{"id":31929,"date":"2020-11-06T06:31:54","date_gmt":"2020-11-06T05:31:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31929"},"modified":"2020-11-06T06:35:57","modified_gmt":"2020-11-06T05:35:57","slug":"renjishi-il-roteante-re-della-foresta-che-ruggisce-in-mezzo-ai-fiori-di-peonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31929","title":{"rendered":"Renjishi, il roteante re della foresta che ruggisce in mezzo ai fiori di peonia"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/keElt3UaEyk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Renjishi-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31932\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Renjishi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Renjishi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Renjishi-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Renjishi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il gigantesco felino scrut\u00f2 in trepidante attesa oltre il parapetto del ponte di pietra del monte Seryo, sola ed unica via d&#8217;accesso verso il paradiso buddista delle Terre Pure. In mezzo alla nebbia del mattino, scorse quindi una distante frezza rossa, facente parte della criniera del suo stesso sangue che lui severamente, ma non senza rammarico, aveva spinto al di l\u00e0 del baratro senza fondo. &#8220;Sali figlio mio, dimostra la mondo la tua forza!&#8221; Pens\u00f2 quindi l&#8217;animale, mentre allargava le possenti zampe per recare un saluto al sole. &#8220;Il tuo fallimento, da solo, porterebbe al fallimento della nostra intera razza di fronte al pi\u00f9 impareggiabile dei Signori!&#8221;<br>\u00c9 importante notare come nessuno avrebbe mai pensato, nel remoto 1603, che le danze improvvisate dalla fanciulla del tempio (<em>miko<\/em>) Izumo no Okuni potessero arrivare a simili eccessi. La giovane ribelle, inviata a Kyoto dai suoi genitori per raccogliere le offerte dedicate al culto shintoista, che inizi\u00f2 piuttosto a radunare attorno a se altre donne senza fissa dimora, vagabonde e prostitute, insegnandogli le tecniche drammatiche e le danze tipiche della sua antica professione. Dando vita a quella serie d&#8217;intriganti metodi espressivi, o mutazioni che dir si voglia sulla base del teatro giapponese, giudicate degne di dare l&#8217;origine a un canone estetico del tutto nuovo. Kabuki (\u6b4c\u821e\u4f0e) era il suo nome, ovvero letteralmente &#8220;abilit\u00e0 del canto&#8221; ma in un doppio senso carico di sottintesi, anche <em>kabuki<\/em> (\u50be\u304d) inteso come inclinarsi o deviare dalle convenzioni e la morale pubblica, creando qualche cosa d&#8217;inusitato. Buffo, misterioso, senza freni: l&#8217;intera troupe di Okuni, che era solita esibirsi nel letto prosciugato del fiume Kamo, inizi\u00f2 quindi ad attirare folle sempre pi\u00f9 numerose, attraverso drammi che erano spesso delle parodie d&#8217;eventi storici, fatti di cronaca o dialoghi filosofici e religiosi. Ma la parte principale dello spettacolo, furono fin da subito le danze <em>shosagoto <\/em>(\u6240\u4f5c\u4e8b) o <em>furigoto <\/em>(\u632f\u4e8b) in cui le attrici si esprimevano attraverso straordinarie evoluzioni a tempo di musica, spesso indossando costumi straordinariamente variopinti ed elaborati.<br>Con il trascorrere degli anni attraverso gli oltre due secoli a venire, inevitabilmente, il governo centrale del recentemente consolidato shogunato dai centri di potere del <em>bakufu<\/em> (\u5e55\u5e9c) presso il nuovo centro politico della nazione, la citt\u00e0 di Edo, proclam\u00f2 una serie di editti atti a regolamentare e limitare la presa sul pubblico del fin troppo influente kabuki. Primo tra tutti, quello che vietava alle donne di prendervi parte, causa la tendenza delle sue partecipanti a mantenere anche l&#8217;originaria professione, inducendo la debole carne maschile in tentazione. Il che viene generalmente riconosciuto come poco pi\u00f9 che un pretesto al fine di smorzare l&#8217;indole ribelle, polemica e sanguigna dei sempre pi\u00f9 numerosi palcoscenici dedicati alla nuova forma d&#8217;arte. Nonch\u00e9 inefficace, vista l&#8217;altrettanto immediata popolarit\u00e0 della versione esclusivamente maschile di quel canone, in cui particolarmente importante divent\u00f2 il ruolo dell&#8217;attore <em>onnagata<\/em> (\u5973\u5f62) specializzato nell&#8217;interpretazione dei ruoli femminili. Nessun personaggio viene tuttavia considerato pi\u00f9 arduo da soddisfare, ed agognato nel  corso della carriera di un praticante, che il &#8220;cane&#8221; leone guardiano <em>komainu<\/em> (\u72db\u72ac) del monte Seryo, fedele servitore del <em>bodhisattva<\/em> (santo buddista) della saggezza Ma\u00f1ju\u015br\u012b, intento ad educare il proprio giovane figlio alla durezza e la severit\u00e0 della vita montana. Secondo le precise modalit\u00e0 e le sfide elencate nel ben pi\u00f9 antico dramma del teatro noh, Shakky\u014d (\u77f3\u6a4b &#8211; Il Ponte di Pietra) risalente al XIV secolo, reinterpretate a partire dal 1872 da una coppia di attori che si riteneva auspicabile fossero padre e figlio anche nella vita reale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jWSw-Jj5L-0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Triple-Renjishi-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31933\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Triple-Renjishi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Triple-Renjishi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Triple-Renjishi-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Triple-Renjishi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Un&#8217;evoluzione moderna della danza leonina del kabuki compare nella rappresentazione pensata per un pubblico internazionale intitolata Cinema Kabuki, inventata dall&#8217;attore Kanzabur\u014d, in cui il ruolo dell&#8217;amata prole viene interpretato da entrambi i suoi figli, che partecipano contemporaneamente all&#8217;azione.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il <em>komainu<\/em> del teatro kabuki dunque, reinterpretazione a misura umana dell&#8217;originale cane guardiano di Foo posto a guardia dei luoghi di culto nell&#8217;intera Asia dell&#8217;Estremo Oriente, si presentava all&#8217;inizio della rappresentazione del dramma noto come Renjishi (\u9023\u7345\u5b50) con un grandiosit\u00e0 e piglio espressivo niente meno che straordinari. Dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;opera, in cui due figure umane animate spesso dagli stessi attori descrivono i meravigliosi paesaggi montani mostrando le maschere in effige dei leoni che vi abitano, emergevano quindi i notevoli kimono broccati e le ingombranti parrucche, bianca per il padre e rossa per il figlio, poco prima di dare inizio alle magnifiche e travolgenti danze della loro selvaggia gen\u00eca. Lo scenario della rappresentazione, nella maggior parte dei casi, \u00e8 totalmente neutro e include unicamente il dipinto di alcuni alberi di pino, secondo la prassi di tutti i drammi kabuki del genere <em>matsubame-mono<\/em> (\u677e\u7fbd\u76ee\u7269) ovvero ispirati direttamente ad opere pre-esistenti del teatro Noh. Proprio per questo, l&#8217;abilit\u00e0 recitativa dei due praticanti diventa niente meno che essenziale, mentre mimano la presenza di alcuni fiori ed altre piante, con cui gli animali giocano in maniera spensierata, prima che il padre diventi improvvisamente serio e compia lo spartano gesto di far cadere l&#8217;amato figlio dalla rupe. A quel punto, con ferocia e compassione al tempo stesso, il leone &#8220;adulto&#8221; deve riuscire a dare al pubblico l&#8217;idea di tali e tanti sentimenti contrastanti, mentre il &#8220;cucciolo&#8221; cade, si rialza, tenta di aggrapparsi alle rocce e trova rifugio all&#8217;interno di un&#8217;angusta caverna. In quel momento c&#8217;\u00e8 uno stacco, e la rappresentazione passa la secondo atto, dal tono e l&#8217;argomento totalmente distinti. Qui due monaci in pellegrinaggio lungo gli angusti sentieri della montagna si trovano improvvisamente a discutere delle proprie sette buddiste di appartenenza, tentando di convincersi l&#8217;un l&#8217;altro della superiorit\u00e0 delle rispettive credenze. Si tratta di un dialogo enfatico e spesso farsesco, quasi umoristico, che degenera nel finale con i due protagonisti che intonano, per sbaglio, le preghiere della controparte. \u00c9 un diretto riferimento all&#8217;intermezzo comico di una tipica rassegna del teatro Noh ispiratore del dramma Renjishi, appartenente al genere del ky\u014dgen\u00a0(\u72c2\u8a00 &#8211; parole della follia) spesso recitato senza uno specifico copione e improvvisato direttamente sul palcoscenico dagli attori. Nel terzo ed ultimo atto, quindi, i due leoni finalmente riuniti e ritornati al centro dell&#8217;azione ritrovano la gioia mentre ricominciano a danzare tra le peonie, poco prima d&#8217;inscenare il momento pi\u00f9 atteso dell&#8217;intera rappresentazione. Gli attori, a questo punto, salgono su un piedistallo, piegano ed irrigidiscono le ginocchia, chinando in avanti la testa con la splendida parrucca. Quindi, all&#8217;improvviso, iniziano a farla girare vorticosamente: \u00e8 il <em>keburi<\/em>, la &#8220;rotazione&#8221; della lunga criniera leonina, uno dei gesti pi\u00f9 faticosi e segretamente complessi nell&#8217;intero repertorio espressivo del kabuki. In cui il ritmo e la cadenza perfezionati attraverso ore ed ore di pratica devono dar vita a un movimento perfettamente regolare e coincidente nelle tempistiche, tra padre e figlio, ripetuto anche centinaia di volte in una singola <em>tourn\u00e9e <\/em>teatrale.<br>Niente macchine sceniche, quindi, n\u00e9 inattesi effetti speciali, fondali girevoli e neppure il passaggio degli attori tra il pubblico mediante l&#8217;apposito <em>hanamichi <\/em>(\u82b1\u9053) il &#8220;ponte&#8221; che collega il proscenio agli scomparti preparatori posti dietro gli spettatori. Ma soltanto l&#8217;abilit\u00e0 recitativa e nella danza dei due protagonisti, che interpretando animali privi della parola devono riuscire a esprimersi unicamente mediante l&#8217;impiego della gestualit\u00e0. Fino all&#8217;apoteosi della conclusione finale, in cui la leggendaria bestia, di cui i giapponesi avevano avuto soltanto notizie di seconda mano attraverso i viaggiatori della Via della Seta, mostra tutta la forza espressiva contenuta nella sua leggiadra fisicit\u00e0 felina.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/WbGGReyRxh0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Kagamijishi-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31930\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Kagamijishi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Kagamijishi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Kagamijishi-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Kagamijishi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>In un altro famoso dramma con il <em>komainu<\/em> come protagonista, lo Shunkyo Kagami Jishi (\u6625\u8208\u93e1\u7345\u5b50) del 1893, una danzatrice invitata presso il palazzo imperiale viene lasciata in una stanza a prepararsi per lo spettacolo del nuovo anno. Quando lo spirito della belva, improvvisamente, s&#8217;impossessa di lei e la porta ad inseguire due &#8220;farfalle&#8221; (giovani attori) che avevano iniziato a volargli attorno sempre pi\u00f9 velocemente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come personaggio, il leone guardiano dell&#8217;Estremo Oriente \u00e8 una figura in grado di attraversare senza particolari variazioni i confini culturali e nazionali dei diversi paesi. Forse a causa del suo intento e stile di vita immediatamente comprensibile, sebbene l&#8217;effettivo animale a cui era direttamente ispirato restasse in larga parte misteriosi nella maggior parte del territorio in cui veniva messa in pratica la sua ammirazione. In tal senso, i drammi kabuki che lo vedono come protagonista sono generalmente consigliati a chi si avvicina per la prima volta a questa forma d&#8217;arte, data l&#8217;immediatezza espressiva e la facilit\u00e0 di comprensione, anche senza conoscenze pregresse di specifici eventi storici o folkloristici del vecchio Giappone. <br>Ciononostante, l&#8217;ammirazione di colui che interpreta con stile un tale personaggio non viene mai superata neanche dai pi\u00f9 esperti conoscitori di quel teatro, data l&#8217;abilit\u00e0 necessaria a &#8220;vendersi&#8221; al pubblico nel ruolo di una creatura tanto mistica e leggendaria. Al punto che la stessa Okuni, nel dedalo di strade e spiazzi religiosi di Kyoto, avrebbe apprezzato l&#8217;occasione di poter esprimere un simile punto di contatto con l&#8217;arcaico senso primordiale della natura. Poich\u00e9 non \u00e8 forse proprio questo, il pi\u00f9 significativo e universale gesto di ribellione?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Yx48I7fMU2o\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Noh-Shakkyo-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31931\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Noh-Shakkyo-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Noh-Shakkyo-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Noh-Shakkyo-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/11\/Noh-Shakkyo.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il leone del teatro Noh, per come appare nel dramma Shakky\u014d, \u00e8 una creatura decisamente minacciosa e dai movimenti cupi e quasi demoniaci. In buona parte, a tale impressione, contribuisce anche l&#8217;uso della maschera in legno, un punto fermo di questo genere teatrale particolarmente antico.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gigantesco felino scrut\u00f2 in trepidante attesa oltre il parapetto del ponte di pietra del monte Seryo, sola ed unica via d&#8217;accesso verso il paradiso buddista delle Terre Pure. 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