{"id":33245,"date":"2021-05-14T06:23:39","date_gmt":"2021-05-14T04:23:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33245"},"modified":"2021-05-14T06:24:03","modified_gmt":"2021-05-14T04:24:03","slug":"il-piccolo-anfipode-drago-senza-collo-che-vive-sotto-i-ghiacci-eterni-del-polo-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33245","title":{"rendered":"Il piccolo anfipode, drago senza collo che vive sotto i ghiacci eterni del Polo Sud"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/DuA2FP5ZR2s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Antarctic-Amphipods-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33247\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Antarctic-Amphipods-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Antarctic-Amphipods-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Antarctic-Amphipods-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Antarctic-Amphipods.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Essere toccati da un fantasma non pu\u00f2 essere in alcun caso un&#8217;esperienza piacevole, ma risulter\u00e0 ancor meno tale nel caso in cui l&#8217;ectoplasma in questione dovesse tangere le nostre membra mentre sono immerse nell&#8217;acqua bassa sulle rive dell&#8217;Oceano, dove potrebbe sembrare che qualsiasi cosa possa accadere. Vedi il caso del giovane australiano Sam Kanizay, che ad agosto del 2017 sent\u00ec il bisogno di dirigersi di corsa verso il bagnasciuga, avvertendo uno strano senso di debolezza agli arti inferiori. Soltanto per rendersi conto con estremo ed improvviso senso dell&#8217;orrore, della scia di sangue che stava lasciando sulla sabbia della spiaggia Melbourne, da quelle che sembravano essere un migliaio o pi\u00f9 di piccolissime ferite sui suoi piedi e caviglie. Trasportato rapidamente all&#8217;ospedale, e sottoposto a cure rapide ed efficaci, il ragazzo rest\u00f2 quindi un enigma per il personale medico finch\u00e9 a qualcuno non venne in mente l&#8217;ipotesi che, per quanto improbabile, sembrava essere a tutti gli effetti l&#8217;unica possibile spiegazione: che il fantasma non fosse stato solamente uno, bens\u00ec svariate centinaia. Se non addirittura migliaia, che si trovavano per qualche strana ragione ben lontano dal loro naturale habitat d&#8217;appartenenza. Rappresentanti dell&#8217;ordine di creature, non dissimili da insetti abissali, che il senso comune \u00e8 solito chiamare per antonomasia &#8220;pulci di mare&#8221;, sebbene tale coppia di termini sia in genere riferita ad una particolare specie di appartenenza soprattutto terrestre, il <em>Talitrus saltator<\/em> che abita le spiagge di una buona parte dell&#8217;emisfero settentrionale. Lasciando come alternativa pi\u00f9 omnicomprensiva il nome scientifico di Anfipodi, o <em>Amphipoda<\/em>, spesso riferito a questa intera categoria di circa 10.000 specie di crostacei, dalle caratteristiche particolarmente distintive, per non dire addirittura uniche nell&#8217;interno regno animale. Creature estremamente specializzate ma comunque versatili, nella miriade di forme verso cui \u00e8 riuscita a condurle l&#8217;evoluzione, questi esseri dalle dimensioni raramente superiori a quelle dei due o tre centimetri presenterebbero una forma superficialmente simile a quella di gamberi o aragoste, se non fosse per l&#8217;assenza di una parte fondamentale del loro corpo: la calotta protettiva situata nella parte superiore nota come carapace, entro cui dovrebbero trovarsi raggruppati tutti gli organi vitali e la testa. Lasciando piuttosto ben visibile agli eventuali predatori i loro 13 segmenti raggruppato in testa, torace ed addome, ricoperti di spine draconiche e compressi in senso laterale salvo alcune rarissime eccezioni, vedi l&#8217;intera famiglia dei <em>Cyamidae <\/em>o &#8220;pidocchi delle balene&#8221; (fatti per aderire nella maniera pi\u00f9 idrodinamica possibile al grande corpo degli enormi mammiferi oggetto delle loro attenzioni). Corpo da cui si diramano ben otto paia di zampe aguzze, la met\u00e0 delle quali rivolte in avanti e l&#8217;altra met\u00e0 indietro, da cui viene per l&#8217;appunto il nome scientifico composto dalle parole greche \u1f00\u03bc\u03c6\u03af (&#8220;diverso&#8221;) and \u03c0\u03bf\u03cd\u03c2 (&#8220;piede&#8221;), atta a sottolineare la natura disparata di una tale configurazione deambulatoria. O per meglio dire natante, come anche favorito dalla tre paia di uropodi situati in corrispondenza della coda, ben divisi tra di loro e dunque incapaci di formare un singolo ventaglio o pinna propulsiva, come nel caso dei gamberi o altri crostacei maggiormente familiari agli umani. Che gli anfipodi siano un gruppo di creature relativamente poco note alla scienza nonostante la loro distribuzione cosmopolita \u00e8 una cognizione che ritorna periodicamente alla ribalta, come avvenuto l&#8217;ultima volta con lo studio pubblicato nel 2017 dai due naturalisti C\u00e9dric d&#8217;Udekem d&#8217;Acoz e Marie Verheye dell&#8217;Istituto Reale Belga delle Scienze Naturali, che a fronte di una singola spedizione a bordo della rompighiaccio Polarstern, presso le propaggini esterne del pi\u00f9 gelido e remoto dei continenti meridionali, riuscirono a raccogliere e catalogare ben 27 nuove specie di queste minuscole e scattanti creature, tutte appartenenti alla famiglia degli <em>Epimeriidae<\/em>, genus <em>Epimeria<\/em>. Rendendo istantaneamente palese quanto poco, in realt\u00e0, sappiamo in merito ai confini del loro famelico e zampettante approccio nei confronti dell&#8217;esistenza&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>Nota:<\/strong> l&#8217;immagine di apertura, proveniente dalla trattazione video del canale YouTube di Ben G. Thomas, raffigura una membro della specie antartica <em>Epimeria rubrieques<\/em>, la cui forma appare particolarmente aliena e forse non a caso, simile a quella di taluni antagonisti della serie videoludica Metroid.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/i0M4a8-KiAo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Sea-Amphipods-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33248\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Sea-Amphipods-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Sea-Amphipods-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Sea-Amphipods-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Sea-Amphipods.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Afferma allegramente il video: &#8220;Gli anfipodi sono mansueti e possono al massimo pulire le vostre dita, quando provate ad immergerle nell&#8217;acquario&#8221; Abbiate cura, tuttavia, di non farlo quando vi trovate in terra d&#8217;Australia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Personalit\u00e0 il cui studio riusc\u00ec a dimostrarsi utile, ancor prima di ogni altra cosa, a rimettere in moto la macchina dei nomi, che come nel caso degli insetti terrestri e vista l&#8217;enorme quantit\u00e0 di specie anfipodi gi\u00e0 note, ha iniziato a pescare a piene mani dall&#8217;esperienza personale degli scopritori e persino la loro cultura letteraria pregressa, come nel caso dell&#8217;<em>E. quasimodo\u00a0<\/em>con la sua gobba vistosa, <em>E. cyrano<\/em> dotato di un lungo naso ed <em>E. cinderella<\/em> (Cenerentola) per una aspetto &#8220;umile&#8221; e del tutto privo di caratteristiche particolari. Passando quindi a una nomenclatura basata sui propri stessi nomi, vedi le tre specie il cui nome contiene la parola <em>cedrici<\/em> (da Cedric) e quella chiamata <em>dudekemi<\/em> (da d&#8217;Udekem). Esperienza a margine della quale potrebbe risultare divertente l&#8217;imprevista vicenda vissuta precedentemente dal collega e ricercatore tedesco Roland M\u00fchlethaler, che l&#8217;anno successivo raccontava in una conferenza delle proteste ricevute dalla moglie, per aver scelto di dare il suo nome a un anfipode particolarmente bizzarro e dalla schiena eccessivamente bitorzoluta.<br>Perci\u00f2 messe da parte simili questioni collaterali, lo studio dei due scienziati belgi si \u00e8 manifestato sotto forma di una ricca monografia di oltre 150 pagine, con numerose analisi fotografiche e misurazioni per ciascuna delle nuove specie, senza tuttavia poter godere dell&#8217;opportunit\u00e0 di approfondire l&#8217;effettiva questione ecologica di tali creature. Semplicemente abituate a vivere a profondit\u00e0 eccessive, e luoghi tanto remoti come la parte d&#8217;Oceano sottostante alla barriera glaciale di Ross, da risultare assai difficili o persino ragionevolmente impossibili da approfondire. Lasciando come punto di riferimento i dati gi\u00e0 in nostro possesso, per questo genere in cui la forma \u00e8 spesso una diretta conseguenza delle abitudini e la dieta di ciascun particolare rappresentante. Che nella maggior parte dei casi, risulter\u00e0 incline ad abitudini detritivore, facendone il perfetto spazzino dei fondali pi\u00f9 oscuri, dove la quantit\u00e0 di predatori \u00e8 sensibilmente pi\u00f9 ridotta, vista l&#8217;effettiva assenza di alcuna reale strategia difensiva eccetto quella di nuotare via il pi\u00f9 velocemente possibile. Sebbene esista almeno un caso di anfipode abbastanza scaltro da rapire ed impiegare una lumaca di mare come protezione dagli attacchi, grazie alla sua capacit\u00e0 di secernere sostanze repellenti per i predatori. Si tratta della specie di anfipode <em>Hyperiella dilatata<\/em>, come approfondito nel 2018 da Charlotte Havermans dell&#8217;Istituto Alfred Wegener in Germania. L&#8217;abitudine parassitaria, del resto, \u00e8 piuttosto diffusa in quest&#8217;ordine di creature, spesso dipendenti per il proprio nutrimento da varie tipologie di grandi creature gelatinose, quali salpe, meduse o sifonofori distribuiti lungo la spropositata colonna abissale. Ci\u00f2 detto e come accennato poco sopra, \u00e8 ritenuto maggiromente probabile che l&#8217;intera famiglia <em>Epimeriidae<\/em> vada inserita, per le proprie caratteristiche morfologiche, all&#8217;interno del macrogruppo dei Lysianassoidea, abituati a pascolare in solitudine tra le oscure profondit\u00e0 sabbiose. Per quanto concerne d&#8217;altra parte le loro abitudini riproduttive, possiamo fare riferimento alle pratiche piuttosto omogenee degli anfipodi, che vedono i due sessi distinti incontrarsi grazie al rilascio da parte della femmina di una quantit\u00e0 di feromoni ad ampio spettro, rilevati i quali il maschio si unir\u00e0 in un amplesso capace di durare fino a 15 giorni, al termine del quale feconder\u00e0 le uova contenute nel marsupio ventrale della sua compagna, per poi tornare repentinamente al suo consueto stile di vita solitario. Affinch\u00e9, dopo un periodo varabile in base alla temperatura delle acque d&#8217;appartenenza ma che si aggira spesso tra le due e le tre settimane, lei possa partorire tra i 30 e i 50 piccoli (anche pi\u00f9 volte l&#8217;anno) una versione gi\u00e0 perfettamente riconoscibile degli adulti in dimensione minore; non esiste, infatti, alcun tipo di stadio larvale. I nuovi nati dovranno in seguito effettuare fino a 6 mute del proprio esoscheletro, prima di raggiungere la dimensione approssimativa dei propri genitori.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/JNES2tNPtu4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Alicella-Amphipod-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33246\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Alicella-Amphipod-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Alicella-Amphipod-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Alicella-Amphipod-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/05\/Alicella-Amphipod.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Fantasma degli abissi \u00e8 un termine che sembra particolarmente idoneo in questo caso, visto l&#8217;aspetto bianchiccio e un po&#8217; malsano dell&#8217;impressionante Alicella gigantea, capace di raggiungere fino ai 34 centimetri di lunghezza. Qualcosa che non vorresti mai scorgere, ai margini del campo visivo, mente sei intento a farti un&#8217;allegra nuotata.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Creature familiari, eppure misteriose, gli anfipodi contribuiscono a ricordarci quanto varie ed interessanti riescano ad essere le forme di vita che popolano i luoghi pi\u00f9 disparati di questo vasto pianeta. Tanto imprevedibili secondo la pubblica cognizione, proprio perch\u00e9 irrilevanti dal punto di vista economico e della pesca, data l&#8217;assai maggiore accessibilit\u00e0 di gamberi e granchi, reperibili a strati pi\u00f9 superficiali dell&#8217;oceano sconfinato. Eppure in grado di apparire, almeno in un singolo caso, proprio quando saresti stato meno pronto ad aspettarteli, ricordando a vittime del tutto impreparate della loro masticatoria e qualche volta problematica esistenza. Ci\u00f2 detto, non sarei particolarmente incline ad aspettarmi un&#8217;imminente rivoluzione degli artropodi, in una sorta di versione oceanica di &#8220;Uccelli&#8221; di Hitchcock. Sebbene, dovesse mai succedere qualcosa di simile, essi non risulterebbero del tutto privi di risorse belliche capaci d&#8217;incutere un certo timore. Vedi le impressionanti dimensioni di talune specie ritrovate presso il piano abissale di Madeira, in prossimit\u00e0 delle isole Canarie. La cui ponderosa essenza appare ricordare, in maniera assai inquietante, quella di un parassita xenomorfo di un film dell&#8217;orrore disegnato dall&#8217;artista, illustratore e sculture svizzero H.R. Giger.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Essere toccati da un fantasma non pu\u00f2 essere in alcun caso un&#8217;esperienza piacevole, ma risulter\u00e0 ancor meno tale nel caso in cui l&#8217;ectoplasma in questione dovesse tangere le nostre membra mentre sono immerse nell&#8217;acqua bassa sulle rive dell&#8217;Oceano, dove potrebbe sembrare che qualsiasi cosa possa accadere. 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