{"id":35490,"date":"2022-04-10T06:14:18","date_gmt":"2022-04-10T04:14:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=35490"},"modified":"2022-04-10T06:15:50","modified_gmt":"2022-04-10T04:15:50","slug":"la-progenie-piumata-del-drago-scoiattolo-che-ancora-insistono-a-chiamare-succiacapre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=35490","title":{"rendered":"Le curiose piume del drago scoiattolo, che ancora insistono a chiamare succiacapre"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9P-jrYurQYA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35493\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle foreste dell&#8217;India, della Cina e del Sud-Est Asiatico alberga un curioso uccello, il cui aspetto complessivo non parrebbe neppure riconducibile a quello di un pennuto secondo i crismi di riferimento acquisiti. Per la colorazione simile alla corteccia o foglie morte fatta eccezione per il bianco in corrispondenza della striscia attorno collo ed il petto, una chiara applicazione della legge di Thayler sul mimetismo, il folto piumaggio simile a una pelliccia e una caratteristica ancor pi\u00f9 inaspettata: il possesso di un paio di quelle che parrebbero essere a tutti gli effetti delle orecchie triangolari, simili a quelle di un felino, piccolo carnivoro o l&#8217;esperto cercatore di provviste per il cavo del suo albero abitativo. Al punto che il paragone con un qualche tipo di strano scoiattolo, particolarmente per le foto in primo piano della testa del volatile, sono tra le pi\u00f9 frequenti online a margine delle sue foto prive di didascalie, complice anche la punta di un becco particolarmente ridotto e incline a scomparire nella geometria espressiva del soggetto inquadrato. Un&#8217;altra illusione in una lunga serie, se vogliamo, vista l&#8217;effettiva appartenenza della creatura alla famiglia dei caprimulgidi o in lingua inglese <em>frogmouths<\/em> (bocca-di-rana) per l&#8217;eccezionale vastit\u00e0 della loro fauci in proporzione agli appena 30 cm di lunghezza, cos\u00ec da da tradire una natura prettamente predatoria, se non addirittura rapace. Tali falchi della notte dunque, caratterizzati da svariati tratti molto simili a quelli dei gufi, possiedono un notevole campione che pu\u00f2 essere individuato nella specie dell&#8217;Estremo Oriente <em>Lyncornis macrotis<\/em>, <em>alias <\/em>succiacapre dalle grandi orecchie, il cui possesso delle lunghe piume adibite a &#8220;corna&#8221; o misteriosi &#8220;organi uditivi&#8221; (i veri padiglioni si trovano al di sotto), unite alla distintiva forma appiattita del resto della testa, tende a ricordare il piccolo mammifero di cui sopra ma anche la conformazione fantasiosa di particolari draghi tassonomicamente incerti, vedi il celebre Toothless della serie a cartoni animati <em>Come addestrare un drago<\/em>. Notevole, nevvero?<br>Al che potrebbe giungere la comprensibile domanda, in merito a quale sia, effettivamente, il collegamento di tutto questo alle capre: nessuna, nell&#8217;universo del mondo tangibile e apparente. Ma uno molto significativo, bench\u00e9 indiretto, nell&#8217;immaginario collettivo delle persone. Ovvero soprattutto i pastori e venditori di lana, che avendo a che fare con il pi\u00f9 prossimo parente europeo dell&#8217;uccello, il caprimulgide comune o <em>nightjar<\/em>, notarono la spiccata inclinazione di quest&#8217;ultimo a frequentare i recinti e le stalle nelle ore notturne o vesperine, al fine di procacciarsi gli insetti di cui si nutre. Il che port\u00f2 alla leggenda, largamente priva di basi, secondo cui una simile &#8220;creatura maligna&#8221; fosse solita prendere il latte di nascosto dai quadrupedi addomesticati, causando in loro l&#8217;inspiegabile malanno della cecit\u00e0. Il tipo di superstizione che tende a rendere particolarmente malviste le creature naturali e che molto fortunatamente, non parrebbe avere nessun tipo di corrispondenza oltre i confini dell&#8217;Asia, ragion per cui queste creature restano tutt&#8217;ora relativamente comuni, nell&#8217;intero estendersi del loro vastissimo areale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZJ0YwrO-5IQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-scene-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35492\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-scene-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-scene-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-scene-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-scene.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Rare sono le riprese notturne dell&#8217;uccello nel suo ambiente naturale, cos\u00ec come gli studi scientifici redatti sull&#8217;argomento. Forse per la collocazione non propriamente accessibile di questo abitante di alcune delle ultime foreste rimaste incontaminate sul nostro pianeta.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il che non avrebbe d&#8217;altra parte prevenuto l&#8217;attribuzione del termine improprio per associazione, alla prima descrizione scientifica effettuata nel 1831 da Nicholas Aylward Vigors a partire da un esemplare gi\u00e0 passato a miglior vita, naturalista irlandese nonch\u00e9 ancora un celebre cultore del cosiddetto sistema quinariano. Una logica di classificazione degli animali, ed in modo particolare gli uccelli, basata sulla cognizione totalmente arbitraria che ogni macro-categoria di generi dotati di tratti comuni dovesse trovare nel vasto consorzio naturale altre quattro simili, portando a significative forzature, tali da abbinare ad esempio i succiacapre al <em>Nyctibius\u00a0<\/em>o potoo (idea corretta) ma anche altri rapaci geneticamente assai lontani come gli avvoltoi ed i falchi, per cos\u00ec dire, diurni. Laddove studi contemporanei hanno piuttosto rilevato un&#8217;ancor pi\u00f9 improbabile connessione genetica all&#8217;ordine dei colibr\u00ec (trochilidi) e persino degli apodidi, o uccelli del paradiso. Detto ci\u00f2 l&#8217;originale interpretazione di Vigor, coadiuvata anche dalla decennale collaborazione con il grande studioso ed illustratore londinese John Gould, avrebbe costituito per oltre un secolo la giustificazione meglio accettata di un cos\u00ec notevole uccello, capace di catturare immediatamente l&#8217;attenzione dei suoi spettatori occasionali, pur se originari del territorio da lui abitato.<br>Creatura per lo pi\u00f9 solitaria fatta eccezione per la stagione degli accoppiamenti, diversamente databile a seconda dell&#8217;effettivo territorio di provenienza, questo succiacapre asiatico \u00e8 solito applicarsi in tali giorni nella produzione di un riconoscibile richiamo sommesso e ripetuto, cui fa seguito l&#8217;occasionale evoluzione in volo terminante con un volontario &#8220;battito&#8221; creato dall&#8217;impatto tra l&#8217;estremit\u00e0 delle sue ali. Una volta provveduto all&#8217;incontro tra i due sessi, dunque, la femmina procede alla deposizione di un singolo uovo direttamente sul terreno, in un luogo ben mimetizzato ed all&#8217;interno di una piccola buca, perfettamente mimetizzata ma senz&#8217;altro vulnerabile da parte dei predatori, dove entrambi lo coveranno a turno. Ragione assai probabilmente all&#8217;origine di un&#8217;altra insolita leggenda di derivazione europea, associata all&#8217;intera famiglia dei caprimulgidi, secondo cui il genitore di turno sarebbe stato incline a far entrare il proprio piccolo o persino l&#8217;uovo stesso nell&#8217;ampio spazio rivelato all&#8217;apertura del suo becco, trasportandolo quindi in volo fino alla salvezza tra i rami pi\u00f9 alti degli alberi. Un comportamento in realt\u00e0 pi\u00f9 simile a quello di una madre coccodrillo e che in effetti, per almeno mezzo secolo a partire dal 1961 si \u00e8 basato su una singola osservazione riportata nel testo &#8220;Uccelli del Mondo&#8221; di Austin &amp; Singer, sollevando non poche perplessit\u00e0 tra gli accademici dotati di un senso critico basato sulla logica applicata. Personaggi come Wilson Bull che in un articolo scientifico del 1985 ha provveduto a descrivere la maniera in cui i piccoli di succiacapre sono in realt\u00e0 perfettamente mobili gi\u00e0 poche ore dopo la nascita, permettendo effettivamente ai genitori di chiamarli direttamente ogni qualvolta desiderano fuggire da un pericolo, rendendoli piuttosto inclini al rapido abbandono del nido, comunque costituito da un mero punto arbitrario del sottobosco.<br>Vantaggi di chi vive la propria esistenza senza particolari attaccamenti alle cose naturali, tutto il contrario dei monumentali rettili sapienti immaginati a partire dall&#8217;antichit\u00e0, creature largamente (forse troppo) simili agli umani, con tutto il carico di nevrosi ed idiosincrasie che \u00e8 solito seguire ad una tale condizione. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/yysO5vh8juI\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-call-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35491\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-call-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-call-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-call-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2022\/04\/Great-eared-nightjar-call.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il verso ripetuto del succiacapre orecchiuto \u00e8 in molti luoghi un sinonimo dell&#8217;arrivo della primavera. Bench\u00e9 in prossimit\u00e0 dell&#8217;equatore, tale cambiamento di stagione non implichi particolari differenze in termini di clima e temperatura.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pi\u00f9 lungo dell&#8217;intera famiglia, bench\u00e9 secondo per peso complessivo dietro al falco notturno di Nacunda (<em>Chordeiles n.<\/em>) il succiacapre dalle grande orecchie costituisce ad ogni modo un predatore dalle dimensioni considerevoli, pi\u00f9 che abile nel catturare topi ed altri piccoli mammiferi, da cui l&#8217;epiteto in lingua latina <em>Lyncornis,<\/em> che pu\u00f2 essere liberamente adattato con l&#8217;espressione &#8220;simile a una lince&#8221;. A ulteriore riconferma di come ogni creatura singolare o inserita in un contesto mitologico debba spesso presentare un certo numero di tratti ibridi, prelevati dai rami non troppo vicini del grande albero svettante dell&#8217;evoluzione. Ma come in ogni ambito, un conto \u00e8 il mondo materiale, un altro quello delle constatazioni basate meramente sull&#8217;apparenza. Perch\u00e9 volendosi fermare solamente a queste, un simile caprimulgide potrebbe dare l&#8217;impressione di sembrare pi\u00f9 che altro la cavalcatura ancora giovane di un guerriero della foresta. Che sta ai pipistrelli, come gli scoiattoli ai loro cugini topi, rientrando nella percezione largamente quinariana delle specie metaumane della fantasy: elfi, nani, troll, coboldi e gnomi. Oppure hobbit, se preferite. E chiss\u00e0 lo stesso Tolkien, se avesse avuto familiarit\u00e0 con le specie aviarie asiatiche, da che parte della grande battaglia avrebbe collocato il piccolo drago dalle piume screziate. Poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un particolare senso di misericordia, in quello sguardo attento e vorace!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle foreste dell&#8217;India, della Cina e del Sud-Est Asiatico alberga un curioso uccello, il cui aspetto complessivo non parrebbe neppure riconducibile a quello di un pennuto secondo i crismi di riferimento acquisiti. 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