{"id":32442,"date":"2021-01-20T06:32:06","date_gmt":"2021-01-20T05:32:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32442"},"modified":"2021-01-20T06:38:03","modified_gmt":"2021-01-20T05:38:03","slug":"la-lunga-e-tortuosa-strada-verso-la-creazione-di-una-macchina-da-scrivere-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32442","title":{"rendered":"La lunga e tortuosa strada verso la creazione di una macchina da scrivere cinese"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/JZcui85b4EE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Toshiba-Typewriter-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32446\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Toshiba-Typewriter-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Toshiba-Typewriter-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Toshiba-Typewriter-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Toshiba-Typewriter.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Complesso \u00e8 sicuramente complesso. Difficile? Non tanto: basta andare con la giusta velocit\u00e0, ricordandosi che il tempo pu\u00f2 esserci alleato, ogni qualvolta manca di trasformarsi nella personificazione del nostro nemico. Il foglio di carta scorre a scatti lungo il rullo, mentre in corrispondenza di esso una freccia metallica permette di selezionare tra le multiple iscrizioni runiche su lunghe stecche di zinco. Come il becco di un uccello, la testina scatta alla pressione di una leva: TU-CLUNCK! Un po&#8217; alla volta, il testo scritto prende forma sopra il foglio. Soltanto i sinologi e yamatologi tra il pubblico, coglieranno immediatamente l&#8217;assenza di un valido significato&#8230;<br>Tanto forte riesce ad essere l&#8217;impressione in Occidente, accompagnata dalle presunte prove pi\u00f9 volte riconfermate, che l&#8217;alfabeto latino di 26 lettere sia il sistema di scrittura superiore al mondo: maggiormente funzionale, e per questo giustamente pi\u00f9 diffuso, di quello greco, georgiano, arabo, coreano, delle dozzine di alternative utilizzate in India e certamente, pi\u00f9 di ogni altra cosa, dell&#8217;improbabile serie d&#8217;ideogrammi studiati in diversi paesi dell&#8217;Estremo Oriente, come lascito di una tradizione filologica sproporzionatamente complessa rispetto all&#8217;esigenza di comunicare concetti o sentimenti attraverso la parola scritta. Laddove un italiano che si approcci per la prima volta allo studio di una lingua straniera, anche relativamente prossima come il Francese o l&#8217;Inglese, sar\u00e0 il primo ad affermare che &#8220;non si legge come si scrive&#8221; per l&#8217;evidente dissonanza creata da un sistema di scrittura concepito per uno specifico idioma, una volta che si fa il possibile per adattarlo alla pronuncia di un altro. Confrontiamo quindi per un attimo, tale questione con il ruolo aggregatore mantenuto, attraverso i secoli, dal sistema logografico degli Han: le migliaia di <em>hanzi <\/em>(\u6c49\u5b57 &#8211; ideogrammi) che poi sarebbero i <em>kanji<\/em> (\u6f22\u5b57) secondo la terminologia giapponese (stessa cosa, in sostanza) ciascuno indissolubile da una specifica parola, sillaba e pronuncia. Cos\u00ec che adattarli all&#8217;uso per lo stile comunicativo del proprio paese significa, essenzialmente, accettare anche un particolare modo di pensare ed approcciarsi ai concetti. Al punto che la definizione linguistica di &#8220;Cina&#8221; pu\u00f2 essere accostata ai territorio entro cui \u4eba (<em>r\u00e9n<\/em>) \u00e8 una persona, \u65e5 (<em>r\u00ec<\/em>) il sole e \u5730 (<em>d\u00ec<\/em>) la terra, indipendentemente da come si scelga di pronunciarli. Uno spirito d&#8217;aggregazione che permette, in maniera puntuale, ad un abitante di Pechino di comprendere perfettamente un testo scritto a Gu\u01cengzh\u014du (Canton) bench\u00e9 i due non riuscirebbero affatto a comprendersi attraverso una conversazione parlata. Altri problemi, del resto, emergono da tale meccanismo nel momento in cui si tenti, necessariamente, d&#8217;inserirlo nello schema meccanico della tecnologia ad uso personale. Questione nata per la prima volta attorno all&#8217;inizio del XIX secolo, quando i primi arguti sperimentatori, tra cui l&#8217;italiano Agostino Fantoni, intrapresero l&#8217;esperimento per creare un sofisticato meccanismo in grado di contenere, ed in qualche modo dominare, l&#8217;intero magico sistema della stampa in un singolo mobile o dispositivo. La macchina da scrivere in quanto tale presentava in effetti, rispetto al sistema della stampa coi caratteri mobili di cui la Cina fu pioniera, un&#8217;implicita serie di problemi da risolvere. Primo fra tutti, la massima dimensione raggiungibile dalla sua tastiera. Cos\u00ec con metodologia diretta, fin da subito per affrontare l&#8217;ardua impresa si cap\u00ec che sarebbe stato necessario farne semplicemente a meno&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>Nota:<\/strong> in questa pratica macchina da scrivere della Toshiba degli anni &#8217;50, i caratteri utilizzabili sono stati ridotti a circa 2400, il che permette di selezionarli, molto agevolmente, tramite l&#8217;impiego di un rullo. Questo tipo di apparati sarebbe diventato molto popolare anche in Cina, successivamente al termine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/M77DxXRI014\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Demonstration-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32443\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Demonstration-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Demonstration-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Demonstration-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Demonstration.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;opera di scrittura con una macchina del tipo a piccione volante richiedeva un lungo periodo di addestramento. Per ovvie ragioni, in questo caso, non ci aspettava che il tipografo scrivesse senza guardare i tasti, ma piuttosto addestrasse la sua vista ad individuare e selezionare il carattere richiesto con la maggiore rapidit\u00e0 possibile.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un approccio particolarmente scenografico, bench\u00e9 poco risolutivo, dell&#8217;intera questione pu\u00f2 essere dunque individuato nel progetto del missionario protestante a Tongzhou Devello Zeletos Sheffield attorno al 1880, per una bizzarra ruota gigante con 4.662 dei &#8220;caratteri pi\u00f9 comuni&#8221; fatta ruotare ed impressa sul foglio manualmente in maniera non dissimile da quella di una <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=VhdZP16d9Uo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">macchina da scrivere Simplex<\/a> statunitense. Sistema non soltanto laborioso da utilizzare, ma che comportava un meccanismo estremamente costoso e ponderoso, tale da impedire totalmente un&#8217;effettiva produzione in serie del macchinario. Una soluzione pi\u00f9 pratica, in seguito, sarebbe giunta da Zhou Houkun e Shu Zhendong nel 1916. Tale ponderoso marchingegno dal peso superiore ai 14 Kg, dotato di un grosso rullo meccanico su cui disporre il foglio, prevedeva l&#8217;impiego di un vasto cassetto sopra cui far scorrere una leva. Premendo la quale, uno alla volta, i caratteri scelti realizzati in lega di zinco sarebbero stati fatti portati fino alla riga bersaglio da una testa mobile chiamata &#8220;il piccione volante&#8221; provvedendo in maniera progressiva alla creazione del testo scritto su carta. Un tipografo esperto, quindi, avrebbe potuto impiegare tale apparato per riuscire a scrivere una media di 20 parole al minuto, impresa utile pi\u00f9 che altro al fine di produrre un documento dall&#8217;estrema importanza o prestigio.  Nel 1946, dopo il secondo grande conflitto, troviamo quindi notizie sulla figura notevole dell&#8217;artista, scrittore ed inventore Lin Yutang, che applicando le nozioni tecniche apprese durante il suo studio all&#8217;estero riusc\u00ec a concepire il concetto rivoluzionario della macchina da scrivere Ming Kwai (\u660e\u5feb &#8211; &#8220;chiaro&#8221; o &#8220;semplice&#8221;). Apparecchio non molto pi\u00f9 grande di quelli occidentali, in cui una serie di qualche decina di grafemi venivano combinati per la creazione di oltre 90.000 possibili caratteri, aprendo la strada possibile ad un significativo cambiamento nella cognizione stessa della lingua cinese. La sua idea, tuttavia, si rivel\u00f2 famosamente fallimentare durante un&#8217;importante dimostrazione alla compagnia Remington in cui non riusc\u00ec ad usarla per scrivere dei testi improvvisati, portando al successivo fallimento commerciale e scomparsa dalle pagine della storia.<br>Ben poche possibilit\u00e0 d&#8217;evoluzione, a quel punto, sembravano possibili o necessarie. Le cose iniziarono a cambiare successivamente alla met\u00e0 del secolo, con l&#8217;inizio dell&#8217;epoca maoista e gli sconvolgimenti sociali che avrebbero aperto le porte della Rivoluzione Culturale. Attraverso un moto popolare ed un&#8217;aggregazione collettiva dopo l&#8217;altra, eventi che tendevano a richiedere, per propria esplicita propensione, l&#8217;impiego di altrettanti volantini e pamphlet stampati a stretto giro di corda, senza particolari riguardi ai limiti di quello stesso sistema di scrittura che veniva considerato, con ottime e comprovate ragioni, un importante simbolo della cultura cinese. Nacque, in questo modo, il marchingegno destinato a lasciare un segno indelebile sulla sua epoca, la cosiddetta macchina da scrivere Doppio Piccione (\u53cc\u9e3d &#8211; Shu\u0101ngg\u0113) fabbricata a Shanghai a partire dal 1949. In essa, per la prima volta, il tipografo poteva liberamente spostare i caratteri sulla tavola di selezione, arrangiandoli secondo dei raggruppamenti concettuali che avessero senso nel particolare contesto d&#8217;impiego. In tale modo, il cassetto di una macchina impiegata in banca avrebbe avuto un aspetto decisamente diversa da quella di una stamperia del partito dotata di apparecchi di riproduzione seriale in ciclostile, mentre in entrambi i casi sarebbero stati posti particolarmente vicini i caratteri rispettivamente corrispondenti a &#8220;presidente&#8221;, &#8220;Mao&#8221; e &#8220;Zedong&#8221;. La figura del tipografo esperto, capace di aumentare la sua velocit\u00e0 di scrittura fino a quella di 50-60 &#8220;parole&#8221; al minuto (in realt\u00e0 si trattava probabilmente di singoli caratteri) divenne quindi un eroe celebrato dal partito, con il caso celebre della giovane donna Shen Yunfen che arriv\u00f2 ad essere proclamata nel 1953 eroina nazionale di prima classe grazie alle innovazioni che seppe introdurre nella selezione e disposizione dei caratteri per la stampa.<br>In assenza di una tradizione celebrativa comparabile a quella cinese, nel frattempo, la macchina da scrivere giapponese resta pi\u00f9 difficile da inquadrare attraverso la documentazione reperibile online, bench\u00e9 una soluzione preferita dai suoi costruttori sembrerebbe essere stata la riduzione del numero di caratteri disponibili, verso una ragionevole semplificazione testuale e filologica dei testi scritti, almeno finch\u00e9 le limitazioni meccaniche del mondo tecnologico avrebbero continuato ad avere un peso. Un simile approccio, negli anni immediatamente successivi, avrebbe trovato l&#8217;applicazione anche in Cina all&#8217;interno di contesti meno rigorosi e professionali.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/KSEoHLnIXYk?t=2386\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Mingkwai-Typewriter-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32445\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Mingkwai-Typewriter-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Mingkwai-Typewriter-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Mingkwai-Typewriter-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Mingkwai-Typewriter.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La macchina da scrivere Ming Kwai, di cui non si hanno purtroppo esempi sopravvissuti, avrebbe potuto portare ad un balzo in avanti quantistico del sistema di scrittura meccanico cinese. In essa, l&#8217;utilizzatore avrebbe selezionato il carattere scelto mediante un &#8220;occhio magico&#8221; posizionato dinnanzi al foglio, prima di premere ogni volta una sorta di tasto &#8220;invio&#8221;. Gli errori, possiamo dunque presumere, sarebbero stati facili da evitare&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La storia della macchina da scrivere orientale avrebbe quindi sub\u00ecto un brusco capovolgimento all&#8217;inizio degli anni &#8217;70, ancor pi\u00f9 veloce e radicale di quello vissuto nei nostri lidi, con l&#8217;introduzione di un qualcosa di totalmente nuovo: il mobile elettrico contenente un qualche tipo di <em>word processor<\/em> computerizzato. Pionieristico, a tal fine, fu il lavoro della Lianxiang&nbsp;di Pechino, una compagnia che oggi continua ad essere celebre nel mondo con il nome di Lenovo. Per la prima volta, il lavoro autorale dell&#8217;uomo alla tastiera non era pi\u00f9 limitato dallo spazio disponibile all&#8217;interno di un singolo marchingegno da tavolo, portando a proficue sperimentazioni con i metodi d&#8217;inserimento e selezione adattiva dei caratteri non dissimili da quelli in uso tutt&#8217;ora.<br>Per la soluzione di un problema che, da un certo punto di vista, potremmo valutare sia stato affrontato all&#8217;inverso. Perch\u00e9 industriarsi nell&#8217;impostazione tecnologica di un sistema logografico che potrebbe apparire, ai nostri occhi, tanto macchinoso ed arretrato? Particolarmente nel caso del Giappone che, con le sue due scritture sillabiche <em>hiragana <\/em>e <em>katakana, <\/em>avrebbe potuto facilmente abbandonare i <em>kanji<\/em> gi\u00e0 pi\u00f9 volte attraverso il corso della sua storia recente. Ed in effetti furono anche fatti dei tentativi a partire dall&#8217;epoca Meiji (1852&nbsp;&#8211; 1912) pi\u00f9 volte fortemente criticati e destinati a rivelarsi fallimentari. <br>Perch\u00e9 in fondo, pensateci soltanto per un attimo: a cosa serve la musica classica, in un&#8217;epoca dotata di sintetizzatori? A cosa la pittura, quando esiste la fotografia? E perch\u00e9 mai dovremmo anche soltanto pensare di leggere o scrivere, quando possiamo altrettanto facilmente guardare un video su YouTube? \u00c9 davvero facile ergersi a paladini della semplificazione, quando si sta parlando di una cultura che non si conosce davvero a fondo e neppure ci appartiene. Mentre non tutti sono pronti ad ammettere l&#8217;incomparabile splendore funzionale, di una parola contenuta in un singolo agglomerato di segni, istantaneamente riconoscibile da svariati miliardi di persone.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/1fYh1oEPKik\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Method-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32444\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Method-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Method-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Method-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2021\/01\/Chinese-Typewriter-Method.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Avanzata macchina da scrivere giapponese MAC M-45 degli anni &#8217;60. L&#8217;utilizzatore avrebbe selezionato con una lente il carattere desiderato da una tavola sinottica stampata. Mentre l&#8217;effettiva versione mobile usata per imprimerlo sul foglio si trovava, in effetti, su di un rullo nascosto al di sotto del cassetto d&#8217;impiego.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Complesso \u00e8 sicuramente complesso. Difficile? Non tanto: basta andare con la giusta velocit\u00e0, ricordandosi che il tempo pu\u00f2 esserci alleato, ogni qualvolta manca di trasformarsi nella personificazione del nostro nemico. Il foglio di carta scorre a scatti lungo il rullo, mentre in corrispondenza di esso una freccia metallica permette di selezionare tra le multiple iscrizioni &#8230; <a title=\"La lunga e tortuosa strada verso la creazione di una macchina da scrivere cinese\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32442\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La lunga e tortuosa strada verso la creazione di una macchina da scrivere cinese\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[240,3294,163,2355,46,5032,2687,167,136,5030,1583,430,3550,2093,439,71,5496,97,5495],"class_list":["post-32442","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-asia","tag-caratteri","tag-cina","tag-comunicazione","tag-giappone","tag-hanzi","tag-inchiostro","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-kanji","tag-macchine","tag-meccanica","tag-metodi","tag-oriente","tag-stampa","tag-storia","tag-tasti","tag-tecnologia","tag-testi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32442","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32442"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32442\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32452,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32442\/revisions\/32452"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}