{"id":33109,"date":"2021-04-24T06:21:08","date_gmt":"2021-04-24T04:21:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33109"},"modified":"2021-04-24T06:21:12","modified_gmt":"2021-04-24T04:21:12","slug":"lincredibile-buona-nascita-della-madre-polpo-che-covo-le-sue-uova-per-piu-di-quattro-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33109","title":{"rendered":"L&#8217;incredibile buona nascita della madre polpo che cov\u00f2 le sue uova per pi\u00f9 di quattro anni"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/lFCQltYMLQk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-mother-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33110\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-mother-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-mother-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-mother-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-mother.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Su un pianeta del braccio esterno della Galassia, all&#8217;interno di un oscuro crepaccio vasto quanto il Grand Canyon&#8230; Piccole creature, dalle multiple braccia planano nei pressi delle pareti di roccia dalla rada vegetazione, alla ricerca di un luogo tranquillo presso cui poggiare il proprio corpo sferoidale. O come preferiscono chiamarlo gli scienziati, il mantello, sacca in cui trovano collocazione tutti gli organi principali, tra cui occhi, bocca, stomaco, <em>osphradium<\/em>, nefridiopori e gonopori. Soltanto uno di questi esseri dal colorito rosa pallido parrebbe totalmente immobile, facendo pensare per un breve momento che possa essere passato a miglior vita. Ma la telecamera direzionabile, montata sul vascello radiocomandato inviato fin qui dagli umani, non ci mette molto a cogliere un leggero movimento, il guizzo laterale del suo sguardo, che indica uno stato intenzionalmente letargico, bench\u00e9 attento a ci\u00f2 che accade tutto attorno a lui\/lei. E con ottima ragione, si pu\u00f2 ben capirlo, quando da un&#8217;angolazione laterale si capisce finalmente cosa stia facendo. Sotto quei tentacoli, semi-nascosto dallo sguardo dei suoi molti nemici, c&#8217;\u00e8 il pi\u00f9 notevole ammasso di 165 uova candide, un&#8217;intera prossima generazione. Scattate le opportune foto, registrato un dettagliato video, la sonda tecnologica decide quindi di fare ritorno da dove \u00e8 venuta. Soltanto molti mesi dopo, ritornando nello stesso luogo, avr\u00e0 modo di scorgere una scena sostanzialmente immutata, tranne per la madre un po&#8217; pi\u00f9 pallida, e le uova leggermente pi\u00f9 grandi. E cos\u00ec di nuovo, a distanza di anni, fino alla nascita tanto lungamente attesa di quel mondo cos\u00ec lontano&#8230;<br>Negli studi antecedenti all&#8217;anno duemila della specie di polpo abissale <em>Graneledone boreopacifica<\/em>, gli oceanografi ebbero perci\u00f2 un&#8217;occasione di restare perplessi particolarmente duratura nel tempo: in quale modo tale cefalopode della grandezza non maggiore ai 9-10 cm poteva riuscire a mettere al mondo, in effetti, figli gi\u00e0 grandi oltre un terzo della sua misura complessiva e perfettamente capaci di sopravvivere in solitudine? Sistema niente meno che necessario, visto l&#8217;infelice destino di colei che si occupava di metterli al mondo, per la programmazione genetica ad autodistruggersi nel momento stesso in cui la sua missione riproduttiva avr\u00e0 finalmente raggiunto il coronamento. Una caratteristica apprezzabile in varie misure per molte specie di polpo, ma particolarmente degna di nota in questa piccola specie predatoria, che si riteneva tra l&#8217;altro vivere per un periodo di tempo di poco superiore ad un anno. Questo almeno, finch\u00e9 una serie di spedizioni esplorative guidata dal Prof. Bruce H. Robison dello MBARI (L&#8217;Istituto di Ricerca dell&#8217;Acquario di Monterey) non raggiunsero le profondit\u00e0 della profonda fessura omonima a largo della costa californiana, per scorgere un qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la percezione di questo notevole animale abissale. Una visione progressivamente sempre pi\u00f9 sorprendente, nonch\u00e9 memorabile, ogni volta che si dimostrava capace di estendersi nel tempo presso quella scoscesa formazione a circa 1.400 metri di profondit\u00e0. Al punto che l&#8217;unico modo possibile per narrarla, tra i diversi approcci disponibili, diventa elencare semplicemente i fatti con la modalit\u00e0 e nell&#8217;ordine in cui sono stati annotati dalla scienza. Cos\u00ec la piccola madre, diventata geneticamente incapace di nutrirsi per l&#8217;intrinseca predisposizione che si ritiene concepita al fine di evitare il sovrappopolamento a vantaggio delle nuove leve, continuava non soltanto a sopravvivere, bens\u00ec fare fedelmente la guardia alle sue uova senza mai raggiungere il limite ultimo del proprio resiliente organismo. Fino al giorno in cui lo sguardo delle telecamere non si trov\u00f2 a riprendere una parete rimasta ormai disabitata, con soltanto le uova schiuse ed ormai prive dei propri occupanti a offrire l&#8217;evidente prova di non aver sbagliato direzione. Soltanto che, a quel punto, era ormai trascorso un periodo trascurabile di &#8220;appena&#8221; 52 mesi!<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/iqHuTElRwmo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Octopus-eggs-hatching-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33112\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Octopus-eggs-hatching-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Octopus-eggs-hatching-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Octopus-eggs-hatching-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Octopus-eggs-hatching.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La schiusa dei piccoli di polpo, in questo caso appartenenti alla specie O<em>ctopus pallidus<\/em> presso la Port Phillips Bay, \u00e8 sempre un evento lieto. Difficile immaginare, tuttavia, quanti di questi piccoli saranno ancora vivi tra un anno o due.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Avete una seppur vaga idea di quale sia in effetti, tra tutte le creature di superfice, quella che richiede il tempo pi\u00f9 lungo per raggiungere la schiusa delle sue uova? Generalmente si indica a tale fine la complicata vicenda biologica del pinguino imperatore, che lo vede tenere al caldo il proprio nascituro per una cova di circa 75 giorni, finch\u00e9 l&#8217;uovo raggiunge un peso approssimativo corrispondente al 15% del suo padre guardiano. Un periodo, quest&#8217;ultimo, semplicemente risibile rispetto all&#8217;odissea esponenzialmente superiore vantata dal polpo <em>G. boreopacifica<\/em>, che possiamo per logica estensione della scienza attribuire anche alle altre 8 specie di questo genere, nonch\u00e9 molti altri probabili appartenenti alla gen\u00eca dei cefalopodi abissali incluso il <em>Bathypolypus arcticus<\/em>, con il suo precedente record di 14 mesi. Il che rappresenta, come dicevamo, un preciso adattamento alle modalit\u00e0 riproduttive di tale tipologia di creature, che prevedono la senescenza e conseguente dipartita della madre in corrispondenza, o poco dopo il preciso attimo della schiusa. Come ogni altro studio che si limiti a presentare i fatti, l&#8217;articolo pubblicato da Robison e colleghi sulla rivista PLOS one nel 2014 non si inoltra quindi eccessivamente nel tentativo di giustificare eccessivamente come sia possibile un tale miracolo della natura. Bench\u00e9 sia ipotizzato verso la conclusione che potenzialmente, le bassissime temperature di 2,8-3,4 gradi del Canyon di Monterey potrebbero aver permesso al polpo di raggiungere uno stato di parziale ibernazione. Consentendogli, nel contempo, di restare sufficientemente sveglio da scacciare via coi suoi tentacoli ogni famelico pesce, granchio o gamberetto fermamente intenzionato a trasformare la sua prole in un pasto. Strategia, quest&#8217;ultima, che non pu\u00f2 essere definita in altro modo che efficace, quando si considera la frequenza di avvistamenti di esemplari di questa specie alquanto diffusa, pur essendo priva di particolari strumenti o metodi di autodifesa dai predatori. Siamo di fronte, in altri termini, ad un tipico esempio di strategia riproduttiva di tipo K, in cui a una quantit\u00e0 relativamente bassa di nuovi nati (&#8220;appena&#8221; 140-150 contro le svariate migliaia prodotte da altre specie di polpo) viene garantito un futuro il pi\u00f9 possibile vantaggioso, spesso anche a discapito del benessere di coloro che si erano occupati di metterlo al mondo. Un&#8217;approccio alla definizione e conseguente tutela della vita che viene generalmente approvato istintivamente da noi esseri umani, prototipici praticanti di questa stessa metodologia.<br>Cos\u00ec che una volta usciti dal proprio candido guscio, i vivaci neonati sono gi\u00e0 perfettamente in grado di esplorare le profondit\u00e0 del canyon, iniziando a dare la caccia alle larve di pesce, i piccoli molluschi bivalvi e le lumache abissali che costituiscono la parte maggiore della propria dieta. Nel giro di un solo anno, conseguentemente, i sopravvissuti si dimostreranno capaci di raggiungere una dimensione pari a quella degli ormai defunti genitori, bench\u00e9 ancora una volta il concetto di applicazione del sistema riproduttivo K debba necessariamente considerarsi relativo; in altre specie di polpo, in effetti, \u00e8 stato provato come la stabilit\u00e0 notevole della popolazione sia essenzialmente garantita dal raggiungimento dell&#8217;et\u00e0 adulta esclusivamente ad opera di uno o due figli per ciascun evento riproduttivo. Sulle letterali centinaia, se non migliaia delle uova cos\u00ec attentamente deposte e dolorosamente protette per un terzo intero della propria esistenza! Davvero, questo pianeta esterno della Via Lattea non conosce il significato del termine Ricompensa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cwSAY4PNYr0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-verrucosa-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33111\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-verrucosa-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-verrucosa-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-verrucosa-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Graneledone-verrucosa.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Nella specie cognata del Graneledone verrucosa il mantello si mostra coperto da una serie di caratteristici bitorzoli, cos\u00ec come il dorso dei tentacoli. Non lasciate tuttavia che la colorazione intensa di questo esemplare possa trarvi in inganno: essendo dotati di cromatofori, tutti i polpi possono mimetizzarsi qualora dovesse presentarsene la necessit\u00e0.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una serie di osservazioni da cui deriva, dunque, un&#8217;importante reinterpretazione di cosa sia e quali siano le capacit\u00e0 inerenti di questa intera gen\u00eca di piccoli polpi abissali. La cui stessa durata della vita per gli esemplari di sesso femminile, originariamente considerata di poco superiore ad un anno, si \u00e8 ritrovata improvvisamente estesa fino a cinque volte tale cifra, vista la necessit\u00e0 di garantire un&#8217;idonea crescita e protezione dei suoi beneamati nascituri. Un&#8217;ulteriore prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, della fondamentale attenzione compassionevole che guida la logica operativa dell&#8217;evoluzione. Assieme a quell&#8217;imprescindibile senso d&#8217;empatia nei confronti dei propri futuri discendenti, che accomuna ogni specie vivente a noi nota. <br>Sia che appartenga al mondo relativamente comprensibile della superficie, che al pianeta di un vero e proprio universo parallelo, custodito al di sotto delle tenebrose acque oceaniche che circondano i continenti. Poich\u00e9 non siamo forse tutti figli e remoti pronipoti, se si risale abbastanza addietro, della stessa Madre?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su un pianeta del braccio esterno della Galassia, all&#8217;interno di un oscuro crepaccio vasto quanto il Grand Canyon&#8230; Piccole creature, dalle multiple braccia planano nei pressi delle pareti di roccia dalla rada vegetazione, alla ricerca di un luogo tranquillo presso cui poggiare il proprio corpo sferoidale. 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