{"id":32023,"date":"2020-11-20T06:26:43","date_gmt":"2020-11-20T05:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32023"},"modified":"2020-11-20T06:26:48","modified_gmt":"2020-11-20T05:26:48","slug":"il-drone-sul-fungo-che-ricopre-la-piu-incredibile-montagna-della-patagonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32023","title":{"rendered":"Il drone sul fungo che ricopre la pi\u00f9 incredibile montagna della Patagonia"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/408175270\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Ice-Cap-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32026\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Ice-Cap-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Ice-Cap-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Ice-Cap-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Ice-Cap.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Alto e magnifico, il Grido di Pietra si erge nel Campo di Ghiaccio Patagonico Meridionale, come una colonna posta in essere dal pi\u00f9 profondo e inarrivabile desiderio degli Dei. E noi lievemente gli giriamo attorno, trasportati dal vortice tecnologico di cos\u00ec strani giorni, in cui le telecamere possono volare sull&#8217;ali di una batteria elicotteristica incorporata. Non \u00e8 di sicuro questa, la montagna pi\u00f9 alta del suo gruppo, n\u00e9 la pi\u00f9 larga ed imponente, assomigliando piuttosto ad un sottile albero d&#8217;abete o un ago, sormontato da una strana forma dal colore candido e accecante:<em> el hongo<\/em>, il fungo della montagna. Che forse potreste conoscere attraverso l&#8217;appellativo, da sempre avvolto da un alone di mistero, di Cerro Torre, strettamente legato alla figura di alcuni dei pi\u00f9 celebri, ed almeno in un caso lungamente discussi, tra i rinomati personaggi dell&#8217;alpinismo italiano.<br>Grandi nomi che si trovano associati a grandi imprese, per il semplice fatto di aver raggiunto l&#8217;obiettivo per primi. Con il trascorrere delle diverse fasi esplorative, quindi, l&#8217;impossibile tende a diventare progressivamente realizzabile, persino mondano. Fino al punto che cercando tra gli archivi d&#8217;Internet, puoi trovare la testimonianza di un <em>outsider <\/em>nettamente sconosciuto che da un giorno all&#8217;altro, \u00e8 riuscito ad uguagliare i suoi pi\u00f9 insigni predecessori. \u00c9 questo il caso di Jeff Wright e sua moglie Priti, i &#8220;vagabondi alpini&#8221; che partendo dalla Florida nel 2017, hanno iniziato a farsi un nome come validi istruttori di scalate prima d&#8217;iniziare a girare per il mondo, raggiungendo alcune delle vette pi\u00f9 difficili e famose del mondo. Per poi raggiungere, finalmente, nella giornata dell&#8217;ottobre del 2020 la fondamentale cima del K9, punto pi\u00f9 elevato della Terra. Ma poich\u00e9 come si dice Roma non fu costruita in un giorno, ed allo stesso modo i pi\u00f9 difficili traguardi hanno bisogno di un preambolo adeguato, \u00e8 in questo video in 4K ripreso via drone che compare la testimonianza del momento topico datato circa 7 mesi fa, quando i due ebbero la prima e pi\u00f9 significativa occasione d&#8217;iscrivere i propri nomi nella storia nelle scalate. Esistono, a tal proposito, due maniere per concludere una sfida verticale contro la natura: il primo \u00e8 quello della spedizione, con campi base disseminati lungo l&#8217;intero estendersi del tragitto e se possibile, l&#8217;aiuto di un&#8217;intera squadra esperta, la cui assistenza pu\u00f2 sfociare nel vero e proprio himalayismo, con il cliente che viene letteralmente &#8220;traportato&#8221; dagli sherpa fin sopra la cima del mondo. Il secondo, invece, detto stile alpino, \u00e8 quello dell&#8217;arrampicata solitaria o di un piccolo gruppo, dotato unicamente degli attrezzi e gli strumenti che \u00e8 possibile trasportare nel corso di un singolo viaggio, permettendo il raggiungimento della vetta attraverso tempistiche notevolmente pi\u00f9 brevi, dove le settimane si trasformano in ore o giorni, d&#8217;intensa, esperta attivit\u00e0 fisica mirante all&#8217;obiettivo finale. Ebbene non tutte le montagne, indipendentemente dalla loro fama, permettono entrambi gli approcci, come nel caso del Cerro le cui ripide pareti, soprattutto verso l&#8217;approccio finale che conduce al conseguimento ultimo della vittoria assomigliano pi\u00f9 che altro alla sfida di un vero e proprio rocciatore sportivo, impegnato in un campionato all&#8217;interno di contesti sicuri ed attentamente controllati. Un fattore, quest&#8217;ultimo, che aveva lungamente fatto considerare l&#8217;alta torre della Patagonia come totalmente impossibile da scalare, almeno finch\u00e9 in un fatale 1959, l&#8217;alpinista trentino Cesare Maestri accompagnato dal collega austriaco Toni Egger non dichiar\u00f2 di fronte a un mondo in trepidante attesa che si, la belva era stata domata. E il nesso ultimo raggiunto, sebbene dei due eroici scalatori, soltanto lui fosse riuscito a ritornare sano e salvo fino alla pianura. Causa un incidente che avrebbe portato allo smarrimento, contestualmente, della videocamera portata fin lass\u00f9 dai due come prova inconfutabile del trionfo, dando inizio ad uno dei pi\u00f9 lunghi e per certi versi tuttora irrisolti contenziosi nella storia dell&#8217;alpinismo mondiale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/_BXasiUzBSo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Climb-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32025\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Climb-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Climb-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Climb-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Climb.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La pi\u00f9 recente scalata pienamente documentata su Internet del Cerro Torre sembrerebbe essere quella compiuta tra il 4 e l&#8217;8 febbraio dal gruppo italiano di Picco, Migliano, Totani e Saccari, lungo lo stesso percorso utilizzato dai coniugi americani col drone.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il racconto incredibile di Maestri fu quindi destinato, fin da subito, a fare di lui una vera e propria celebrit\u00e0, anche fuori dal settore specifico dell&#8217;alpinismo. Fino ad allora, con le tecnologie ed i metodi in possesso di coloro che praticavano una simile attivit\u00e0, era stato considerato estremamente improbabile che chiunque, indipendentemente dalle proprie abilit\u00e0 ed esperienza, potesse dire di aver sconfitto la pi\u00f9 difficile montagna dell&#8217;America Meridionale e forse, il mondo intero. Il preciso resoconto, descritto in numerosi articoli, interviste e testi redatti dall&#8217;importante sportivo, non sarebbero stati posti a scrutinio eccessivamente approfondito per almeno cinque anni, quando una serie di problemi cominciarono ad emergere in merito alla sua presunta veridicit\u00e0. Le diverse squadre che si susseguirono verso l&#8217;agognata vetta, senza comunque mai riuscire nell&#8217;impresa, non potevano infatti fare a meno di notare l&#8217;assenza dell&#8217;inevitabile prova del passaggio lasciata dall&#8217;italiano e l&#8217;austriaco durante il loro leggendario trionfo, come chiodi, tende ed altro equipaggiamento normalmente lasciato durante simili tragitti. E non solo: le stesse caratteristiche del percorso apparivano sostanzialmente differenti da quelle descritte da Maestri, lasciando serpeggiare il dubbio che in effetti, fin lass\u00f9 lui non ci fosse mai riuscito ad arrivare. Fu quindi a quel punto che l&#8217;alpinista di Trento, stanco di dover controbattere ai propri detrattori, organizz\u00f2 a sue spese nel 1970 un&#8217;ulteriore avventura ponendosi a capo di un gruppo di sei persone, fermamente intenzionato a raggiungere &#8220;di nuovo&#8221; la sommit\u00e0 della Torre. Utilizzando, questa volta, ogni mezzo a sua disposizione incluso quello tanto spesso discusso del trapano a compressione, con cui attrezz\u00f2 circa 350 metri di scalata con un numero elevato di chiodi e viti, destinati a rimanere a imperitura testimonianza della sua impresa. Quindi, con gesto beffardo, appese a quello pi\u00f9 elevato l&#8217;attrezzo stesso, affinch\u00e9 chiunque avesse dubitato in futuro di lui potesse andare fin l\u00ec a vederlo coi propri occhi. In tale frangente, tuttavia, Maestri si ferm\u00f2 giusto dove cominciava il candido fungo di neve, da lui considerato essenzialmente &#8220;Non parte della montagna&#8221;. Una scelta spesso condivisa da molti dei suoi successori (non i coniugi Wright) per l&#8217;estrema difficolt\u00e0 e pericolosit\u00e0 di quest&#8217;ultimo, composto del tipo di neve definita in gergo tecnico calabrosa, con vaste sacche d&#8217;aria all&#8217;interno della sua massa soltanto in apparenza compatta e incline proprio per questo a scatenarsi in devastanti valanghe. Una caratteristica tipica delle montagne che sorgono in prossimit\u00e0 della costa e battute dai feroci venti come quello che percorre le propaggini pi\u00f9 estreme di un intero continente, e la montagna che come un guardiano, si erge innanzi al grande gelo del meridione.<br>La prima scalata priva di obiezioni del Cerro Torre si sarebbe compiuta, quindi, nel 1974 ancora una volta ad opera di quattro italiani, Chiappa, Conti, Ferrari e Neri, destinati a passare alla storia con l&#8217;appellativo de I ragni di Lecco. La cui via, contrapposta a quella pi\u00f9 breve ma estremamente artificiale del Compressore, \u00e8 poi la stessa utilizzata dagli americani Jeff e Priti poco prima d&#8217;iniziare a girare il loro memorabile video via drone.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Qlzq1-sxlI4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Avalanche-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32024\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Avalanche-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Avalanche-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Avalanche-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Cerro-Torre-Avalanche.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Ripresa lo scorso marzo dall&#8217;alpinista russo Dmitry Golovchenko, questa clamorosa valanga del fungo di neve della Torre \u00e8 un esempio di quello che pu\u00f2 succedere a queste altitudini, con simili accumuli di materiale. Se i partecipanti alle scalate descritte in questo articolo, per un malaugurato caso del destino, si fossero trovati l\u00ec in quel momento, le conseguenze sarebbero state inevitabilmente piuttosto gravi.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Considerato a lungo un vero e proprio mito dagli amanti delle montagne pi\u00f9 inaccessibili, nonostante i dubbi ragionevolmente leciti sulla sua impresa del &#8217;59, Maestri avrebbe quindi mantenuto fino all&#8217;inizio degli anni 2000 una ragionevole schiera di sostenitori, tra cui grandi nomi dell&#8217;alpinismo come Reynold Messner (che in seguito cambi\u00f2 idea pubblicamente) ed Ermanno Salvaterra, anch&#8217;egli trentino, il quale nel 2005 riusc\u00ec finalmente con la sua squadra, grazie ai progressi compiuto in ambito tecnologico e preparatorio negli approcci moderni alla montagna, a percorrere con successo l&#8217;intera facciata che tanti anni prima era costata la vita ad Egger. Soltanto per scoprire, non senza una certa sorpresa, un numero tanto elevato di discrepanze e persino la sostanziale differenza del paesaggio rispetto al soggetto fotografato dal connazionale ai suoi tempi, suggellando quella che viene considerata in molti ambiti, oggi, la prova di un antico racconto non corrispondente alla realt\u00e0.<br>Il bello del passato \u00e8 quindi che nulla sparisce mai, davvero, del tutto, continuando ad ispirare coloro la cui missione nella vita \u00e8 il raggiungimento di un fine ultimo, remoto ed encomiabile allo stesso modo del tesoro ereditato all&#8217;inizio della propria generazione. Garantendo, in questo modo, la natura ininterrotta di questa catena senza fine, che conduce fino alla remota vetta delle circostanze alpine. Chi pu\u00f2 dire, dunque, quale sia stata la soggettiva esperienza vissuta da Maestri nel corso di quella difficile nonch\u00e9 tragica arrampicata? E quanto di essa sia mai stato compiuto, nei fatti, all&#8217;interno del nostro stesso e tangibile universo&#8230; Forse, proprio questo, \u00e8 in ultima analisi il valore di un drone. Poich\u00e9 registra a beneficio di tutti, ci\u00f2 che non potr\u00e0 mai pi\u00f9 essere dubitato. Che poi tutto ci\u00f2 riesca a risultare straordinariamente spettacolare, non \u00e8 che un valore aggiunto, e se vogliamo inerente, all&#8217;implicito splendore della natura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alto e magnifico, il Grido di Pietra si erge nel Campo di Ghiaccio Patagonico Meridionale, come una colonna posta in essere dal pi\u00f9 profondo e inarrivabile desiderio degli Dei. E noi lievemente gli giriamo attorno, trasportati dal vortice tecnologico di cos\u00ec strani giorni, in cui le telecamere possono volare sull&#8217;ali di una batteria elicotteristica incorporata. &#8230; <a title=\"Il drone sul fungo che ricopre la pi\u00f9 incredibile montagna della Patagonia\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=32023\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il drone sul fungo che ricopre la pi\u00f9 incredibile montagna della Patagonia\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1352,5392,1322,1227,2172,794,799,2373,573,301,468,1223,1002,3223,866,1136,151,71,87],"class_list":["post-32023","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-alpinismo","tag-america-meridionale","tag-argentina","tag-cile","tag-gelo","tag-ghiaccio","tag-imprese","tag-luoghi","tag-misteri","tag-montagne","tag-neve","tag-patagonia","tag-personaggi","tag-roccia","tag-scalate","tag-sfide","tag-sport","tag-storia","tag-viaggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32023","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32023"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32023\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32028,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32023\/revisions\/32028"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}