{"id":33016,"date":"2021-04-11T06:17:25","date_gmt":"2021-04-11T04:17:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33016"},"modified":"2021-04-11T06:24:03","modified_gmt":"2021-04-11T04:24:03","slug":"i-tre-impressionanti-archi-dacciaio-che-proteggono-dai-tifoni-la-citta-di-osaka","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=33016","title":{"rendered":"I tre impressionanti archi d&#8217;acciaio che proteggono dai tifoni la citt\u00e0 di Osaka"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-9Bavftq5dQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33019\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel settembre del 1934, una serie di perturbazioni atmosferiche formatesi sopra l&#8217;oceano Pacifico iniziarono a convergere sopra gli stati della Micronesia. Spostandosi gradualmente a nord-ovest oltre le isole Carolina, il fronte ventoso continu\u00f2 quindi a rafforzarsi, sfiorando per un pelo le isole Ryukyu (Okinawa). Virando in senso diagonale verso est, la massa di nubi e vento form\u00f2 la ragionevole approssimazione quella curva geografica che da sempre corrisponde, nelle nostre mappe, all&#8217;inclinazione principale dell&#8217;arcipelago giapponese. E fu allora che, toccando terra in corrispondenza delle rocciose spiagge di Muroto (prefettura di K\u014dchi) prosegu\u00ec diritto fino alla baia di Osaka. L&#8217;oceano stesso lo segu\u00ec da presso, fin dentro l&#8217;entroterra densamente abitato. Con una pressione atmosferica di 954.3 hPa, le conseguenze di questa tempesta furono assolutamente nefaste: la marea sal\u00ec di 4,20 metri, allagando un&#8217;area 4921 ettari. Oltre 166.000 case furono allagate e purtroppo, 17.898 persone persero la vita. Proprio questa fu definita &#8220;La seconda catastrofe pi\u00f9 grave del Giappone moderno&#8221; (dopo il grande terremoto del Kanto del 1923). Ma non fu certo l&#8217;ultima per questa grande metropoli: gi\u00e0 nel 1950, il tifone Jane colp\u00ec di nuovo, con un livello dell&#8217;acqua leggermente inferiore ma, causa eventi avversi del destino, un conteggio delle vittime ancor pi\u00f9 significativo e pari a 21.465. Soltanto la terza volta, con l&#8217;abbattersi nel 1961 del tifone Nancy (chiamato in Giappone <em>Daini-muroto Taif\u016b<\/em>, o secondo tifone di Muroto) le cose presero una piega totalmente differente: nonostante l&#8217;altezza dell&#8217;allagamento pari a 4,12 metri, le persone che persero la vita ad Osaka furono &#8220;soltanto&#8221; 2.165; poco pi\u00f9 del 10% rispetto agli eventi precedenti. Che cosa, esattamente, era cambiato?<br>Un nome alternativo della seconda pi\u00f9 grande area metropolitana in Giappone \u00e8 non a caso <em>Mizu-no-Machi<\/em> o citt\u00e0 dell&#8217;acqua, per lo stesso rapporto di stretta correlazione dimostrato tra i suoi abitanti e i numerosi canali, fiumi e insenature della sua baia, da sempre uno dei centri d&#8217;interscambio commerciali maggiormente significativi del paese. Ma vivere a stretto contatto con l&#8217;oceano sul ciglio estremo del vasto Pacifico, come la storia si era dimostrata in grado di provare pi\u00f9 volte, comportava non pochi problemi potenziali. E la necessit\u00e0 di attrezzarsi adeguatamente. Cos\u00ec durante il boom economico che avrebbe potato, a seguito degli anni &#8217;30, alle mire imperialiste del Giappone degli anni &#8217;30, il governo oligarchico nato dalla discendenza dei riformatori (alias &#8220;ristoratori&#8221;) Meiji aveva favorito un clima economico d&#8217;investimento infrastrutturale, che avrebbe portato nell&#8217;intera regione di Osaka alla costituzione di varie tipologie di dighe ed altre barriere idriche, capaci di ridurre significativamente la propagazione di grandi ondate e simili disastri. Almeno tre delle principali vie d&#8217;accesso marittime al cuore della citt\u00e0, tuttavia, restavano ancora esposti agli elementi, causa l&#8217;assiduit\u00e0 con cui venivano percorsi da grandi imbarcazioni, troppo alte per passare sotto le tipiche chiuse a sollevamento verticale. Si trattava delle foci dei fiumi Kizu, Anji e Shirimaishi. Proprio questi ultimi, quindi, si rivelarono una vulnerabilit\u00e0 particolarmente amara e finirono per costare ancora la vita di molti durante il tifone del 1961. Occorreva fare di pi\u00f9 quanto prima, proprio grazie all&#8217;occasione destinata a palesarsi nella decade immediatamente successiva.<br>Verso la met\u00e0 degli anni &#8217;60, l&#8217;intera prefettura di Osaka \u00e8 in fermento: viene ufficializzata, di li a poco, l&#8217;approvazione del centro abitato come sito per lo svolgimento della Fiera Mondiale a Suita, con il tema di &#8220;Progresso e armonia per l&#8217;intera umanit\u00e0.&#8221; I copiosi investimenti, di un paese rinato dalle ceneri del dopoguerra, conducono a nuovi espletamenti progettuali finalizzati a migliorare la resistenza del popolo giapponese nei confronti dei disastri causati da una natura spesso avversa. Ed \u00e8 grazie alla partecipazione al progetto della Obayashi Corporation, coadiuvata dalla ditta ingegneristica della Hitachi Zosen, che un nuovo approccio al problema inizia gradualmente a prendere forma. Qualcosa che mai, prima d&#8217;allora, era mai stato fatto sorgere in corrispondenza di alcun altra citt\u00e0 della Terra&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2W3-jp0711A\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-2019-Typhoon-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33018\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-2019-Typhoon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-2019-Typhoon-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-2019-Typhoon-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-2019-Typhoon.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;attivazione delle dighe principali \u00e8 una visione spesso evocativa per la popolazione della citt\u00e0, che giunge tuttavia a rivelarsi terrificante nel momento in cui si necessit\u00e0 realmente che facciano il proprio lavoro. Perch\u00e9 spropositate sarebbero le conseguenze, nel caso in cui una soltanto dovesse cessare improvvisamente di funzionare.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le dighe &#8220;principali&#8221; ad arco della citt\u00e0 di Osaka si basano tutte e tre sullo stesso principio di funzionamento, ovvero la risposta alla domanda fondamentale che recita: &#8220;E se invece di sollevarsi verticalmente, queste pareti ponderose ruotassero sull&#8217;asse principale, lasciando transitare liberamente le navi?&#8221; Verso la visione stranamente rassicurante, di un&#8217;approssimazione metallica del concetto di arcobaleno replicato ben tre volte entro il 1970 fissato per la Fiera, capace di sorgere a comando ogni qualvolta, per le pieghe imprevedibili del Fato, dovesse palesarsene la rapida necessit\u00e0. E per quanto concerne le tre dighe mobili di Kizugawa, Anjigawa e Shirimaishi-gawa con rapidit\u00e0 s&#8217;intendono i circa 50 minuti necessari all&#8217;azionamento del cassone pneumatico alimentato da due motori da 60 kW per l&#8217;avvolgimento del cavo di sollevamento della diga principale lunga 57 metri nel caso di Anji, coadiuvati dalle due ulteriori unit\u00e0 da 22 kW dedicate alla paratia secondaria di tipo rotativo convenzionale, misurante ulteriori 15 metri. La stessa cosa replicata per ciascuno dei tre casi rilevanti, con un costo unitario superiore ai tre miliardi di yen dell&#8217;epoca (pari a circa 185 milioni di dollari attuali) ampiamente giustificati dagli oltre 500 milioni di danni causati soltanto ad Osaka dall&#8217;ultimo impatto del tifone Nancy. L&#8217;altezza delle dighe fu calcolata sulla base dell&#8217;alta marea della baia sommata alla possibile inondazione causata da un tifone di classe 5, giungendo alla cifra non del tutto arbitraria di 7,4 metri. Ma poich\u00e9 queste nuove barriere avevano la forma estremamente resistente di un arco perfetto, una volta fatte ruotare sull&#8217;asse esse avrebbero permesso il passaggio di qualsiasi imbarcazione una volta aperte, preservando quel carattere favorevole ai commerci che costituisce una parte inscindibile del carattere della citt\u00e0 di Osaka.<br>Di sicuro rilievo, ai fini della nostra trattazione, risulta a questo punto essere la cronologia di attivazione delle dighe ad arco, orgogliosamente pubblicata <a href=\"http:\/\/www.pref.osaka.lg.jp\/nishiosaka\/river\/kizu-gate.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">sul sito ufficiale del governo della prefettura di Osaka<\/a> e messa in pratica pi\u00f9 volte al mese, sia come esercitazione che per assicurare il corretto funzionamento delle dighe. Tutto inizia, in modo chiaro e prevedibile, con l&#8217;attivazione di una sirena, finalizzata ad instillare un senso d&#8217;urgenza e il desiderio di togliersi di mezzo da parte delle imbarcazioni fluviali. Successivamente e come ulteriore precauzione, quindi, una catena viene sollevata dagli abissi per agire come blocco di sicurezza, nei confronti di capitani eccessivamente distratti o ritardatari. Segue il sollevamento degli scudi protettivi anti-detriti, creati per proteggere il meccanismo motorizzato dall&#8217;accumulo progressivo di corpi estranei trasportati dalla corrente dei fiumi, capaci eventualmente d&#8217;inficiarne il corretto funzionamento. Soltanto a questo punto, i cavi principali iniziano a fuoriuscire dal paranco situato in corrispondenza della torre di controllo, permettendo conseguentemente alla diga di ruotare fino alla posizione desiderata e come ultimo passaggio, se ritenuto necessario, chiudere anche la piccola diga di tipo convenzionale a lato del grande arco principale. Trascorso in seguito l&#8217;evento meteorologico, o successivamente all&#8217;ora media prevista nel caso delle prove tecniche, la paratia verr\u00e0 infine sollevata mediante l&#8217;inversione del processo, ma non prima di aver scaricato mediante appositi canali controllati l&#8217;acqua di mare che, inevitabilmente, tende a penetrare nelle intercapedini del grosso portale d&#8217;acciaio. Una visione capace di attrarre, ogni volta, una quantit\u00e0 non trascurabile di curiosi soprattutto tra i turisti e che ha indirettamente contribuito, in epoca contemporanea, anche alla fondazione del museo interattivo dello Tsunami &amp; Storm Surge Disaster Prevention Station, situato a poca distanza dalla diga ad arco di Anjigawa con indirizzo \u00a06-3-13 Benten, Minato-ku.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ne0hiVKlIyk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-Mechanism-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33017\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-Mechanism-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-Mechanism-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-Mechanism-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/04\/Osaka-Arch-Sluice-Mechanism.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Le tre chiuse ad arco, esteriormente molto simili, risultano facili da identificare in foto e negli obbligatori time-lapse d&#8217;ordinanza grazie al colore della paratia principale: gialla per il fiume Kizu, rossa per l&#8217;Anji e azzurro cielo per lo Shirimashi.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Attivate pi\u00f9 volte con scopo preventivo nel 1975, 1994, 2003 e 2018 le dighe ad arco di Osaka si sono quindi coordinate con il resto delle difese idriche della citt\u00e0 per prevenire una quantit\u00e0 incalcolabile di vittime e danni, rassicurando ad ogni occasione i contribuenti sull&#8217;effettiva spesa intelligente dei fondi investiti al fine d&#8217;implementarle. L&#8217;ultima volta in occasione del tifone n.21 (<em>alias <\/em>tifone Jedi) che risalendo verso la baia attraverso la regione di Kinki si abbatt\u00e8 con furia significativa sulla vasta metropoli, anticipando una situazione comparabile a quella dei precedenti eventi che l&#8217;avevano devastata. Se non che ancora una volta, i possenti meccanismi costruiti con finalit\u00e0 specifiche si ersero a baluardo di coloro che li avevano costruiti.<br>Ma il tempo passa e con esso cambiano le priorit\u00e0. Cos\u00ec un ultimo resoconto d&#8217;analisi strutturale, pubblicato all&#8217;inizio del 2021, parla di una significativa erosione delle strutture portanti dei tre archi, che sono ormai giunti al punto di richiedere urgenti ed importanti interventi di manutenzione, se non vera e propria sostituzione con un nuovo avveniristico sistema, definito in via preliminare &#8220;<em>roll-up<\/em>&#8220;. Per un investimento stimato attorno ai 36 miliardi di yen, piuttosto ragionevole considerati gli oltre 50 anni di utilizzo ininterrotto dei complessi apparati. Ma il governo tituba ed ancora tarda a risolvere, comprensibilmente, la questione niente affatto semplice di come garantire il traffico nei tre canali principali, per la maggior parte possibile del tempo necessario ai laboriosi interventi di ripristino delle difese costiere. Dopo tutto, niente ci fa pensare che un nuovo tifone debba abbattersi proprio adesso sopra la citt\u00e0 di Osaka, nei prossimi giorni, mesi o anni. Vero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel settembre del 1934, una serie di perturbazioni atmosferiche formatesi sopra l&#8217;oceano Pacifico iniziarono a convergere sopra gli stati della Micronesia. Spostandosi gradualmente a nord-ovest oltre le isole Carolina, il fronte ventoso continu\u00f2 quindi a rafforzarsi, sfiorando per un pelo le isole Ryukyu (Okinawa). 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