{"id":34737,"date":"2021-12-22T06:26:53","date_gmt":"2021-12-22T05:26:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=34737"},"modified":"2021-12-22T06:27:28","modified_gmt":"2021-12-22T05:27:28","slug":"allimprovviso-incoronata-dalla-nebbia-la-visione-di-uno-spettro-tra-le-montagne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=34737","title":{"rendered":"All&#8217;improvviso incoronata dalla nebbia, la visione di uno spettro tra le montagne"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/D5HJ9V6rvgc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-2-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34738\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-2-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Poggiando il bastone da passeggio sulle asperit\u00e0 rocciose dell&#8217;alto picco di Bracken, rivolsi un pensieroso sguardo verso l&#8217;orizzonte. Quattro, cinque speroni di roccia che sbucavano dall&#8217;oceano del nulla, come la candida ed evanescente superficie di Saturno, sovrastata da un sole debole e indistinto. All&#8217;orizzonte il frastagliato picco del Wurmberg, la pi\u00f9 alta montagna della Sassonia. E tutto intorno, nascoste dalle nubi dell&#8217;alba, le molte dighe costruite nel corso dell&#8217;ultimo secolo, con la finalit\u00e0 di generare energia elettrica, il progresso e la prosperit\u00e0 del mondo. In quel giorno meditabondo, tuttavia, non pensavo affatto a tutto questo. Ma piuttosto valutando il punto a cui era giunta la mia vita, continuavo a interrogarmi sulle mie possibili opportunit\u00e0 future, ovvero quanto fosse vero che con il trascorrere degli anni, il nostro fato appaia sempre maggiormente simile alle catene di un condannato all&#8217;insostanziale schiavit\u00f9 degli eventi. Un umore ormai purtroppo familiare, ed a cui l&#8217;unico antidoto sembrava essere spostarsi lungo irti e ripidi sentieri, camminando il pi\u00f9 possibile lontano dalla civilt\u00e0. Dove i passi riecheggiavano, riecheggiavano nell&#8217;astruso silenzio&#8230; Strano, d&#8217;altra parte. Poich\u00e9 non dovrebbe essere l&#8217;eco di questo, una mera conseguenza della gestualit\u00e0 umana? E non ero forse fermo, ormai da svariati minuti, nell&#8217;osservazione del mare di nebbia? Dunque, ci siamo&#8230; Pensai. L&#8217;ora \u00e8 giunta, d&#8217;incontrarlo e rivolgergli le mie domande. Per tanti anni avevo sospettato l&#8217;esistenza, di costui! Mi voltai di scatto, verso quello che il popolo di Scozia definiva l&#8217;uomo grigio di Am Fear Liath M\u00f2r. E lui, naturalmente, era l\u00ec a guardarmi fisso, dalle profondit\u00e0 del tragitto montano. Una sagoma di almeno quattro metri, le braccia e gambe impossibilmente lunghe, la testa piccolissima e circondata da uno strano alone circolare. Cinque, sei, sette colori, l&#8217;immane risultanza di un prisma completo, formato per un vezzo imprescindibile del mondo. Nella speranza di confermare un&#8217;importante teoria, alzai quindi il braccio destro, poi il sinistro. Ed obbediente, lui fece lo stesso, in posizione cruciforme al principiar di quella lunga marcia. &#8220;<em>Ecce homo<\/em>&#8221; scandii lentamente all&#8217;interno della mente. Il vero mistero \u00e8 risolto; il vero mostro che si aggira tra i boschi era sempre stato parte di me. L&#8217;oscuro <em>doppelg\u00e4nger<\/em>, fondamento della psicanalisi, posto innanzi a una visione pi\u00f9 Romantica del mondo. Poich\u00e9 indipendentemente dalle proprie aspirazioni, nessuno pu\u00f2 sfuggire al progredire della fenomenologia ottica di tutte le cose. Oggettivamente imprescindibile, quanto la morte, le tasse, l&#8217;ultimo episodio di un&#8217;interminabile telenovela in Tv.<br>Egli esiste, d&#8217;altra parte, veramente. Pur non possedendo nessun tipo di sostanza; si dice infatti che chiunque fosse tanto folle o fortunato da riuscire ad avvicinarsi all&#8217;uomo grigio per toccarlo, non potrebbe fare altro che trovarsi ad attraversarlo con le proprie stesse mani. Percependo magari l&#8217;unica esperienza fisica di un tenue calore, proveniente dallo stesso astro che ci da la vita. E qualche volta neanche quello. Poich\u00e9 un tale criptide, se cos\u00ec possiamo chiamarlo per analogia con lo Yeti, Bigfoot e altri individui solitari ricoperti da quel folto pelo primordiale, compare solamente fuori dallo spettro del tangibile e all&#8217;interno dello spazio percepibile coi propri stessi occhi, Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;importantissima, niente meno che fondamentale differenza. La maniera in cui pu\u00f2 essere immediatamente catturato con fotocamere o registrazioni video, non di un tipo impreciso, incomprensibile o sfocato. Bens\u00ec dettagliate ed apprezzabili, come il quadro di un maestro del Rinascimento. Quanto lo studio di fattibilit\u00e0 di un grattacielo o di un ponte. In questi termini, egli esiste e non esiste allo stesso tempo. Ma soprattutto pu\u00f2 riuscire a mutare forma in base al proprio osservatore, un po&#8217; come il personaggio fantastico del mago di Oz. Questo perch\u00e9 lo spettro di Bracken, in modo materiale e niente affatto filosofico, si trova potenzialmente all&#8217;interno di ciascuno di noi. Previo il raggiungimento del sito idoneo ad evocarlo, ovvero un&#8217;alta montagna tra le nubi del pianeta Terra, verso le ore della prima mattina quando il sole \u00e8 sufficientemente basso. Da riuscire a proiettare la nostra ombra nello spazio iperboreo del vuoto. Eppure un&#8217;ombra non possiede aureole. Non raggiunge agevolmente il secondo piano di un edificio. Non parla alla coscienza pi\u00f9 profonda e irraggiungibile del suo padrone, mettendo in dubbio, rimescolando ogni certezza precedentemente acquisita nel corso della propria esistenza&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/CWZ03O_a0Qw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34739\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Brackens-Specter.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Divina presenza che m&#8217;illumini il cammino gi\u00e0 percorso, dovrei forse fare un balzo per tornare al plinto da cui emergi con tal mirabile magnificenza? Ma non sai che sei al di l\u00e0 di un vasto baratro senza fondo?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La mera considerazione logica degli eventi, dovrebbe permetterci di sospettare che il cosiddetto spettro di Bracken (per la frequenza con cui si verifica presso la montagna omonima nel territorio teutonico di Harz) debba verificarsi piuttosto spesso, avendo una cadenza ricorrente e prevedibile al verificarsi di particolari condizioni ambientali. Eppure le persone in grado di osservarlo, e registrarlo a massimo vantaggio della posterit\u00e0, sono abbastanza poche da giustificare la sua trattazione ripetuta in multiple testate in giro per il mondo, dall&#8217;Europa fino al continente americano, per non parlare del tetto di quest&#8217;ultimo in Nepal, dove si diceva che potesse costituire il chiaro segno del raggiungimento da parte di qualcuno del sublime attimo dell&#8217;illuminazione. Concetto non poi cos\u00ec diverso da quello perpetuato in Occidente, in cui un termine alternativo per il fenomeno \u00e8 sempre stato quello di &#8220;gloria&#8221;, con riferimento all&#8217;aura luminosa dei santi. Insostanziale ed aleatorio, non sempre ripetibile, eppure tanto chiaramente osservabile nel suo pi\u00f9 minimo e riconoscibile dettaglio. Ci\u00f2 in quanto possiede, dal punto di vista analitico, un sentiero di provenienza ormai chiaramente acclarato; lo stesso, con alcuni importanti adattamenti, dell&#8217;assai pi\u00f9 familiare arcobaleno, sollievo al termine di un lungo pomeriggio di pioggia. Essendo anche il misterioso &#8220;spettro&#8221; un&#8217;effettiva conseguenza della rifrazione solare nei confronti di un nugolo di particelle umide sospese in aria, capaci d&#8217;intrappolare ed instradare la luce in particolari configurazioni multicolori. L&#8217;antica teoria dunque, che l&#8217;aureola dello spettro simile a un arcobaleno avesse origine dall&#8217;incompleta oscurit\u00e0 della penombra, \u00e8 oggi stata superata grazie allo studio approfondito dei progressi fotografici e l&#8217;effettiva trasformazione delle immagini sulla base del punto focale scelto di volta in volta. Cos\u00ec che nel modello corrente l&#8217;osservatore, letterale Alfa ed Omega di tutto questo, finisce piuttosto per trovarsi al culmine di una fenomenologia di tipo circolare, mediante la quale ogni singolo raggio di luce viene scorporato e rimandato al mittente (effetto delle goccioline sferoidali) in una letterale cascata iridata, con lo stesso angolo relativo rispetto al punto di partenza. Cos\u00ec che l&#8217;occhio percepisce, allo stesso tempo, ciascun singolo colore a noi noto, e probabilmente diversi altri per cui purtroppo non possediamo neppure un appellativo.<br>Lo spettro di Bracken, tanto incomprensibile fino all&#8217;applicazione del metodo scientifico e carico di apparenti significati metaforici, ha perci\u00f2 costituito a lungo un importante punto di riferimento filosofico e letterario. Ciononostante, forse per la sua rara osservabilit\u00e0, la maggior parte delle testimonianze iniziano a trovarsi verso l&#8217;inizio dell&#8217;epoca moderna. A partire dalla breve poesia del XVIII secolo di S.T. Coleridge &#8220;Costanza nei Confronti di un Oggetto Ideale&#8221;, in cui il grande autore inglese descrive chiaramente l&#8217;aspetto del fenomeno e l&#8217;effetto che questo pu\u00f2 avere sui &#8220;rustici abitanti&#8221; della montagna, inclini a identificarlo come una manifestazione prossima al divino delle sue forme. Ricorrente come immagine del fantastico, esso compare nuovamente come termine di paragone nel componimento di Lewis Carroll <em>Phantasmagoria<\/em>, discussione tra una mente razionale ed il suo spettro e persecutore attraverso le progressive tribolazioni dell&#8217;esistenza. Forse la visione maggiormente pregna, ed inquietante, resta tuttavia quella offerta dal &#8220;secondo&#8221; padre della psicanalisi Carl Jung, che nel suo &#8220;Ricordi, sogni, riflessioni&#8221; (1961) racconta di aver sognato almeno una volta il gigante oscuro che lo seguiva tra le nebbie turbinanti ed oscure, mentre l&#8217;ultima fonte di luce minacciava di spegnersi tra le sue tremanti mani. Nient&#8217;altro che lo stesso tipo di metafora che tende a interpretare le nostre immagini riflesse come provenienti da una qualche realt\u00e0 parallela, rispondente a leggi non deterministiche di provenienza incerta ed inimmaginabile. Non-recessi di una non-realt\u00e0 al compiersi di un non-ciclo dell&#8217;eterna ruota degli Eventi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bH547t-o5MY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Pilots-Glory-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34740\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Pilots-Glory-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Pilots-Glory-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Pilots-Glory-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/12\/Pilots-Glory.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Forse la pi\u00f9 inflazionata argomentazione per sfatare presunte testimonianze di creature o misteriosi oggetti volanti: &#8220;Non \u00e8 vero, si capisce dai riflessi.&#8221; Ma che dire quando \u00e8 la luce stessa, a costituire il cuore pi\u00f9 profondo dell&#8217;intera faccenda?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Visione arcana e dunque tanto spesso memorabile, persino per coloro che gi\u00e0 conoscevano la sua esistenza, questa proiezione della propria immagine a distanze straordinariamente significative appare relativamente familiare almeno a una categoria di questo mondo; quella dei piloti, per cui sovrastare il mare di nebbia non \u00e8 tanto un&#8217;esperienza trasformativa tra i momenti della propria vita, quanto l&#8217;effettiva quotidianit\u00e0 mentre procedono nel compiere la propria professionalit\u00e0 terrena. Naturalmente, ci\u00f2 che loro vedono riflesso quando il sole \u00e8 situato ad un&#8217;angolazione corretta per la creazione di un cerchio di gloria, non \u00e8 la forma di un gigante o yeti delle tenebre della coscienza iscritta all&#8217;interno di questo, bens\u00ec la sagoma immediatamente riconoscibile del proprio stesso aereo. Molto meno sconvolgente, perch\u00e9 divinit\u00e0 mistiche o creature mitologiche, per quanto ci \u00e8 dato di comprendere non hanno alcun accesso al mondo fin troppo deterministico della tecnologia contemporanea. Giusto? Oppure no? <br>Bisognerebbe rivolgere una simile questione all&#8217;uomo razzo col suo jetpack; unico ad aver potuto incontrare un <em>doppelg\u00e4nger<\/em> intento a compiere la stessa trasvolata ai margini antropomorfi della co(no)scienza. E che ha udito provenire delle intercapedini tra arzigogolata scia della condensa, la solenne voce della Bestia, intenta a trasmettere le importanti parole della risposta: &#8220;Vroom, pfoom, brrr!&#8221; Peccato l&#8217;uomo, di suo conto, non avesse ancora iniziato a porre la sua domanda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poggiando il bastone da passeggio sulle asperit\u00e0 rocciose dell&#8217;alto picco di Bracken, rivolsi un pensieroso sguardo verso l&#8217;orizzonte. Quattro, cinque speroni di roccia che sbucavano dall&#8217;oceano del nulla, come la candida ed evanescente superficie di Saturno, sovrastata da un sole debole e indistinto. 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