tempo breve quanto significativo, alla potenza coloniale dell&#8217;Impero Inglese. Difficile non notare, d&#8217;altra parte, almeno un <em>quantum<\/em> dell&#8217;originale eloquenza appartenuta un tempo a un personaggio di quel calibro, nello stile laconico ed il naturale carisma tranquillo del nostro Virgilio nell&#8217;inconoscibile profondit\u00e0 dei linguaggi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/W6WO5XabD-s\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Khoisan-Clicks-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36059\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Khoisan-Clicks-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Khoisan-Clicks-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Khoisan-Clicks-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Khoisan-Clicks.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>I click prodotti da questo parlante di lingua Khoisan appaiono piuttosto simili a quelli degli Zulu, sebbene abbiano una genesi idealmente diversa. L&#8217;assenza di sottotitoli, nel frattempo, genera una curiosit\u00e0 latente sull&#8217;enfatico discorso del cacciatore.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il punto e il nesso di cui abbiamo fin qui parlato, come avrete gi\u00e0 capito dal video e l&#8217;intestazione, \u00e8 costituito dunque da un particolare modo di articolare i suoni, chiamato in ambito fonetico come consonante click o pi\u00f9 semplicemente, click. Affine all&#8217;universale espressione di diniego o disapprovazione rappresentata convenzionalmente con la dicitura scritta &#8220;tsk-tsk&#8221;, ma per sua implicita natura declinata in molte delle plurime versioni pronunciabili mediante gli strumenti di cui l&#8217;<em>H. sapiens<\/em> \u00e8 dotato. Ivi inclusa quella dentale (suoni <em>c<\/em> e <em>t<\/em>) alveolare (la <em>q<\/em> spesso usata nei nomi degli Nguni) e palatale (<em>ci<\/em>, <em>gli<\/em>). Ma NON la retro-fricativa !Kung, in effetti tipica soltanto di taluni idiomi dell&#8217;Africa centrale e le coste della Namibia. Ci\u00f2 che conta, ad ogni modo, \u00e8 la maniera in cui ciascuno di questi suoni viene prodotto non soltanto tramite la mera articolazione dei muscoli facciali, le corde (o plichi) vocali e la posizione della lingua, ma anche e soprattutto l&#8217;effettivo schiocco di quest&#8217;ultima, posizionata in modo tale da creare un vuoto d&#8217;aria nel proprio spazio di movimento. Dal che risulta l&#8217;eccezionale effetto, ottimamente dimostrato dal nostro amico Sakhile, di una eloquio punteggiato da ritmici schiocchi ripetuti, come fossero il meccanismo di una sorta di orologio interno. \u00c8 un po&#8217; come il canto Tuvano delle popolazioni mongole, in cui due toni vengono prodotti allo stesso tempo, soltanto che in assenza di un vero e proprio intento artistico o creativo, tali suoni si fanno portatori di un effettivo carico di significato inerente. Affermazione tanto valida nella lingua degli Zulu, cos\u00ec come quella dei loro immediati vicini, perfettamente in grado di comprendersi a vicenda: gli Xhosa, gli Ndebele e gli Swati. Ma perch\u00e9, esattamente, questa metodologia fonetica dovrebbe aver preso piede soltanto in una limitata quantit\u00e0 di popoli, venendo ignorata da tutti gli altri? Uno studioso in particolare, Alec Knight dell&#8217;Universit\u00e0 di Stanford, \u00e8 giunto a proporre l&#8217;idea che il click abbia l&#8217;obiettivo d&#8217;imitare e in qualche modo riprendere i suoni della natura, favorendo lo stile di vita dei cacciatori primitivi originari dell&#8217;Africa e l&#8217;Australia. Il che potrebbe o meno trovare corrispondenza pratica nella realt\u00e0 dei fatti: dopo tutto, non c&#8217;\u00e8 alcun popolo che abbia mancato di sviluppare la tecnica del sussurro per non essere sentita dalle prede animali, un sistema molto pi\u00f9 versatile ed efficiente. E non si pu\u00f2 sussurrare uno schiocco.<br>Nel contempo di assoluto interesse per gli studiosi \u00e8 sempre risultata la maniera in cui, mentre per i Khoisan le consonanti click furono sempre parte di un antico retaggio, potenzialmente risalente fino ai remoti albori mitocondriali, nel caso degli Nguni queste siano attestate unicamente in epoca moderna e contemporanea, per una sorta di sincretismo acquisito durante la convivenza a seguito delle loro migrazioni meridionali. Questo, nell&#8217;opinione della maggioranza, a seguito dell&#8217;unione in matrimonio dei guerrieri  bant\u00f9 con le donne dei territori conquistati, che impararono la tecnica e la insegnarono alle generazioni successive di nuovi nati. Con l&#8217;ulteriore valore aggiunto, ed imprevisto, di contromisura nei confronti dei tab\u00f9 linguistici operanti a pi\u00f9 livelli della loro societ\u00e0, che proibivano ad esempio alle nuore di pronunciare parole che suonassero simili al nome dei loro suoceri. A meno di modificarle, in modo creativo eppur nondimeno comprensibile, mediante l&#8217;applicazione di uno schiocco in corrispondenza della sillaba proibita! Davvero la scienza linguistica non pu\u00f2 prescindere dall&#8217;apporto analitico delle discipline che studiano i legami collettivi costruiti dalla mente umana, convergenti sotto il termine inclusivo di sociologia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/rjo8h5qLpU0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Makeba-Click-Song-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-36060\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Makeba-Click-Song-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Makeba-Click-Song-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Makeba-Click-Song-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/07\/Makeba-Click-Song.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La storia personale di Miriam Makeba, che l&#8217;avrebbe portata dalle strade di Johannesburg ai palcoscenici del mondo, rappresenta un&#8217;importante testimonianza dei problemi irrisolti che persistono nella convivenza tra i popoli. I quali ben poco hanno progredito, dall&#8217;epoca di re Shaka che si faceva strada con l&#8217;invincibile potere della sua lancia.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Molto difficili da pronunciare senza essersi abituati fin dalla giovane et\u00e0, soprattutto se volessimo creare un discorso di senso compiuto in queste lingue, le consonanti con lo schiocco compaiono soltanto raramente nella cultura di massa. Ad esempio nella Canzone dei Click di Miriam Makeba, alias Mama Africa, artista sudafricana rimasta celebre per l&#8217;accesa critica manifestata nei confronti del regime dell&#8217;Apartheid a partire dalla sua testimonianza presso le Nazioni Unite del 1963, che la port\u00f2 ad essere bandita dal suo paese per un periodo di oltre trent&#8217;anni. Autrice nel saliente caso di un adattamento del canto tradizionale del suo popolo intitolato Qongqothwane, sul tema del coleottero del legno (<em>Xestobium rufovillosum<\/em>) che bussa in modo apotropaico dall&#8217;interno dei tronchi, per chiamare la sua compagna. Mentre per quanto concerne gli Zulu, sarebbe difficile non citare come opera d&#8217;ingegno contemporanea il film del 2004, Yesterday di Darrell Roodt completamente recitato in quella lingua, relativo al dramma di una famiglia sudafricana che deve affrontare le conseguenze dell&#8217;AIDS senza i privilegi per nascita derivanti dall&#8217;appartenenza all&#8217;etnia caucasica, o le risorse finanziarie di classi sociali agiate.<br>In un contesto scevro di spunti d&#8217;analisi, dunque, in cui anche un semplice video di YouTube, o collezione di questi, pu\u00f2 costituire un sentiero d&#8217;accesso alla maggiore comprensione di uno dei processi pi\u00f9 antichi della nostra specie: la comunicazione orale. Da cui deriva ogni altra forma di confronto d&#8217;opinione, diretto o indiretto, digitale o virtuale, ovvero il fondamento stesso della societ\u00e0 contemporanea. E tutto quello che riusciremo a produrre un giorno, dalla sua continua e inarrestabile evoluzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;origine della vicenda umana sulla Terra, le persone iniziarono a convergere l&#8217;una in prossimit\u00e0 dell&#8217;altra. Per proteggersi dai predatori, le intemperie e gli altri pericoli della natura, cominciarono perci\u00f2 a cooperare. Ma come possiamo facilmente comprendere, non pu\u00f2 esserci lavoro di concerto senza un qualche tipo di comunicazione. 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