{"id":34006,"date":"2021-09-03T06:29:47","date_gmt":"2021-09-03T04:29:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=34006"},"modified":"2021-09-03T06:34:59","modified_gmt":"2021-09-03T04:34:59","slug":"il-poco-discusso-sito-archeologico-delle-piu-antiche-ed-imponenti-piramidi-americane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=34006","title":{"rendered":"Il poco discusso sito archeologico delle pi\u00f9 antiche ed imponenti piramidi americane"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZcR7rSmu7EM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Pyramids-Peru-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34008\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Pyramids-Peru-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Pyramids-Peru-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Pyramids-Peru-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Pyramids-Peru.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Riesce ad essere senz&#8217;altro sorprendente, se guardata con il giusto spirito analitico, la maniera in cui le origini del concetto stesso di civilt\u00e0 risiedano in un punto periferico del senso comune, venendo sollevate o discusse solamente in ambiti specifici o in maniera superficiale ed approssimativa. Soprattutto quando si parla delle tre pi\u00f9 celebri zone in cui l&#8217;associazione umana port\u00f2 alle prime collaborazioni plurime e la costruzione di grandi comunit\u00e0 stanziali: l&#8217;Egitto con le sue piramidi e maestosi templi; la Mesopotamia con le citt\u00e0 di Assur, Uruk e Babilonia; le giade incise e le ossa oracolari di tartaruga della Cina d&#8217;epoca neolitica e successiva. Mentre assai meno note risultano essere le principali eredit\u00e0 lasciate dalle genti del Messico ancestrale e la valle dell&#8217;Indo, ulteriori due poli d&#8217;aggregazione e avanzamento tecnologico della collettivit\u00e0 umane. Ma praticamente sconosciuta, in questo novero, risulta essere d&#8217;altronde quella che viene spesso definita la sesta (non per importanza o ordinamento cronologico) delle sei culle del progresso, l&#8217;odierno Per\u00f9 circondato dall&#8217;alta muraglia delle montagne andine. Il che la dice molto lunga, in merito a quanto variabili possano essere i traguardi perseguiti da un intero popolo, e la maniera in cui non sempre il tipo di risorse e vie d&#8217;accesso alla prosperit\u00e0 possano essere immediatamente riconoscibili, strutturalmente conformi e mirate all&#8217;ottenimento di evidenti o ben riconoscibili vantaggi per la qualit\u00e0 di vita. Che un qualcosa si trovasse, d&#8217;altra parte, nell&#8217;arido semi-deserto situato tra la principale catena montuosa sudamericana e l&#8217;Oceano Pacifico, a 23 Km dalla costa e 182 dalla citt\u00e0 di Lima nella valle del fiume Supe presso l&#8217;odierna Caral, era stato ben noto fin dall&#8217;anno 1948, per le ricerche dell&#8217;archeologo americano e principale ricercatore della civilt\u00e0 di Nazca, Paul Kosok. Il quale tuttavia in assenza di spettacolari geoglifi, o il tipo di reperti che comunemente ci si aspettava di trovare presso gli antichi siti andini, si limit\u00f2 a menzionare questa posizione nei suoi studi senza dare inizio ad alcuna procedura estensiva di scavo. Cos\u00ec come avvenne di nuovo nel 1975, ad opera dell&#8217;architetto peruviano Carlos Williams, che utilizz\u00f2 l&#8217;esempio di possibile citt\u00e0 ancestrale all&#8217;interno di una sua famosa trattazione della storia costruttiva nazionale. Il che, di fatto, pareva commisurato alla prevista importanza e distinzione dell&#8217;intera zona geografica, semplicemente priva di risorse che potessero sostenere grandi concentrazioni umane, dando luogo a significativi lasciti capaci di massimizzare la nostra conoscenza pregressa degli antichi. Questo almeno finch\u00e9 nel 1994, l&#8217;antropologa ed archeologa dell&#8217;Universit\u00e0 di San Marcos, Ruth Shady, non avrebbe spostato la propria significativa lente indagatrice verso gli sparuti rimasugli e poche pietre tagliate visibili in corrispondenza della superficie. Che sarebbero risultate ben presto del tutto conformi al concetto largamente utilizzato della cima dell&#8217;iceberg, rivelando al di sotto una pluralit\u00e0 di strutture in muratura che progressivamente diventavano sempre pi\u00f9 grandi, sempre pi\u00f9 imponenti. Proprio come ci si aspetterebbe accadere, per l&#8217;appunto, alla soluzione architettonica maggiormente rappresentativa del mondo antico, in quanto l&#8217;unica possibile per costruire pi\u00f9 in alto verso il cielo, nell&#8217;assenza di materiali o pilastri di sostegno costruibili secondo le modalit\u00e0 disponibili in epoche successive&#8230; Una piramide quindi, o per meglio dire tre di queste dalle dimensioni pi\u00f9 impressionanti, circondate da una pletora di altre pi\u00f9 piccole, complessi residenziali multi-piano e vere e proprie piazze con anfiteatri, costruiti con la distintiva soluzione di una piazza scavata al di sotto del livello del terreno, e circondata da alte sponde in muratura. Il tutto disseminato in uno spazio approssimativo di 60 ettari, definendo a pieno le caratteristiche di quella che poteva solamente essere stata una possente capitale, o citt\u00e0 sacra, di un&#8217;intero gruppo di associazione etnica, organizzativa e commerciale. Di quella che lei fu pronta a definire civilt\u00e0 di Caral, bench\u00e9 gli anglofoni preferirono mantenere la precedente definizione, non del tutto corretta, di Norte Chico. Nessuno poteva aspettarsi ci\u00f2 che sarebbe tuttavia emerso di l\u00ec a poco, tramite le prime analisi al carbonio 14 effettuate su alcuni reperti di stoffa e i legami di corde consumate dal tempo, utilizzati spesso per tenere assieme gli agglomerati di pietre costituenti le opere murarie del centro abitato: una datazione acclarata risalente al 3.500 a.C, ovvero antecedente addirittura alla costruzione delle ben pi\u00f9 celebri piramidi nordafricane, tanto celebri da aver generato una quantit\u00e0 spropositata di teorie ed ipotesi extra-terrestri. Mentre nessuno, a memoria d&#8217;uomo, si \u00e8 mai preoccupato di cercare giustificazioni per gli antichi popoli del Per\u00f9&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6RDOuSCp9VM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Sacred-City-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34009\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Sacred-City-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Sacred-City-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Sacred-City-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Sacred-City.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Nominato patrimonio dell&#8217;UNESCO a partire dal 2009, oggi il sito di Caral compare sempre pi\u00f9 frequentemente sulle guide turistiche e nei resoconti storici peruviani. Ciononostante, resta largamente sconosciuto in buona parte della cultura globalizzata d&#8217;Occidente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un sito abitato quindi, alle stime pi\u00f9 recenti ed informate, da una quantit\u00e0 approssimativa di 5.000\/6.000 persone. Che potrebbero non sembrare tantissime secondo le metriche moderne, ma sarebbero bastate a farne in epoca tardo Neolitica il singolo luogo pi\u00f9 popoloso della Terra, con la possibile eccezione della Cina settentrionale. Con abbastanza persone, e competenze tecnologiche pregresse, da poter spostare pietre dal peso massimo di 5 tonnellate, ed impilarle in maniera non del tutto chiara al fine di edificare periodicamente grandi templi e veri e propri palazzi residenziali, periodicamente abbandonati, sepolti e ricostruiti ancor pi\u00f9 grandi e svettanti di prima. Un aspetto che viene fin troppo spesso trascurato in merito al sito archeologico di Caral \u00e8 infatti la sua natura multistrato, con ben 10 periodi chiaramente distinguibili nel progressivo evolversi del volto, urbano e culturale, di una questa civilt\u00e0 largamente dimenticata. Il cui principale mezzo di sostentamento come compreso grazie agli studi di Ruth Shady non era la coltivazione diretta di alimenti, n\u00e9 la caccia o tantomeno la pesca, bens\u00ec la produzione estensiva di cotone largamente utilizzato largamente dai popoli di questo intero settore continentale, con conseguente arricchimento economico attraverso una rete sorprendentemente ampia d&#8217;interscambi commerciali. Mentre per quanto concerne l&#8217;effettiva organizzazione sociale, assieme a quella religiosa, possiamo solamente ipotizzare la presenza di un elite incaricata di gestire ed amministrare le faccende del potere, possibilmente infusa di tale ruolo dal volere stesso di dei ed entit\u00e0 superne. Tra cui almeno una possiamo affermare di conoscere, grazie ad alcune incisioni ritrovate su frammenti di zucca raffiguranti il riconoscibile dio dei bastoni venerato in multiple civilt\u00e0 pre-colombiane, spesso individuato come origine potenziale degli assai successivi Viracocha ed Illapa degli Inca, o Apalec dei Moche. Ritrovati in maniera imprevista non detro le case o presso le piramidi che oggi riteniamo essere una sorta di edifici pubblici di qualche tipo essenziali nella vita di tutti i giorni, piuttosto che meri luoghi di venerazione, bens\u00ec in corrispondenza delle sopra-citate piazze\/anfiteatri scavati nel terreno, lasciando sospettare un importante ruolo rituale di questi ultimi nelle ricorrenze celebrate dalla misteriosa popolazione locale. Un ruolo ulteriormente reso probabile dal successivo ritrovamento, sempre ad opera di Shady, di una quantit\u00e0 ben 32 di flauti ricavati da ossa di pellicano, cervo e lama. Bench\u00e9 in sostanziale e stupefacente assenza di raffigurazioni artistiche di nota, fatta eccezione per un geoglifo vagamente antropomorfo ai margini dell&#8217;insediamento, tavolette scritte o altri reperti chiarificatori, l&#8217;archeologa avrebbe quindi reperito alcune altre importanti testimonianze del sistema della civilt\u00e0 locale, tra cui un bambino sepolto all&#8217;interno di una camera di pietra, come possibile sacrificio umano affinch\u00e9 l&#8217;edificio soprastante potesse rimanere solido attraverso il trascorrere delle epoche a venire. Un destino forse non diverso da quello della donna ritrovata in epoca pi\u00f9 recente, soltanto nel 2016 presso il vicino sito archeologico di \u00c1spero, citt\u00e0 costiera che forniva un significativo contributo alle provviste e risorse alimentari della pi\u00f9 vasta Caral. I cui confini includevano, al momento della sua massima espansione, ben 32 edifici di grandi dimensioni circondati da una grande quantit\u00e0 di case, tutte costruite secondo un&#8217;efficiente applicazione della stessa sofisticata opera muraria risalente agli albori stessi della civilt\u00e0 umana. Con una concentrazione generalmente e ragionevolmente collocata attorno al 2.500 a.C, quando l&#8217;aumento della popolazione avrebbe portato alla disponibilit\u00e0 di manodopera esponenzialmente maggiore ed utile, per questo, a realizzare le opere pi\u00f9 durature ed imponenti. Ma mai, ed \u00e8 assai significativo notarlo, alcun tipo di fortificazione muraria, implemento bellico o altri strumenti utili al combattimento militare, il che lascia sospettare una natura largamente pacifica delle genti di Norte Chico, cos\u00ec nettamente distinta da tutto quello che sarebbe venuto dopo. Ci\u00f2 almeno fino al periodo tra il 1800-1600 a.C, durante la quale, per ragioni largamente sconosciute, il sito sarebbe stato totalmente abbandonato e lasciato al suo destino, mentre le genti andine si diffondevano a raggera nell&#8217;America meridionale, stabilendosi presso siti progressivamente pi\u00f9 elevati e lontani dalle coste. Una significativa dimostrazione di come non sempre i grandi cambiamenti debbano essere stimolati da fattori esterni, quanto piuttosto riescano a trovare l&#8217;unica ragione necessaria nell&#8217;imprescindibile deriva culturale, o le mutevoli aspirazioni di coloro che ne traggono i maggiori risultati. Senza che sia mai pi\u00f9 possibile, da quel momento, tornare all&#8217;origine geografica della faccenda.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/k68CVL8LCXw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Archeological-Findings-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34007\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Archeological-Findings-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Archeological-Findings-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Archeological-Findings-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/09\/Caral-Archeological-Findings.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Tra i pi\u00f9 significativi ritrovamenti all&#8217;interno della citt\u00e0 di Caral, alcuni esempi di quipu, un sistema tessile basato su sequenze di nodi, che potrebbe aver svolto la funzione di memorizzare numeri o persino informazioni logografiche, come una forma di rudimentale scrittura.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Residuo storico e largamente apprezzabile di quello che un tempo fu un importante <em>locus<\/em> della convergenza di un popolo predestinato a mettere in prospettiva le notevoli potenzialit\u00e0 della nostra stessa specie, il grande agglomerato di Caral sarebbe quindi stato ben presto dimenticato, soltanto per essere scoperto nuovamente sui confini dell&#8217;anno 2000, assieme a non pochi drammi e problematiche disquisizioni. Tra cui la recente disputa, degenerata all&#8217;inizio del 2021, tra gli archeologi ed alcune famiglie che adesso affermano di possedere i terreni dove si trova l&#8217;importante sito dell&#8217;UNESCO, interessate al valore della terra aumentato esponenzialmente a seguito delle nuove scoperte. Un conflitto degenerato fino alla costruzione di abitazioni abusive e l&#8217;invio di minacce, particolarmente esplicite, al personale di scavo. Il che non andrebbe tanto interpretato come corollario di un qualcosa di considerato poco importante o significativo, quanto in qualit\u00e0 di semplice deriva dei popoli, verso altre e (potenzialmente) pi\u00f9 redditizie province comportamentali, nella convinzione che qualcosa, o qualcuno avrebbe cancellato ogni residua tribolazione o povert\u00e0 pregressa. <br>Il che come sappiamo fin troppo bene, assai raramente si verifica, data la maniera in cui disuguaglianza ed iniquit\u00e0 sembrino scaturire imprescindibilmente da ogni possibile interazione tra uomo e natura. Nel passaggio reiterato della stessa inarrestabile ruota Epoche, importante simbolo alla base di ogni percezione che tenti d&#8217;includere la chioma, assieme alla radici. E tutta l&#8217;irregolare superficie di quel tronco, dalle molte ramificazioni, che oggi siamo inclini a definire Umanit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riesce ad essere senz&#8217;altro sorprendente, se guardata con il giusto spirito analitico, la maniera in cui le origini del concetto stesso di civilt\u00e0 risiedano in un punto periferico del senso comune, venendo sollevate o discusse solamente in ambiti specifici o in maniera superficiale ed approssimativa. Soprattutto quando si parla delle tre pi\u00f9 celebri zone in &#8230; <a title=\"Il poco discusso sito archeologico delle pi\u00f9 antiche ed imponenti piramidi americane\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=34006\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il poco discusso sito archeologico delle pi\u00f9 antiche ed imponenti piramidi americane\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1226,1807,1573,4172,251,3057,625,3337,5210,2373,573,907,1090,2302,1448,777,768,71,1725,214,1628,329],"class_list":["post-34006","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-ande","tag-antichita","tag-antropologia","tag-archeologi","tag-archeologia","tag-capitali","tag-citta","tag-civilta","tag-insediamenti","tag-luoghi","tag-misteri","tag-peru","tag-piramidi","tag-reperti","tag-ritrovamenti","tag-scavi","tag-societa","tag-storia","tag-strutture","tag-sudamerica","tag-templi","tag-urbanistica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34006","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34006"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34006\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34010,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34006\/revisions\/34010"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34006"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34006"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34006"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}