{"id":32153,"date":"2020-12-10T06:22:50","date_gmt":"2020-12-10T05:22:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32153"},"modified":"2020-12-10T06:22:54","modified_gmt":"2020-12-10T05:22:54","slug":"la-seta-creata-con-il-gambo-del-fiore-che-accompagna-le-maree","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32153","title":{"rendered":"La seta creata con il gambo del fiore che accompagna le maree"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/S9F-u4T7leQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-flower-silk-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32155\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-flower-silk-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-flower-silk-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-flower-silk-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-flower-silk.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Esiste a questo mondo, forse, una creatura dal destino pi\u00f9 infelice del baco? Nato al fine d&#8217;inseguire, ricercando il nutrimento, la possibile promessa di annientare la sua essenza, nella gabbia del suo bozzolo, auspicando la trasformazione alata che costituisce l&#8217;anticamera della riproduzione. Ma invece raccolto da mani sconosciute in mezzo ai verdeggianti campi di gelso, per essere bollito nel suo involucro. Ed ucciso, senza nessun tipo di rimorso, prima di poter forare quel tessuto che l&#8217;evoluzione gli ha insegnato ad intrecciare. Strade alternative, d&#8217;altra parte, non esistono ed \u00e8 una forma d&#8217;oro, quello che produce, utile a creare un&#8217;ampia serie d&#8217;indumenti mantenuti in alta considerazione presso tutte le culture che hanno avuto la fortuna d&#8217;indossarli, ammirarli, metterli sul piedistallo della moda. Persiste d&#8217;altra parte, sempre e in ogni caso, quel sentiero alternativo d&#8217;altre stoffe, potenzialmente altrettanto valide per assolvere allo scopo di creare un guardaroba valido in ogni occasione; si, ma quali? Il lino \u00e8 ruvido al confronto. Il cotone, morbido ma privo di sostanza. La lana spessa ed inadatta ai climi caldi&#8230; Ci\u00f2 che resta, come nel mestiere di chi cerca verit\u00e0 nascoste, \u00e8 soltanto l&#8217;impossibile, che diventa praticabile mediante il giusto tipo di esperienze. Vedi quella imprenditoriale, produttiva e commerciale di Phan Thi Thuan, la donna vietnamita con oltre 60 anni di esperienza nel campo tessile che ha creato un nuovo tipo d&#8217;impresa nel territorio periferico della citt\u00e0 di Hanoi. Fondata sul rimorso e il senso di fastidio nati dall&#8217;osservazione di una pratica assai diffusa. In questa terra umida, dove il corso del fiume rallenta in modo sufficiente alla creazione di acquitrini, presso i quali ampie fasce agricole della popolazione hanno da sempre ricercato la coltivazione intensiva della pianta <em>Nelumbo nucifera<\/em>, normalmente nota con il nome di loto sacro. Ampiamente utilizzata nella cucina e nei rituali buddhisti dell&#8217;intero Sud-Est Asiatico nel quale numerose ricette esistono per le sue foglie, i rizomi, i semi e naturalmente i petali rosa del grande fiore, tanto decorativo quanto utile ad infondere un sapore ricco a particolari variet\u00e0 di t\u00e8 coreani. Ci\u00f2 che Phan Thi aveva tuttavia avuto modo di notare, fin dalla giovane et\u00e0, era il modo in cui i gambi della pianta venivano sistematicamente accantonati, venendo lasciati a marcire a lato della strada senza nessun tipo di rispetto nei confronti della natura. Il che ebbe modo di aprire, la sua fervida mente, ad una possibilit\u00e0 letteralmente mai studiata nel suo paese: &#8220;E se spezzassimo quel corpo vegetale, per estrarne il contenuto segreto, per poi farlo filare dentro l&#8217;arcolaio e infine lavorarlo tramite il telaio a pedali?&#8221;<br>Arti nuove nascono dalla necessit\u00e0 di perseguire un mezzo di sostentamento continuativo nel tempo. E qualche volta, antichi metodi vengono scoperti nuovamente, nell&#8217;acquisizione di una strada alternativa per l&#8217;acquisizione del benessere all&#8217;interno dell&#8217;intera societ\u00e0 in paziente attesa. Ci\u00f2 detto, non \u00e8 propriamente semplice sostituire in essere, mediante il frutto della fioritura vegetale, il complesso metodo del baco per creare laboriosamente la sua seta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/qZKXyQslJfg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-weaving-Myanmar-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32156\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-weaving-Myanmar-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-weaving-Myanmar-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-weaving-Myanmar-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-weaving-Myanmar.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La tessitura delle fibre di loto porta alla creazione di una stoffa sottile ma durevole, che viene normalmente lasciata relativa grezza e priva di tinture colorate. Questo al fine di permettere alle sue naturali caratteristiche di essere apprezzate a pieno dal cliente finale, che altrimenti avrebbe potuto continuare a rivolgersi semplicemente all&#8217;industria del baco.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Forza, convinzione, coraggio. Chi fu il primo a immaginare un metodo per macinare il grano? Chi pens\u00f2 per primo di purificare il minerale, mediante l&#8217;uso delle tecniche per la raffinazione usate nel campo della metallurgia? Difficile comprendere la strada del progresso umano, cos\u00ec come altrettanto riduttivo appare attribuire la precisa metodologia mostrata in questi reportage, all&#8217;opera di una singola persona e le sue valide scoperte sulla strada di un processo funzionale allo scopo. Le cui origini possono essere in effetti rintracciate, secondo il Web, ad un distante villaggio situato a Burma, in Myanmar, presso il vasto specchio d&#8217;acqua di Inthe situato verso i confini meridionali di quel paese. Il cui popolo viene chiamato, per l&#8217;appunto, Intha o Lu Myui (Figli del Lago) per la maniera in cui circa 100.000\/200.000 persone vivono, in quest&#8217;area, quasi interamente all&#8217;interno di case costruite su palafitte o vere e proprie imbarcazioni mobili a seconda del bisogno della giornata. Come quello di raggiungere il mercato, per la vendita piuttosto remunerativa della stoffa creata tramite il gambo dei fiori di loto.<br>Non che ci\u00f2 riesca facile, n\u00e9 un tale passaggio possa essere raggiunto in tempi comparabili al processo della produzione industriale, giudicato in via informale come non pi\u00f9 antico dei primi del &#8216;900. Tutt&#8217;altro, anzi: ci\u00f2 racconta quanto ci viene faticosamente dimostrato, dalle donne qui mostrate intente a filare pazientemente le fibre estratte da ciascuna pianta, tanto leggere da richiedere l&#8217;impiego di semi di mais o sassolini al fine d&#8217;impedirne l&#8217;aggrovigliamento per l&#8217;effetto delle lievi correnti d&#8217;aria nel laboratorio, e quindi arrotolarle una sull&#8217;altra, prima d&#8217;immetterle all&#8217;interno della macchina che serve per creare il rocchetto. Ma \u00e8 forse il passaggio successivo, quello che richiede un grado ancor maggiore d&#8217;attenzione ed esperienza; poich\u00e9 la seta di loto non ha affatto la stessa resistenza, n\u00e9 l&#8217;elasticit\u00e0 inerente, della sua controparte frutto del lavoro degli insetti, richiedendo una cura ancor maggiore prima di essere adattata all&#8217;uso considerato parte del suo processo finale. Ed avendo cura, in ogni passaggio, che la matassa rimanga sufficientemente umida, pena l&#8217;irrigidimento pressoch\u00e9 istantaneo e conseguente rottura. Cos\u00ec che la stessa Phan Thi Thuan narra, nella sua intervista rilasciata per il Business Insider, di come una semplice sciarpa non pi\u00f9 larga di 35 cm finisca spesso per richiedere fino a due mesi di lavoro, venendo venduta al cliente finale per non meno dell&#8217;equivalente di 300 dollari. Il che, considerato il costo della vita ed il valore medio degli stipendi vietnamiti, non \u00e8 certo una cifra in facile da sopravvalutare. E permette di comprendere perch\u00e9 a Burma, originariamente, gli indumenti creati con questa stoffa fossero riservati solamente ai monaci buddhisti di pi\u00f9 larga fama e prestigio.<br>Non c&#8217;\u00e8 infine da sorprendersi del modo in cui l&#8217;industria della moda globalizzata, negli ultimi tempi, sembrerebbe aver notato la natura rara ed insostituibile di quel tessuto, favorendo la creazione di stabilimenti capaci di superare la portata di realt\u00e0 locali come quella di Hanoi. Vedi l&#8217;iniziativa del francese Awen Delaval, che ha creato nel 2014 come punto di partenza per il suo brand Samatoa un&#8217;opificio del loto nella provincia di Siem Reap, rispettando le logiche di una realt\u00e0 operativa mediante manodopera locale, ma istituita con lo scopo specifico di procedere all&#8217;esportazione di prodotti per il mercato internazionale. Giungendo all&#8217;endorsement di un certo numero di personalit\u00e0 famose, come esemplificato dalla foto orgogliosamente messa in mostra presso il sito della compagnia, nella quale si vedono portare sciarpe di loto del suo marchio, tra gli altri, l&#8217;ex-presidente francese Francois Hollande, il ministro indiano della produzione tessile Smirti Zubin Irani e miss Cambogia 2017.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/P-emTaSUuS0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-fabric-Cambodia-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32154\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-fabric-Cambodia-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-fabric-Cambodia-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-fabric-Cambodia-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/12\/Lotus-fabric-Cambodia.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Allo stato attuale delle cose, non esistono processi industriali per la semplificazione della produzione di questi tessuti, neanche del tipo chimico e relativamente poco sostenibile dal punto di vista economico usato nel campo della seta convenzionale. Ogni capo creato con il loto, dunque, risulta essere necessariamente fatto a mano, fin dai suoi principi generativi di partenza.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Risulta sempre inerentemente sostenibile, d&#8217;altronde, ci\u00f2 che nasce dal prodotto collaterale di un&#8217;industria che esisteva in precedenza. Ed \u00e8 palese la maniera in cui il pi\u00f9 rappresentativo fiore acquatico d&#8217;Oriente, ogni qual volta sopraggiunga la siccit\u00e0 nelle stagioni contrapposte al puntuale arrivo dei monsoni, riesca a chiudere i baccelli e preservare in tal modo i preziosi semi fino all&#8217;arrivo di tempi migliori. Nella stessa maniera in cui la principale ambasciatrice di questa particolare tecnica tra le variopinte pagine di Internet parla, con enfasi e passione niente meno che invidiabili, d&#8217;insegnare l&#8217;approccio produttivo alle nuove generazioni, tentando in questo modo di aumentarne i propositi di sopravvivenza futura. <br>Un&#8217;intento tanto valido e prezioso, quanto funzionale alla ricerca di un successo che possa trascendere il ciclo naturale del progresso che dimentica, poi ritrova. Poich\u00e9 non sempre l&#8217;evoluzione personale conduce alla gloriosa trasformazione di un qualcosa di totalmente diverso, come il baco che desidera essere farfalla. Taluni processi si presentano come graduali e richiedono un&#8217;impegno continuativo nel tempo. Il che non significa che debbano essere, in definitiva, meno degni d&#8217;essere perseguiti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste a questo mondo, forse, una creatura dal destino pi\u00f9 infelice del baco? 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