{"id":33541,"date":"2021-06-23T06:23:16","date_gmt":"2021-06-23T04:23:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33541"},"modified":"2021-06-23T06:28:56","modified_gmt":"2021-06-23T04:28:56","slug":"lurgente-revisione-sistematica-degli-ultimi-delfini-ciechi-come-pipistrelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33541","title":{"rendered":"L&#8217;urgente revisione sistematica degli ultimi delfini ciechi come pipistrelli"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/lta25PKvpRo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Gangetic-Dolphin-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33544\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Gangetic-Dolphin-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Gangetic-Dolphin-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Gangetic-Dolphin-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Gangetic-Dolphin.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Saldamente situata alla base del concetto stesso di evoluzione darwiniana, risiede una fondamentale tendenza all&#8217;ottimismo secondo cui ogni specifico tratto ereditario di una specie, non importa quanto singolare o in apparenza privo di vantaggi, si \u00e8 in realt\u00e0 riconfermato nelle plurime generazioni con un valido obiettivo. Contribuendo, in qualche modo, alla capacit\u00e0 di sopravvivere del suo portatore. Ivi inclusa addirittura l&#8217;atrofizzazione d&#8217;importanti organi, come quelli della vista, da parte di creature che potevano tranquillamente riuscire a farne a meno. Come nella progettazione di un veicolo o strumentazione tecnologica da parte degli umani, del resto, ogni funzione ha un prezzo e tra tutti i tipi di percezione sensoriale nessuna comporta un maggior numero di compromessi che la vista, frutto dell&#8217;ingresso della luce all&#8217;interno di due o pi\u00f9 buchi attraverso l&#8217;epidermide e fin dentro il cranio stesso, i vulnerabili, delicatissimi bulbi oculari. Vie d&#8217;accesso non soltanto per possibili stiletti medievali attraverso la visiera di un elmo, ma ancora oggi le autostrade principali di un esercito di germi, potenziali parassiti, vettori d&#8217;infezione virali. Per quale ragione dunque un agile mammifero di fiume, dotato della capacit\u00e0 d&#8217;emettere i segnali necessari all&#8217;ecolocazione assieme lo speciale organo globulare all&#8217;interno del cranio, il cosiddetto melone, utile a recepirne il ritorno con estrema precisione, dovrebbe preoccuparsi del mantenimento di ulteriori approcci utili al rilevamento e misurazione delle sue prede? Una considerazione che di certo pu\u00f2 non essere il diretto frutto d&#8217;elaborazioni o considerazioni coscienziose, pur essendo niente meno che cruciale nella definizione dell&#8217;intero genere descritto scientificamente per la prima volta da due ricercatori indipendenti nel 1801, Lebeck e Roxburgh, con il nome derivato dal greco di Platanista. Un tipo di creature caratterizzate da un particolare habitat fangoso, con visibilit\u00e0 ridotta e le acque estremamente torbide, dove la pi\u00f9 pura sopravvivenza, all&#8217;interno dei fiumi Indo e Gange, richiedeva metodi e soluzioni figlie di un diverso approccio all&#8217;esistenza. E che avrebbero di sicuro permesso a simili animali di continuare a prosperare, se non fosse stato per il progressivo sfruttamento e conseguente contaminazione di questi due grandi corsi d&#8217;acqua, in maniera progressivamente risultante dall&#8217;affermazione della moderna civilt\u00e0 industriale.<br>Per quanto concerne l&#8217;effettiva notazione tassonomica del cosiddetto delfino gangetico, cos\u00ec chiamato in forza di una mera antonomasia, si \u00e8 quindi pensato fino al 1998 che questo potesse suddividersi in due specie distinte, finch\u00e9 studi maggiormente approfonditi del suo sequenziamento genetico, realizzati soprattutto grazie al miglioramento degli strumenti, non portarono la comunit\u00e0 scientifica al raggruppamento in una singola categoria divisa in due sottospecie, troppo simili perch\u00e9 potesse parlarsi d&#8217;insiemi distinti. Con un colpo di scena decisamente inaspettato, tuttavia, l&#8217;ulteriore revisione sarebbe giunta proprio a marzo di quest&#8217;anno 2021, grazie alla mera osservazione fisica da parte di un team con ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 inglese di St. Andrews a Fife e altre istituzioni locali ed internazionali, il cui studio (<a href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/full\/10.1111\/mms.12801\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">vedi<\/a>) avrebbe aperto gli occhi di tutti in merito alla questione. Per notare finalmente una significativa quanto ovvia differenza nella posizione e il numero dei denti, nonch\u00e9 la forma del cranio dei due delfini, tali da rendere impossibile considerarli come due semplici variet\u00e0 dello stesso animale, bens\u00ec le specie distinte di <em>Platanista gangetica<\/em> e <em>P.g. minor<\/em>, situato principalmente in Pakistan lungo il corso e gli affluenti dell&#8217;Indo. Una considerazione niente meno che primaria al fine di organizzarne la difficile conservazione, con poco pi\u00f9 di 1.000 esemplari stimati ancora in vita per ciascuno dei due casi ormai distinti. Ed un&#8217;opera particolarmente difficile, dinnanzi ad una cultura tradizionale inclini a considerarli come legittimi bersagli delle attivit\u00e0 di pesca umane, non soltanto al fine di consumarli direttamente, ma anche per ricavarne un olio utilizzato nella cattura sistematica dei pesce gatti. E se mai c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;altrettanto lugubre, quanto efficace dimostrazione del vecchio modo dire: &#8220;[Uccidere] due piccioni, con una fava&#8221;&#8230;.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/oUwcz0W2eF8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Taxon-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33543\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Taxon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Taxon-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Taxon-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Taxon.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il teschio potr\u00e0 anche non essere la prima qualit\u00e0 osservabile all&#8217;interno di uno sfuggente animale di fiume. Ma \u00e8 possibile che possa custodire, nella sua forma inerente, un segreto valido a comprenderne la pi\u00f9 profonda natura?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Con la sua lunghezza variabile tra i 200 e i 400 cm per un peso di 51-89 Kg (in genere le femmine risultano essere sensibilmente pi\u00f9 grandi) il delfino gangetico ha la caratteristica di presentare un aspetto non propriamente tale da ispirare un senso spontaneo di bellezza ed eleganza. Pi\u00f9 corto e tozzo di altri delfini fluviali, nonch\u00e9 privo di una vera e propria pinna dorsale, sostituita da una piccola preminenza carnosa, esso \u00e8 infatti solito nuotare piegato di lato, lasciando sospettare ai non iniziati delle possibili difficolt\u00e0 motorie di qualche tipo. Il che naturalmente non \u00e8 altro che un pre-concetto superficiale, quando si scopre come proprio tale postura possa permettere all&#8217;affusolato mammifero di setacciare il fondale spesso molto basso, mediante l&#8217;impiego del suo lungo rostro ricoperto di denti acuminati, funzionale alla cattura di prede come gobidi, aringhe, piccoli squali, molluschi e gamberi di vario tipo. Individuate proprio grazie all&#8217;uso del sonar incorporato, laddove l&#8217;uso della luce solare non avrebbe mai potuto possedere la potenza necessaria a penetrare il denso strato di fango sollevato da una simile operazione. Basti aggiungere a tutto ci\u00f2 la cognizione che vede questi strani delfini come privi di reali predatori naturali, per ottenere la descrizione di un animale non soltanto perfettamente adattato al suo ambiente d&#8217;appartenenza, bens\u00ec il vero e proprio superpredatore dei corsi d&#8217;acqua indiani, semplicemente privo di alcun tipo di possibile rivale, nonch\u00e9 adattabile, per sua inerente predisposizione, a un ampio ventaglio di possibili temperature e composizione delle acque, rendendolo di fatto resistente a fattori ambientali come il mutamento climatico. Che la condizione di entrambe le specie nuovamente riconosciute, allo stato dei fatti attuale, stia continuando progressivamente a precipitare, \u00e8 in effetti la diretta conseguenza di una serie di fattori, ivi inclusa la gi\u00e0 citata caccia tutt&#8217;altro che sostenibile praticata dalle comunit\u00e0 native, ma anche e soprattutto il ruolo riservato ai grandi corsi d&#8217;acqua nell&#8217;intero subcontinente, parte inscindibile della vita quotidiana di letterali milioni di persone, nonch\u00e9 luogo irrinunciabile del loro estremo riposo. In un modo tale da aver fatto sospettare a pi\u00f9 riprese, nel corso delle ultime decadi, come la sepoltura fluviale delle salme possa essere un veicolo per infezioni e malattie capaci d&#8217;infettare anche i suoi abitanti pi\u00f9 insostituibili, come delfini e gaviali (il coccodrillo dal lungo muso). Anche senza entrare nel merito, ancor pi\u00f9 problematico, dell&#8217;irrigazione agricola, capace di abbassare il livello delle acque in modo estremamente problematico, proprio per queste creature dalle dimensioni complessivamente superiori a quelle di una persona.<br>Aggiungete a tutto questo, una vecchia e sostanziale mancanza di dati in merito all&#8217;ecologia e la vita di queste ormai rarissime creature, la cui stessa durata dell&#8217;esistenza individuale viene stimata attorno ad un periodo di 20 anni, soltanto 10 dei quali fertili e per questo dedicati alla riproduzione. Con accoppiamenti concentrati primariamente nei mesi tra ottobre e marzo, cui fa seguito un periodo di gestazione capace di durare fino a 12 mesi, cui fa seguito la nascita di un piccolo gi\u00e0 capace di misurare tra i 70 e i 90 cm, bench\u00e9 necessiti di essere allattato per un periodo di ulteriori 9 mesi. Svezzamento solo a seguito del quale, secondo i dati precedentemente raccolti, il padre e la madre torneranno a dividersi nel corso del grande fiume, per cercare nuovi partner entro il sopraggiungere dell&#8217;anno a seguire.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/oBaqcLkWkkg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Research-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33542\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Research-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Research-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Research-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/06\/Asian-Dolphins-Research.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Scienziati giapponesi hanno condotto uno studio nel 2017 per l&#8217;annotazione e analisi del linguaggio di versi emessi con finalit\u00e0 comunicative dai delfini del fiume Gange. Ci\u00f2 al fine di poter prevedere i loro spostamenti migratori, nella speranza di ridurre i fattori di disturbo umani. Non \u00e8 del tutto chiaro, purtroppo, il successo ottenuto da questa complessa ed ambiziosa iniziativa.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Che creature tanto distintive e prive di corrispondenze in altri luoghi della Terra abbiano il merito di essere preservate, non \u00e8 dunque una questione messa in dubbio da chicchessia. Tanto da portare il Ministero Indiano dell&#8217;Ambiente a dichiarare nel 2013 lo status di &#8220;persone non-umane&#8221; a vantaggio del delfino gangetico, del resto considerato fin dall&#8217;epoca remota come un <em>vahana<\/em>, o possibile cavalcatura mitica delle divinit\u00e0 induiste. Resta tuttavia evidente come la mancanza di una cognizione relativa all&#8217;esistenza di due specie distinte, soprattutto visto l&#8217;areale in grado di estendersi oltre i confini di una singola nazione, potrebbe portare all&#8217;improvvisa e inaspettata sparizione della sua variet\u00e0 principalmente pakistana, il cosiddetto delfino gangetico minore. <br>Verso il sollevamento di una questione d&#8217;importanza etica niente meno che fondamentale: poich\u00e9 qual \u00e8 in effetti il valore inerente di una singola specie, quando ne esiste in questo mondo un&#8217;altra che risulta essere quasi perfettamente identica da ogni punto di vista osservabile da riva? Quesito che potrebbe risultare in grado di occupare spazi filosofici e la cognizione stessa di cosa sia, o almeno dovrebbe rappresentare idealmente la vita. Concetto estremamente soggettivo, o comunque modulabile dalla mancanza di nozioni pregresse, se \u00e8 vero che ancora oggi esistono intere popolazioni estremamente &#8220;civili&#8221; inclini a consumare la carne o fare stragi di una creatura intelligente, secondo gli ultimi approfondimento, all&#8217;incirca quanto un bambino di tre anni. Con in pi\u00f9, almeno nel caso delle variet\u00e0 gangetica e dell&#8217;Indo, la capacit\u00e0 di elaborazione di un segnale sonar pari a quelle di un sommergibilista veterano!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Saldamente situata alla base del concetto stesso di evoluzione darwiniana, risiede una fondamentale tendenza all&#8217;ottimismo secondo cui ogni specifico tratto ereditario di una specie, non importa quanto singolare o in apparenza privo di vantaggi, si \u00e8 in realt\u00e0 riconfermato nelle plurime generazioni con un valido obiettivo. Contribuendo, in qualche modo, alla capacit\u00e0 di sopravvivere del &#8230; <a title=\"L&#8217;urgente revisione sistematica degli ultimi delfini ciechi come pipistrelli\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33541\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L&#8217;urgente revisione sistematica degli ultimi delfini ciechi come pipistrelli\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,818,4235,1281,2312,1069,5773,187,1097,973,4894,113,5772,369,1218,600,5774,819,1813,2781,2189,1421],"class_list":["post-33541","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-biologia","tag-classificazione","tag-conservazione","tag-creature","tag-delfini","tag-ecolocazione","tag-ecologia","tag-evoluzione","tag-fiume","tag-gange","tag-india","tag-indo","tag-mammiferi","tag-pakistan","tag-predatori","tag-pubblicazione","tag-riproduzione","tag-scienziati","tag-sonar","tag-studi","tag-tassonomia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33541"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33541\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33548,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33541\/revisions\/33548"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33541"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33541"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}