{"id":33701,"date":"2021-07-17T06:22:29","date_gmt":"2021-07-17T04:22:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33701"},"modified":"2021-07-17T06:26:10","modified_gmt":"2021-07-17T04:26:10","slug":"kudzu-il-grande-mantello-derba-che-minaccia-di-soffocare-gli-stati-uniti-meridionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33701","title":{"rendered":"Kudzu, il grande mantello d&#8217;erba che minaccia di soffocare gli Stati Uniti meridionali"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8-6HU7uqGKM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-spreading-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33703\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-spreading-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-spreading-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-spreading-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-spreading.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Pueraria montana<\/em>\u00a0var.\u00a0<em>lobata<\/em> o kudzu (\u845b) \u00e8 il nome della notevole pianta introdotta negli Stati Uniti in occasione dell&#8217;Esposizione Centenaria di Philadelphia, in Pennsylvania, nello scenario di un padiglione dedicato al progresso agricolo ed in maniera maggiormente estensiva, in un vero e proprio giardino presso lo Shofuso Japanese Cultural Center di Fairmount Park. Era ancora il 1876 ed un clima di speranza dominava sulle incertezze di quell&#8217;epoca di transizione, cos\u00ec che nulla pareva rappresentare un pericolo, mentre ogni cosa assumeva i tratti dominanti di una fantastica opportunit\u00e0 futura. E c&#8217;\u00e8 senz&#8217;altro da dire che questo rampicante leguminoso dell&#8217;Asia Orientale, come un seducente diavolo evocato dall&#8217;interno di un&#8217;antica bottiglia, aveva un aspetto tutt&#8217;altro che ripugnante: folto, rigoglioso, ornato da infiorescenze viola profumate, resistente ad ogni tipo di sollecitazioni, situazioni climatiche o inappropriati frangenti. Perfetto ornamento per il proprio cortile, quando tenuta appropriatamente sotto controllo. E un dono letterale concesso dagli Dei dell&#8217;agricoltura, per il tramite di coloro che avevano pensato d&#8217;importarla, a partire dall&#8217;epoca della grande depressione. Verso il terzo decennio del XX secolo infatti, con l&#8217;intero settore agroalimentare statunitense in crisi operativa ed economica, il mero concetto secondo cui risultava possibile ricoprire di vegetazione produttiva un intero acro di terreni ad un costo di 8 dollari, grazie alle iniziative di propagazione dell&#8217;ente governativo <em>Soil Conservation Service<\/em>, appariva come un tenue bagliore di speranza. Ulteriormente enfatizzato dalle molte campagne di convincimento pubblico, tra cui quella portata avanti per anni da Channing Cope nel suo programma radiofonico, mediante definizioni quale &#8220;Il viticcio miracoloso che resusciter\u00e0 il Sud&#8221; grazie alla sua funzionalit\u00e0 primaria di combattere l&#8217;erosione del suolo, soprattutto durante le periodiche alluvioni capaci di arrecare gravi danni al territorio. Tutto quello che occorreva perch\u00e9 la pianta mettesse radici e iniziasse a crescere era un grande spazio assolato e pianeggiante, permettendo a un&#8217;enorme quantit\u00e0 di piantagioni di cominciare a sorgere lungo le strade interstatali e le altre infrastrutture di collegamento, lontano da alcun tipo d&#8217;intervento agricolo di mantenimento costante o potatura umana. I responsabili di tale iniziativa, tuttavia, scoprirono ben presto quanto l&#8217;enorme quantit\u00e0 di materia vegetale potesse risultare sostanzialmente inutile di fronte ai mutamenti dinamici del mercato: a lungo tempo considerata una valida fonte di fieno per dare da mangiare agli animali, le sue propaggini contorte tendevano ad aggrovigliarsi nei macchinari, rallentando l&#8217;opera ed aumentando conseguentemente i costi di gestione. Pi\u00f9 volte sperimentata all&#8217;interno di varie possibili ricette come cibo per gli umani, essa non riusc\u00ec mai a prendere sostanzialmente piede nei territori d&#8217;Occidente, nonostante in Cina, Corea e Giappone sapesse costituire un ingrediente saporito per la creazione di farine, salse e vari tipi di dessert. Il che lasciava soltanto la fabbricazione di cestini ed altri orpelli in vimini come utilizzo economico sostenibile, in quantitativi per nulla proporzionali all&#8217;offerta di materie prime. Entro l&#8217;inizio della seconda mondiale, inevitabilmente, molte piantagioni di kudzu vennero cos\u00ec abbandonate, alcune furono distrutte. Ma tutte, dalla prima all&#8217;ultima, continuarono autonomamente (o segretamente) a prosperare.<br>La questione fondamentale per capire il problema di tale pianta \u00e8 poi quella alla base del principale pericolo per la biodiversit\u00e0 terrestre: che cosa pu\u00f2 succedere, sotto i nostri stessi sguardi impotenti, nel momento in cui una forma di vita non nativa viene trapiantata in un luogo adatto a favorirne la prosperit\u00e0? Talmente adatto, in effetti, da non togliere qualsivoglia limitazione alla sua moltiplicazione senza nessun controllo! Inverni temperati, estati umide, abbondanza di piogge ed assenza di parassiti naturali, collaborarono quindi nel porre le basi di una tempesta perfetta nell&#8217;intero ambito degli Stati del Sud. Mentre i confini originariamente segnati per la propagazione del rampicante, ormai rimasti del tutto privi di significato, venivano agilmente varcati dalle sue propaggini quasi tentacolari. Ed una folta coperta color smeraldo calava, come un sipario, sopra le antiche foreste vergini del circondario&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SrTnRiZVDs0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-Edible-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33702\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-Edible-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-Edible-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-Edible-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-is-Edible.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Bollita, polverizzata, accuratamente condita&#8230; La grossa radice di kudzu pu\u00f2 riuscire ad avere un sapore <em>accettabile<\/em>. Ma a quel punto la domanda \u00e8 lecita: perch\u00e9 non mangiarsi una semplice patata?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Vedere la kudzu americana in forze, in qualit\u00e0 di una mescolanza di specie ulteriormente sottoposta ad ulteriore mutazione genetica per il processo di variazione allopatrica (tipica di popolazioni separate geograficamente) \u00e8 un po&#8217; come fare un viaggio terribilmente tangibile all&#8217;interno dei film catastrofici degli anni &#8217;80 e &#8217;90, in cui le citt\u00e0 venivano mostrate ricoperte da un folto strato di vegetazione capace di crepare il cemento stesso dei grattacieli di New York. Laddove la Grande Mela, nel caso tutt&#8217;altro che specifico, pu\u00f2 essere sostituita da colli e valli un tempo amene, letteralmente scomparse sotto le ambiziose foglie di questa vera forza della natura, figlia di un lungo processo evolutivo mirato a massimizzarne le capacit\u00e0 innate. Cos\u00ec tutte le specie di <em>Pueraria<\/em> classificate, sia in patria che all&#8217;estero, traggono la loro genesi da un poderoso fittone centrale simile ad un tubero, da cui una quantit\u00e0 variabile di stoloni, vere e proprie propaggini tentacolari, si irradiano in multiple direzioni allo stesso tempo, anche per molte decine di metri verso l&#8217;origine dei quattro venti. Ciascuno di questi, quindi, getter\u00e0 nuove radici formando in tal modo rizomi, dai quali trascorso il giusto tempo si svilupperanno nuovi nuclei centrali della pianta. Come una rete neuronale sotterranea, una singola kudzu continuer\u00e0 a clonare se stessa senza nessun bisogno di semi o impollinazione, bench\u00e9 risulti perfettamente in grado di adottare allo stesso tempo la pi\u00f9 convenzionale strategia. Coi nuovi germogli che ne risultano, gi\u00e0 capaci di spuntare spontaneamente anche dopo diversi anni, non appena il suolo rester\u00e0 umido per un periodo superiore ai 5-7 giorni (con temperature pari o al di sopra dei 20 gradi). Il che potrebbe anche sembrare una qualit\u00e0 degna d&#8217;encomio, se non fosse per l&#8217;assoluta mancanza di senso della misura o morigeratezza nelle modalit\u00e0 di crescita del rampicante biologicamente alieno; capace di attorcigliarsi letteralmente, una volta uscito a riveder la luce del Sole, tutto attorno a qualsiasi struttura emergente possa trovare negli immediati dintorni, ivi inclusi tralicci dell&#8217;alta tensione, l&#8217;illuminazione stradale e naturalmente ogni tipo d&#8217;albero preesistente. Allorch\u00e9 trasformati, ciascun oggetto e creatura al centro del proprio singolare dramma esistenziale, in una sorta di approssimazione topiaria potata dalle abili mani dello scultore, di ci\u00f2 che avrebbero potuto essere prima di trovarsi nel posto sbagliato, nell&#8217;epoca oppure il momento meno conveniente immaginabile attraverso il lungo corso della Storia. Tutto quel che ne consegue, dunque, non pu\u00f2 dirsi certo inaccessibile all&#8217;immaginazione: ogni singola forma di vita vegetale privata di luce, sostanze nutritive o letteralmente strangolata dai diabolici viticci, destinata ad una fine improvvida dinnanzi all&#8217;avanza fervente del grande distruttore.<br>Dal che conseguono, attraverso gli anni, numerosi tentativi di eradicazione e controllo, tutti destinati ad incorrere in una quantit\u00e0 di ostacoli assolutamente degna di nota. Ogni tipo di distruzione meccanica o potatura della pianta, di per se, ha dimostrato la difficolt\u00e0 di eliminare fino all&#8217;ultimo fittone. Lasciando anche soltanto uno dei quali, pi\u00f9 di un agricoltore americano ha scoperto di nuovo l&#8217;odiato rampicante sorgere tra i propri campi, minacciando nuovamente di cancellarne la produttivit\u00e0 nel giro di pochissime settimane. L&#8217;uso di diserbanti, di suo conto, \u00e8 sempre risultata complesso, con esiti imprevedibili e persino un aumento di rigogliosit\u00e0 a seguito dell&#8217;applicazione di prodotti non sufficientemente testati nello specifico contesto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/1XtYE3E7pJw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-Vs-Goats-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33704\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-Vs-Goats-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-Vs-Goats-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-Vs-Goats-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/07\/Kudzu-Vs-Goats.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Lo sguardo concentrato e le orecchie pendule, di colui e colei che dovranno essere i salvatori dell&#8217;umanit\u00e0. Non per un singolo gesto eroico, ma per l&#8217;impegno caprino attraverso le innumerevoli generazioni a venire. E non c&#8217;\u00e8 niente che una capra possa essere definita, se non persistente&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ogni eliminazione chimica richiede inoltre un monitoraggio continuo per un periodo di fino a 10 anni, al fine di verificare che la kudzu non spunti nuovamente ancor pi\u00f9 forte di prima, ricominciando come se nulla fosse successo dall&#8217;ultima volta in cui si era tentato di mandarla via. Storia simile per l&#8217;impiego controllato di funghi, microrganismi o insetti parassiti, lasciando in realt\u00e0 un solto metodo realmente efficace per liberarsi in maniera duratura dell&#8217;odiato rampicante: portarvi a pascolare greggi di pecore, capre o mucche, ghiotte delle malefiche foglie asiatiche ancor pi\u00f9 di quanto possano risultare esserlo dell&#8217;erba medica (<em>alfalfa<\/em>) o le altre fonti pi\u00f9 classiche di cibo all&#8217;interno della fattoria. Il che naturalmente non impedir\u00e0 alla pianta di crescere e moltiplicarsi, come d&#8217;altronde continueranno a farlo anche gli animali. E non \u00e8 forse questo, pi\u00f9 di ogni altra possibilit\u00e0 presente o futura, l&#8217;assoluto e naturale ordine delle cose?<br>Insistente, inaccusabile poich\u00e9 non ha scelto il proprio destino, ed invincibile per il potere concessogli dalle impreviste circostanze, la kudzu \u00e8 perci\u00f2 diventata attraverso il trascorrere degli anni un letterale termine di paragone filosofico per tutto ci\u00f2 che non molla ed in alcun modo rifiuta di adattarsi ai bisogni dell&#8217;uomo. E perch\u00e9 mai dovrebbe andare diversamente, alla fine? Dopo tutto, \u00e8 altamente probabile che riuscir\u00e0 a sopravviverci per molte floride generazioni. Coprendo finalmente i segni lasciati attraverso i molti secoli d&#8217;abusi ed intromissioni. Senz&#8217;alcun tipo di astio, livore ed in verit\u00e0 neppure l&#8217;accenno di un ricordo. Perch\u00e9 le piante sono massimamente concentrate nel loro singolo e imprescindibile obiettivo: continuare a crescere e moltiplicarsi. Ma quella particolare cosa, ancor pi\u00f9 di noi e soprattutto in determinati casi, sanno farla straordinariamente bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pueraria montana\u00a0var.\u00a0lobata o kudzu (\u845b) \u00e8 il nome della notevole pianta introdotta negli Stati Uniti in occasione dell&#8217;Esposizione Centenaria di Philadelphia, in Pennsylvania, nello scenario di un padiglione dedicato al progresso agricolo ed in maniera maggiormente estensiva, in un vero e proprio giardino presso lo Shofuso Japanese Cultural Center di Fairmount Park. 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